Un
piccolo esercizio di vanità
E' comunissimo cercare il proprio nome sui motori di ricerca per
vedere quante e quali citazioni vengono fatte delle proprie opere, articoli,
interventi.
Si favoleggia che celebri pavoni compiano questa ricerca più volte al
giorno: ogni elogio fa lievitare il loro ego come una
torta Paradiso, ogni critica porta qualche soldo in più nelle casse
delle case farmaceutiche che producono antidepressivi.
Al di là del narcisismo (o del masochismo: si può anche
scoprire di essere citati al negativo), è un ottimo metodo per vedere
se i motori indicizzano tutto ciò che avete messo su Internet, se
alcuni file vengono ignorati, se siete stati copiati abusivamente
senza il vostro consenso.
Oltre alle segnalazioni "normali", si possono trovare
sorprese del tutto impensabili, come quella di essere diventati divi
pornografici.
Pornosquatting
Ebbene sì: anche noi abbiamo tra i nostri autori alcune dive- e divi-
porno. Come lo sono diventati? Grazie al Pornosquatting.
La parola deriva dall'inglese "porno", di cui
non pensiamo di dovervi spiegare il significato, e "squatting",
che vuol dire stare rannicchiato, ma anche impossessarsi abusivamente
di uno stabile, di un terreno, di un'area da pascolo. Questa forma di
abuso- uno dei tanti compiuti con Internet- sta avendo sempre maggior
successo presso i webmaster dei siti pornografici e serve a richiamare
clienti.
Facciamo un esempio: vogliamo attirare visitatori nel nostro sito porno,
per cui nei "Meta Tag" (che i lettori non vedono, ma che
vengono utilizzati dai motori per
indicizzare le pagine) mettiamo il nome di famose attrici, attori e cantanti,
collegati a diciture "di genere" come "lesbogay", "sesso
estremo", "sesso sfrenato", "orgia di
gruppo", per tacere di altre frasi irripetibili, il tutto in
varie lingue per dare un tocco di internazionalità all'impresa.
Il motore di
ricerca segnalerà la pagina con i personaggi e le relative
prestazioni erotiche: gli amanti del genere arriveranno a frotte, pensando di
poter guardare video e foto porno con i loro beniamini, ma nella pagina
troveranno solo il sito porno- se non virus, dialer o altro-, perché i nomi famosi sono presenti solo nei Tag e
i contenuti visibili della pagina sono del tutto diversi.
In pratica,
un astuto specchietto per le allodole.
Il fenomeno ha
assunto proporzioni tali da interessare il Garante della Privacy, che nell'ultima relazione annuale del 7 luglio
2006 (consultabile
per intero nel sito del Garante) ha detto:
"Sono pervenute a
questa Autorità diverse segnalazioni con le quali è stata lamentata la
violazione del diritto all'immagine, al nome ed alla professionalità,
commessa presso alcuni siti Internet a contenuto pornografico. I
segnalanti lamentano in particolare che, digitando il loro nome su un
qualsiasi motore di ricerca, compaiono, fra i risultati, anche alcuni
indirizzi di siti pornografici che associano al loro nome contenuti
osceni e denigratori della reputazione.
Da alcune ricerche
preliminari curate da questa Autorità, si è potuto verificare che i
casi di specie rientrano nel fenomeno, diffuso in Internet, meglio noto
come "pornosquatting" che consiste nell'inserire nomi di
personaggi famosi, o di noti marchi, tra le parole chiave riscontrabili
nei cd. "meta-tag" (stringhe ipertestuali) della pagina web,
che dovrebbero descrivere essenzialmente il contenuto del sito.
Tale pratica
risulta piuttosto lesiva degli interessati in quanto la tecnologia dei
motori di ricerca imposta le ricerche proprio in base alle parole
contenute in tali stringhe ipertestuali. Di conseguenza, se si cercano
in rete notizie relative ad un determinato soggetto e il suo nome è
contenuto nei "meta-tag" di un sito web, l'indirizzo di
quest'ultimo verrà sicuramente presentato tra i risultati dal motore di
ricerca interrogato.
La circostanza che
i titolari dei siti pornografici utilizzino nomi di personaggi noti per
rendere maggiormente "reperibili" gli indirizzi dei siti
stessi può peraltro essere considerata alla stregua di uno sfruttamento
illegittimo della notorietà delle persone coinvolte, oltre che
un'induzione in errore degli utenti.".
Il primo caso in
Italia
Il pornosquatting non è recentissimo e ha già interessato i tribunali.
Nel 2003 la casa produttrice dell'Amaro Jaegermeister ha citato una
signora di origini cinesi, ma residente in Italia, per aver chiamato
Jagermeister.it il suo sito porno. La differenza è solo di una lettera, per cui era normalissimo che una
digitazione affrettata dell'indirizzo portasse al sito porno. L'azienda tedesca
si è rivolta ad uno studio legale specializzato nella difesa dei marchi violati
sul Web (ormai Internet ha bisogno di specialisti di diritto) e ha
vinto la causa.
Sono sempre più numerosi i processi intentati contro coloro che
utilizzano abusivamente marchi della moda, dell'alimentazione, dell'automobilismo,
oppure nomi di attori, attrici, cantanti famosi, perfino personaggi dei fumetti, di
libri o favole: non è piacevole che un bambino digiti "Gatto Silvestro"
o "Biancaneve" e si veda apparire davanti una
procace signora senza veli al posto dei suoi amati cartoon.
Che fare?
Non illudetevi che a voi non possa capitare solo perché non siete
famosi: magari non appartenete al mondo dello spettacolo, della
televisione, non siete attori, cantanti, giornalisti notissimi, ma tutti
i nomi presenti sui siti con numerosi visitatori sono potenziali
"bacini di pesca" per intraprendenti webmaster. Resisi conto del problema, alcuni motori di ricerca, tra cui Google,
mettono a disposizione degli utenti un form per segnalare abusi,
scorrettezze, mancanza di veridicità ed errori negli indirizzi forniti
dalle pagine dei motori. Ma altri non lo fanno, per cui non serve a
molto farsi cancellare da alcuni motori e restare in altri.
Un metodo molto semplice è scegliere una via amichevole, scrivendo al
responsabile del sito per chiedere di essere cancellati; se non si
ottengono risultati, ci si può rivolgere al Garante o alla magistratura
e chiedere la cancellazione obbligatoria. E un bel mucchio di soldi per il danno all'immagine e al proprio buon
nome.
E' capitato anche a voi di trovare il vostro nome
in un motore di ricerca, collegato a siti porno?
Raccontateci la vostra esperienza scrivendo alla Redazione.
Nota
Un ulteriore aspetto del problema è il "diritto all'oblio".
Chi finisce in un motore di ricerca praticamente acquista fama
sempiterna e resterà per sempre indicizzato finché esisterà la
rete. Vi sarà capitato un sacco di volte di cercare qualcosa e di
trovare link a siti o a pagine che non esistono più da un pezzo. Però
la traccia è rimasta on line, magari solo in una copia cache
(copie di salvataggio, che permettono di visionare i contenuti di una
pagina anche se quella non esiste più).
Questo può essere ottimo se aspirate a far conoscere, per esempio, la
vostra partecipazione a tutte le mostre di pittura fatte durante la
vostra vita, oppure tutti i vostri articoli pubblicati. Può essere
pessimo se vi trovate ad essere diffamato o etichettato come pornodivo contro la
vostra volontà.
Nella sua relazione
annuale il Garante della Privacy ha parlato anche di questo tema;
gli interessati possono leggere per intero l'articolo sul sito del Garante.