L'Eremita non
tasta il terreno alla cieca, perché una luce discreta rischiara la
sua avanzata infaticabile e sicura. La sua destra,infatti, solleva una
lampada parzialmente velata da un lembo dell'ampio mantello dello
stesso filosofo che teme di abbagliare gli occhi troppo deboli per
sopportare lo splendore della sua lampada. Questa luce è il suo avere
personale che lascia brillare solo per quanto necessario per
proseguire. E' modesto, e non si fa illusioni sulla propria scienza,
sa che è infinitesimale in confronto a ciò che egli ignora. Così,
rinunciando alle ambizioni intellettuali troppo ambiziose, si
accontenta di raccogliere con umiltà le nozioni che gli sono
indispensabili per il compimento della sua missione terrena.
L'Eremita non è
il Papa; non si rivolge alle folle e si lascia avvicinare soltanto dai
ricercatori della verità che osano spingersi fino alla sua
solitudine. A loro si confida, dopo essersi accertato che essi sono
capaci di comprendere, perché il saggio non getta le perle ai porci.
La luce di cui dispone non si limita ad illuminare le superfici;
penetra, fruga e maschera l'interno delle cose. Per riconoscere un
vero uomo Diogene si servì probabilmente di una lampada simile a
quella dell'Eremita.
Il mantello di questo personaggio è, all'esterno, di un colore scuro
sul marrone ( austerità); ma la fodera è azzurra, come se si
trattasse di un indumento di natura aurea. I massoni sanno chi bisogna
"essere al coperto" per lavorare in modo utile, e l'alchimia
esige che le operazioni della Grande Opera si compiano all'interno di
un matraccio ermeticamente chiuso. Senza l'isolamento nulla può
concentrarsi, e senza concentrazione preventiva non può essere
esercitata alcuna azione magica.
Le energie silenziosamente accumulate con pazienza, al riparo da ogni
infiltrazione perturbatrice spiegheranno una potenza inarrestabile,
quando verrà l'ora. Nel suo intimo il saggio matura le sue concezioni
intensificando la propria volontà e magnetizzando le proprie
aspirazioni generose con tutto l'amore disinteressato di cui è
capace. Perciò questo sognatore può preparare avvenimenti
formidabili. Ignorato dai suoi contemporanei, diviene l'effettivo
artefice dell'avvenire. Distaccato dalle contingenze presenti, tesse
con abnegazione la trama sottile di tutto ciò che deve compiersi,
Maestro Segreto, lavora nell'invisibile per coordinare il divenire in
gestazione. Fuggire la vicinanza degli uomini per vivere nell'intimità
del proprio pensiero significa entrare in unione mistica con l'IDEALITA',
raffigurante nei tarocchi dall'Imperatrice e dalla Giustizia, di cui
l'Eremita diventa lo sposo.
L'arcano numero 9 ricorda il mistero di una generazione reale ma
occulta, cui non partecipano che lo spirito e l'anima. L'Eremita è il
maestro che lavora al tavolo da disegno nel quale fissa il piano
prezioso della costruzione progettata.
Il paesaggio
della sfera celeste che corrisponde a questo arcano è BOOTE, il
Bovaro, guardiano dei Sette Buoi. In realtà è un mietitore che alza
il falcetto al di sopra di un covone, nel quale gli astronomi moderni
identificano la Chioma di Berenice. Dal punto di vista divinatorio
l'arcano nove rappresenta l'essere in divenire, le potenzialità
condensate nel germe. La trama invisibile se dell'organismo da
costruire. Rappresenta la tradizione, l'esperienza. Significa sapere
approfondito, penitenza, circospezione, raccoglimento, silenzio,
discrezione, riservatezza, isolamento, continenza, castità, austerità.
E' il saggio distaccato dal mondo, insensibile alle passioni e alle
ambizioni meschine. Spirito profondo, meditativo, estraneo ad ogni
frivolezza. Medico esperto dello spirito, dell'anima e del corpo.
Adepto che pratica la meditazione universale. Filosofo ermetico che
possiede il segreto della Pietra dei Saggi. Iniziazione. Maestro
capace di dirigere il lavoro altrui e di discernere ciò che è in
gestazione nel divenire umano.
E' un carattere saturnino, serio, taciturno, scostante, diffidente.
Spirito meticoloso. Al negativo significa timidezza, misantropia,
scetticismo,scoraggiamento, avarizia.
Meditiamo con
l'Eremita:
"IMPARA LA
CALMA E LA PAZIENZA: SIANO ESSE IL TUO SCUDO! ATTRAVERSO DI ESSE E CON
ESSE CRESCERAI"
Buio, silenzio, solitudine. La luce è scomparsa, il cielo è scuro e
sembra minaccioso. Sino ad ora l'iniziato ha varcato nove porte e
nelle precedenti otto ha sempre incontrato qualcuno.
Ora non vi sono presenze intorno! Si sente abbandonato e non sa cosa
fare: trema e si chiede: "Dove mi trovo?"
Egli teme di aver preso la direzione sbagliata; alza gli occhi al
cielo e la sua anima lancia un grido disperato di aiuto, ma niente e
nessuno gli risponde... solo il silenzio. Si guarda intorno
spaventato, ma poco alla volta la paura lascia il posto alla curiosità.
Gli occhi si abituano all'oscurità, la forza e l'autocontrollo
tornano in lui e all'improvviso si accorge che sotto ai suoi piedi il
sentiero brilla: sono le speranze che lo rendono luminoso. Questa
improvvisa luce, seppur piccola, gli fa comprendere di essere ancora
sul giusto cammino della consapevolezza e quindi dovrà fare suo ciò
che si troverà davanti anche se, al momento, non gli sembra di vedere
proprio nulla; qualcosa succederà, deve solo avere fede nel suo
destino.
Alza gli occhi e nel cielo vede brillare una stella: è la sua stella
ed egli deve seguirla! Avanza un poco più sicuro perché, con una
improvvisa intuizione, ha capito che il paesaggio che lo circonda è
la raffigurazione della sua vita: il "qui ed ora"
necessario.
Deve vivere in solitudine, per meditare, riflettere, valutare le
proprie forze. La sua intuizione gli fa comparire una figura
incappucciata: l'Eremita, la sua nuova guida.
E' un maestro di
saggezza e si rende subito conto del suo smarrimento ed allora gli
parla per rassicurarlo:
"Questo paesaggio riflette le tue paure; ma non devi tremare io
sono conte. Questa oscurità che ti sembra opprimente, rappresenta i
tuoi timori: devi allontanarli da te, perché non hanno ragione di
esistere. Questo è un momento da dedicare a te stesso per riflettere:
chiuditi in te stesso, medita e prega, la tua anima sa che deve
ascoltare. Impara la calma,la pazienza, la solitudine interiore di
questo momento: esse devono diventare il tuo scudo, il tuo punto di
forza; con esse ed attraverso di esse crescerai. L'impazienza
giovanile deve scomparire perché paralizza le tue capacità
superiori. Devi imparare a dominarle se vuoi evolverti. Nel silenzio
crescerai. Il tuo sapere in questo modo non sarà fine a se stesso,
perché tu donerai ciò che è tuo agli altri. Ricorda: la vera
identità dell'uomo risiede nel suo essere interiore, devi riconoscere
le tue verità, ascoltando il tuo io che ti parla!" L'iniziato
ora ascolta il silenzio interiore; un silenzio che gli parla e gli
suggerisce di attraversare il fiume che ha davanti a sé e proseguire
sull'altra riva.
Nella mente del giovane, in questo momento, vi è molta confusione, si
sente disorientato, le sue sicurezze, o almeno quelle che credeva
tali, sono crollate. Si sente privo di forze interiori, incapace quasi
di decidere della sua vita.
Ma la sua anima, il suo io più profondo gli parla:
"Questa oscurità è benefica; ti permette di vedere chiaro in te
stesso, di comprendere veramente non solo chi sei, ma anche cosa vuoi,
dove vai, perché sei qui, e perché in questo preciso momento. Dovrai
interiorizzare l'Eremita, la sua saggezza e le sue capacità per
essere in grado di continuare nel tuo cammino. Devi acquistare
fermezza interiore e perseveranza. Saper riconoscere qual è la strada
giusta per te e non abbandonarla mai! Devi imparare il coraggio di
essere te stesso sempre e comunque; in questo modo acquisterai la vera
libertà interiore!"
Acquistare la
saggezza, che compito gravoso! Egli sa che per raggiungerla dovrà
soffrire, purificarsi attraverso il dolore, allontanare da sé il suo
passato. Ma il passato incombe su di lui, lo tormenta, lo rende
inquieto, non gli dà tregua, gli impedisce quasi di vivere. Eppure si
rende conto che deve riconciliarsi con esso, deve comprenderlo,
soprattutto capire ciò che esso gli ha insegnato.
La stella nel cielo ora brilla, sicura; è la luce che guiderà il suo
cammino, il faro luminoso che infrangerà le tenebre della notte più
nera, quella dell'anima.
Se egli avrà il coraggio di seguirla fino in fondo, avrà in cambio
nuovi messaggi utili per la sua futura vita.
C'è un albero poco distante, ma non è come gli altri: il suo tronco
è azzurro, colore che significa purezza. E' l'albero della nuova vita
che lo attende. L'Eremita lo guarda in silenzio, vorrebbe aiutare di
più il giovane che gli appare sperduto, ma sa che non può farlo.
Dovrà comprendere da solo, contare sulle sue sole forze, vivere,
amare, soffrire ancora per maturare. Egli ricercherà se stesso, le
sue origini.
Intorno a lui, sul terreno vi sono dei fiori. Gli parlano di purezza,
di gioia interiore, e non si sente più smarrito. Le occasioni
sicuramente non gli mancheranno, dovrà solo prenderle al volo senza
farsele sfuggire.
Si sente pervadere dalla gioia. Sente di amare la vita e si sente
pronto ad affrontare se stesso, privo di ogni paura ed inibizione.
Queste ultime, purtroppo, le conosce bene, sa che deve rimuoverle e
scacciarle. Fa' un esame di coscienza. Ciò che ha detto l'Eremita
corrisponde alla verità, nel silenzio dell'anima cancellerà tutti i
dubbi, i timori; il suo carattere diventerà forte ed equilibrato,
imparerà ad affrontare gli ostacoli e la vittoria sarà sua.
L'Eremita sorride: ha visto tutto il suo travaglio interiore ed ora
vede che egli ha compreso, finalmente! Il suo sguardo è più sereno,
la luce della stella che prima era alta nel cielo, ora brilla sul suo
viso. L'iniziato sorride, fiducioso e ringrazia la sua guida. Sa di
dovere molto a quella parte di sé che prima gli appariva sconosciuta,
ma che ora non lo è più. Il sentiero luminoso è giunto al termine.
Si volta per salutare l'Eremita che gli dice: "Parti, figliolo,
con la mia benedizione. La vita ti attende con i suoi messaggi,
raccoglili e falli tuoi; il tuo nuovo io è forte, sappilo.
Addio!".
File aggiornato nel Maggio 2006.
Emanuela Cella Ferrari
Le immagini sono tratte da "I Tarocchi dell'Iniziazione",
pubblicati nella Collana "L'Arte dei Tarocchi", Gruppo Lo
Scarabeo, edizioni Fabbri, 2001, Milano.
Si ringraziano le Edizioni Fabbri, ed in particolare Fabrizio
Costantini, per averci concesso di riprodurre le
immagini dei "Tarocchi dell'Iniziazione" in questa rubrica.