Nell'immagine
a lato,
veduta della Valle dei Re
Dopo gli anni
tragici della Prima Guerra mondiale, scoprire una tomba faraonica che non fosse
ancora stata saccheggiata era un fatto straordinario ed inaspettato. Gli
esperti, infatti, avevano consigliato ai ricercatori, Howard Carter e Lord
Carnavon, di sospendere gli scavi perché, secondo loro, l' Antica Città della
Morte non poteva nascondere più nulla; per tutta risposta essi accelerarono i
ritmi dei lavori.
Per anni ed anni non trovarono nulla. Ma continuarono
ugualmente perché, in base a numerosi indizi, essi erano convinti che nella
Valle dei Re si trovasse una tomba reale sfuggita, fino a quel momento, alle
ricerche degli archeologi.
E finalmente, dopo lunghi anni di ricerche, durante l'ultima campagna di scavi
che avevano deciso di attuare, in un angolo della Valle dove si immaginava che
nessun ricercatore avesse svolto delle indagini, avvenne la splendida scoperta.
A
lato, una foto storica:
Howard Carter (a sinistra) e Lord Carnavon posano davanti all'ingresso
semi–aperto della Tomba di Tutankhamon (foto H. Burton per il "Times")
Entrati nella
tomba essi vi trovarono, stupefatti e meravigliati, migliaia di oggetti d'arte
di rara bellezza. La notizia della sensazionale scoperta si diffuse in tutto il
mondo, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione che, proprio in quegli anni, erano
entrati nell'uso corrente; il telegrafo e il telefono vennero introdotti nella
stessa tomba. Inoltre bisogna ricordare che i ricercatori si servirono di quelli
che erano, allora, dei mezzi tecnici di avanguardia; furono scattate, infatti,
le prime fotografie a scatto costante automatico con pellicole cinematografiche
a velocità variabile.
Vennero pubblicati decine di libri, apparvero migliaia di racconti e romanzi, ma
chi pensava che avrebbero portato alla conoscenza dei particolari relativi al
faraone, o alle circostanze della scoperta della sua tomba, commetteva un
errore.
Nonostante tutte queste pubblicazioni, alcuni fatti relativi alla scoperta, e a
ciò che avvenne in seguito, non vennero mai rivelati; da alcuni, per una scelta
precisa, da altri per ignoranza. Ma cosa accadde veramente, dopo la chiusura
della tomba?
Il 28 febbraio
alle 5,30 del mattino Carter e Lord Carnavon chiusero la
tomba per garantire al
sovrano un pacifico eterno riposo. La tomba venne riempita da sabbia e detriti;
questa operazione durò due giorni ed una notte.
Nella foto
a lato, statua di Tutankhamon, bauletto per abiti e vasi di alabastro per
unguenti: reperti appena riportati alla luce durante gli scavi (foto H. Burton
per il "Times")
L'entrata era completamente
invisibile sotto la massa di sabbia che si confondeva con quella della Valle.
Ma, a questo punto, cominciarono ad accadere degli avvenimenti piuttosto
insoliti.
Agli inizi del mese di marzo uno dei ricercatori, Howard Carter, sembrava
sull'orlo dell'esaurimento nervoso ed anche la salute di Lord Carnavon sembrava
vacillare. Con l'avanzare della primavera il caldo della Valle era diventato
insopportabile ed il suo fisico appariva logorato.
Cominciava a consumarsi. I denti gli si spezzavano e cadevano con frequenza
costante a distanza di pochi giorni. Lo stesso Carnavon non si rendeva conto di
ciò che gli stava succedendo. Non si rendeva conto che questi erano i sintomi
di una infezione che gli sarebbe costata la vita.
Nell'immagine
a lato,
la maschera funeraria di Tutankhamon
L'aspetto fisico di Carnavon preoccupava i suoi soci e tutti subivano le
conseguenze del suo malessere che si manifestava in discussioni tra l'archeologo
e il suo mecenate. I due amici che, fino a quel momento, erano sempre andati
d'accordo, ora si scontravano per dettagli di poca importanza. Infine Carnavon
andò a trovare Carter a casa sua per chiarire le loro divergenze. Ma fu tutto
inutile; vi fu un nuovo litigio e Carter, in collera, disse al suo mecenate di
non farsi vedere mai più. Dopo quest'ultima discussione, sembra che i due
uomini non si siano mai più visti.
Improvvisamente
il 18 marzo la figlia di Lord Carnavon scrisse una lettera allarmata a Carter,
informandolo che il padre stava male e non riusciva più a muoversi. Era affetto
da una forte febbre ed aveva le ghiandole tumefatte a causa di un insetto che lo
aveva punto nella Valle.
Una settimana più tardi la situazione peggiorò in modo allarmante. Lord
Carnavon si mise a letto definitivamente ammalato. Lottò per rimanere in vita
per le successive tre settimane; ma era una lotta inutile. Rimase sempre sereno,
fino in ultimo, anche se era consapevole di ciò che gli stava accadendo.
Qualche giorno prima di morire, il 6 aprile 1923, egli disse:
"Ho sentito il richiamo; sono pronto".
Dopo la sua morte incominciarono a circolare strane voci.
Si raccontava
che, nel momento preciso in cui egli morì, al Cairo
mancò la luce e le
successive ispezioni, condotte dalle autorità, non rivelarono mai la vera causa
dell'accaduto.
Nell'immagine
a lato,
uno degli amuleti di protezione del faraone
Inoltre il figlio di Lord Carnavon osservò che, nel momento
esatto della morte del padre, era spirato il suo prediletto cane, emettendo un
angoscioso ululato.
Da quel momento in poi, i giornali di tutto il mondo attribuirono la morte di
Lord Carnavon alla maledizione del faraone. La voce più autorevole in merito fu
quella di un famoso scrittore, Arthur Conan Doyle, famoso per il suo interesse
per l'occultismo. Egli annunciò che "era stata la maledizione del faraone
a colpire". Un giornale riferì di una maledizione scritta, con caratteri geroglifici, sulla
porta del secondo sacrario, vicino all'immagine di una creatura alata che
diceva:
"Quelli che entrano nella sacra tomba
verranno subito toccati dalle ali
della morte".
Da quel momento
in poi altre voci si sollevarono parlando della maledizione del faraone. Una di
queste era di un negromante, che si definì un archeologo, il quale affermava
che all'entrata della tomba si trovava una pietra con alcune incisioni magiche, ed era
stata rimossa e sotterrata da Carter.
Secondo costui i geroglifici
ammonivano:
"Siano disseccate le mani alzate contro di me, contro le mie
effigi e le immagini che mi assomigliano" (per altre notizie sulla magia
egizia, cliccate qui).
All'infuori, però, di queste poco plausibili frasi, sembra che niente altro
potesse essere interpretato come "una maledizione". Anche perché le
maledizioni erano piuttosto rare nell'Antico Egitto. Le uniche minacce che
potevano procurare timore, ritrovate nelle tombe ed esaminate dagli specialisti,
furono decifrate come rivolte verso i tentativi di appropriarsi i doni da parte
delle guardie e degli uomini addetti alla manutenzione, molto raramente contro i
saccheggiatori.
Nell'immagine
a lato,
vasi canopi del faraone
Insieme alle
maledizioni completamente inventate, incominciò a circolare la voce che Lord
Carnavon si fosse ferito al dito o alla guancia con un oggetto tagliente, la
punta di una freccia o qualche oggetto funebre, trattato con un veleno che,
nonostante fossero passati tremila anni, era così forte da essere ancora
attivo.
Alcuni articoli di giornali parlarono della presenza di batteri, all'interno
della tomba, come causa possibile della sua morte. Altri giornali iniziarono
delle ricerche per comporre un elenco delle persone che, dopo aver avuto a che
fare con la tomba, direttamente o meno, erano morte.
Alcuni avvenimenti erano, naturalmente, pure coincidenze. Per esempio, un
turista che era riuscito ad entrare nella tomba morì in un incidente, investito
da un taxi al Cairo; anche questo avvenimento venne attribuito alla maledizione.
Anche la morte di un eminente egittologo, molto anziano, al Louvre, fu
considerata effetto della maledizione.
Nell'immagine
sopra,
interno della tomba di Tutankhamon
Lo spargersi di
queste voci provocò forme di panico ed isterismo.
Il personale del BRITISH MUSEM si vide recapitare valanghe di pacchi spediti da
centinaia di persone che non volevano avere in casa più niente che avesse a che
fare con i misteri dell'Antico Egitto. La maggior parte di questi oggetti, in
genere frammenti di manufatti e piccoli oggetti antichi, in realtà non avevano
alcun valore.
Numerosi politici americani avanzarono le richieste di esaminare le mummie
presenti nei musei, per verificare se possedessero o meno qualche sostanza
pericolosa simile ad una che sembra essere stata trovata presente nella tomba.
Un giornalista, Herbert Winloch, si vide assalito da un'infinità di domande;
per anni egli andò avanti a registrare le date e la causa della morte di tutti
coloro che avevano partecipato all'apertura ufficiale della tomba. Egli compose
un elenco intitolato "Lista delle vittime della maledizione secondo i
corrispondenti dei giornali", che conteneva alcune curiose annotazioni.
a) GEORGE
GOULD:
amico di Lord Carnavon, andato in Egitto per interessi turistici; era ammalato
molto prima di andare in Egitto.
b) Principe ALI' FAHMYBEY: assassinato al Savoy Hotel di Londra dalla moglie
francese. Egli visitò la tomba insieme ad altri turisti.
c) Un operaio del British Museum disse di essere sfuggito alla morte mentre
lavorava su un oggetto proveniente dal sepolcro. Ma nei depositi del museo non
vi è nessun oggetto proveniente dalla tomba del faraone.
Nell'immagine
a lato,
scrigno. Tesoro del faraone Tutankhamon
La maledizione
viene ancora oggi ricordata insieme alla scoperta della tomba. Lo stesso attuale Lord
Carnavon, intervistato dalla BBC nel luglio del 1977,
affermò che "non credeva, né negava la maledizione, ma assicurava che non
sarebbe mai entrato nella tomba di Tutankhamon, nella Valle dei Re, neanche se
gli avessero offerto un milione di dollari".
Se vi fosse stata realmente una maledizione, non sarebbe certo stata quella
sulle immagini, e neppure sarebbe uscita dalla bocca del faraone, e non sarebbe
neanche stato il veleno che sembrava impregnasse degli oggetti antichi.
L'unica vera maledizione è determinata dalla debolezza umana, che spesso
accompagna la scoperta di oggetti di grande valore. In base a questo discorso
bisogna constatare che le pazzie nate intorno al faraone iniziarono con la morte
di Lord Carnavon.
E, ancora oggi, non sono terminate: c'è ancora chi crede alla
maledizione del faraone (file aggiornato nel
Dicembre 2005).
Emanuela Cella Ferrari