Questo emblema figura al di sopra del simbolo orientale relativo al
mistero dell'unione dei sessi, come per dire che il cielo non può agire sulla
terra se non unendosi ad essa in un atto d'amore. Il Carro tocca il suolo
soltanto attraverso la mediazione delle ruote. Esse hanno i raggi rossi per
ricordare i vortici di fuoco che, nella visione di Ezechiele, sostengono il
Carro Trono della Divinità, la famosa Merkabah.
Esse rappresentano l'ardore vitale mantenuto dal movimento e che balza nella
materia quasi per attrito. Le ruote sono in contrasto con il baldacchino azzurro
che è l'immagine del firmamento, e come tale separa il relativo dall'assoluto;
ci ripara ed arresta opportunamente lo slancio troppo ambizioso del nostro
pensiero, dei nostri sentimenti e delle nostre aspirazioni.
Il trionfatore dirige il suo
carro e guarda diritto davanti a sé, senza perdersi tra le nuvole di un
misticismo sterile. Sopra il suo capo brilla l'emblema del sole, al centro di
stelle che corrispondono ai pianeti. Dagli angoli del carro s'innalzano i
quattro sostegni del baldacchino. Quelli anteriori sono gialli e quelli
posteriori verdi. Sono i colori cari alla baccante dell'arcano VI; il
quaternario di cui il trionfatore occupa il centro ricorda le attrazioni che
egli non deve subire. E' difeso da queste tentazioni grazie alla sua corazza
rossa, rafforzata da una triplice squadra disposta con il vertice in alto e
fissata da cinque borchie d'oro. Il rosso esprime l'attività spiegata nel
perseguimento dello scopo (la strada seguita dal Carro); la squadra sostituisce
sulla corazza l'insegna del Maestro che dirige i lavori di un laboratorio
massonico. Armato di una triplice squadra, il signore del carro persegue un ideale di
perfezione morale che si applica allo spirito, all'anima, al corpo. Egli
concilia le opinioni opposte, induce gli avversari a comprendersi, pone fine
alle discordie intellettuali e fa rinascere sentimenti di fraterna benevolenza.
Impone l'equità anche negli atti più trascurabili; in altre parole, veglia
sulla conservazione di una gentilezza squisita, madre di ogni vera civiltà.
Le cinque borchie d'argento
della squadra ricordano che il quaternario degli elementi è dominato dalla
quintessenza, che rappresenta l'Anima delle cose.Il cinque deve ricondurre il
quattro all'unità, perché il signore del carro entri nel pieno possesso di sé,
e possa dirigere il suo veicolo senza lasciarsi distrarre da influenze
inquietanti. A simboleggiare il flusso e il riflusso delle maree emotive, da lui
dominate, vediamo sulle sue spalle due mezzelune in opposizione, come per dare
al braccio destro il potere su ciò che cresce e al braccio sinistro il potere
su ciò che decresce. Poiché sa tenere conto delle fluttuazioni del cuore
umano, il signore del carro pratica l'arte di governo che gli assicura il
diadema degli iniziati sovrastato da tre pentacoli d'oro. Queste stelle si
rivolgono verso tre direzioni: quella centrale rischiara la strada seguita dal
carro, quelle di destra e sinistra permettono di riconoscere i bordi della via.
Ai tre pentagrammi che splendono sul capo si oppongono i festoni inferiori della
corazza, che proteggono l'addome, nel quale si trovano gli istinti meno ideali.
Questo ternario comprime i bassi istinti, respinge gli impulsi brutali e frena
la rivolta di un atavismo selvaggio. La padronanza iniziatica esige che tutto ciò
sia domato nell'adepto investito dello Scettro della Saggezza.
Due cavalli (oppure due
sfingi) trainano il Carro. Non sono due animali separati, ma uno solo a due
teste. Un mostro capace di camminare in entrambi i sensi si immobilizzerebbe, se
non fosse unito al carro per la metà del suo corpo. Il merito del trionfatore
consiste nell'averlo saputo soggiogare, poiché egli utilizza, in questo modo,
energie che, abbandonate a se stesse, non possono fare altro che neutralizzarsi
reciprocamente.
E' la fissazione del Mercurio dei saggi, operazione compiuta da Ermes quando,
inserendo la sua verga fra due serpenti in lotta per divorarsi, provocò la
formazione del caduceo. Il cavallo bianco simboleggia le buone volontà costruttive che aspirano al bene
generale, realizzato pacificamente senza scosse. Quello nero freme d'impazienza,
e tira a sinistra con veemenza; i suoi sforzi minacciano di trascinare il carro
nel fosso ma, in realtà, riescono soltanto a stimolare il cavallo bianco,
costretto a tirare più forte dalla sua parte.
Sotto il profilo
divinatorio l'arcano numero sette significa trionfo, vittoria, fermezza.
Spiritualità che cresce; progresso, evoluzione intelligente, principio
costruttore dell'universo. Significa padronanza, dominazione assoluta su se
stesso; governo, sovranità dell'intelligenza, discernimento conciliatore.
Talento, riuscita grazie al merito personale. Rappresenta il successo legittimo,
diplomazia leale; abilità di trarre beneficio dall'azione avversa, avanzamento,
situazione di dirigente o di capo. Al negativo, significa incapacità, mancanza
di talento, di tatto e diplomazia o di spirito conciliatore; cattiva condotta,
malgoverno.
La meditazione con il Carro:
"DESIDERA SOLO CIO' CHE E' GIUSTO E SAGGIO PER TE STESSO: LOTTA E
VINCERAI!"
Una collina, un cielo azzurro ed una farfalla che vola. Un Carro nel cielo. Il
paesaggio parla di pace: la pace interiore che si raggiunge dopo tante lotte,
preludio alla vittoria, al primo vero trionfo interiore. La vittoria è su se
stessi, sui propri timori, sulle proprie incertezze; ed in questo momento
l'iniziato si sente trionfatore, colui che ha vinto la prima, la più importante
battaglia su se stesso.
Compare davanti al giovane un uomo a cavallo; si arresta , lo guarda e dice:
"Vedi? Questa è la pace interiore raggiunta dopo tante fatiche. E' la tua
prima vittoria; nella tua vita vi saranno altre battaglie e dovrai sempre
cercare di vincere , ma non dimenticare mai questa prima vittoria. Ti sarà
utile nei momenti di crisi ricordare come ora ti senti completo; più forte, con
maggiore fede nella vita. Desidera solo ciò che è giusto per te stesso e per
gli altri. Solo in questo modo raggiungerai la giusta conoscenza e darai spazio
al tuo essere superiore. Sappi che quando sei pronto e maturo le potenze
superiori si rivelano alla tua anima ed essa compie così un altro gradino
nell'evoluzione."
Il cavaliere lo saluta con un
gesto della mano poi si allontana. Il giovane ha compreso; deve imparare a
vedere il mondo che lo circonda con la propria anima. Egli lascia, ora, che sia
lei ad agire.. Il suo lato superiore risvegliato prende le redini del carro e lo
conduce nella giusta direzione.
L'anima del giovane ha imparato a desiderare ciò che è giusto per la sua
crescita. L'iniziato riflette sulla sua nuova conquista: il dominio di se stesso
che porta all'equilibrio. Solleva gli occhi verso il carro. Trainato da due
cavalli, sembra rappresentare la sua vita e la sua capacità di saperla guidare
nella direzione giusta. Se saprà spingerlo verso la vita interiore,
l'introspezione, lo spirito avrà il sopravvento ed i desideri terreni, le
passioni non avranno più potere su di lui. In questo modo egli avrà raggiunto
un gradino più alto nella scala iniziatica. Allora egli percepirà il suo corpo
fisico solo come l'involucro esteriore della sua anima, e dovrà prendersi cura
di entrambi nel migliore dei modi.
Il suo maestro interiore lo
incoraggia, lo sprona e gli dice:
"Non fermarti, continua, lotta per te stesso, per la tua vita, per la tua
libertà, per ciò che hai conquistato fino a questo momento. Sii te stesso,
sempre, non negarti nessuna possibilità; nulla può e e deve fermarti. La tua
vita è nelle tue mani, dipende solo da te come condurla. Non sei solo! Io sarò
al tuo fianco in ogni momento della vita e ti aiuterò a superare gli ostacoli,
a comprendere le scelte che dovrai compiere, a rialzarti dopo ogni caduta".
Dopo aver udito queste parole l'iniziato si sente pronto per il prossimo passo,
per affrontare una nuova prova. Il suo cammino si fa più spedito e sicuro.
Sempre più velocemente percorre l'ultimo tratto di collina. E' convinto che il
cammino sia ancora lungo, ma si sente rinnovato e purificato, come se si fosse
liberato di un abito vecchio e malandato per indossarne uno nuovo. In lontananza
intravede un portale; sa che, finalmente, può proseguire oltre
(file aggiornato nel Maggio 2006).
Emanuela Cella Ferrari
Le immagini sono tratte da "I Tarocchi dell'Iniziazione",
pubblicati nella Collana "L'Arte dei Tarocchi", Gruppo Lo
Scarabeo, edizioni Fabbri, 2001, Milano.
Si ringraziano le Edizioni Fabbri, ed in particolare Fabrizio Costantini,
per averci concesso di riprodurre le immagini dei
"Tarocchi dell'Iniziazione" in questa rubrica.