I
libri che gli scrittori esordienti inviano agli editori sono di buona qualità? Originali?
Interessanti? Scritti bene?
Le lettere di accompagnamento dei testi
sono chiare, esaurienti?
Ci spiace
essere brutali, ma da quello che ci dicono gli editori spesso le opere
degli esordienti sono delle vere porcherie. E sulle lettere che gli
esordienti scrivono sarebbe meglio stendere il pietoso velo
dell'oblio.
Voi direte: "Bella forza, gli editori sono prevenuti nei
confronti degli esordienti, polemici, pieni di pretese, interessati
solo a far quattrini con opere commerciali e di bassa lega, incapaci
di scoprire i veri talenti..."
Beh, può darsi che alcuni editori siano così, ma noi non lo siamo e dobbiamo confermare
che troppo spesso questo giudizio è vero.
E questo per un errore di fondo: la vera differenza non è tra scrittore famoso e sconosciuto, tra autore di affascinanti
best seller e imbrattacarte, ma tra
professionista e dilettante. Fate un sincero esame di coscienza: in quale di questi due tipi
di esordiente vi
riconoscete?
L'esordiente-dilettante...
- Scrive quello che gli piace (cosa sacrosanta), ma pretende che piaccia senza riserve anche agli altri,
che sia una poesiola in rima baciata in stile asilo o una corposa
autobiografia che elenca minuziosamente tutta la sua vita
minuto-per-minuto.
- Si definisce uno SCRITTORE, tutto a lettere maiuscole, per
evidenziare le sue eccelse doti.
- Non rilegge, non corregge, non elabora il testo;
è convinto che il libro sia uscito dalla sua penna (o tastiera) bello e perfetto
come Pallade Atena dalla testa di Zeus, che ognuna delle sue parole valga oro e non vuole
rinunciare neppure a una sillaba.
- Manda il testo al primo editore che gli viene in mente, senza neppure
controllare il tipo di libri che l'editore pubblica.
- Lo invia al
Gentile Editore, senza intestazione personalizzata, perché contatta
decine di case editrici contemporaneamente e manda la stessa lettera a
tutte, senza
distinzioni.
- Accompagna le bozze con
commenti di questo tipo:
1) "La mia vita è un romanzo e l'ho messa su carta
per farla arrivare ai posteri", che è in assoluto il
preferito.
2) "Dovete leggere questo libro, perché l'ho scritto con il
cuore!", frase amatissima dagli esordienti, che sparge il
panico nelle redazioni, perché di solito vuol dire che il testo è
stato scritto con varie parti anatomiche ad esclusione della testa.
3) "I miei amici hanno letto la mia opera e mi hanno
detto che sono un genio", il prediletto dagli scrittori molto
giovani.
4) "La mia è una storia
originalissima, che non potrete fare a meno di pubblicare, se siete
furbi e volete far soldi", tipico di chi si crede dotato di
tale bravura da considerare un
favore all'editore il concedergli di pubblicarlo.
5) "Vi avverto che darò il mio libro al miglior offerente, quindi
sbrigatevi a spedirmi il contratto e l'anticipo!", amato
dagli ingenuotti che si aspettano di diventare milionari (in Euro) con
quello che scrivono.
- Nella lettera che accompagna il libro... non parla del contenuto del
libro, non mette sinossi, riassunti, spiegazioni, idee, talvolta
neppure il proprio nome e indirizzo. Ma non dimentica mai di lodare la
sua opera.
- Considera la
grammatica, la sintassi, l'ortografia solo stupidi optional: può permettersi di farne a meno, tanto quello che conta è
solo il suo meraviglioso testo, talmente eccezionale da far passare
sotto silenzio il fatto che gli errori superano ogni umana capacità
di correzione.
- Scopiazza senza ritegno da libri famosissimi e
crede che nessuno se ne accorgerà mai.
- Se accettano di pubblicarlo,
vuole diritti d'autore da far invidia agli autori mass-market anglo-americani (noti Paperoni
dell'editoria).
- Sfora i tempi di consegna, rompe le scatole all'editore con dubbi
continui sul testo.
- Una volta pubblicato, si convince di essere
entrato nell'Olimpo degli Scrittori Divinizzati e si aspetta di
vendere decine di migliaia di copie del suo libro.
- Pretende che tutti
gli facciano recensioni piene di entusiasmo (di quelle ricche di
espressioni tipo "fenomeno editoriale", "un mito",
"è impossibile staccarsi da questo libro"...) e cerca di imporle con
incredibile arroganza a giornali,
riviste e
siti web, come se facesse loro una immensa cortesia.
- Non tollera critiche e, se qualcuno non lo osanna, volano insulti.
- Esige che l'editore lavori solo per lui, lo segua come una mamma, lo
conforti se è depresso, lo aduli continuamente e sia disponibile 24
ore su 24.
- Vuole assolutamente andare in televisione nei programmi di punta, perché si sente una Star.
L'esordiente-professionista...
- Si comporta come un qualsiasi serio professionista.
- Si informa
leggendo articoli a tema e girando per i siti web.
- Scrive quello che
gli piace, ma si rende conto che alcuni generi vendono più di altri.
- Compie accurate ricerche nei cataloghi degli editori finché non ha
selezionato pochi nomi potenzialmente molto buoni e
"papabili", che potrebbero accettare il suo testo.
- Che sia
più o meno colto, cerca di curare la forma. Sa che un testo con virgole, accenti, spaziature
sbagliate, parole scritte male fa una pessima figura, quindi
usa i mezzi che il computer fornisce gratis (gli strumenti di testo di Word o
AppleWorks).
- Non crede di essere pronto per un Nobel della letteratura perché gli
amici gli hanno detto che scrive bene: non essendo tonto, sa benissimo
che gli amici sono di rado obiettivi e, nel caso lo fossero,
potrebbero essere imbarazzati a fare commenti negativi per paura di ferire l'amico.
- Si presenta all'editore senza toni megalomani, anche se mette in
risalto i punti di forza dell'opera.
- Nella lettera che accompagna il testo descrive brevemente le proprie
esperienze letterarie, riassume il contenuto del libro, magari segnala
a che target si rivolge il libro, se è di tipo divulgativo o per soli
studiosi dell'argomento. Non dimentica mai i suoi dati
personali.
- Se gli accettano il testo, è
conscio del fatto che i diritti d'autore per un esordiente non
superano mai l'8-10 % e agisce di conseguenza.
- Rispetta le consegne,
non pretende di riscrivere venti volte il testo perché gli vengono in
mente continue possibili aggiunte, abbellimenti e correzioni.
- Non si
comporta come un bambino capriccioso e petulante che vuole attenzione
continua.
- Non dà fuori di matto se non è presente in tutte le
librerie del paese, perché sa che i librai privilegiano le grandi
case editrici e gli scrittori già noti, e spesso non prendono libri di piccoli editori (o se li
prendono, li mettono in posti dove sono scomodissimi da adocchiare).
- Non si
illude di vendere cataste di copie. Gli piacerebbe, certo, ma si accontenta
anche di un piccolo
successo, perché sa che è importante cominciare e farsi conoscere. E
un buon autore è sempre premiato dal "passaparola" dei
lettori.