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ALEXEL KONDRATIEV
Il Tempo dei Celti
Edizioni Urra, Euro 15,00
www.urraonline.com

Nell’abisso di testi che ripercorrono le vestigia tracciate dall’affascinante mondo dei Celti, Il tempo dei Celti si pone come percorso alternativo al celtismo che dilaga, come moda, da qualche decennio. Scritto da un perfetto Irish scholar - nonché insegnante a New York di lingua irlandese - questo libro, dallo stile agile e dal linguaggio evocativo, sonda un mondo tanto affascinante quanto complesso da capire. Chi si appassiona alla storia del popolo dei Druidi, della magia e dell’Altromondo sa, infatti, benissimo che i Celti non amavano tramandare le loro pratiche attraverso la scrittura; preferivano, invece, conferire al tempo e alla memoria il compito di riverberare, di generazione in generazione, i loro usi e costumi. Usanza, questa, ancora molto presente nelle lande sconfinate dell’Irlanda e della Scozia, dove pescatori e contadini non disdegnano di raccontare al turista incuriosito leggende e stralci di un passato che pulsa ancora vivo nelle loro menti. Eppure, gli scontri e i fitti scambi di idee e valori che si andarono intessendo tra la civiltà facente capo all’Impero romano e quella celtica hanno prodotto testimonianze e documenti che raccontano i Celti e le loro tradizioni. Affascinati e, al tempo stesso, terrorizzati da questo popolo dal corpo dipinto e dallo spirito impetuoso, gli scrittori romani ne tratteggiarono i segni distintivi, parlandone ora con accenti marcatamente partecipi, ora con toni fortemente biasimanti.

Stella nascente, quindi, nel grembo del movimento neopagano, il Ricostruzionismo Celtico - di cui lo scrittore Kondratiev si fa veicolo attraverso questo libro - mira a recuperare la mole di dati archeologici, storici, linguistici, sociali e ad evidenziare una spiritualità celtica assolutamente affine a quella che, oggi, si delinea come landa della speranza. Questo libro scandisce le tappe di un sapere misterico dai connotati fortemente tribali e, quindi, ancorati al primordiale, alla Natura intesa come manifestazione esteriore del divino, all’ambiente che non incarna più un’entità senza spirito, bensì un essere vivente a tutti gli effetti. Il primo capitolo del libro si sofferma sulla storia dei Celti, suddividendola in cinque fasi: “la prima età dell’oro”, “la seconda età dell’oro dei Celti”, “dopo le età dell’oro”, “rinnovamento celtico”, “l’epoca postbellica”. La sezione dedicata alla storia ha il vantaggio di essere tramata da un linguaggio argomentativo e affatto noioso, senza troppe date o troppi nomi. A differenza di molti altri testi che parlano di Celti, inoltre, questo non tralascia la realtà, forse un po’ contrastata eppure ancora presente, dei Celti d’oggi. Il secondo capitolo, invece, si sofferma sull’importanza del rituale e del sacro che diventa spesso esigenza di cambiamento, nella vita di qualcuno. Il concetto della parola “celtico” viene affrontato in tutte le sue diverse sfaccettature, sfatando i miti che hanno voluto spesso strumentalizzare certi valori di questa civiltà a proprio uso e consumo - si veda il nazismo - o per divulgare mode ed esplicando l’idea di appartenenza a un gruppo - a prescindere dalla propria religione o cultura di partenza. Il rispetto per l’humus che rappresenta il ventre da cui l’essere umano trae vita e nutrimento e la cura per gli elementi della Natura vengono proposti come premessa necessaria per chi si accosta alla tradizione celtica. Kondratiev, infatti, ricorda che: “… in natura non vi è nulla di superfluo… ogni suo elemento partecipa all’equilibrio dell’intero cu cui ha un impatto”. Gli ultimi tre capitoli del libro affrontano il tema dei cicli: quello della terra e del sole, quello della luna e quello della tribù. Essi sono cadenzati dall’unità di misura principale facente capo all’anno sacro dei Celti e seguono pedissequamente i mutamenti periodici della Terra. Per ogni evento vengono rievocati rituali e pratiche celebrative che risalgono al passato e che vengono arricchiti da riferimenti a credenze e suggestioni popolari. Un’attenzione vigile alle attuali esigenze di una spiritualità rinnovata e, al tempo stesso, legata alla tradizione, permea ogni pagina del libro, facendo spesso da sfondo all’importanza data alla parola come contenitore dai forti poteri evocativi e “magici”. Consiglio, quindi, vivamente il libro a tutti coloro che sono interessati a conoscere il mondo dei Celti e che desiderano operare una scrematura del materiale che talvolta tende a proporre una visione forse troppo romanzata e parziale di questa dimensione umana tanto antica, quanto attualmente seducente. Leggere Il tempo dei Celti sarà un po’ come fare un viaggio indietro nel tempo, al cui ritorno si sentirà di aver appreso qualcosa in più sull’eredità che il passato ci ha lasciato e su noi stessi.

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