SPECCHIO MAGICO
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Opinioni: Rafael Alberti di Rossana Tinelli
Il poeta spagnolo
Rafael Alberti era nato il 28 ottobre 1902 a Puerto di Santa Maria, nello
stesso luogo in cui è morto all’età di 97 anni il 28 ottobre 1999.
Andaluso come Garcia Lorca, rispecchiano entrambi il ritorno alla poesia
spagnola popolare, riprendendo dai canti zingareschi quel patrimonio
primitivo che ha donato alla Spagna una poesia oscura, piena di elementi
surreali, con quella tendenza cioè ad abbandonare tutto all’intuizione,
all’illogico, al sogno, all’assurdo, una poesia altamente metaforica
ed esoterica.
Nella sua poesia Alberti ha cantato la condizione del poeta
esiliato perché coinvolto nell’impegno politico-civile. L’opera di
questo poeta è testimonianza di un senso virile del vivere, della stretta
connessione tra poesia e vita, i suoi versi sono impregnati di una
luminosità ‘terrestrità’.
Egli avverte luci e colori, terre e fiori, distese marine con una
straordinaria intensità sensoriale che si traduce in felicità
espressiva, La costante della ‘visività’ nella sua poesia si avverte
fin dal suo esordio, nel 1925, con Marinero
En Tierra (Marinaio a terra) che lo consacrò ai lettori e alla
critica per la precocità della sua maturazione, in quanto aveva
dimostrato di assimilare oltre che nel campo della pittura (era anche
pittore) quelle novità dell’avanguardia cubo futurista, sia i moduli
stilistici e concettuali della tradizione popolare.
Alberti fu iscritto
tra i protagonisti della poesia spagnola degli anni Trenta come Pedro
Salinas, Jorge Gullièn, Gerardo Diego. Con essi Alberti partecipava alle
istanze di rinnovamento del linguaggio poetico proprie dell’avanguardia
e a una lettura dinamica della tradizione poetica spagnola con il recupero
della tradizione barocca sull’esempio della poesia di Gongora.
Una
costante della sua poesia che aprì poi al Surrealismo in Spagna fu quella
di un linguaggio che dava forma definitiva e significante alle immagini
dei sogni, delle allucinazioni come uno dei libri di liriche Degli
Angeli del 1928. Gli Angeli si personificavano come creature in
perenne movimento che davano vita a un itinerario poetico dominato dallo
smarrimento e dall’angoscia per raggiungere la consapevolezza che solo
attraverso la forza delle parole e del linguaggio esiste la libertà.
"Tu non sei sola, dice l'angelo d'amore e morte a Maddalena nell'Andrea Chenier, io raccolgo le tue lacrime, sto sul tuo cammino e ti sorreggo.Che importa se tutto intorno è fango e sangue? Io sono la vita, sono quello che fa della terra un cielo. Sono l'amore…"
Gli angeli di Rafael Alberti
non sono fatti di sole parole: sono essenze, colori, pennellate su tele di
dimensioni infinite. Sono angeli sconosciuti, angeli dei numeri, angeli
buoni, disillusi e senza fortuna. Rabbiosi, ammuffiti, di carbone. Angeli
dell'ira, vendicativi, del mistero. Angeli, avari, angeli sciocchi, angeli
muti…
Sono i suoi
nascosti stati d'animo, sono le creature perdute nel tempo, sono i sogni
che accompagnano e sostengono le nostre azioni quotidiane.
"Stelle erranti come bambini che ignorano l'aritmetica".
E, come quei
bambini, anche noi li vorremmo appena un po' magici questi angeli, e
misericordiosi, affinché ciascuno di noi possa infine comprendere "il segreto
notturno delle lavagne".
Il poeta andaluso ha praticato la poesia come strumento di protesta contro
le convenzioni della borghesia con
l’idea di trasformare e cambiare il mondo. L’impegno politico-civile
sarà per lui prioritario, con una efficacia espressiva e una forza
d’urto così come nei versi:
“I bimbi di Estremadura/ vanno scalzi/ chi gli rubò le scarpe?”
Egli si
definì un poeta intuitivo e civile e la sua stessa vita a partire dal
1931 appare proiettata verso la politica e l’attività militante,
partecipando con passione alla guerra civile nelle file repubblicane. Poi
venne il lungo esilio in Francia, Messico, Argentina, Italia interrotto
nel 1977 dopo la morte di Francisco Franco.
In Spagna le sue poesie
scritte tra il 1935 e il 1975 vennero pubblicate soltanto nel ’76 con il
titolo Poesie dell’esilio e
dell’attesa. In Italia è uscita nel 1997 una raccolta delle
sue liriche dal titolo Poesie
negli Oscar Mondadori. Al poeta Rafael Alberti è stato dato il massimo
riconoscimento letterario delle lettere ispaniche con il Premio Cervantes
nel 1983.
La poesia di Alberti è parola, una parola che deve essere
catturata velocemente per descrivere versi d’amore:
“Se
partissi amante mia, / se io partissi, / per non tornare, amante mia,
/
l’aria mi porterebbe, / amante mia, / da te.”
Il verso è attraversato dalla luce della rivelazione erotica, dai quattro elementi naturali, la poesia è respiro del mare, è vento che pettina le chiome, è descrizione pittorica:
“Non aveva la rosa compleanni o l’arcangelo. / Tutto, anteriormente al pianto e al belato. /Quando ancora la luce non sapeva/ se il mare nascerebbe maschio o femmina. / Quando il vento sognava chiome da pettinare/ e garofani il fuoco e gote da infiammare/ e l’acqua, delle labbra ferme a cui abbeverarsi. / tutto, anteriore al corpo, al nome e al tempo, / Allora, io ricordo che una volta nel cielo…”
Ecco, la poesia di Alberti ha assolto a una missione quella di appartenere all’eternità o quantomeno a quella permanenza della poesia che come la calce (Calce e Pietra, 1929) non ha età, appartiene come asseriva un altro grande poeta della cultura ispanica-messicana Octavio Paz “alla memoria dei popoli, ma è anche quella parte segreta dell’anima di ciascun popolo nella quale, in qualche modo oscuro e ambiguo, si riflette e si profila il futuro”.