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I
Tarocchi
Introduzione/
Il Bagatto
La
Papessa
L'Imperatrice
L'Imperatore
Il Papa
L'Innamorato
Il Carro
La Giustizia
L'Eremita
La Ruota della Fortuna
La Forza
L'Appeso
La Morte
La Temperanza
Il Diavolo
La Torre
Le Stelle
La Luna
Il Sole
Il Giudizio
Il Mondo
Il Matto
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I
TAROCCHI
di
Emanuela Cella Ferrari
IL GIUDIZIO
La lama numero venti corrisponde, astrologicamente, al pianeta
Mercurio. La parola ebraica che gli corrisponde è RESH, la testa
dell’uomo, il rinnovamento delle cose in relazione al loro
movimento. Il suo valore numerico è 20 e si può definire in vari
modi: vediamone alcuni possibili.
11+9 - la forza della rinuncia e della ricerca.
13+7- la vittoria sulla morte.
15+5 - l’esigenza spirituale.
19+1- la rinascita del Bagatto.
In questa Lama veniamo trasportati in una valle dove l’Angelo
suona la tromba per resuscitare i morti. Essi risorgono non nel corpo,
ma nello spirito, perché la vera resurrezione non è quella della
carne, a meno che questo termine non sia inteso allegoricamente, per
indicare ciò che può essere richiamato alla vita. Il passato non
merita di rivivere se non nella sua spiritualità, che rimane
incompresa alle generazioni del presente.
Nell’arcano è
presente la famiglia che, a mani giunte, ascolta senza terrore la
suprema sentenza pronunciata dall’Angelo. La triade umana che
resuscita rappresenta l’umanità rigenerata.
Padre e madre sono di fronte al figlio, nel quale ritroviamo il
personaggio principale dei Tarocchi, il giovane biondo che abbiamo già
incontrato nei ruoli di Bagatto, Innamorato, Vincitore ed Appeso. E’
il protagonista principale della Grande Opera, l’iniziato che
subisce le prove, per arrivare, alla fine, ad avere il ruolo di
Maestro.
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Per ottenere questo grado supremo bisogna essere morti e
rinati più volte.
Rinunciando alla vita profana l’iniziato muore e rinasce una
prima volta. Entra allora nella carriera iniziatica come in una nuova
Vita, inaugurata da una Nuova Nascita. Ma, essendo superiore a
quella dei profani, questa vita degli iniziati di primo e secondo
grado non realizza ancora l’ideale definitivo. Il buon operaio
lavora con intelligente docilità sotto una direzione che è al di
fuori della sua portata, poiché non è stato ammesso al Consiglio dei
Maestri. Esegue fedelmente le istruzioni, di cui apprezza la saggezza,
senza ritenersi in grado di formularle egli stesso.
Gli antichi costruttori di un umanità migliore sono raffigurati,
nei Tarocchi, dai genitori del giovane dell’Arcano XX. A destra vi
è il Padre che incarna tutta la filosofia costruttiva del passato,
tutto ciò che la ragione umana ha concepito di profondo e di saggio
nei riguardi della Grande Arte, che è l’Arte della Vita vissuta
nella piena intelligenza delle sue leggi. A sinistra la Madre
corrisponde al cuore, al sentimento d’amore che le anime pie hanno
sempre provato. Erede dei suoi genitori, il figlio raccoglie ciò che
gli proviene da destra e da sinistra, per agire quale fedele esecutore
testamentario del passato rimasto vivo. Egli si conferma Maestro, in
quanto l’eterna tradizione costruttiva, il leggendario Hiram, trova
in lui il suo interprete.
L’ideale proposto dall’iniziazione è questo: divinizzarsi
accostandosi, per quanto lo permette la natura umana, alla Perfezione
Divina. Ogni problema iniziatico comporta una spiritualizzazione
sempre più completa, ma senza mai aspirare a sottrarsi agli obblighi
del lavoro terreno. L’iniziato muore, non per disertare il campo di
battaglia, ma per poter contribuire più efficacemente alla lotta a
favore del bene. Ma la vera vittoria da conseguire è quella dello
spirito che, con un lavoro intelligente e senza violenza, supera gli
ostacoli opposti dalla materia. Ma la materia non va trattata come una
nemica che bisogna distruggere, bensì come una sostanza da
utilizzare; essa imprigiona lo spirito, non per trattenerlo per
sempre, ma per costringerlo allo sforzo liberatore.
L’Angelo del risveglio degli spiriti apre le sue ali verdi, poiché
il suo regno è quello della vita spirituale. La sua tunica azzurra,
velata di bianco, ricorda la pura idealità celeste. Rosso è lo
stendardo che orna la tromba d’oro. Un’alternanza di porpora e oro
caratterizza le emanazioni dell’Angelo del Giudizio, la cui chioma
dorata s’irradia da una calotta semisferica di un rosso vivo, simile
alla calotta del cappello a larghe tese sotto il quale si esercita
l’incessante attività mentale del Bagatto. Sulla fronte
dell’Angelo brilla un segno solare: è l’emblema del discernimento
già incontrato come simbolo d’illuminazione della Giustizia e della
Temperanza.
Sotto il profilo divinatorio la lama numero venti rappresenta il
soffio ispiratore che feconda l’intelligenza per farle discernere la
verità. Significa comprensione, assimilazione del pensiero interiore,
esoterismo, spiritualizzazione della materia. Risveglio alla vita
spirituale e partecipazione a questa Vita Interiore. Ispirazione;
rappresenta l’uomo in comunicazione con lo spirito divino.
Chiaroveggenza spirituale, religione, elevazione dello spirito e
dell’anima. Potere d’evocazione che fa rivivere il passato
spirituale; sollievo, guarigione.
Ora meditiamo con il Giudizio.
“NON GIUDICARE IL TUO PROSSIMO...
NON ESSERE SEVERO CON LUI, ALTRIMENTI LUI LO SARA’ CON TE! AMARLO
E COMPRENDERLO: QUESTO E’ CIO’ CHE CONTA!”
La nuova Lama che, appena oltrepassata la soglia, il giovane si
trova davanti ha un nome che appare terribile: il GIUDIZIO.
L’atmosfera intorno sembra sospesa. Le emozioni che turbano
l’iniziato sono talmente intense da essere quasi palpabili. Il
giovane si sente intimorito e preoccupato, ma non c’è ragione di
esserlo, perché non verrà giudicato per le sue azioni, ma per le sue
intenzioni, per quello che egli è ed in base a ciò che vuole
diventare. Egli sarà il giudice di se stesso; il suo compito, duro ed
impegnativo, sarà di comprendere completamente la propria vita,
essere obiettivo nel giudicare le proprie scelte e le proprie azioni,
non esprimere mai giudizi avventati nei confronti degli altri, essere
sempre e comunque sincero verso se stesso e verso il prossimo.
Questa Lama appare molto severa nei confronti dell’iniziato: lo
costringe a valutare molto seriamente ed attentamente i passi
compiuti, a fare una delle cose più difficili per un essere umano: un
esame di coscienza. A questo punto egli compie una prima sintesi dei
risultati che ha ottenuto nel suo percorso iniziatico. Ha acquistato
maturità, capacità critica di giudizio, chiarezza di vedute,
equilibrio, desiderio di crescita interiore. Ha interiorizzato tutte
queste doti grazie al preziosissimo ed inestimabile aiuto delle guide
incontrate:ognuna di esse ha rappresentato per lui un sostegno, un
amico che gli ha fatto comprendere di volta in volta, qualcosa di
essenziale. Ora egli ha capito ciò che è più importante: il padrone
della propria vita è lui! L’adepto timoroso ed impacciato, partito
per il sentiero molto tempo fa, è ormai diventato un INIZIATO.
Il Giudizio, austero ma pacato, prende a questo punto la parola e
si rivolge al giovane:
”Ognuno di noi è Maestro per qualcuno e allievo per qualcun altro,
e ognuno di noi ha, sempre e comunque, qualcosa di nuovo da
imparare... Dobbiamo acquistare la capacità di non giudicare il
nostro prossimo, se non vogliamo essere giudicati noi stessi. Al posto
di un giudizio severo, espresso nei confronti degli altri, dobbiamo
mettere in primo piano l’amore e la comprensione. Quanto riusciamo
ad esserlo nei confronti degli altri, tanto essi lo saranno con noi e
questo ci permetterà di evolverci in modo migliore”.
Questi pensieri appaiono al giovane come il completamento di ciò
che egli ha raggiunto. Umiltà, insegna questa Lama! Rendersi conto
che, in fondo, non sappiamo niente della vita; ogni nostro passo è
predestinato e noi non dobbiamo fare altro che stare dietro agli
avvenimenti ed imparare da essi. Il giudizio degli uomini non deve
essere troppo importante per noi, perché il nostro vero Giudice è
Dio. Egli conosce molto bene i suoi figli, sa quanto ognuno di noi può
dare e quanti sforzi sono necessari per compiere anche un piccolo
passo. I nostri sforzi devono essere orientati verso una direzione ben
precisa: costruire il ponte di luce che ci unirà a Dio. Ciò che
conta realmente è acquisire la vera iniziazione dell’anima. Bisogna
comprendere che questa iniziazione avviene in segreto, tra l’Anima e
il suo Creatore.
L’iniziato si avvicina sempre più alla fine del sentiero, egli
osserva le verdi colline che appaiono in lontananza e che gli parlano
di speranza, fede e coraggio. Ma quanta speranza riusciamo ad avere
nel futuro, nei confronti del genere umano?
Il giovane se lo chiede ma, purtroppo, conosce bene la risposta: molto
poca. La fiducia verso gli altri è molto diminuita in lui e anche la
speranza fa molta fatica ad esistere; conscio, però, del fatto che
per sopravvivere bisogna averla, l’iniziato è pronto a rinnovarla
nel proprio cuore, malgrado tutto. Senza di essa egli si sentirebbe
perduto: possedere la fede significa avere il coraggio di affrontare
ogni ostacolo, ogni difficoltà serenamente, anche quando tutto,
intorno a noi, ci appare negativo e difficile.
“Il mondo non è brutto come sembra a volte- pensa l’iniziato-
bisogna saper vedere il positivo comunque e capire che ogni esperienza
ci può essere utile”.
Il giovane percorre ancora un tratto del sentiero senza voltarsi; sa
che farlo è inutile, perché inutili sono i rimpianti; deve imparare
a guardare avanti, a ciò che lo attende, con fiducia, certo che la
prossima Lama avrà ancora molto da dirgli ed insegnargli. Giunge alla
fine del cammino e la nuova porta davanti a lui è contrassegnata dal
numero 21, un numero che gli sembra ricco di aspettative... Si fa
coraggio ed entra (file aggiornato nel Maggio 2006).
Emanuela Cella Ferrari
Le immagini sono tratte da "I Tarocchi dell'Iniziazione",
pubblicati nella Collana "L'Arte dei Tarocchi", Gruppo Lo
Scarabeo, edizioni Fabbri, 2001, Milano.
Si ringraziano le Edizioni Fabbri, ed in particolare Fabrizio
Costantini, per averci concesso di riprodurre le
immagini dei "Tarocchi dell'Iniziazione" in questa rubrica.
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