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Poesie ermetiche
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Poesie ermetiche
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POESIE ERMETICHE
(OTTAVA PARTE)
di Alexandra Celia

 



 

LUCE DELLA SERA

Appena… un frammento dopo il
tramonto, ancor prima che le oscure
ombre scendano, aprendo alle
tenebre le vie più lunghe e occulte,
vi è nel cielo uno strano mistero.
Tutto è particolarmente magnifico,
ed io ne sono profondamente
attratta, affascinata, confluisco in
simile beatitudine per cuore ed
occhi.
Attimi, che risplendono di una
enigmatica bellezza, di una soffusa
e rilucente luce, che dall’orizzonte
promana, elevandosi, verso gli alti
cieli che umana ragione non
potrà conoscere.
I colori sfumano tra il ceruleo
ed il rosa delle gemme di quarzo,
in cui fili di violetto irrorano il
tutto.
Un tale arcano momento, vorrei
poter fermare per l’eterno.
Non più la potente luce del dio
Sole, o la notte profonda che
culla la bella Selene. Ma un attimo
di tempo, che tutto ferma, un dipinto
nella natura incantata, dove il silenzio
sovrasta tutte le cose, e la mia percezione
si fa più forte, nuove idee, sentimenti
più generosi, che mi vedono, nuovamente
andare alla ricerca del mio amato, che
ormai sì è perduto tra le infinite gocce
di rugiada, tra il pulviscolo delle
Stelle, e tra gli infiniti attimi che
formano l’intero universo.
Tutto, appare ora, come sepolto da
un velo, trasparenze di sensazioni
che si vedono e non vedono.
Vorrei, come vorrei, che in questo
breve istante di magia, ci fossi anche
tu, per immergerti, con me, in un’
altra diversa esistenza, un diverso
luogo, di un diverso tempo, da
rinchiudere in una sfera di puro
cristallo, e noi, all’interno nascosti
a tutti, al mondo, ad ogni perversità,
ma coronati del solo unico nostro
amore ….

(5 Novembre 2007)

 

SILENZIO SOVRASTANTE

 Un silenzio sovrastante infonde la
mia anima, tutto tace…
Talmente greve è, da far tremare
l’universo che mi contiene.
Buio ed ombre, senza fine.
Non più amore, non più desideri che
allietano il mio cuore.
Tutto è come sepolto da montagne
di lava incandescente, tutto è
sconfinato in un arido deserto,
luogo tenebroso dell’anima che
sola percorre vie sconosciute.
Tutto è come in preda di un’
apparente morte. Morte le foglie
che d’Autunno cadono dai secolari
alberi, morte le ragioni che governano
il cuore, il nulla esistenziale, è la
vera realtà.
Dove prima eri tu, ora è tutto distrutto,
nulla ha ragione d’essere o esistere,
tutto è vano, vuoto, urla il dolore,
ed ogni sofferenza.
Dove prima contemplavamo il
Sacro Graal, sotto i portali di antichi
s
torici archi, ora, il nostro Graal è
in un totale abisso, senza tempo.
La luce non lo attraversa più, e la
tristezza è una nebulosa di malinconia.
Se prima, il Graal, era paragonabile allo
Smeraldo più bello, ora, è come pece,
nero e tetro.
Lo hai abbandonato, a me, e con il
tuo andare hai lasciato nelle mie
mani il vuoto tremendo, che fa
spaventare il mio spirito.
Vorrei fuggire in un'altra dimensione,
per non sentire più le grida elevate
del mio cuore, che inutilmente, ti
chiamano, straziandosi su irte spine,
ma tu non farai, a me, più ritorno…
impassibile guardi il mio agonizzante
andare, e dalla mie mani, torrenti
impetuosi d’amore, come oceani,
per il tuo cuore, per te, fluiscono,
senza fine, instancabilmente…

(7 Novembre 2007)

 

LA VISIONE: ALDEBARAN

In un sogno, una magnifica visione.
Un cielo arancio, come lastra di
pietra corniola. Come su Aldebaran
il gigante arancio, la stella dalla
magica luce, come fuoco dal
profondo della terra, cuore di un
nuovo universo, il colore del rame
lucente.
Vasti sconfinati campi, dove rigogliose
piante si aprono, ad infiniti superbi
papaveri, come macchioline rosse,
su pallide striature di verdi tenui,
rosa delicato e oro sublime.
Il cielo all’orizzonte, si confonde con
la terra, come se i due elementi, la
solida materia, e l’etericità dell’aria
si fossero fusi, in uno sposalizio di
magiche alchimie, dolci sensazioni…
Io ebbi, nel sogno, la visione, e su
Aldebaran mi trovavo, nella solitudine,
della mia estesa essenza.
Vibravo nel mio essere, per le nuove
emozioni che mi legavano alla stella,
guerriera, del Dio Anu, e dei suoi
cavalieri, ed io, come se fossi parte,
frammento, che vive confluendo nel
l’amore di una stella, la gigante
di rame, dalla luce d’arancio.
In uno spettro d’incandescenti colori.
Nel sogno la visione, nella visione,
elevavo alto il mio desiderio, e tu,
la tua presenza,  come un riflesso del tuo
tempo, nel mio tempo, il mio spazio nel
tuo spazio, senza legami terreni.
Catene spezzate, fusione di cuori, in
un solo cuore, anime esaltate in una
sola anima, spiriti dispersi, che si
ritrovano, finalmente, oltre la vita,
in una perfetta sintonia, nella forza
dell’amore, che ci vede tu ed io
una sola cosa…
nel nostro amore cosmico, vibriamo d’intensità,
nell’unico possibile elemento, la
pura felicità, l’eterna felicità.
Del Toro confluito nel rameatico
Aldebaran.
Del mio corpo nel tuo corpo, la tua anima
rinata in me. Il mio spirito in te ritrovato,
e le nostre emozioni, come due
cavalli che corrono all’unisono, in
una dispersa armonia di perfezioni e
soavi percezioni, che noi siamo, dall’eterno
camminanti, nell’eterno nostro divenire,
due stelle fiammeggianti, in un solo
corpo stellare …una cosmica visione
di un enigmatico sogno, ma tu la presenza
di vita, in una vita, che non è più…

(11 Novembre 2007)

 

SOLITUDINE

Un’oscura pietra di basalto nero,
che l’anima opprime, imprigiona,
è questa la mia solitudine, da quando
il Sacro Graal, che ci vide unitamente,
in una sola indissolubile verità,
non è più il segno e luogo dei nostri dolci
convegni.
Solitudine, che il mio cuore spacca, e
lo spirito mio, si lacera come una
foglia che il tempestoso uragano
dilania, senza pietà.
Solitudine, poiché ti vedo unicamente
Nella mia mente, dove la luce illumina
Come Helios raggiante il tuo volto.
Solitudine, poiché il doloroso mio
Non vederti è profondo tormento,
un distendere i pensieri su vetri
taglienti, su rovi acuminati, ove
ogni momento la mia anima va
per morirvi.
Ti vorrei, vorrei
i tuoi dolci occhi contemplare, le tue
mielate labbra ascoltare, che musica
sono al mio sentire.
Solitudine, da quando non ti curi
Di donarmi le alate tue parole, e la
Tristezza s’infonde in me come la notte.
Tutto il mondo m’appare come un
Desolato luogo di tormento, e le
Lacrime che senza sosta irrorano il
Mio volto, stanco, hanno originato
Un nuovo fiume che unisce, come
Un arcano  ponte, le tue con le mie
Dimensioni.
Pensieri, ancora pensieri,
tristemente sorvolano i giorni, ardendo come
una fiamma che le ossa m’incendia,
bruciano i ricordi di te nella mia
mente.
Solitudine, sempre più devastante, allorché
Sogno di tenere le tue forti mani tra le mie, con
L’emozione che m’eleva a Dio.
Tu unicamente tu, un mondo che non
si può mutare, tu la mia forza, in te
mi rinnovo al solo pensarti, come un rinascere
da un solo sospiro, alito dolce di vento…
Solitudine, mi siedo lungo il fiume della
Radura incantata, ma tu non v’entri,
oltrepassando le nebbie del tempo.
Solitudine, è come morire ad ogni
istante, se penso che ci sei
nel mondo, in un punto del cielo,
ma non ci sei per me, ora o dopo
un frammento di sogno.
Solitudine, nell’istante in cui il cielo contemplo,
E so che tu non mi vuoi, perché lasci
Nel vuoto e nel buio più tetro ogni
Mia sensazione, ogni mio segmento
D’infinito amore per te.
Se tu sapessi, la solitudine…
E’ come essere morti, a noi stessi
Pur vivendo una vita di tristezza,
Desiderando con ardore il solo poterti
Rivedere…
Solitudine, mi commuovo, poiché
Tu da sempre e per sempre in me vivrai,
sei una parte intensamente, elevatamente da me
percepita, all’unisono con il tuo cuore e
con l’universo tutto…

(18 Aprile 2008)

 

DISTESI PENSIERI

Rimango, quasi in estasi, a contemplare
L’intesa profondità del notturno cielo.
Infiniti punti di luminosi iota, che brillando
M’invitano ad un’immersione totale in
Quel luogo, irraggiungibile, se non con
La sostanziale forza dell’anima, che prepotente
Può elevarsi oltre ogni pensiero, con il pensiero.
Così, in questa mia condizione d’ estatica
Meraviglia, raminga percorro le vie del
Cielo, in cerca di quell’unica luce,
che risplendendo m’infonde amore, sei
tu la via, la luce, l’unica fonte d’ esistenza,
in questa vita come nell’altra, la
parallela identità che io percorro, in un
quotidiano migrare verso altri orizzonti.
Sognando, sperando, di ritrovare il tuo
Amore, tra le infinite sfaccettature della
Vita, enigmi insoluti, arcano andare, ma
Ancor di più,  un sommesso ritornare.
Raminga, vado percorrendo le vie
Non conoscibili di quell’infinito universo,
che contiene i finiti cieli, i roteanti pianeti,
le incendiate stelle. Tra queste, tu sei, la
più rilucente, splendente, fiammeggiante,
perché io l’alimento del mio instancabile
Amore. Un percorso, un iniziarsi alle conoscenze
d’amore, come ali che teneramente sfiorano
la mutevole esistenza.
M’immergo lassù tra le amate stelle,
segmenti di un cosmo che non si può
comprendere, non si può arrestare, non si
può racchiudere entro un limitare spazio.
Stelle nascenti, stelle morenti, stelle giacenti
Da un principio che origina se stesso,
magicamente, da un assoluto nulla, o forse,
è la potenza di un Amore che tutto muove,
motore immutabile delle cose tutte.
L’amore che io ho serbato per il tuo
Enigmatico ritorno, un tempo rimasto
Sospeso tra ieri ed un oscuro domani.
Tra i sogni e la realtà sognata..
Sei tu, unicamente tu, l’essenza ritrovata
In quel mio dolce navigare, naufragare tra le
Fisse stelle, corpi celesti di antica
Creazione, ma che si rinnovano nella
Sensazionale percezione di te.
Ogni forma è la tua sostanza, ogni
Cosa è la tua essenza, ogni idea è il
Tuo creare un mondo che sarà solo
Tuo e unicamente mio…
Unita al cielo, al cosmo tutto,
attendo il segno che farà di me, la
creatura rinata da consumate
ceneri…

(18 Aprile 2008)

 

  Alexandra Celia (C.T.P.)


File aggiornato nell'Agosto 2008.