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I Tarocchi

Introduzione/
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Il Matto



 

I TAROCCHI
di Emanuela Cella Ferrari

IL MATTO
Siamo arrivati alla fine del nostro percorso iniziatico, all’ultima Lama: il Matto, il numero zero. In realtà può essere posta all’inizio del percorso, prima ancora del Bagatto. Il motivo di ciò è molto semplice: il Matto rappresenta il Bagatto libero interiormente; non solo ma, in realtà, le due figure sono una soltanto. Si chiude il cerchio iniziatico, per ricominciare un’altra volta con qualche consapevolezza in più.
Il suo valore astrologico è il Sole. La lettera ebraica corrispondente è SHIN, la fiamma che s’innalza dopo la liberazione dello spirito, avvenuta dopo aver superato le prove iniziatiche. Il suo posto è il ventiduesimo, ma il suo valore simbolico equivale a zero. 
Incosciente ed irresponsabile, egli non agisce nella vita, è passivo; non sa in quale direzione procedere e si lascia condurre da impulsi irragionevoli. Il suo costume è variopinto; rappresenta le molteplici influenze che subisce costantemente. 



 

Il suo turbante è rosso, verde, bianco e giallo; ma il colore rosso tende all’arancio, il colore del fuoco che distrugge e che suggerisce idee pericolose. Nella mano destra il Matto ha un bastone. Ma esso lo intralcia, perché egli non lo usa come appoggio e non lo usa neanche come l’Eremita, per tastare il terreno su cui avanza. Il suo sguardo è perso tra le nuvole; è un insensato che percorre la strada senza chiedersi dove va, spinto soltanto dai propri impulsi.
Con la mano sinistra tiene un bastone appoggiato alla sua spalla; ad esso è appesa una bisaccia, della quale non si conosce il contenuto. Possiamo immaginare che essa contenga un poco della saggezza che egli ha acquisito nel suo cammino. Ma non dimentichiamoci che egli è il Folle, quindi la sua ricchezza è fatta soltanto di sciocchezze e stravaganze.

Le calze gialle del Matto pendono mettendo in mostra ciò che dovrebbero nascondere. Una lince bianca morde il polpaccio sinistro del Matto. E’ il simbolo della lucidità cosciente e dei rimorsi legati agli errori commessi, la lince fermerebbe un essere capace di discernimento. Nel caso del Matto, invece, il suo morso affretta la marcia del folle verso il suo destino ineluttabile. Non è detto, però, che egli non possa recuperare il buon senso; infatti sul terreno vi è un tulipano rosso, indice di spiritualità attiva. Questo fiore è ancora vivo, ciò significa che lo spirito non abbandona gli irresponsabili, i quali sono esseri innocenti. Il Matto porta una preziosa cintura d’oro. Essa è composta da dodici piastre; queste rappresentano i segni zodiacali.

Questo arcano, privo di numero, ricorda ciò che non conta, il fantasma irreale che noi evochiamo con il nome di Nulla, in opposizione al Tutto-Uno. Il saggio non si lascia ingannare dalle parole; egli cerca il Matto in sé stesso, prendendo coscienza della ristretta personalità umana, che ha un posto tanto grande nelle nostre preoccupazioni.
Impariamo, allora, che noi non siamo nulla; ed i Tarocchi ci avranno confidato il loro ultimo segreto.
Dal punto vista divinatorio il Matto rappresenta l’irrazionale, il vuoto, il nulla; la sostanza primordiale, la notte del cosmo. Significa passività, impulsività, abbandono agli istinti cechi, alle passioni; irresponsabilità, alienazione. follia.
E’ l’incapacità dell’essere umano di resistere alle influenze negative; simboleggia mediocrità, perdita del libero arbitrio, schiavitù. Nullità, squilibrio, incoscienza. E’ un cieco trascinato dalla propria perdita; un folle. Significa insensibilità, indifferenza. Incapacità di riconoscere i propri torti e di provare dei rimorsi.

Ora meditiamo con la Lama zero.
“MANTIENI LA MENTE FERMA NELLA LUCE:
SII TE STESSO SEMPRE E COMUNQUE”

Zero: il cerchio si chiude e ciò che era all’inizio ora è alla fine. L’iniziato comprende il significato di questa lama: assoluta libertà interiore, priva di ogni inibizione. Si ritrova davanti il giovane adepto, quello che prima aveva visto correre via, ed egli gli parla:
“Lo vedi? Hai compreso bene: io sono te e tu sei me. Siamo partiti insieme con le nostre potenzialità, abbiamo percorso molta strada ed ora ci ritroviamo alla fine del sentiero; oltre questa porta non ve ne sono altre. Ma è davvero la fine o è un nuovo inizio? E cosa troverai dopo quella porta, il nulla? Tu sai cosa ti aspetta, sai bene che questa non è la fine. Da questo momento la tua vita cambierà radicalmente: il vecchio te stesso non esiste più ed al suo posto è nato l’essere di luce, vivo e forte, pronto per la sua nuova vita. Un nuovo guerriero della pace è sorto: l’UOMO per eccellenza che darà inizio ad una nuova stirpe. Ora sei libero, va’!”

Ora il giovane si rende conto che il ragazzo di prima e l’uomo di ora sono la stessa persona. Il nuovo essere è il risultato della loro unione e del loro equilibrio, la liberazione totale di entrambi dalle inibizioni e dai condizionamenti della vita. L’iniziato guarda il giovane che si allontana: egli capisce che le sue rivelazioni corrispondono alla verità. Si sente davvero diverso: nuovo, forte, pieno di vitalità, di desideri e slanci. Ora egli è un guerriero dello spirito: ciò che doveva acquisire ha imparato, ciò che doveva conoscere, ora sa. Tra poco partirà un’altra volta: altri sentieri, altre strade lo aspettano, altri compagni terreni e non più spirituali, ora lo attendono.

Ma egli è consapevole del fatto che non deve tenere per sé ciò che ha imparato; sarebbe un errore enorme, tale da vanificare tutte le sue fatiche. Il messaggio che ha interiorizzato deve essere passato ad altri: la saggezza, l’umiltà, l’amore appena acquisito devono essere messi al servizio del prossimo.
Altri partiranno dopo di lui, egli lo sa molto bene. Gli sembra quasi di vederli, quei viandanti dello spirito che partono senza conoscere la strada, armati soltanto dal desiderio di conoscenza. Egli desidera aiutarli, incoraggiarli e sostenerli, l’esigenza di diventare guida per gli altri, sostegno e messaggero è molto forte in lui.

Ma come fare? Ed ecco che, quasi in risposta ai suoi pensieri, ricompare il giovane di prima.
“Vieni con me- gli dice- dobbiamo oltrepassare questa porta”
. Lo prende per mano e lo trascina via. Ma il giovane iniziato oppone resistenza.
“Aspetta- esclama- voglio farti una domanda”.
“Va bene, ti ascolto”- risponde il giovane.
“Come posso essere guida per gli altri, io che ho appena costruito me stesso?”-chiede.
“Ascolta la tua anima, sarà il tuo cuore a suggerirti come comportarti- il giovane sorride- ora, però, guardati intorno”.

Davanti a loro vi è una porta luminosa: sopra di essa un arco intrecciato di foglie e fiori. La sua guida spinge la porta ed essi entrano in un grande giardino. Il ragazzo lo saluta e si allontana. E’ tranquillo, l’iniziato: ora sa, ora è consapevole. I Guardiani della Luce non lo abbandoneranno mai, ne è certo.Si volta a guardare dietro di sé il sentiero che ha percorso con stati d’animo tanto diversi. Ora è giunto alla fine e si trova davanti ad un cancello. Sull’arco dorato che lo incornicia vi è una scritta luminosa: VITA.
Sorride l’iniziato, ha compreso: ora è davvero pronto, spinge il cancello e lo oltrepassa. Adesso anch’egli è uno degli ESSERI DI LUCE.

Per concludere la rubrica dei Tarocchi vi propongo la “Poesia del Tarocco” tratta dal libro di Oswald Wirth.

Tutto annuncia una causa attiva, intelligente.
Il numero è la prova dell’unità vivente.
Nulla può limitare colui che contien tutto.
Prima d’ogni principio, appare dappertutto.
E’ l’unico signore, è il solo da adorare.
Ed il suo dogma ai puri si degna rivelare.
L’opere della fede un solo capo regge,
E abbiamo un solo altare ed un’unica legge.
Giammai, giammai l’Eterno cambierà la sua base.
E dei cieli e dei giorni Ei regola ogni fase.
Ricco in misericordia, potente nel punire,
Al popolo promette un re nell’avvenire.
Per ogni terra nuova ogni tomba è un’uscita,
Solo la morte muore, immortale è la vita.
Son questi i dogmi puri, eterni e consacrati;
Completiamo la serie dei numeri onorati.
Il buon angelo è quello che tempera
E dà amore,
Mentre il malvagio è spirito d’orgoglio e di furore.
Dio comanda alla folgore ed il fuoco governa.
Espero e la rugiada gli debbon fede eterna.
Egli pone su noi la luna sentinella,
Il suo sole è la fonte che tutto rinnovella.
Al suo soffio la polvere risorge dalle tombe
Dove incessantemente l’umanità procombe.
Ora la sua corona ricopre il supplicante,
Sui cherubini scende la sua gloria brillante.

                                                                 Emanuela Cella Ferrari


File aggiornato nel Maggio 2006.

Bibliografia

1) I Tarocchi di Oswald Wirth, Edizioni Mediterranee, 1966.
2) La Torre mistica dei Tarocchi di John Blakeley, Edizioni Astrolabio, 1976.
3) Meditazioni sui Tarocchi (2 volumi) di Autore anonimo, Edizioni Estrella de Oriente, 1999.
4) Il linguaggio segreto dei Tarocchi di L. Tuan, Edizioni DVE Italia S.P.A, 2004.
5) Vie di Luce di E. Cella Ferrari,  Edizioni Lunaris, 2001.
6) I Tarocchi esoterici di F. Mocco, Ed:izioni F. Capone, 1994.
7) Simbologia dei Tarocchi di C. H. Silvestre, Edizioni Hobby & Work, 1996.
8) La via dei Tarocchi di A. Jodorowsky- M. Costa, Edizioni Feltrinelli, 2005. 

Le immagini sono tratte da "I Tarocchi dell'Iniziazione", pubblicati nella Collana "L'Arte dei Tarocchi", Gruppo Lo Scarabeo, edizioni Fabbri, 2001, Milano.
Si ringraziano le Edizioni Fabbri, ed in particolare Fabrizio Costantini, per averci concesso di riprodurre le immagini dei "Tarocchi dell'Iniziazione" in questa rubrica.