SPECCHIO MAGICO
Sito per Scrittori Esordienti di Esoterismo, Mistero e Spiritualità
Nuovi Autori: Oriano Zecchini
La bicicletta e
altri ricordi di ORIANO ZECCHINI
Con i disegni di Eliseo Belmonte
Edizioni Guerra, Perugia, 2004, Euro 8,00
Bologna dalla guerra
agli anni Cinquanta.
Ricordi di infanzia e di adolescenza, intimamente legati all’ambiente di
Bologna, sono stimoli emotivi e sollecitazioni intellettuali di questi
racconti, che si offrono alla lettura in cinque episodi ordinati
cronologicamente, pur non avendo pretese autobiografico-letterarie (per
fortuna: la trascrizione delle vite in autobiografie è stata una vera
iattura per le lettere, non solo italiane!).
La loro cronologia va percepita non solo come un ordinamento di date, ma soprattutto come un progressivo incremento di esperienze e, con loro, di incertezze della vita. Quelle di un ragazzino durante la guerra: la paura del bombardamento nell’Allarme, raccontata con una quasi scolaresca scrupolosità; i dubbi del piccolo che conquista un fatidico sacco di sale; la prima lezione di inganno ne' La bicicletta. Nel gioco di I Dadi da brodo le prese in giro, l’ilarità delle beffe liceali sono portatrici di messaggi più complessi: chi ha perso si consola con la speranza di vincere la prossima volta, mentre barcollante e un po’ ridicola è la gioia dei vincenti. Sarebbe gratuitamente provocatorio l'accostamento degli episodi nel Le due sere, ma la stessa sconcertante reazione di disagio e di rimorso all'annuncio di due inconciliabili progetti di vita: il primo spregevole, il secondo di vocazione sacerdotale, sollecita una quasi fastidiosa riflessione.
Quasi a illustrare questo intricarsi di esperienze, di incertezze e di domande che rimangono in sospeso, emerge nel sottofondo uno scenario della vecchia Bologna: piazza Roosvelt, la mozza sagoma del Palazzo Marconi, la vecchia cartoleria della nativa San Vitale, il portico di San Luca in Saragozza, i platani davanti al Liceo Righi, la “casa” dell’Unione e la Congrega di via Irnerio… Strade che sembrano valicare i limiti dei singoli racconti, creando una vera e propria rete, che dai percorsi familiari ma insicuri del bambino durante la guerra si aggroviglia e si infittisce nel ricordo dell’adolescente: viali notturni, portici che si prestano alle improvvise imboscate, giochi effimeri di luci e di ombre che si intersecano e si compenetrano... Non è forse la strada, "il cammin", la metafora della nostra vita? (A. Z.)
Oriano Zecchini, bolognese, trasferitosi a Roma dopo la laurea in
ingegneria, ha dedicato la sua vita professionale alle relazioni
internazionali della RAI. Attualmente vive in Umbria.
Per prendere contatto con l'Autore zecori@tin.it
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