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La Stregoneria

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LA STREGONERIA
A cura di Devon Scott

Storia, personaggi, curiosità sulle
streghe dalle origini fino ad oggi

 

LE ORIGINI:
NASCITA DELLE STREGHE

 



 

Nei popoli antichi la religione e la magia benefica erano strettamente legate; sono arrivate fino a noi, addirittura dalla Preistoria, le prove di un uso della magia a scopi sociali, per dare fertilità ai campi, far nascere figli per continuare la specie e propiziare la cattura degli animali. Le prove dell'esistenza di malefici, e delle aspre battaglie sostenute contro gli stregoni, si trovano fin dai primi testi di leggi: il codice del re Hammurabi di Babilonia (circa 1800 a.C.) infliggeva pene severissime a chi era accusato di nuocere agli altri per mezzo della stregoneria.

In Mesopotamia i maghi-sacerdoti, gli astrologi e gli indovini erano dipendenti statali, poiché la divinazione era usata per lo stato ed il culto religioso era sempre integrato da rituali magici, incantesimi, invocazioni, esecrazioni e purificazioni; anche i medici usavano la magia, dato che si credeva che ogni malattia fosse causata da demoni, spiriti malvagi o da stregoni vendicativi. La magia extra-sacerdotale era molto temuta; coloro che la praticavano erano giudicati complici dei demoni. Nell'Enuma Elish, il poema della creazione babilonese, si trovano innumerevoli entità causa di malattie e pestilenze, di aggressioni ai neonati ed alle madri, lussuriosi demoni a caccia di rapporti sessuali con uomini e donne, esseri diabolici nascosti tra gli alberi e nei deserti, nelle acque e nel vento. Con questi si alleavano gli stregoni, diventando così potentissimi, quasi imbattibili, in grado di fare magie a cose, animali e persone, dare mali fisici e psicologici usando al negativo nomi, formule e pupazzi raffiguranti la vittima. Contro gli stregoni si usavano scongiuri, maledizioni o, più prosaicamente, denuncie alle autorità: essendo in voga la legge del taglione, fare gli stregoni era una professione ad altissimo rischio, nonostante fosse molto redditizia (per altre notizie sulla magia in Mesopotamia, cliccate qui).

In Egitto la magia era un dono fatto agli uomini dal dio Ra, che l'aveva creata affinché essi avessero un'arma per difendersi nelle circostanze avverse della vita. Gli stessi dei vi ricorrevano spesso nei momenti critici; Iside usava abitualmente la stregoneria per uccidere i nemici; poteva plasmare animali nella creta e dare loro la vita, conosceva formule e parole magiche da scrivere sui talismani.

Nell'immagine a lato,
sarcofago di una sacerdotessa egizia (British Museum)


La magia era considerata un elemento fondamentale della religione, della cultura, della vita sociale e della politica; infatti gli Egiziani non avevano un concetto di destino superiore a tutto (come il Fato dei Greci e dei Romani), per cui ricorrere ad un rituale, benefico o malefico, era la soluzione ad ogni problema. Come si può intuire, gli stregoni lavoravano a tempo pieno per fare incantesimi per l'amore, per ridare salute ai malati, arricchire, partorire figli maschi belli e sani, conservare la virtù delle mogli e la fedeltà dei mariti. 
Chi voleva fare del male ad un nemico poteva chiedere l'intervento delle legioni dei demoni, che erano capeggiate da un dio che aveva il volto sul retro della testa; oppure poteva pagare una strega professionista, perché facesse la maledizione dell'ombra del nemico.
Si pensava che nell'ombra ci fosse una delle due anime, per cui la strega calpestava l'ombra e la pugnalava dicendo "Io taglio la tua radice. Possa tu non proiettare più ombra" (per altre notizie sulla magia in Egitto, cliccate qui).

Anche tra gli Ebrei, nonostante i ripetuti divieti biblici e le minacce di pesanti sanzioni umane e divine, la divinazione ed il maleficio erano molto diffusi. Basta leggere la Bibbia per trovare esempi di incantesimi, magia imitativa, negromanzia, rituali malefici e profezie. Nel tempio di Gerusalemme c'era un profeta di stato, detto "oracolo di Ephod"; era un sacerdote che aveva il privilegio di parlare direttamente con Dio, dopo essersi cinto con l'ephod, una cintura intrecciata e ricamata con fili d'oro, abbinata ad una corazza decorata con pietre preziose. 

Nell'immagine a lato,
un sacerdote con l'ephod al collo, da un libro tedesco sui costumi nei secoli (1850)


Egli faceva soltanto previsioni che riguardavano il destino del popolo d'Israele. Se Dio, per qualche motivo, non aveva voglia di rispondere, l'oracolo non diceva una parola. 
Il popolino era obbligato a rivolgersi ai Teraphim, statuette di dei familiari oracolari (simili ai Lari romani), che tutti tenevano in casa, le cui previsioni erano accettate come oro colato; oppure agli indovini, ai necromanti (che prevedevano il futuro interrogando gli spiriti dei morti) ed alle fattucchiere. L'indignato profeta Ezechiele si lamentava del fatto che tutti costoro esercitassero la professione in barba alle leggi, riempiendosi le tasche d'oro. 
Perfino i re avevano le loro debolezze: Saul, che aveva emanato severe leggi contro la magia e la previsione del futuro, condannando all'esilio tutti coloro che le praticavano, consultò l'Ephod talmente tante volte da ottenere una reazione di assoluto mutismo da parte di un Dio inferocito. Per conoscere la propria sorte non gli restò altro che consultare una celeberrima strega, che abitava a Endor, città a sud di Nazareth, che costringeva i defunti a comparirle davanti ed a fare profezie. La donna fece apparire lo spirito di Samuele, che terrorizzò a morte tutti i presenti con le sue fosche previsioni (per altre notizie sulla magia presso gli Ebrei, cliccate qui).

Nella Grecia antica era ignota la bassa magia, con i suoi rituali, gli scongiuri, le fatture ed il malocchio. I termini per designare queste cose comparvero solo nell'età classica; la parola greca magos derivava infatti dal termine persiano: i magi, maghi per eccellenza. Erodoto disse che i magoi avevano, nella società persiana, la responsabilità dei sacrifici, dei riti funebri, della divinazione e dell'interpretazione dei sogni; erano quindi maghi-sacerdoti. C'erano poi i goes (da cui il termine goezia, che designa la magia nera), coloro che facevano uscire i morti dalle tombe.
La mancanza di fiducia nei poteri della magia veniva dal fatto che alla base della religione greca c'era il Fato, il destino ineluttabile che non guardava in faccia a nessuno, uomo o divinità, e rendeva inutile l'uso degli incantesimi. Era accettato che agli eroi, impegnati in qualche mirabolante impresa, fosse dato un corredo di oggetti magici, con cui superare gli ostacoli: calzari alati per volare, elmi o mantelli che rendevano invisibili, anelli e specchi magici, oltre ad altri utili ammennicoli forniti da qualche dio misericordioso. Nello stesso modo si sapeva che le Sibille avevano il dono della divinazione e della prescienza, ma in questo c'era lo zampino del dio Apollo. Era considerata abituale la fecondazione magica di belle ragazze ad opera di Zeus, trasformato per l'occasione in pioggia d'oro, animale o altro. Si favoleggiava, inoltre, che la Tracia e la Tessaglia fossero terre di donne malefiche che compivano atti esecrabili di magia nera, sacrificando fanciulli e traendo dal loro corpo unguenti per assicurarsi giovinezza e bellezza, ma erano solo leggende. 

Nell'immagine a lato,
"Circe" di Dosso Dossi (1490-1542). Roma, Galleria Borghese

Solamente in due episodi mitologici compaiono due donne che esercitano la magia, Circe e sua nipote Medea. Circe è un personaggio dell'Odissea di Omero, una bellissima maga che trasforma in porci gli uomini che arrivano fino a lei. Innamorata di Ulisse, sarà infine costretta a far ritornare in forma umana le sue vittime. 
 Molto più cupa, tragica e complessa Medea, personificazione della passione morbosa, fino all'atroce vendetta finale: più che una strega, una donna pronta a tutto per amore e dall'amore respinto resa pazza; una figura che per le sue caratteristiche ha ispirato molti autori a partire da Euripide, Seneca, Ovidio fino a Pasolini.

Dopo essere venuti in contatto con i Persiani, i Greci scoprirono la magia e vi si buttarono con lo zelo dei neofiti; adesso diremmo che, fiutato il business, diventarono anche i maggiori produttori industriali di amuleti in pietre semi-preziose a Naucrati, sul delta del Nilo, primo insediamento stabile di Greci in Egitto. La diffusione della necromanzia, dei filtri per far innamorare, uccidere o procurare aborto, delle formule per distruggere i nemici, divenne un fenomeno tanto allarmante che una legge proibì agli stregoni l'iniziazione ai Misteri Eleusini ed Orfici. 

Nell'immagine a lato,
 "Medea" di Eugène Delacroix (1798–1863), olio su tela

Infatti i culti misterici, a differenza della religione ufficiale olimpica (così chiamata dalla sede degli dei principali, il monte Olimpo), teorizzavano l'unione mistica dell'uomo con la divinità e la vita dopo la morte per trasmigrazione delle anime; era quindi impensabile che un iniziato seguisse anche le immonde pratiche della magia nera. 
Nessuno rimase immune dal contagio magico, neppure i filosofi; nella Storia di Alessandro si narra che Aristotele avesse dato ad Alessandro Magno una scatola di protezione da portare sempre con sé, con dentro armi spezzate, trattate magicamente, che avrebbero dovuto rendere invalide tutte le eventuali armi usate contro di lui (per altre notizie sulla magia nell'antica Grecia, cliccate qui).
File aggiornato nel Novembre 2005.

                                                                 Devon Scott