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IL PERCORSO DELL'INIZIAZIONE
di Biachiara

Conosci te stesso
E’ ben nota l’iscrizione del tempio di Delfi “Conosci te stesso”, che diventa necessariamente il motto di ogni ricercatore, diventato “entronauta” allo scopo di migliorare i suoi strumenti, fisici, emotivi, mentali. Nostro compito è far emergere, attraverso il lavoro su noi stessi,  la nostra personale nota nella sinfonia dell’Universo, sviluppando, come il baco,  il nostro “filo di seta” che ci collega all’anima. In un aneddoto chassidico Rabbi Sussja, prima della morte afferma: “Nell’al di là non mi si chiederà: “Perché non sei stato Mosè?” ma mi si chiederà: “Perché non sei stato Sussja?”.

Al lavoro per la conoscenza di sé si riferiscono alcune considerazioni di Roberto Assagioli[1], psicologo e teosofo, fondatore della Psicosintesi, riguardo al momento in cui l’uomo decide di prendere in mano la propria vita e di perfezionarsi per poter essere conduttore di Luce. Egli afferma che la funzione dell’Io nei confronti delle “subpersonalità”- che costituiscono quel repertorio di ruoli e parti con cui ci muoviamo nella vita - è quella di identificarsi e disidentificarsi secondo il contesto e la situazione in cui si opera:

"…in pratica le subpersonalità agiscono come esseri differenti con caratteristiche molto diverse e anche opposte. Perciò è necessario divenire consapevoli della esistenza di queste subpersonalità in un tutto organico più ampio senza reprimere nessuna delle caratteristiche utili" . Dunque "non sopprimerle né tiranneggiarle, bensì dirigerle, fare recitare ad ognuna la parte giusta che le è dovuta".                                                                                           

La disidentificazione permette il distacco tramite l'osservazione. Finché ci identifichiamo con i nostri personaggi interiori, questi ci fanno recitare inconsapevolmente le nostre 'parti'; quando invece ci disidentifichiamo da essi per entrare nel nostro centro unificatore, possiamo osservarli e dirigerli. Egli indica tre tappe successive della trasformazione di sé, che ogni aspirante attraversa; il processo di auto-educazione è così riassumibile:

Conosci te stesso. Se intendiamo percorrere il Sentiero, il primo compito da affrontare è la conoscenza, lucida e spregiudicata delle varie “parti di sé”. Per tale impresa sono richiesti: oggettività, coraggio, umiltà:

-         oggettività: guardarsi dal di fuori, senza vittimismi, né autodenigrazione, né idealizzazioni, né narcisismi;

-         coraggio: per abbandonare le false immagini che ciascuno ha di sé (la maschera), spesso tenute in piedi da pigrizia, paura, pensiero-routine, è necessaria la qualità del cuore (il termine “cor-aggio” deriva appunto da cor, cuore);

-         umiltà (da humus, terra): accettare le parti-ombra, quelle che non ci fanno onore, riconoscendo, tuttavia, le proprie qualità di luce.

Padroneggia te stesso. Alla conoscenza di sé si affianca, e poi segue, la padronanza di sé; per poter essere realmente utili è necessario che si diventi prima padroni a casa propria; l’emotività non va certamente repressa né rifiutata ma compresa e controllata. L’esperienza quotidiana ci dimostra che nulla di “bello e nobile” può compiere chi segue ogni richiamo dell’istinto o dell’emozione. L’emotività e la sensibilità ci permettono di relazionarci con l’interiorità dei fratelli; sono “strumenti di contatto” da usare a fini evolutivi, per meglio comprendere e meglio amare; se si manifestano con caratteri egocentrici, eccessivi o morbosi, diventano ostacoli e, a volte, difficoltà distruttive.

Trasforma te stesso. Sarà a questo punto possibile la trasformazione di sé, che rappresenta un servizio, il nostro contributo alla trasformazione del nostro mondo in un luogo di operatività gioiosa al servizio della Luce. Potremo così - tutti - “fare della nostra vita  un’opera d’arte” al servizio del Tutto.

 

Le aule d’apprendimento
Nel corso del suo cammino sulla Terra, l’uomo passa attraverso alcune fasi, talvolta definite “aule di apprendimento”:
* Nell’Aula dei giochi, l’uomo è concentrato sul senso di mancanza e sulla conseguente tendenza all’accaparramento a tutti i livelli:
-         a livello fisico: beni, denaro, sesso…
-         a livello emotivo e mentale: affetti “esclusivi”, gelosie, ripicche, vanità, egocentrismo, potere, successo, esclusività…
Egli sente che “tutto gli spetta”; chiede di avere “tutto, subito, e senza sforzo”. Dirà:
-         è mio diritto;
-         se non prenderò per me la tal cosa, un altro ne approfitterà;
-         voglio “essere felice” (a qualunque costo);
-         ognuno pensi a sé;
-         non sono responsabile.

* Nell’Aula dell’Apprendimento, l’uomo comincia a sentire talvolta scontento per ciò che è “solo per sé”. Inizia a condividere, a cooperare, ad empatizzare (cioè a condividere sentimenti); comprende, in parte, il valore dell’Inclusività. Egli è però ancora dipendente dalla pigrizia, dall’incostanza, dalla centratura sul piccolo sé; in sintesi, dal dominio dell’ego. Dirà:
-         quando mi è possibile, do una mano agli altri;
-         faccio quello che posso, ma devo pensare a me (o alla mia famiglia);
-         mi piace/non mi piace
-         voglio “essere libero”.
Il suo interesse per l’umanità è ancora vago e di tipo sentimentale ed episodico, non sempre si manifesta in atti concreti. E’ ancora concentrato sul “diritto” e sull’”avere” anziché sul Dovere e sul Dare; sulla giustizia degli uomini e non sull’Amore divino.

* Nell’Aula della Saggezza, l’uomo si sente parte attiva e consapevole di un Tutto più grande. A questo stadio egli:
- sa che la sua “felicità” è collegata a quella degli altri;
- considera il Potere e l’avere come occasioni per operare di più e più  e con maggiore ampiezza;
- sa che la Legge dell’Amore governa l’Universo;
- si sente responsabile del progresso suo, di quella dei fratelli e di quello  degli altri regni di natura;
- sente fortemente il Dovere, per il quale è pronto a sacri-ficarsi, cioè ad anteporre il Bene di molti al suo piccolo vantaggio personale.
Dirà: “Sia fatta la Tua Volontà”. Egli si avvia all’iniziazione, cioè ad entrare nel Mondo di Coloro che sanno.

 

“Tutto è Bene”
Nei primi stadi, l’uomo è conscio solo di sé e dei suoi bisogni; in una successiva fase del suo percorso, è consapevole dell’ambiente circostante ma è ripiegato egoisticamente su di sé e teso alla realizzazione dei suoi personali obiettivi (fase “del Leone”); in una fase ancora più avanzata, egli “sente” in modo ancora più ampio: comincia ad avvertire la necessità di governare la propria vita, in un processo di autoeducazione permanente, e di cooperare, a diversi livelli, allo sviluppo del Pianeta.
In questa fase egli sente sempre più profondamente l’insoddisfazione per la vita ordinaria, che gli appare spesso meschina e poco interessante. Ciò finché non scopre il valore d’insegnamento di ogni situazione. Comprende allora che l’anima incontra, nell’esperienza terrena, le esperienze più utili per il suo sviluppo, che essa stessa “ha progettato” nell’intervallo di rielaborazione del vissuto tra una vita e l’altra, se ha raggiunto il grado evolutivo per poter farlo.

In tale prospettiva evolutiva, ogni cosa assume, in effetti, un senso diverso. Ciò che per il mondo è considerato un male, un’ingiustizia, un insuccesso, una ferita, in un’ottica allargata e interiorizzata rivela la sua natura di insegnamento. Sta a noi superare l’inevitabile momento della delusione, della rabbia, dello sconforto che accompagna ogni “dolore” per coglierne l’essenza trasformatrice e sublimatrice. L’esperienza vissuta svelerà così – spesso non immediatamente ma solo dopo matura rimeditazione – il suo significato evolutivo: potremmo essere diventati, ad esempio, più compassionevoli, più forti, più pazienti, più desiderosi di conoscere e capire…
Ciò che sembra “inaccettabile” alla personalità, perché percepito come ingiusto o troppo doloroso, è spesso “il meglio” per l’anima; attraverso quei vissuti, che a noi tutti appaiono talvolta strazianti, si compie un percorso di perfezione che è certamente personale, ma che riguarda anche coloro che sono coinvolti a diversi livelli in quell’esperienza: parenti, amici, semplici osservatori…Anch’essi potranno cogliere il senso dei fatti, l’insegnamento nascosto, e sviluppare le qualità che quell’esperienza evoca, spesso per contrasto rispetto a vicende di violenza e di distruttività: benevolenza, senso della giustizia, rispetto per la persona, ecc.

In tal senso, siamo tutti “educatori”, nel senso di mediatori di consapevolezze, poiché cooperiamo, coscientemente o incoscientemente, all’evoluzione dell’interiorità nostra e degli altri. Il nostro libero arbitrio consiste nella scelta di trasformarci attraverso le esperienze in cui ci siamo - e non a caso - imbattuti; nel considerare le difficoltà come “opportunità di sviluppo”. Si farà, allora, pace dentro di noi, poiché avremo colto “ il senso”.
E’ necessario evitare pertanto qualsiasi forma di “resa” dell’anima, di disfatta, di fronte a delusioni e fallimenti di ogni specie, a reali o apparenti regressioni sul Sentiero; le sconfitte non vanno certamente sempre giustificate, ma, comunque, accettate e comprese. E’ necessario sviluppare, in ogni situazione, le qualità del per-dono a sé e agli altri, della fiducia nella benevolenza dell’Universo; bisogna che non venga meno la Volontà di cooperare alla realizzazione del proprio Proposito personale e di quello dell’umanità, anche quando non si riesce a intravederli perché offuscati da dolorosa emotività, e comunque si presenti il proprio destino.

In tale prospettiva, l’individuo si fornisce via via  di strumenti idonei al proprio stato evolutivo: quando si rende conto che le confessioni religiose, con i loro dogmi e le loro teologie non soddisfano il suo bisogno di razionalità, diventa un “libero ricercatore”, e, poi, un aspirante e un discepolo. Egli è, ora, teso a coniugare teoria e prassi, operando al servizio dell’evoluzione; intende, cioè, materializzare l’ideale in opere concrete, affinché esso non rimanga “lettera morta”. Male e Bene gli appaiono, in una prospettiva più matura, come fasi evolutive successive. Pur avendo scelto di promuovere il “Bene”, cioè l’evoluzione, egli sa che il Male non è che Bene non ancora manifestato, potenzialità di Bene.
In tale prospettiva:
-         saprà con certezza di vivere in un Universo causale e non casuale;
-         si rassicurerà sul fatto che “tutto ha un senso”;
-         comprenderà che “la realtà è effetto di una causa”;
-         lavorerà per creare cause che producano effetti di Bene e di Luce;
-         non accuserà più gli altri;
-         cercherà nella propria immaturità la causa di buona parte della sua sofferenza;
-         comprenderà che “tutto è in rete” e intravederà che “tutto è simultaneamente”;
-         imparerà a leggere le sincronicità;
-         svilupperà coscienza e vigilanza;
-          comprenderà che ogni azione riflette la sua luce o la sua ombra in tutto l’Universo,
-         vivrà nella serenità che “Tutto è Bene”.

                                                                 Biachiara

Note

[1] R. Assagioli, L’atto di volontà.