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I Tarocchi

Introduzione/
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L'Imperatrice
L'Imperatore
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L'Innamorato
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La Forza
L'Appeso
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Il Sole
Il Giudizio
Il Mondo
Il Matto

 

 

 

 

I TAROCCHI
di Emanuela Cella Ferrari

L'APPESO

L'arcano numero dodici corrisponde astrologicamente al dodicesimo segno zodiacale: i PESCI.
La parola ebraica che gli corrisponde è LAMED: il braccio. Rappresenta
l'idea d'estensione, d'elevazione, d'apertura. Come l'ala di un uccello, il braccio si apre e diventa l'immagine della potenza che deriva dall'elevazione.
Il numero 12 è il risultato dei quattro punti cardinali moltiplicati per i
tre piani del mondo. Il cielo è diviso in dodici settori, lo zodiaco ha dodici segni, l'anno dodici mesi. Il dodici è anche la cifra dell'Apocalisse. La Gerusalemme Celeste ha dodici porte sulle quali sono scritti i nomi delle tribù d'Israele. In Egitto la Barca del Sole attraversa nell'aldilà dodici porte che corrispondono alle dodici tappe dell'iniziazione.
Con l'arcano dodici si supera una tappa importante nel cammino
dell'iniziato. Fino a questo momento si era attuata l'iniziazione attiva maschile che era partita dall'arcano uno ( il Bagatto), per arrivare all'arcano undici (la Forza). Con l'appeso si entra in un campo completamente diverso che è quello dell'iniziazione passiva o mistica femminile. La personalità rinuncia all'esaltazione delle proprie energie: invece di comportarsi come centro d'azione autonomo, si cancella per  subire docilmente le influenze esteriori.  



 

Il Mago ha fede in se stesso, nella propria intelligenza e nella propria volontà: si sente sovrano ed aspira a conquistare il proprio regno. Il Mistico, invece, si convince di non essere nulla, se non un guscio vuoto, di per se stesso impotente. La sua passività lo rende disponibile a ciò che agisce su di lui. Egli si affida alle influenze esterne con i piedi e le braccia legate, come l'appeso che nei tarocchi, sembra essere lo stesso Bagatto.
Nell'arcano dodici ricompare, infatti, il giovane snello e biondo
dell'arcano uno. Ma vi è un grande contrasto tra il prestigiatore abile ed il giovane condannato a rimanere appeso che ha libera soltanto la gamba destra, ripiegata dietro la sinistra per formare una croce al di sopra del triangolo rovesciato disegnato dalle braccia e dalla testa. Nel suo complesso la figura ricorda il segno alchemico del "compimento della Grande Opera" che rovescia l'ideogramma dello zolfo ricordato dalla figura dell'Imperatore. L'appeso è inattivo ed impotente nel corpo, perché la sua anima si è liberata per avvolgere l'organismo fisico in una atmosfera sottile, dove si riflettono le radiazioni spirituali più pure. L'Imperatore, invece, è concentrato su se stesso: è assorbito nel centro della sua individualità, e compie la discesa in se stesso degli iniziati. 

L'appeso non è più un essere terreno, perché la realtà materiale gli sfugge; egli vive nel sogno ideale, sostenuto da una potenza misteriosa formata da due alberi privi di rami uniti da una traversa di legno morto. Questa traversa è gialla, per indicare che la sua sostanza è fatta di luce condensata, cioè di pensiero fissato o fermato in sistema. E' la dottrina che l'appeso ha fatto sua, e alla quale aderisce al punto di esservi appeso con tutta la sua persona. E' una concezione religiosa altissima, troppo sublime perché i comuni mortali possano giungervi, un ideale troppo elevato d'altra parte, per essere realizzabile in pratica. E' la religione delle anime elette, una tradizione superiore all'insegnamento delle Chiese che si adattano sulla terra, alla debolezza umana. L'appeso vi si è aggrappato, non da credente cieco, ma da saggio che ha valutato la vanità delle ambizioni individuali ed ha compreso la fecondità del sacrificio eroico teso all'oblio totale di sé.

Al contrario del misticismo volgare, quest'oblio è spinto fino all'esclusione d'ogni preoccupazione di salvezza individuale, poiché la devozione pura non comporta come ricompensa alcun beneficio. D'altra parte, non è alla conquista del cielo che mira l'appeso, la cui testa è diretta verso la terra. Le sue preoccupazioni sono terrene: egli si vota al bene degli altri, alla redenzione dei poveri umani vittime della loro ignoranza e delle loro passioni egoistiche. I due alberi, tra i quali si trova l'appeso, sono le colonne Jakin e Boaz, che si elevano alla destra e alla sinistra di tutti gli iniziati. Esse raffigurano il complesso delle aspirazioni spirituali che sottraggono l'uomo alla materialità. La loro scorza azzurra che diventa gradualmente verde, indica all'inizio una contemplazione serena, che poi si trasforma e diventa una vitalizzazione progressiva che unisce e libera dalla pratica del culto il lato morale vivificante della religione.

La linfa che ha fatto crescere i due alberi colora di porpora le dodici cicatrici lasciate dai rami recisi. La spiritualità attiva (porpora) si manifesta così dodici volte, poiché anima l'universalità del campo religioso di fronte al sole che percorre i dodici segni dello zodiaco. La religione dell'appeso non ha nulla di ristretto: tende al cattolicesimo integrale, comune a tutte le epoche ed a tutti i popoli. Nella tunica dell'appeso si alternano il rosso e il bianco, come nell'abito dell'innamorato si alternano il rosso ed il verde. L'attività del rosso sembra in contraddizione con la passività del personaggio, che tuttavia non può essere completamente passivo, perché deve essere attivo per respingere le influenze nocive e cercare le influenze buone. Il bianco indica la purezza e l'immaginazione indispensabile alla concezione di idee giuste e alla coltivazione di sentimenti generosi.

Sulle falde della giubba due mezzelune, una rossa e l'altra bianca, sono in opposizione. Ricordano le mezzelune analoghe che proteggono le spalle del trionfatore del carro. In questo caso, tuttavia, esse comandano non le braccia ma le gambe, cioè gli arti aerei dell'appeso. In effetti egli non cammina, perché è sospeso per la caviglia sinistra e batte in aria con la gamba destra. In queste condizioni la luna calante rossa ricorda il sentimento d'umiltà del mistico, la cui abnegazione è attiva, e la luna crescente bianca ricorda le facoltà intuitive che hanno il compito di raccogliere, senza deformarle, le impressioni immaginative, e poi di integrarle in modo corretto. La tunica è chiusa da sei bottoni: due rossi e quattro bianchi. Non è un particolare senza importanza; infatti il due ricorda la Papessa, quindi la fede che è attiva nel mistico, mentre il quattro ricorda l'Imperatore, il signore della volontà, che deve essere pura e disinteressata nell'iniziazione femminile. Questo perché l'adepto rinuncia a volere da se stesso e per se stesso; egli desidera soltanto ciò che vuole il potere misterioso di cui si è reso servitore. Mentre il Mago aspira a comandare, il mistico aspira soltanto ad obbedire. Il suo abbandono fiducioso si traduce in un aria serena; ciò spiega il volto calmo e sorridente dell'appeso. 

Egli ha le braccia legate che sostengono due sacchi dai quali escono monete d'oro e d'argento. Sono i tesori spirituali accumulati dall'adepto che si è arricchito spiritualmente. Poiché egli non tiene nulla semina generosamente l'oro delle idee giuste che si è fatto e delle conoscenze preziose che ha acquisito(oro, spirito, ragione). E' ugualmente prodigo del suo affetto, dei suoi sentimenti e dei desideri benefici simboleggiati dalle monete d'argento che si spargono alla sua sinistra (argento, azione, sensibilità). Non bisogna, però, lasciarsi ingannare dall'apparente inattività dell'appeso. Anche se è fisicamente impotente egli dispone di un enorme potere occulto. Egli non agisce con i muscoli, ma esercita una influenza psichica irresistibile grazie all'energia sottile che emana da lui; quindi il suo pensiero , le sue aspirazioni e i suoi sentimenti si fanno sentire anche a lunghe distanze.

Sotto il profilo divinatorio l'arcano dodici rappresenta l'anima liberata che avvolge il corpo. Rappresenta la collaborazione alla Grande Opera della trasmutazione del male in bene. E' l'individuo che si libera dall'egoismo istintivo per elevarsi fino al divino. Attività dell'anima, intervento a distanza. Rappresenta perfezione morale, abnegazione, oblio di sé, devozione, disinteresse assoluto, profeta, illuminato. E' un artista che concepisce il bello, ma che è incapace di tradurlo in opera. Al negativo progetti irrealizzabili, atti generosi ma sterili, amore non ricambiato.

Ora meditiamo con l'appeso:

"TUTTO E' IMMOBILE, MA NULLA E' FERMO.
ORA IL TUO DESTINO E' NELLE TUE MANI:
OSSERVA, RIFLETTI, IMPARA!"

Cielo azzurro, nuvole bianche, un prato verde pieno di fiori multicolori, colline in lontananza. Il giovane osserva tutto questo: non gli sembra diverso, all'apparenza, dagli altri paesaggi, però pare trasmettergli una sensazione nuova e sconosciuta; non è la familiare sensazione di pace, ma è come se tutto fosse immobile, statico, silenzioso, come in attesa. Tutto tace: qualcosa deve accadere, egli ne è certo. L'iniziato aspetta la comparsa delle sua nuova guida, ma non succede nulla, nessun personaggio gli viene incontro, ed egli si sente sperduto, oltre che perplesso.

Cerca un sentiero da percorrere, dei segnali che gli indichino la via, ma non trova nulla. Dopo qualche minuto d' attesa, il giovane decide di incamminarsi in una direzione qualunque: qualcosa, egli spera, accadrà. Compie alcuni passi lungo il prato, in direzione delle colline, con la speranza nel cuore. C'è silenzio intorno; sembra che ci sia una trasformazione in atto. Egli percorre l'ultimo tratto di collina e scorge, poco lontano, due colonne fiorite ed un arco. Dall'alto di esso scende una corda dorata; appeso per una gamba vi è un uomo. L'iniziato si avvicina lentamente, quasi sospettoso ed anche un po' intimorito; lo sventurato lo guarda.

Egli ha folti capelli neri che incorniciano un viso molto pallido; indossa un abito dorato ed ha intorno alla vita una cintura rossa; allunga la mano verso l'iniziato e lo saluta.
"Benvenuto straniero, in questa valle silenziosa; ora tu, sicuramente ti
starai chiedendo chi sono e perché sono qui, vero?- gli sorride e continua- non devi essere sospettoso, io non ti farò alcun male, sono qui per aiutarti. Io rappresento ciò che tu devi comprendere: io sono la situazione del momento. Intorno a te tutto è immobile, ma non è negativo; questa è la situazione più giusta per meditare, per poter riflettere. In questo silenzio avviene il cambiamento, la trasformazione. Tu diventerai un uomo nuovo, ti libererai dagli ostacoli interiori, sarai finalmente libero da tutto quello che fino a questo momento ti ha bloccato. Niente più inibizioni , niente più problemi. Il tuo destino si sta realizzando e tutto questo dipende solo da te. La tua vita è nelle tue mani; sei tu che devi decidere qual è la strada giusta da percorrere; devi trovarla da solo, nessuno può aiutarti. La forza la devi trovare in te stesso: ma tu la possiedi già! Impara ed ascolta il tuo sé superiore; il tuo spirito ti parla e ti darà i suggerimenti necessari; tu devi solo ascoltarlo per non tornare indietro e continuare il sentiero serenamente".

"Ma perché te ne stai lì, appeso?"chiede il giovane.  "Io sono costretto all'immobilità: questo perché, se seguissi la mia indole, non mi fermerei mai proprio come fai tu. Nella vita, invece, bisogna imparare a fermarsi ogni tanto; la fretta è, in realtà, una nemica pericolosa; essa ci impedisce di riflettere sulle nostre azioni e ci toglie la possibilità di raggiungere l'equilibrio che, invece, è tanto utile ed importante. Quando è il momento arrestarsi diventa necessario per poter riflettere ed imparare ad essere meno impulsivi; sei d'accordo?" L'iniziato annuisce; egli conosce molto bene gi errori che si commettono per troppa fretta, per troppa leggerezza, perché non ci si vuole mai prendere una salutare pausa. E' necessario sapersi fermare, vedere la realtà in modo diverso; in fondo a questi passaggi veniamo quasi costretti dalla vita stessa; ed è meglio così, se dipendesse unicamente da noi, quasi certamente non lo faremmo mai. Siamo troppo presi dalla frenesia degli avvenimenti, vogliamo quasi catturarli, farli prigionieri, credendo di agire in modo tale da trattenerli più a lungo. 

L'iniziato è ben consapevole della lezione che sta ricevendo, sa di poter trasformare se stesso in modo molto positivo, di possedere le capacità necessarie a migliorarsi, imparare a saper aspettare, sapere che gli eventi della vita accadono sempre nel modo e nel momento giusto per noi stessi e che la calma è, sempre e comunque, la virtù dei forti. Il giovane si sente maggiormente sicuro di sé, ora, si sente pronto ad affrontare con serenità gli ostacoli che incontrerà sul suo cammino. Saluta, ringraziandolo, il giovane appeso e si allontana. Il paesaggio sta cambiando; le colline si fanno più alte e scure, i fiori si stanno diradando, il sentiero sta diventando sempre più stretto. Si rende conto di essere giunto alla fine del sentiero e davanti a lui vede una nuova porta: la numero tredici. Uno sguardo a ciò che lascia dietro di sé, poi il giovane l'apre ed entra (file aggiornato nel Maggio 2006).

                                                       Emanuela Cella Ferrari

 

Le immagini sono tratte da "I Tarocchi dell'Iniziazione", pubblicati nella Collana "L'Arte dei Tarocchi", Gruppo Lo Scarabeo, edizioni Fabbri, 2001, Milano.
Si ringraziano le Edizioni Fabbri, ed in particolare Fabrizio Costantini, per averci concesso di riprodurre le immagini dei "Tarocchi dell'Iniziazione" in questa rubrica.