Nei popoli antichi la
religione e la magia benefica erano strettamente legate; sono arrivate fino a
noi, addirittura dalla Preistoria, le prove di un uso della magia a scopi
sociali, per dare fertilità ai campi, far nascere figli per continuare la
specie e propiziare la cattura degli animali. Le prove dell'esistenza di
malefici, e delle aspre battaglie sostenute contro gli stregoni, si trovano fin
dai primi testi di leggi: il codice del re Hammurabi di Babilonia (circa
1800 a.C.) infliggeva pene severissime a chi era accusato di nuocere agli altri per
mezzo della stregoneria.
In Mesopotamia i
maghi-sacerdoti, gli astrologi e gli indovini erano dipendenti statali, poiché
la divinazione era usata per lo stato ed il culto religioso era sempre integrato
da rituali magici, incantesimi, invocazioni, esecrazioni e purificazioni; anche
i medici usavano la magia, dato che si credeva che ogni malattia fosse causata
da demoni, spiriti malvagi o da stregoni vendicativi. La magia extra-sacerdotale
era molto temuta; coloro che la praticavano erano giudicati complici dei demoni.
Nell'Enuma Elish, il poema della creazione babilonese, si trovano innumerevoli
entità causa di malattie e pestilenze, di aggressioni ai neonati ed alle madri,
lussuriosi demoni a caccia di rapporti sessuali con uomini e donne, esseri
diabolici nascosti tra gli alberi e nei deserti, nelle acque e nel vento. Con
questi si alleavano gli stregoni, diventando così potentissimi, quasi
imbattibili, in grado di fare magie a cose, animali e persone, dare mali fisici
e psicologici usando al negativo nomi, formule e pupazzi raffiguranti la
vittima. Contro gli stregoni si usavano scongiuri, maledizioni o, più
prosaicamente, denuncie alle autorità: essendo in voga la legge del
taglione,
fare gli stregoni era una professione ad altissimo rischio, nonostante fosse
molto redditizia (per altre notizie sulla magia in Mesopotamia, cliccate
qui).
In Egitto la magia era
un dono fatto agli uomini dal dio Ra, che l'aveva creata affinché essi avessero
un'arma per difendersi nelle circostanze avverse della vita. Gli stessi dei vi
ricorrevano spesso nei momenti critici; Iside usava abitualmente la stregoneria
per uccidere i nemici; poteva plasmare animali nella creta e dare loro la vita,
conosceva formule e parole magiche da scrivere sui talismani.
Nell'immagine a lato,
sarcofago di una sacerdotessa egizia (British Museum)
La magia era considerata un elemento fondamentale della religione, della
cultura, della vita sociale e della politica; infatti gli Egiziani non avevano
un concetto di destino superiore a tutto (come il Fato dei Greci e dei Romani),
per cui ricorrere ad un rituale, benefico o malefico, era la soluzione ad ogni
problema. Come si può intuire, gli stregoni lavoravano a tempo pieno per fare
incantesimi per l'amore, per ridare salute ai malati, arricchire, partorire
figli maschi belli e sani, conservare la virtù delle mogli e la fedeltà dei
mariti.
Chi voleva fare del male ad un nemico poteva chiedere l'intervento delle
legioni dei demoni, che erano capeggiate da un dio che aveva il volto sul retro
della testa; oppure poteva pagare una strega professionista, perché facesse la
maledizione dell'ombra del nemico.
Si pensava che nell'ombra ci fosse una delle
due anime, per cui la strega calpestava l'ombra e la pugnalava dicendo "Io
taglio la tua radice. Possa tu non proiettare più ombra" (per altre
notizie sulla magia in Egitto, cliccate qui).
Anche tra gli Ebrei,
nonostante i ripetuti divieti biblici e le minacce di pesanti sanzioni umane e
divine, la divinazione ed il maleficio erano molto diffusi. Basta leggere la
Bibbia per trovare esempi di incantesimi, magia imitativa, negromanzia, rituali
malefici e profezie. Nel tempio di Gerusalemme c'era un profeta di stato, detto
"oracolo di Ephod"; era un sacerdote che aveva il privilegio di
parlare
direttamente con Dio, dopo essersi cinto con l'ephod, una cintura
intrecciata e ricamata con fili d'oro, abbinata ad una corazza decorata con
pietre preziose.
Nell'immagine a lato,
un sacerdote con l'ephod al collo, da un libro tedesco sui costumi nei secoli
(1850)
Egli faceva soltanto previsioni che riguardavano il destino del
popolo d'Israele. Se Dio, per qualche motivo, non aveva voglia di rispondere,
l'oracolo non diceva una parola.
Il popolino era obbligato a rivolgersi ai Teraphim, statuette di dei familiari oracolari (simili ai Lari romani), che
tutti tenevano in casa, le cui previsioni erano accettate come oro colato;
oppure agli indovini, ai necromanti (che prevedevano il futuro interrogando gli
spiriti dei morti) ed alle fattucchiere. L'indignato profeta Ezechiele si
lamentava del fatto che tutti costoro esercitassero la professione in barba alle
leggi, riempiendosi le tasche d'oro.
Perfino i re avevano le loro debolezze:
Saul, che aveva emanato severe leggi contro la magia e la previsione del futuro,
condannando all'esilio tutti coloro che le praticavano, consultò l'Ephod
talmente tante volte da ottenere una reazione di assoluto mutismo da parte di un
Dio inferocito. Per conoscere la propria sorte non gli restò altro che
consultare una celeberrima strega, che abitava a Endor, città a sud di
Nazareth, che costringeva i defunti a comparirle davanti ed a fare profezie. La
donna fece apparire lo spirito di Samuele, che terrorizzò a morte tutti i
presenti con le sue fosche previsioni (per altre notizie sulla magia presso gli
Ebrei, cliccate qui).
Nella Grecia antica era
ignota la bassa magia, con i suoi rituali, gli scongiuri, le fatture ed il
malocchio. I termini per designare queste cose comparvero solo nell'età
classica; la parola greca magos derivava infatti dal termine
persiano: i magi, maghi per eccellenza. Erodoto disse che i magoi
avevano, nella società persiana, la responsabilità dei sacrifici, dei riti
funebri, della divinazione e dell'interpretazione dei sogni; erano quindi
maghi-sacerdoti. C'erano poi i goes (da cui il termine goezia, che
designa la magia nera), coloro che facevano uscire i morti dalle tombe.
La mancanza di fiducia nei
poteri della magia veniva dal fatto che alla base della religione greca c'era il
Fato, il destino ineluttabile che non guardava in faccia a nessuno, uomo o
divinità, e rendeva inutile l'uso degli incantesimi. Era accettato che agli
eroi, impegnati in qualche mirabolante impresa, fosse dato un corredo di oggetti
magici, con cui superare gli ostacoli: calzari alati per volare, elmi o mantelli
che rendevano invisibili, anelli e specchi magici, oltre ad altri utili
ammennicoli forniti da qualche dio misericordioso. Nello stesso modo si sapeva
che le Sibille avevano il dono della divinazione e della prescienza, ma in
questo c'era lo zampino del dio Apollo. Era considerata abituale la fecondazione
magica di belle ragazze ad opera di Zeus, trasformato per l'occasione in pioggia
d'oro, animale o altro.
Si favoleggiava, inoltre, che la Tracia e la Tessaglia
fossero terre di donne malefiche che compivano atti esecrabili di magia nera,
sacrificando fanciulli e traendo dal loro corpo unguenti per assicurarsi
giovinezza e bellezza, ma erano solo leggende.
Nell'immagine a lato,
"Circe" di Dosso Dossi (1490-1542). Roma, Galleria Borghese
Solamente in due episodi
mitologici compaiono due donne che esercitano la magia, Circe e sua nipote
Medea. Circe è un personaggio dell'Odissea di Omero, una bellissima maga che
trasforma in porci gli uomini che arrivano fino a lei. Innamorata di Ulisse, sarà
infine costretta a far ritornare in forma umana le sue vittime.
Molto più cupa,
tragica e complessa Medea, personificazione della passione morbosa, fino
all'atroce vendetta finale: più che una strega, una donna pronta a tutto per
amore e dall'amore respinto resa pazza; una figura che per le sue
caratteristiche ha ispirato molti autori a partire da Euripide, Seneca, Ovidio
fino a Pasolini.
Dopo essere venuti in contatto
con i Persiani, i Greci scoprirono la magia e vi si buttarono con lo zelo dei
neofiti; adesso diremmo che, fiutato il business, diventarono anche i maggiori
produttori industriali di amuleti in pietre semi-preziose a Naucrati, sul delta
del Nilo, primo insediamento stabile di Greci in Egitto. La diffusione della
necromanzia, dei filtri per far innamorare, uccidere o procurare aborto, delle
formule per distruggere i nemici, divenne un fenomeno tanto allarmante che una
legge proibì agli stregoni l'iniziazione ai Misteri Eleusini ed Orfici.
Nell'immagine a lato,
"Medea" di Eugène Delacroix (1798–1863), olio su tela
Infatti
i culti misterici, a differenza della religione ufficiale olimpica (così
chiamata dalla sede degli dei principali, il monte Olimpo), teorizzavano
l'unione mistica dell'uomo con la divinità e la vita dopo la morte per
trasmigrazione delle anime; era quindi impensabile che un iniziato seguisse
anche le immonde pratiche della magia nera.
Nessuno rimase immune dal contagio
magico, neppure i filosofi; nella Storia di Alessandro si narra
che Aristotele avesse dato ad Alessandro Magno una scatola di protezione da portare
sempre con sé, con dentro armi spezzate, trattate magicamente, che avrebbero
dovuto rendere invalide tutte le eventuali armi usate contro di lui (per altre
notizie sulla magia nell'antica Grecia, cliccate qui).
File
aggiornato nel Novembre 2005.