"I
boschi dei Druidi non esistono più,
tanto meglio. Stonehenge resta
ma che diavolo è mai?"
(Lord Byron).
Così lord
Byron, nel suo Don Juan, metteva in bocca ad uno dei suoi
personaggi il dubbio che ancora rimane nella testa degli studiosi: che cosa è
davvero Stonehenge?
Nessuna
teoria risulta soddisfacente, tra le innumerevoli proposte. Tempio
druidico, osservatorio astronomico, resti di un tempio romano, configurazione
della volta celeste fatta da una setta che adorava il sole, tempio dedicato ai
dodici segni zodiacali ed usato per calcoli astrologici: queste le ipotesi più
frequenti per questo suggestivo monumento di pietra.
Veduta
aerea del
cerchio di Stonehenge (1)
Di certo c'è soltanto quello che Stonehenge, il più famoso monumento
megalitico del mondo, non è.
Stonehenge,
le "pietre pendenti", era il nome dato dai Sassoni al grande cerchio
di pietre che si trova nella Piana di Salisbury, a Sud–Ovest di Londra. Nel
Medioevo venivano definite col poetico termine di "Danza dei Giganti".
Non erano un tempio romano, come sosteneva Inigo Jones nel 1600, perché erano
più antiche. E non sta in piedi neppure la teoria del tempio fatto costruire
dai Celti affinché i Druidi vi celebrassero le loro cerimonie: Stonehenge è di
secoli anteriore all'arrivo dei Celti.
Questa teoria, tramandata nel tempo ed esposta nel 1740 da William Stukeley,
collocava attorno al 460 prima di Cristo la costruzione.
Fu quella che piacque di più. E per chi non aveva i nostri mezzi di datazione,
non era neppure così assurda: per secoli un collegio di sapienti si radunò lì
per istruire allievi, in modo tale da conservare oralmente i precetti religiosi,
perché il culto e le tradizioni non andassero perduti.
Nella
foto, Druidi moderni a Stonehenge per il Solstizio d'Estate (2)
Stonehenge fu luogo di guarigione
mistica e di previsioni astrologiche; gli indovini erano soliti stendersi
sulle pietre aspettando visioni profetiche.
I moderni studiosi di feng shui sostengono che le pietre ritte (come i menhir di
Stonehenge) fossero antenne cosmiche, col compito di raccogliere le vibrazioni e
trasmetterle intorno, mentre i dolmen (costituiti da un pietrone orizzontale
sorretto da due verticali) captassero l'energia trattenendola. Questo
spiegherebbe perché i malati venivano collocati sotto la pietra orizzontale,
per assorbire le energie trattenute dal dolmen.
Fino a pochi anni fa, nelle
quattro feste principali (Solstizi ed Equinozi) si svolgeva nel cerchio
di pietre la cerimonia di un moderno ordine druidico.
La prima e più
antica costruzione comprende un immenso argine circolare con un fossato, che
racchiude 56 buche disposte sul perimetro, dette "Aubrey Holes" dal
nome del loro scopritore.
Nella
foto, il fossato e le "Buche di Aubrey" (3)
La prima
pietra deposta, attorno al 2800 prima di Cristo, fu la Heel Stone; fu messa
fuori dal cerchio interno, a segnare la posizione del sole nel solstizio
d'estate.
Due o forse tre secoli dopo fu costruito il nucleo megalitico al centro
dell'anello.
Un insieme di
viali collegava Stonehenge al fiume Avon, che dista circa tre chilometri.
Probabilmente il fiume fu il mezzo per far arrivare sul posto gli ottanta massi
di pietra blu, proveniente dalle montagne del Galles, a circa 400 chilometri di
distanza (calcolando il viaggio via fiume su chiatte e via terra fino al luogo
di collocamento).
Queste pietre furono poi sostituite da quelle che ancora oggi possiamo vedere,
chiamate Sarsens e costituite da arenaria dura. Le pietre blu furono rimontate
all'interno del cerchio; oggi ne restano dei monconi, che sembrano un nulla
vicino alla grandiosità dei pietroni esterni, alti sei metri.
Un blocco di arenaria verde, noto come "pietra del sacrificio", fu
collocato di fronte a uno dei triliti centrali.
Nella
foto,
i Triliti centrali (4)
I triliti,
costituiti da due pietre ritte ed una terza a fare da architrave, formano il
cerchio interno ben visibile nella veduta aerea della figura 1.
Stonehenge è
un luogo che lascia perplessi.
Sorge in una piana immensa, tra i campi, in una solitudine che accentua la
sensazione di mistero.
Non è andata
perduta, se non in parte, la sensazione di armonia della costruzione, però
risulta difficile, per chi vede il cerchio da terra, ricostruire la giusta
prospettiva. Troppe pietre sono state danneggiate o asportate per usarle come
materiale da costruzione.
Chi l'ha visitato moltissimi anni fa ed ha avuto il privilegio di camminare
tra i cerchi di pietre, può capire la stranezza delle sensazioni che le pietre
comunicano, specialmente all'alba.
Nella
foto,
veduta di Stonehenge (5)
Adesso la visita turistica è molto più banale e si svolge secondo percorsi
prestabiliti, perché il calpestio dei visitatori ha abbassato il terreno, col
rischio di rendere instabili alcune pietre.
In attesa dell'assestamento naturale del terreno, il monumento si ammira da
lontano. Ma questo non toglie molto alla magia del luogo (file
aggiornato nel Novembre 2004).
Devon
Scott
Foto 1, 3, 4 e 5
© Beacon Press per English Heritage.
Foto 2 © B. G. Statham.