Il
Mago ha fede in se stesso, nella propria intelligenza e nella propria
volontà: si sente
sovrano ed aspira a conquistare il proprio regno. Il
Mistico, invece, si convince di non essere nulla, se non un guscio
vuoto, di per se
stesso impotente. La sua passività lo rende disponibile a ciò
che agisce su di lui. Egli
si affida alle influenze esterne con i piedi e le braccia legate, come
l'appeso che nei
tarocchi, sembra essere lo stesso Bagatto.
Nell'arcano
dodici ricompare, infatti, il giovane snello e biondo dell'arcano
uno. Ma vi è un grande contrasto tra il prestigiatore abile ed
il giovane
condannato a rimanere appeso che ha libera soltanto la gamba destra,
ripiegata dietro la sinistra per formare una croce al di sopra del
triangolo
rovesciato disegnato dalle braccia e dalla testa. Nel
suo complesso la figura ricorda il segno alchemico del
"compimento della
Grande Opera" che rovescia l'ideogramma dello zolfo ricordato
dalla figura
dell'Imperatore. L'appeso
è inattivo ed impotente nel corpo, perché la sua anima si è liberata
per avvolgere l'organismo fisico in una atmosfera sottile, dove si
riflettono le
radiazioni spirituali più pure. L'Imperatore,
invece, è concentrato su se stesso: è assorbito nel centro della
sua individualità, e compie la discesa in se stesso degli iniziati.
L'appeso non è
più un essere terreno, perché la realtà materiale gli sfugge;
egli vive nel sogno
ideale, sostenuto da una potenza misteriosa formata da due
alberi privi di rami uniti da una traversa di legno morto. Questa
traversa è gialla,
per indicare che la sua sostanza è fatta di luce condensata,
cioè di pensiero fissato o fermato in sistema. E'
la dottrina che l'appeso ha fatto sua, e alla quale aderisce al punto
di esservi
appeso con tutta la sua persona. E' una concezione religiosa altissima,
troppo sublime perché i comuni mortali possano giungervi, un ideale
troppo elevato d'altra parte, per essere realizzabile in pratica. E'
la religione delle
anime elette, una tradizione superiore all'insegnamento delle
Chiese che si adattano sulla terra, alla debolezza umana. L'appeso
vi si è aggrappato, non da credente cieco, ma da saggio che ha
valutato la vanità
delle ambizioni individuali ed ha compreso la fecondità del
sacrificio eroico teso all'oblio totale di sé.
Al contrario del
misticismo volgare, quest'oblio è spinto fino all'esclusione
d'ogni preoccupazione di salvezza individuale, poiché la devozione
pura non comporta come ricompensa alcun beneficio. D'altra
parte, non è alla conquista del cielo che mira l'appeso, la cui
testa è diretta
verso la terra. Le sue preoccupazioni sono terrene: egli si
vota al bene degli altri, alla redenzione dei poveri umani vittime
della loro
ignoranza e delle loro passioni egoistiche. I
due alberi, tra i quali si trova l'appeso, sono le colonne Jakin e
Boaz, che si
elevano alla destra e alla sinistra di tutti gli iniziati. Esse
raffigurano il
complesso delle aspirazioni spirituali che sottraggono l'uomo
alla materialità. La
loro scorza azzurra che diventa gradualmente verde, indica all'inizio
una contemplazione serena, che poi si trasforma e diventa una vitalizzazione
progressiva che unisce e libera dalla pratica del culto il lato
morale vivificante della religione.
La linfa che ha
fatto crescere i due alberi colora di porpora le dodici cicatrici
lasciate dai rami recisi. La
spiritualità attiva (porpora) si manifesta così dodici volte, poiché
anima l'universalità
del campo religioso di fronte al sole che percorre i dodici
segni dello zodiaco. La
religione dell'appeso non ha nulla di ristretto: tende al
cattolicesimo integrale,
comune a tutte le epoche ed a tutti i popoli. Nella
tunica dell'appeso si alternano il rosso e il bianco, come nell'abito
dell'innamorato si
alternano il rosso ed il verde. L'attività
del rosso sembra in contraddizione con la passività del personaggio,
che tuttavia non può essere completamente passivo, perché deve
essere attivo per
respingere le influenze nocive e cercare le influenze buone.
Il bianco indica la
purezza e l'immaginazione indispensabile alla concezione
di idee giuste e alla coltivazione di sentimenti generosi.
Sulle falde
della giubba due mezzelune, una rossa e l'altra bianca, sono in
opposizione.
Ricordano le mezzelune analoghe che proteggono le spalle del trionfatore
del carro. In questo caso, tuttavia, esse comandano non le braccia
ma le gambe, cioè gli arti aerei dell'appeso. In effetti egli non
cammina, perché è
sospeso per la caviglia sinistra e batte in aria con la gamba
destra. In queste condizioni la luna calante rossa ricorda il sentimento
d'umiltà del mistico, la cui abnegazione è attiva, e la luna crescente
bianca ricorda le facoltà intuitive che hanno il compito di raccogliere,
senza deformarle, le impressioni immaginative, e poi di integrarle
in modo corretto. La
tunica è chiusa da sei bottoni: due rossi e quattro bianchi. Non è
un particolare
senza importanza; infatti il due ricorda la Papessa, quindi la fede
che è attiva nel mistico, mentre il quattro ricorda l'Imperatore, il
signore della
volontà, che deve essere pura e disinteressata nell'iniziazione
femminile. Questo perché l'adepto rinuncia a volere da se
stesso e per se stesso; egli desidera soltanto ciò che vuole il
potere misterioso
di cui si è reso servitore. Mentre
il Mago aspira a comandare, il mistico aspira soltanto ad obbedire.
Il suo abbandono
fiducioso si traduce in un aria serena; ciò spiega il volto
calmo e sorridente dell'appeso.
Egli ha le
braccia legate che sostengono
due sacchi dai quali escono monete d'oro e d'argento. Sono i tesori
spirituali accumulati dall'adepto che si è arricchito spiritualmente.
Poiché egli non
tiene nulla semina generosamente l'oro delle idee giuste che
si è fatto e delle conoscenze preziose che ha acquisito(oro, spirito,
ragione). E'
ugualmente prodigo del suo affetto, dei suoi sentimenti e dei desideri
benefici simboleggiati dalle monete d'argento che si spargono alla
sua sinistra
(argento, azione, sensibilità). Non
bisogna, però, lasciarsi ingannare dall'apparente inattività dell'appeso.
Anche se è fisicamente impotente egli dispone di un enorme potere
occulto. Egli
non agisce con i muscoli, ma esercita una influenza psichica irresistibile
grazie all'energia sottile che emana da lui; quindi il suo pensiero
, le sue aspirazioni e i suoi sentimenti si fanno sentire anche
a lunghe distanze.
Sotto il profilo
divinatorio l'arcano dodici rappresenta l'anima liberata che
avvolge il corpo. Rappresenta la collaborazione alla Grande Opera
della trasmutazione
del male in bene. E' l'individuo che si libera dall'egoismo istintivo
per elevarsi fino al divino. Attività
dell'anima, intervento a distanza. Rappresenta perfezione morale,
abnegazione, oblio
di sé, devozione, disinteresse assoluto, profeta, illuminato.
E' un artista che concepisce il bello, ma che è incapace di tradurlo
in opera. Al
negativo progetti irrealizzabili, atti generosi ma sterili, amore non
ricambiato.
Ora meditiamo
con l'appeso:
"TUTTO E'
IMMOBILE, MA NULLA E' FERMO.
ORA IL TUO DESTINO E' NELLE TUE MANI:
OSSERVA, RIFLETTI, IMPARA!"
Cielo azzurro,
nuvole bianche, un prato verde pieno di fiori multicolori, colline
in lontananza. Il
giovane osserva tutto questo: non gli sembra diverso, all'apparenza,
dagli altri
paesaggi, però pare trasmettergli una sensazione nuova e sconosciuta;
non è la familiare sensazione di pace, ma è come se tutto fosse
immobile, statico, silenzioso, come in attesa. Tutto tace: qualcosa
deve accadere, egli
ne è certo. L'iniziato
aspetta la comparsa delle sua nuova guida, ma non succede nulla,
nessun personaggio
gli viene incontro, ed egli si sente sperduto, oltre che perplesso.
Cerca un
sentiero da percorrere, dei segnali che gli indichino la via, ma
non trova nulla.
Dopo qualche minuto d' attesa, il giovane decide di incamminarsi
in una direzione qualunque: qualcosa, egli spera, accadrà. Compie
alcuni passi lungo il prato, in direzione delle colline, con la
speranza nel cuore.
C'è silenzio
intorno; sembra che ci sia una trasformazione in atto. Egli percorre
l'ultimo tratto di collina e scorge, poco lontano, due colonne fiorite
ed un arco. Dall'alto di esso scende una corda dorata; appeso per
una gamba vi è un
uomo. L'iniziato si avvicina lentamente, quasi sospettoso ed
anche un po' intimorito; lo sventurato lo guarda.
Egli ha folti
capelli neri che incorniciano un viso molto pallido; indossa un
abito dorato ed ha intorno alla vita una cintura rossa; allunga la
mano verso
l'iniziato e lo saluta.
"Benvenuto straniero, in questa valle silenziosa; ora tu,
sicuramente ti starai
chiedendo chi sono e perché sono qui, vero?- gli sorride e continua-
non devi essere
sospettoso, io non ti farò alcun male, sono qui per aiutarti.
Io rappresento ciò che tu devi comprendere: io sono la situazione
del momento.
Intorno a te tutto è immobile, ma non è negativo; questa è la
situazione più giusta per meditare, per poter riflettere. In questo
silenzio avviene il
cambiamento, la trasformazione. Tu diventerai un uomo nuovo,
ti libererai dagli ostacoli interiori, sarai finalmente libero da
tutto quello che
fino a questo momento ti ha bloccato. Niente più inibizioni
, niente più problemi. Il tuo destino si sta realizzando e tutto
questo dipende solo
da te. La tua vita è nelle tue mani; sei tu che devi decidere
qual è la strada giusta da percorrere; devi trovarla da solo, nessuno
può aiutarti. La forza la devi trovare in te stesso: ma tu la possiedi
già! Impara ed ascolta il tuo sé superiore; il tuo spirito ti parla
e ti darà i
suggerimenti necessari; tu devi solo ascoltarlo per non tornare
indietro e
continuare il sentiero serenamente".
"Ma perché
te ne stai lì, appeso?"chiede il giovane. "Io
sono costretto all'immobilità: questo perché, se seguissi la mia
indole, non
mi fermerei mai proprio come fai tu. Nella vita, invece, bisogna
imparare a fermarsi
ogni tanto; la fretta è, in realtà, una nemica pericolosa;
essa ci impedisce di riflettere sulle nostre azioni e ci toglie
la possibilità di
raggiungere l'equilibrio che, invece, è tanto utile ed importante.
Quando è il momento arrestarsi diventa necessario per poter riflettere
ed imparare ad essere meno impulsivi; sei d'accordo?" L'iniziato
annuisce; egli conosce molto bene gi errori che si commettono per
troppa fretta, per troppa leggerezza, perché non ci si vuole mai
prendere una
salutare pausa. E'
necessario sapersi fermare, vedere la realtà in modo diverso; in
fondo a
questi passaggi veniamo quasi costretti dalla vita stessa; ed è
meglio così,
se dipendesse unicamente da noi, quasi certamente non lo faremmo mai.
Siamo troppo presi
dalla frenesia degli avvenimenti, vogliamo quasi catturarli,
farli prigionieri, credendo di agire in modo tale da trattenerli
più a lungo.
L'iniziato è
ben consapevole della lezione che sta ricevendo, sa
di poter trasformare se stesso in modo molto positivo, di possedere le
capacità
necessarie a migliorarsi, imparare a saper aspettare, sapere che
gli eventi della
vita accadono sempre nel modo e nel momento giusto per noi stessi
e che la calma è, sempre e comunque, la virtù dei forti. Il
giovane si sente maggiormente sicuro di sé, ora, si sente pronto ad
affrontare con
serenità gli ostacoli che incontrerà sul suo cammino. Saluta,
ringraziandolo, il giovane appeso e si allontana. Il
paesaggio sta cambiando; le colline si fanno più alte e scure, i
fiori si
stanno diradando, il sentiero sta diventando sempre più stretto.
Si rende conto di
essere giunto alla fine del sentiero e davanti a lui vede una
nuova porta: la numero tredici. Uno
sguardo a ciò che lascia dietro di sé, poi il giovane l'apre ed
entra (file aggiornato nel Maggio 2006).
Emanuela Cella Ferrari
Le immagini sono tratte da "I Tarocchi dell'Iniziazione",
pubblicati nella Collana "L'Arte dei Tarocchi", Gruppo Lo
Scarabeo, edizioni Fabbri, 2001, Milano.
Si ringraziano le Edizioni Fabbri, ed in particolare Fabrizio
Costantini, per averci concesso di riprodurre le
immagini dei "Tarocchi dell'Iniziazione" in questa rubrica.