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POESIE ERMETICHE
(QUINTA PARTE)
di Alexandra Celia

 



 

EVANESCENTE LA SERA

Quando la sera rende
evanescente la solare luce,
ed ogni estremo pleocronismo
precipita nel lago oscuro
della breve vita.
Il drago igneo della notte
va ricoprendo di nebulosa
polvere ogni luogo,
ogni misterioso dove.
Tutto il mondo trasmuta, sotto
i lunari riflessi, bianco argentei,
in vacui fantasmi, che tristemente
vagano nel loro infinito
malinconico essere…
La notte, poi, con la sua violacea
profondità, come lastra iolite,
incanta la tua visione,
tra sogni e fantastiche realtà,
d’altri mondi, di un altro
diverso, solitario disperato dove…
I pensier, io, allor, libero
di vagare tra le frastagliate
dune, in cerca dell’amato,
con l’arcana speranza,
che un folle incantesimo
ti dia nuovamente a me.
Nello splendore delle
nuove rinnovate stagioni,
allorché, come le multicolori
tormaline, le piccole gemme
incorniciano le esili piante
a primavera.
E la delicata pioggia,
bacia foglia dopo foglia,
irrorando perliferamente il terreno,
anch’esso d’amore assetato,
e bruciato dall’estenuante
grigia attesa.
Come un airone,
compio il mio volteggiare
armonico fino a te, mirabile
essere che un di, fosti
innanzi a me, così com’io
ti ricordo sovente,
e ti vivo nel lento fluire
del mio tempo, delle ore tutte,
senza posa, ininterrottamente.
Vigilando il mio elevato spirito,
il mio infiammato cuore,
all’attenzione che, una dolce
tua parola, come mesto richiamo,
possa mutare l’oscura mia
notte dell’anima, nell’ascesa
gloriosa dello splendente aureo
solare, in una scintillante
bronzea armatura, di nobile
Cavaliere Templare,
con il suo Graal, trovato
ancor pria che cercato…

(5 Agosto 2007)

 

LENTI PASSI SILENZIOSI

Passi lenti, silenziosi,
felpati nella notte
per attraversare il lungo
fiume del mio tempo.
Come un arco dai molteplici
colori, che unisce le due
sponde, tra amore e desiderio,
mistero ed incertezze.
Passi lenti, magicamente
entro in quella dimensione
di suoni, armonie e metalli,
che niuno potrà mai vedere,
se non con gli occhi dell’anima,
poiché si è parte di quelle
alate creature di luce infusa,
che da antico eone temporale,
hanno attinto la vita…
in questa terra che le accoglie
nel suo generoso grembo,
per un solo unico passaggio.
Il mio cuore palpita,
all’unisono con le cosmologiche
stelle, poiché ti penso, e ti
rivedo nella mia mente,
come nel mio cuore,
che esulta di incontenibile
gioia, come una rotta
di fuoco che tutto incendia
e nulla brucia, tutto sovrasta
senza consumare. Ma solo
un tenue ardore, che fulmineamente
da me s’eleva, oscurando il
giorno, come un’ombra di
luna sopra il raggiante
sole. In un perenne moto
della terra, che rincorre
l’inesistente, tra vetrate
di pura luce, in templi
adorni di amore, mistico
contemplare la tua vita,
e il tuo inespresso amore
per me.
Racchiudere tutte le cose,
in un solo granello di esistenza,
assenza di te, ma essenza di te,
come un richiamo a seguirti
ovunque, trasparente come
l’aria, incolore come l’acqua
tu sorgente che disseta,
ogni mio pensiero, instancabilmente.
In un eterno gioco di cose
avvenute, e che forse
saranno.
Ed io come solitaria
aquila, svanisco tra le alte cime
innevate…

(9 Agosto 2007)

 

E VENNE IL MIO RE

E venne il mio re
dalla dimensionalità
del tempo diffuso.
E venne il mio Re, a passi
silenziosi e con
suono di celestiale armonia.
Innanzi a me, tra le sue mani
e la nuda terra, distese morbidi
mantelli di raro velluto, e li
ricoprì di coltri di seta,
prese, poi, dal firmamento le
più belle stelle e come fulgide
gemme, le incastonò tra sete
e veli, per illuminare all’infinito
i nostri disarmati corpi, tra
ombre e luci.
E venne il mio Re, il suo
scettro, la sua corona di
perle intarsiate e oro puro,
con la spada al suo fianco
e il suo bel cimiero…
venne a me, con la dolce coppa,
e mi parlò d’amore.
Aprì l’aura mia, alla sublime
conoscenza tra riti, mistero
e arcana magia.
Parole di potere, tra forme di
fuoco e la forza di un toro
in verde campo.
Le arti più antiche, più elevate
e misteriose mi svelò.
Ed io, dalla cenere e dalla
polvere, fui elevata al reale
rango, non più un trafitto
cuore, un’anima desolata,
non più la tetra notte, che
mi vedea come lupo solitario,
tra fredde lande nevose.
Venne il mio Re, con la
Sapienza dei Magi,
dalla notte dei tempi.
Ed io, non fui più che
l’assoluto nulla, ma divenni
parte del tutto aperto
Tra incandescenti pensieri,
e frecce di Cupido amoroso.
Fui incoronata all’alba di
una nuova era, a condividere
ogni bene, ogni gioia,
eletta tra le elette, con
corona di smeraldi
e rossi rubini.
Nelle mie mani gioielli,
ai polsi e caviglie bracciali
di rara fattura. Una tiara
sul capo, di splendidi zaffiri
e diamanti, come arabeschi.
Lungo il mio corpo, tessuti di
petali di rari fiori.
E venne il mio Re,
con il suo abito di festa,
d’azzurro cielo.
S’inginocchiò ai miei
piedi, ed il suo verbo mi
donò. Per un istante
anche il tempo, che
fulmineo scorre, arrestò
la sua corsa, in un istante
in cui, lo spazio dimensionale
si aprì ad una verità più
grande, incomprensibile.
E venne il mio Re, in una
fredda mattina di sole.
Lo attendo, egli ritornerà
più bello che mai…

(15 Agosto 2007)

 

NELL’ATTESA DI TE

Nell’attesa che tu farai
ritorno, come nuova
vita. 
Nell'attesa visione, del
Sacro Calice, io andrò
immergendomi nel
purificatore fuoco,
che tempra spirito ed
anima, forgiando un
nuovo metallo.
Percorrendo tutte le
possibili vie, unicamente
per avere la tua mirabile
visione, nei mille volti
che incontrerò nella
meraviglia della natura,
che come un miracolo, è
il dono più elevato del Divino
Creatore, e del suo
inesauribile puro Amore.
Nell’attesa del tuo
ritorno, io mi immergerò
nelle acque dello
Stige, come un tenebroso
percorso nelle oscure
dimore di Persefone,
dei non viventi, per
apprendere l’arte della
vita, nel magico tempio
della conoscenza.
Tra le ombre che si
trasformano in luminose
fonti, che rischiareranno
ogni arcano mistero.
Pervaderò ogni profonda
forma che mente non
concepisce alla ratio.
Farò palpitare il cuore,
quando un sentore di rugiada e resina
mi rivelerà di te, la tua presenza.
Pregustando un sapore che
è pari al vento e alla
impalpabile nebbia, che
a sera ogni cosa sovrasta,
come un trasparente
manto.
Nell’attesa di te, conterò
ad uno ad uno, i granelli
di sabbia della mia
desolata spiaggia, ove
io immobile come torre, attendo
Te, né vento, né marea, o
tempesta, potrà avere di me
se non il nulla.
Estenderò ogni mio
pensiero fino a te, con teneri
richiami e dalle mie mani
cadranno mille preziose
pietre, mille rivoli di
sorgiva acqua, e i campi Elisi
arerò con i semi della
speranza, che presto il
Sole e gli astri tutti, ti
riportino a me…
Con tutte le possibili nascoste
forze, oltre la realtà,
oltre tutti i sogni vissuti
o creati, oltre ogni spazio
percepito, tra sensazioni e
verità.
Nell’attesa di te, suonerò
arpa e cetra, in solitari boschi
di querce e azzurri laghi,
dove rondini e gazzelle
si dissetano, nel silenzio
di una dolce aurora.
Nell’attesa di te,
incendierò l’anima mia,
elevandola alta,
fino ai confini del
tempo… e del
inconoscibile spazio…

(18 Agosto 2007)

 

METAMORFOSI

La farfalla, quale simbolo
di una inconsistente e
fragile felicità, quella
che ogni creatura umana
invano ricerca lungo il
travagliato cammino, da
questa peritura vita, al
parallelo sistema di eterni
mutuanti percorsi, a noi
sconosciuti.
La farfalla, trasmuta da
una grezza strisciante
forma, più vicina alle tenebre,
che ad altro, ad una pura
essenza, ed è come un fiore che
vola rapito dalle ali del
vento, per ascendere dalla
umile terra, al cielo della
luce eterna…

(5 Settembre 2007)

                                                               Alexandra Celia (C.T.P.)


File aggiornato nel Febbraio 2008.