Nuovi Autori: Gianluca Toro

Flora psicoattiva italiana di GIANLUCA TORO
Edizioni Nautilus, Torino, 2010, illustrato a colori, Euro 18,00
Per informazioni e richieste: http://www.ecn.org/nautilus

Il consumo di piante e funghi psicoattivi è uno dei comportamenti umani tra i più antichi e diffusi. Durante tutta la sua storia evolutiva, l’uomo è sempre stato portato a modificare in modi diversi il proprio stato ordinario di coscienza, secondo una tendenza biologicamente normale, un modo di agire innato, universale e costante nel tempo che sempre caratterizzerà il suo agire. Uno di questi modi è l’uso di sostanze psicoattive, sia di origine vegetale che animale.

Il rapporto dell’uomo con le specie naturali psicoattive risale ai tempi preistorici. Si potrebbe affermare che l’interesse per queste specie corrisponda soprattutto, almeno inizialmente, a un eventuale impiego come cibo. Empiricamente, attraverso ripetute esperienze, egli imparò a distinguere tra specie commestibili, tossiche o medicinali, e avrà anche sperimentato modificazioni dello stato ordinario di coscienza. Questa nuova dimensione dell’essere era qualcosa di inedito, segnando la nascita dell’idea del sacro e del pensiero religioso e l’inizio dello sviluppo spirituale e intellettuale dell’uomo.

Limitandoci ai vegetali, attualmente nel mondo sono note e utilizzate più di 500 specie psicoattive. Quasi tutte le culture umane, in ogni parte in cui si sono sviluppate, hanno scoperto e utilizzato una o più di queste specie, anche in quelle aree in cui la flora è meno abbondante. Per l’Europa, e specificamente per l’Italia, non vi sono dati certi circa l’impiego tradizionale di piante psicoattive. Pare che le testimonianze al proposito siano state perse o distrutte, principalmente a opera del processo di cristianizzazione e della repressione dell’Inquisizione.

In questo erbario, sono catalogate e descritte le specie vegetali spontanee riconosciute come psicoattive, o potenzialmente tali, presenti in Italia, tralasciando quelle appositamente coltivate allo scopo. I dati sono stati raccolti in monografie essenziali che comprendono, quando disponibili, i seguenti punti:
- Nome botanico
- Famiglia
- Nomi comuni
- Sinonimi
- Sottospecie e varietà
- Descrizione botanica e habitat
- Dati etnobotanici
- Fitochimica
- Effetti

La descrizione di ogni specie è accompagnata da immagini pertinenti, da una mappa di distribuzione relativa alla naturale presenza in Italia della specie stessa e da simboli che indicano, secondo i casi, la tossicità e il possibile esito mortale e le parti utilizzate/utilizzabili a scopo psicoattivo, confermato o presunto. I dati etnobotanici riguardano l’uso psicoattivo, afrodisiaco, rituale, magico e medicinale. Spesso questi dati (soprattutto rispetto all’uso psicoattivo) sono scarsi o inesistenti per l’Italia, per cui si è fatto riferimento a quelli relativi ad altre aree dell’Europa o del resto del mondo.

Le piante considerate comprendono specie con effetto psicoattivo dimostrato (sulla base di dati etnobotanici, fitochimici e farmacologici), specie di possibile psicoattività (non ancora completamente dimostrata) e specie più o meno dubbie, per le quali generalmente non vi sono dati etnobotanici significativi, o la cui fitochimica e farmacologia è ancora scarsamente studiata. Per determinate specie, alcuni dati non sono completamente attendibili, perché provenienti da fonti poco controllate (anche aneddotiche) e non sufficientemente referenziate, oppure potrebbero rimandare a un effetto placebo, guidato dalle aspettative dello sperimentatore. In altri casi, è stato ipotizzato da più autori un effetto psicoattivo sulla base di dati validi per altre specie appartenenti allo stesso genere.

In passato, queste piante erano ampiamente studiate e usate da medici, guaritori, gente comune; su di esse sono nati miti, fiorite leggende e sono stati imposti tabù e innalzati roghi. Oggi si utilizzano per lo più per estrarne i principi attivi, o sono state soppiantate da sostanze chimiche più efficaci, diffuse e gestite diversamente che un tempo. Alcune sono molto note, altre meno, e altre ancora, data la bassissima presenza in esse di principi attivi, sono del tutto sconosciute. In ogni caso, sempre meno fanno parte del bagaglio di conoscenze diffuse, un bagaglio che va scomparendo e che sarebbe importante recuperare, per mantenere il contatto con la tradizione. I dati esposti sono stati raccolti esclusivamente a titolo informativo ed educativo. Per una maggiore consapevolezza degli aspetti botanici, etnobotanici, chimici, farmacologici e tossicologici si consiglia di approfondire le conoscenze consultando la bibliografia citata e ulteriori testi specialistici.

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