Opinioni: Il prestigio della scrittura di Rossana Tinelli

Il prestigio letterario è soltanto la distinzione 
di chi non è nessuno
(da Greville Fane di Henry James)  

Questa frase tratta dal racconto di James è significativa e mi ha colpita nel profondo. Chi scrive il più delle volte è spinto da una volontà che non è ispirazione pura e semplice: chi scrive ha davanti a sé l’illusione del prestigio, della notorietà come mezzo per superare la barriera dell’anonimato. Scrivere per emergere dalla banalità del quotidiano, per lasciare un segno perenne della sua presenza in un libro o in altri luoghi dove si scrive, dove si può “vedere la scrittura“. 
La scrittura non è un’arte sacra, retaggio solo di pochi prescelti che devono solo dare alle stampe qualcosa di unico, insuperabile, non si deve scrivere solo per fare, per comporre capolavori. Si scrive per necessità, per superare la mediocrità di un’esistenza che non è esaltante anche se la vita è straordinaria nella sua complessità. Scrivere per lasciare un segno, anche se effimero, per conquistarsi (perché no?) uno spazio economico, per raggiungere un benessere materiale. 
Non mi ripugna l’idea dello scrittore come un qualsiasi lavoratore che lavora per guadagnare e vivere dignitosamente. I margini tra scrittore, giornalista, poeta, sceneggiatore, drammaturgo sono così labili, si frappongono, si mischiano, si accavallano; chi ama scrivere e sente che può farlo può compiere la prodezza di essere portatore di tutte queste espressioni dello scrivere. 
I generi letterari sono molteplici, hanno sfaccettature che si adeguano al carattere dell’autore, all’indole passionale dello scrittore; se non c’è carattere e passione è inutile scrivere, comporre versi, perché si scade nel ridicolo. Bisogna sforzarsi di creare qualcosa di valido che valga la pena di essere letto con piacere, qualcosa che sia originale a prescindere dalla forma e dal contenuto. Il lettore deve essere raggiunto, colpito, catturato nel vortice della trama di un romanzo o dai versi di una poesia.  

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