Tra il 1689 ed il 1692 si
verificò a Salem, un porto del Massachusetts a nord di Boston, un caso di
invasamento collettivo clamoroso: Elisabeth, di nove anni, figlia del reverendo
Samuel Parris, pastore del villaggio, e sua cugina Abigail Williams, di undici
anni, oltre ad alcune ragazzine loro amiche, manifestarono sintomi di
possessione; entro poche settimane anche quattro donne ed un'anziana signora
manifestarono gli stessi sintomi, a cui si aggiunsero svenimenti e
sonnambulismo.
Abigail era una ragazzina piuttosto precoce ed era ricorsa ai poteri di Tituba,
la schiava caribica dei Parris, perché eliminasse con un maleficio la moglie di
John Proctor, un giovane del paese del quale si era invaghita. L'amorazzo
giovanile divenne tragedia quando Abigail e le sue amiche, suggestionate dai
racconti sul Voodoo, accusarono Tituba di essere una strega, di aver provocato
la morte dei sette figli della signora Putman, che non erano sopravvissuti al
parto, di evocare gli spiriti, di averle condotte a cerimonie sataniche, dove
avevano danzato nude sotto la luna ed avevano avuto rapporti carnali con uomini
di vari colori ed altri strani esseri.

Nell'immagine a lato,
un'antica stampa che illustra un momento del processo alle streghe di Salem
La schiava accusata, messa sotto tortura, confessò di essere una strega, di
aver ucciso numerosi altri bambini con l'aiuto della levatrice, anch'essa
strega, e di aver fatto commercio con Satana; poi rivelò il nome dei suoi
complici.
Furono arrestate centocinquanta persone, diciannove delle quali vennero subito
condannate a morte, tra cui Elisabeth Proctor, la rivale di Abigail. John
Proctor, nel tentativo di salvare la moglie screditando la versione di Abigail,
si incolpò di un inesistente adulterio e di aver invocato il demonio, attirando
su di sé tutte le accuse.
Quando gli offrirono l'impunità in cambio dei nomi dei presunti complici,
rifiutò di accusare qualcun altro e preferì farsi impiccare; Elisabeth si salvò
comunque dalla forca, perché aspettava un bambino
La storia delle streghe di
Salem, con il suo clima di terrorismo psicologico, fu mirabilmente resa da
Arthur Miller ne Il crogiuolo, scritto per stigmatizzare quel
periodo di "caccia alle streghe" che caratterizzò l'anticomunismo
dell'America di Mac Carthy.
Il processo, in cui le ossesse furono nominate funzionari della corte e fecero
da pubblica accusa, fu un perfetto esempio di violazione di tutte le regole
procedurali e non tenne conto degli inviti alla moderazione fatti da alcuni
ecclesiastici. I personaggi colpiti non erano sconosciuti, ma pilastri della
comunità; alcuni rivelarono terribili colpe che materialmente non potevano aver
commesso.
I giudici ebbero mano libera nell'eliminazione di che si autoaccusava o era
accusato da altri, puntando sul senso di colpa collettivo di fronte al castigo
divino, impresso a fuoco nell'etica puritana.
Cacciati dall'Inghilterra e
rifugiatisi nell'America del Nord, i Puritani si erano infatti portati appresso la loro
morale ristretta e la loro mania delle streghe. Un pilastro della comunità, William
Perkins, aveva scritto il Discorso sull'arte
dannata della stregoneria, che aveva
impressionato tutti per la descrizione
degli orrori provocati dalle streghe. Il testo infuse
sacro zelo in un giovane ministro, Cotton Mather (nell'immagine a lato), che divenne il più terribile
cacciatore di streghe del Nord America.
Mather fu l'anima nera del
processo di Salem ed incoraggiò addirittura i giudici, guidati da Samuel Sewall,
a dare credito alle
"testimonianze spettrali", cioè ai fantasmi che, apparsi in sogno,
accusavano qualcuno; queste testimonianze furono ascoltate finché il
governatore dello stato, Sir William Phips, non proibì espressamente di tenerne
conto.
La faccenda all'improvviso finì; alcuni dicono che si esaurì la fantasia delle
isteriche, altri, più realisticamente, che le accusatrici si erano messe a
prendere di mira personaggi assolutamente intoccabili.
Abigail Williams derubò il reverendo Parris di tutti i risparmi e fuggì a
Boston, dove, finiti i soldi, si diede alla prostituzione. Le persone sotto
arresto furono rilasciate, quelle giustiziate furono riabilitate; le prime ed i
parenti ancora vivi delle seconde ebbero, per ordine del governatore, un
indennizzo. I giudici che avevano pronunciato le condanne furono costretti a
fare pubblica ammenda ed a firmare una dichiarazione, in cui chiedevano perdono
alle loro vittime.
Ancora oggi si può vedere la "Casa delle streghe",
l'edificio in cui abitava il giudice Jonathan Corwin e nel quale le accusate
venivano interrogate; la casa è ora un museo.
Nell'immagine a lato,
il giudice Samuel Sewall, che fu poi costretto a fare ammenda per aver
giustiziato degli innocenti
Le persecuzioni contro le
streghe ricevettero il primo colpo da uno scrittore tedesco, il gesuita
Friedrich von Spee. A Colonia egli ebbe modo di conoscere nei particolari i
meccanismi giudiziari della caccia alle streghe, essendo stato nominato
confessore dei condannati: l'esperienza lo segnò per tutta la vita.
"I miei capelli sono incanutiti anzitempo- scrisse- per aver accompagnato
al rogo ed alla morte più di duecento stregoni di cui poi ho riconosciuto
l'innocenza. Se noi tutti non abbiamo confessato di essere stregoni, è perché
non tutti siamo stati torturati".
Mandato in giro come
predicatore contro i Protestanti, presto si fece la fama di difensore delle
streghe; ferito in un attentato, nella lunga convalescenza cominciò a scrivere
il nucleo di base della Cautio criminalis, fatta circolare
dapprima come manoscritto fra gli amici, poi stampata anonima, non avendo
ottenuto l'approvazione dei superiori.
Si seppe quasi subito chi ne era l'autore e Spee fu cacciato dal collegio in cui
insegnava. Il libro si apriva con una dedica dell'autore ai principi tedeschi,
perché Spee era convinto che fossero gli unici in grado di porre fine al
massacro delle streghe.
Il libro non parlava di tolleranza verso le streghe, né si rifugiava nel
pietismo; partiva invece dalla fredda constatazione che i processi ingiusti
contro le streghe violavano l'ordine razionale e sociale, introducendo nel
diritto elementi destabilizzanti, come l'arbitrarietà,
intollerabile nella legge, che dovrebbe sempre essere al di sopra di tutto ed
uguale per tutti.
La Cautio era
una critica al sistema giudiziario, che riusciva solo ad allargare a dismisura
il numero dei presunti colpevoli, ed anche un'analisi della follia persecutoria.
La forma della Cautio era in domande e risposte, formulate in
maniera da risolvere tutti i dubbi di un eventuale interlocutore; la prima
"questione" era proprio se esistevano individui in grado di praticare
la stregoneria.
Spee credeva che le streghe esistessero veramente, ma fossero rarissime; egli
ammise qualche perplessità circa alcuni casi da lui esaminati, ma disse anche,
con molta decisione, che era impossibile che fossero tutte streghe e stregoni le
donne e gli uomini finiti in cenere sul patibolo.
E comunque i roghi non erano il miglior metodo di lotta; un atteggiamento di
razionalità, oltre che di carità ispirata ai principi di Cristo, non doveva
mai mancare neppure nei confronti di coloro che streghe forse lo erano davvero.
La stregoneria era da considerarsi un delitto eccezionale e mostruoso, ma non
poteva comunque essere considerata legittima una procedura arbitraria neppure in
un caso così eccezionale.
Non possiamo affermare che la pubblicazione della Cautio abbia
fatto finire all'istante i roghi, però contribuì moltissimo al cambiamento
dell'atteggiamento nei confronti delle streghe. Le modifiche alla procedura
penale e la proibizione della tortura negli interrogatori diminuirono
drasticamente il numero delle condanne, anche se i processi per stregoneria
continuarono saltuariamente in tutta l'Europa ancora per qualche decennio.
Nel luglio del 1682 in Francia
il re Sole (nell'immagine a lato) ed il suo ministro Colbert firmarono l'editto che mise fine al
"delitto di stregoneria sabbatica".
Diviso in undici articoli (otto dei quali dedicati agli avvelenatori), nei primi
tre, che parlavano dei maghi impostori, veniva negata la realtà della magia e
quindi considerato inesistente il patto col diavolo. Mentre la magia era
etichettata come vana illusione, il terzo articolo prevedeva la prigione per chi
ingannava con finti rituali i creduloni, la morte per coloro che si erano
macchiati di sacrilegio.
Gerolamo Tartarotti, nel suo Del congresso notturno delle Lamie, a
proposito del Sabba scrisse:
"Sarebbero pur tollerabili questi deliri nel
volgo e tra le persone idiote, come quelle che col pretesto dell'ignoranza
potrebbero coprirsi. Il maggior male è che uomini addottrinati e cattolici,
giureconsulti, teologi e scrittori di libri, i quali hanno preteso di insegnare
agli altri, sono urtati nello stesso scoglio".
Egli distinse le streghe, donne di campagna ignoranti ed abbruttite dalla
miseria, vittime di un'immaginazione esasperata, dal carattere malinconico e
ipocondriaco, dai maghi, persone colte, legate al mondo umanistico, prontissimi
a mettersi d'accordo col demonio per apprendere i segreti della natura. Le sue
tesi scatenarono un appassionato dibattito tra letterati e teologi.
In Inghilterra l'"Atto sulla Stregoneria" del 1736 convertì le accuse
di satanismo e stregoneria in abuso della credulità popolare, truffa,
cospirazione a scopo criminale e perversioni sessuali: chi si auto–denunciava e
confessava di recarsi al Sabba per avere rapporti col diavolo, veniva
incriminato come pervertito sessuale.
Per molti intellettuali del Settecento divenne una moda snobistica dire di
essere satanisti; col Romanticismo, infine, la stregoneria si tramutò in motivo
letterario, pittorico o musicale.
Nell'immagine a lato,
"La cucina delle streghe" di David Teniers il Vecchio (1562-1649),
particolare
La stregoneria, oggi, si
identifica con la Wicca e con il Neo-paganesimo; i due movimenti sono
molto diffusi nei paesi anglosassoni, meno in Italia (ma comunque in netto
aumento rispetto a pochi anni fa). Nonostante gli equivoci alimentati dai
detrattori, nessuno dei due gruppi ha nulla a che fare con il Satanismo, con le
messe nere e, men che meno, con i sacrifici cruenti.
Gli studi sulla stregoneria ripartirono nel 1921, dopo la pubblicazione del
saggio di Margareth Alice Murray Il culto delle streghe nell'Europa
Occidentale. L'antropologa (che era anche una valente egittologa)
sosteneva che la moderna stregoneria era il residuo di un antichissimo culto
segreto pre-cristiano, giunto nei secoli fino ad oggi, da cui il termine
"Old Religion" (vecchia religione). Le sue teorie furono contestate da
vari studiosi, in particolare dopo l'uscita nel 1933 di un altro libro, Il
dio delle streghe.
Gli Wiccan (seguaci della moderna stregoneria) cominciarono a farsi conoscere
dopo il 1951, anno in cui fu revocato il "Witchcraft Act" che proibiva
loro di riunirsi in congreghe e professare apertamente la propria religione. Si
divisero in due rami principali: quello che faceva capo a Gerald Brosseau
Gardner (1884-1964), più neo-pagano, e quello di Alex Sanders, ad impronta più
magica. Oggi le correnti della Wicca sono molto numerose, con diversi
orientamenti.
Alla Wicca, che non è un movimento magico, ma una vera e propria religione,
aderiscono molte donne, che si sentono escluse dalle religioni più tradizionali (come il
Cristianesimo), nelle quali non soltanto manca una divinità femminile, ma la
donna viene anche considerata una persona in qualche modo inferiore. Il
concetto, proprio della Wicca, di una Dea, Madre di ogni manifestazione
della vita, è in grado di riempire un vuoto psicologico.
Wicca e Neo-paganesimo sono basati sulla natura e danno grande importanza
all'ambiente, per cui attirano tutte le persone che sentono un forte bisogno di
ritornare alle origini, ad una vita più semplice e legata alla terra, alle
piante, agli animali ed ai cicli delle stagioni. Essi hanno una grandissima tolleranza
verso le credenze altrui, non considerano opera diabolica la magia e l'esoterismo,
non pretendono di fare proseliti e neppure di convincere gli altri di essere i
depositari di verità assolute.
Il cinema e la televisione si
sono sbizzarriti sul tema della stregoneria; le streghe televisive sono nate con
la buffa Samantha di "Vita da strega", che faceva magie
dimenando la punta del naso e doveva costantemente difendere il proprio
matrimonio con un mortale dalle incursioni di sua madre Endora, perfetta incarnazione della
suocera-strega che nessuno vorrebbe avere. Ci sono state poi streghe-bambine,
streghe-ragazzine, streghe-babysitter, streghe-detective, streghe-antivampiro,
fino alle tre sorelle Halliwell di San Francisco del recentissimo serial.
Le streghe del cinema sono viste con le lenti rosa della commedia leggera e
divertente, oppure molto meno edulcorate, come figure di donne forti e ribelli,
la cui smania di libertà si scontra con pregiudizi e repressione. Escludendo la
produzione stile sesso-e-sangue, dove satanismo e stregoneria non sono che
pretesti per mostrare scene di erotismo e violenza di bassa lega, ricordiamo i
più importanti film sull'argomento.
Nell'immagine
a lato,
"L'esorcismo" di Francisco Goya (1746-1828). Olio su tela, Madrid,
Museo Lazaro Galdiano
Il primo fu "Hexen"
(1922), del regista danese Benjamin Christensen, che in Italia divenne "La
stregoneria attraverso i secoli". Più che un film, un documentario
romanzato sulla nascita e lo sviluppo del fenomeno, con immagini violente e di
crudo realismo, enfatizzate da una fotografia luminosissima.
"Ho sposato una strega"
(1942), di René Clair, racconta di una strega del Seicento, che si reincarna
per vendicarsi del discendente del giudice che l'ha spedita al rogo. Ovviamente,
finirà con lo sposarlo.
Sono di Carl Theodor Dreyer
"La passione di Giovanna d'Arco" (1928), che rievoca il
processo e la morte della santa, ed il bellissimo "Dies irae"
(1943), storia di una giovane che, sposata ad un pastore protestante molto più
anziano di lei, si innamora del figlio di primo letto del marito. Saputa la
verità, il marito muore per infarto. Accusata di aver ucciso il marito con la
stregoneria dalla suocera, che la odia, avendo perso la fiducia del figliastro,
si lascia giudicare e condannare al rogo senza difendersi. Il film fu visto come
una denuncia del Nazismo.
"La vergine di Salem"
(1937), di Frank Lloyd, ripercorre, romanzandola, la vicenda del processo di
Salem; la stessa fu ripresa nel 1957, quando il regista francese Raymond Rouleau
diresse "Le vergini di Salem" sullo stesso tema.
"La strega del Rodano"
(1950), di Raymond Bernard, rievoca la disperata vicenda d'amore di Agnese
Bernaeur e del principe Alberto di Sassonia, osteggiati dal padre di lui per
ragioni politiche. Il tragico finale vede i due innamorati morire annegati nelle
acque del Rodano.
"La strega"
(1954), di André Michel, è un film francese drammatico ambientato in una zona
semiselvaggia della Svezia. Qui un ingegnere francese, trasferito
temporaneamente per lavoro, conosce Ina, una ragazza che vive con la nonna nei
boschi ed ha fama di strega. Innamorato di lei, l'uomo la chiede in sposa;
quando la ragazza si reca al villaggio, viene aggredita come strega, picchiata e
presa a sassate. Ina scappa; morirà poco dopo nella foresta, sola e disperata.
"Una strega in
paradiso" (1958), di Richard Quine, è una divertente commedia
americana in cui la bella strega Kim Novak fa innamorare un editore, gli manda
all'aria il fidanzamento e rinuncia ai suoi poteri per poterlo sposare.
"La strega in amore"
(1966), di Damiano Damiani, è uno strano horror in cui uno scrittore
squattrinato accetta un lavoro in casa di una anziana e ricca vedova, che si
sdoppia in una bella fanciulla. Caduto in potere della strega, riuscirà a
ribellarsi ed a distruggere la donna e la sua casa stregata.
"Una strega senza
scopa" (1968), di Josè Maria Elorrieta, è una commedia spagnola in
cui un professore universitario riesce a vedere una ragazza-strega che per magia
lo trasporta attraverso i secoli, coinvolgendolo in pazze avventure e
provocandogli un sacco di guai, data la totale ignoranza del professore in
materia di stregoneria. Svegliatosi in ospedale, il professore ritrova la sua
bella nel corpo dell'infermiera che lo assiste.
"I diavoli"
(1971), di Ken Russel, è la trasposizione della storia di Grandier e del
processo di Loudun, tratta dal libro I diavoli di Loudun di Aldous Huxley; fortemente influenzato dal periodo della
contestazione giovanile, il
film vide il processo come repressione sessuale e politica.
Roman Polanski diresse nel
1968 il celebre "Rosemary's baby", tratto dal romanzo omonimo di Ira
Levin, storia di una donna venduta al diavolo dal marito, istigato da una
congrega di streghe e di satanisti, in cambio del successo. Il film divenne
famosissimo quando la moglie del regista (incinta del loro primo figlio) venne
massacrata, insieme ad alcuni amici, dal gruppo diretto dal satanista Manson, in
quella che fu chiamata "la strage di Bel–Air". Nel
1971 Polansky diresse anche un cupissimo "Macbeth", nel quale traspose
l'orrore della strage compiuta nella sua villa.
"La stagione della
strega" (1971), di George A. Romero, è uno degli horror meno
conosciuti del famoso regista; narra di Jean, donna bella, affascinante, che
miete successi nel lavoro come nella vita privata. Ha una strana amica, che si
chiama Marion. Tutti dicono che Marion è una strega: sarà vero?
"Stregone di città"
(1973), di Gianfranco Bettetini, è un insolito film che rievoca la vita di don
Parisi, chiamato "Il prete di Ratanate", una figura di mago e
guaritore molto nota nella Milano degli anni Trenta. Il film è basato sulle
testimonianze di due donne da lui beneficate.
"Le streghe di
Eastwick" (1987), di George Miller, è una commedia
nera; protagoniste
sono tre amiche streghe che vivono in un paesino del New England, dove un giorno
arriva un ricco sconosciuto con uno strano tipo di servitore. L'uomo, che ha la
faccia diabolica di Jack Nicholson, è in realtà un demone, mandato sulla terra
per avere un figlio dalle tre streghe. Gli andrà male e le tre streghe,
vittoriose, riusciranno a procurarsi tre mariti di loro gusto.
Nell'immagine a
lato,
"La lampada del diavolo" di Francisco Goya (1746-1828). Olio
su tela, Londra, National Gallery
"Una strega chiamata
Elvira" (1988), di James Signorelli, racconta di una aspirante diva del
varietà che va nel Massachusetts per un'eredita e rischia il rogo dopo aver
affascinato tutti gli uomini del paese.
"Streghe"
(1989), di Alessando Capone, parla di una strega bruciata negli anni Trenta;
cinquanta anni dopo il villaggio è ancora sotto la sua maledizione; un gruppo
di ragazzi, aiutati dal sacerdote che era stato l'amante della strega, cercano
di esorcizzare il paese dalla diabolica presenza. Ci riusciranno?
"Yaaba"
(1989), di Idrissa Ouedraogo, è un film di un regista emergente del Burkina
Faso; è la storia dell'amicizia di una bambina, Bila, e di una anziana donna,
Sana, nubile e senza figli, che per il suo modo di vivere ha fama di strega.
Quando una bambina amica di Bila si ammala di tetano, viene accusata Sana; ma la
donna guarisce la piccola con le sue erbe.
"Hocus Pocus"
(1993), di Kenny Ortega, è una divertente commedia, sorretta soprattutto dalla
bravissima Bette Midler, che racconta di tre sorelle streghe, bruciate sul rogo a Salem
dopo essere state colte in flagrante mentre succhiano l'élan vital
ad una ragazza e trasformano suo fratello in un gattino. Riportate in vita
nell'epoca attuale, ne combineranno di tutti i colori durante la notte di
Halloween.
E per finire, se volete un elenco
aggiornato di siti web di stregoneria, lo potrete trovare tra i Link esoterici
(file aggiornato nel
Novembre 2005).
Devon Scott
Bibliografia
– La magia nel mondo
antico di Fritz Graf, editore Laterza, Bari.
– Le streghe amanti di
Satana di Jean-Michel Sallmann, edizioni Electa Gallimard, Milano.
– Streghe. Le amanti del
diavolo di Fernando Jiménez del Oso, editrice Fenice 2000, Milano.
– Stregoneria di
J. Finley Hurley, edizioni Armenia, Milano.
– Il libro segreto delle
arti magiche di Ed Fitch, edizioni Sperling e Kupfer, Milano.
– Tradizioni perdute
di Devon Scott, edizioni Lunaris, Viareggio.
– I segreti della
stregoneria di Jean de Blanchefort, edizioni Armenia, Milano.
– Il libro completo
delle streghe e dei demoni di Francis X. King, edizioni Gremese, Roma.
– Biblioteca Lamiarum
a cura degli organizzatori della mostra tenutasi a Pisa nel 1994, editrice
Pacini, Pisa.
– An ABC of witchcraft
past and present di Doreen Valiente, editrice Hale, Londra.
– Witchcraft today
di Gerald B. Gardner, edizioni Riders, Londra.
– Evocare l'inferno
di Robert Masello, editrice Mondadori, Milano.
– I nuovi culti
di Massimo Introvigne, editrice Mondadori, Milano