Con Rosa Mistica
la scrittrice Elisa Ghiggini si addentra su un percorso impervio
quanto intrigante: la ricerca del culto della Dea Madre nel primo
cristianesimo. Impervio perché l’analisi che la scrittrice fa dei
Vangeli apocrifi – dal punto di vista non solo
contenutistico, ma anche formale – e di alcuni passi del Nuovo
Testamento è tanto originale quanto rischiosa, poiché sfida i dogmi
e le verità che una certa educazione religiosa ha imposto nel mondo a
partire dall’editto che trasformò la spiritualità cristiana in una
religione vera e propria, fatta di regole e norme da seguire.
Intrigante perché il risultato di questo bel saggio è un excursus
ad ampio raggio sulle culture e le forme sacre precedenti le religioni
patriarcali e storiche. La Ghiggini trae spunto per questa sua
particolare ricerca dalla propria vita, dall’esigenza di capire, di
affondare lo sguardo nel suo vissuto e rimettere a posto i tasselli di
un puzzle scomposto. Ricerca della Verità (con la V maiuscola) –
nel senso della reale dimensione e del reale collocamento del
cristianesimo nel suo contesto storico/spirituale – e della verità
(con la v minuscola) sua personale vanno di pari passo, su strade
parallele, nutrendosi di ispirazioni reciproche, senza però mai che
la sfera personale invada quella spirituale.
Il culto della Dea
Madre è antichissimo e affonda le sue radici in un passato remoto,
ancor precedente a quello dell’epoca egizia. Assieme alla Ghiggini
scopriamo quanto, delle figure che hanno costituito i rappresentanti
maggiori del primo cristianesimo e ne hanno permesso la
proliferazione, fossero in realtà legati a un background
culturale e religioso molto diverso da come oggi ci appare la
religione cristiana. Il loro dio non era un dio intransigente ed
esclusivamente maschile. La divinità constava anche di un’altra
faccia della medaglia, il suo aspetto femminile, con tutte le
caratteristiche di cui era portatrice: oscurità, passività,
sensibilità, profondità ecc. La Ghiggini esplora, così, le figure
delle tre Marie che accompagnavano Gesù in ogni suo passo e ne fa
emergere la forte valenza simbolica, che i vangeli canonici spesso
tendono a smussare. Interessantissime, a tal riguardo, sono le
citazioni del Vangelo della Maddalena, ancora poco conosciuto.
Riscoprendo trame di
intrecci tra il cristianesimo e gli Esseni, la Ghiggini analizza anche
la figura di Giovanni Battista, quella dello Spirito Santo – così
evocativo dell’antica Sophia, la saggezza dei Greci, e della Dea
–, e quella dei Re Magi, attraverso lunghi capitoli che non si
fermano mai alla prima conferma alla teoria che la Ghiggini porta
avanti. Tutt’altro, essi smembrano quanto più possibile i
personaggi presi in considerazione in tutte le loro luci e ombre, nel
loro contesto storico, filosofico, religioso. Ne vien fuori una
panoramica a tutto tondo sul passato che ha rappresentato le radici
dell’attuale religione ufficiale d’Occidente.
Particolarmente
seducente è il capitolo sul matrimonio, che la Ghiggini mostra come,
in passato, si contraddistinguesse in due forme assolutamente diverse,
seppur complementari, tra loro: il matrimonio spirituale e quello
terreno. Di pagina in pagina, l’autrice risale ai secoli più
“recenti”, fermandosi a illustrare l’eredità che il Medioevo ha
portato in sé, talvolta inconsciamente, del culto della Dea.
Esemplare è poi lo studio del simbolismo intrinseco a opere d’arte,
libri, edifici di interesse storico e religioso, ed è sorprendente
accorgersi di come, tanti elementi che passavano al nostro occhio
inosservati o che si tendeva a dare per scontati, in realtà
nascondano un significato essenziale per capire le nostre origini
religiose.
Insomma, un libro
davvero ben documentato e diverso rispetto a tutti gli altri che si
rifanno allo studio degli antichi culti un po’ per sensazionalismo e
un po’ per mero spirito polemico. Rosa Mistica sembra
un po’ il libro e il riscatto della “Dea cristiana”, a voler
azzardare questa definizione che so già farà rabbrividire non pochi.
L’autrice non vuole offrire i risultati della sua ricerca come Verità
assoluta, ma come quella che lei ha trovato ed esperito. In questo
apre la strada a un possibile dialogo aperto tra Chiesa e paganesimo.
Forse una riconciliazione a diatribe e rivalità che non hanno senso
d’essere perché, in fondo, la fonte da cui entrambi sono nate è
sempre la stessa e non è cambiata nel tempo, se non nel modo di
viverla da parte dell’umano.