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POESIE ERMETICHE
(QUARTA PARTE)
di Alexandra Celia

 



 

PASSO DOPO PASSO

Passo dopo passo
giorno dopo giorno,
percorrevo il lungo
cammino del tempo.
Seguivo il sole
nel suo arcano percorso,
la bianca luna seguivo,
così, pallida e triste.
Per amiche avevo le
stelle, sue ancelle.
Passo dopo passo
giorno dopo giorno,
percorrevo il lungo
cammino del tempo
seguendo la mia ombra
stanca e morta.
Sulla spiaggia della vita,
avevo scritto con le
scintille del mio
pensiero,
strane poesie,
di neri cavalieri, di dame rubate,
di sogni distrutti,
per mani stregate.
Passo dopo passo,
mi avviavo per un
buio sentiero, e
la mia luce non trovavo.
Un canto desolato, come
un lamento era il
vento a me d’intorno.
Perduta avevo ormai
ogni speranza,
cercavo solamente il
bianco nocchiero
che conduce nell’ade…
ma, la potenza divina
mi ha salvata, tra
le tue mani sono
ormai approdata.
Passo dopo passo,
mi sono unita a te,
nel cielo della speranza,
dell’attesa,
nel regno dell’amore,
ancora privo di un cuore,
quel cuore che sarà
luce tra me e te,
e l’infinito mondo.

(Ottobre 1978)

 

TRISTI PENSIERI DI UNA GIOVANE ANIMA

Ascoltando le voci  
della sera, mi ritornano
alla mente le tue parole,
i tuoi discorsi seri
che quasi infondono il
timore di non saper
rispondere.
Ascoltando il rumore
della sera, mi rendo
perfettamente conto
di quanto sia grande,
infinita la mia solitudine.
La mia malinconia, di
quanto sia immensamente
grande il desiderio,
di rivederti, di poter ancora
proiettare il mio
pensiero entro i tuoi
grandi enigmatici occhi,
estesi come un
lago sereno, un
lago di sogno, di
favola antica, ove
riflettersi per cercarvi una
verità…
Ascoltando il rumore
della sera mi ritornano
vivi tutti i ricordi
di gioventù,
quando solevo sognare
la gloria del mio avvenire,
accanto a chi, ora, non
è che un fantasma nella
notte.
Ascoltando gli echi
della notte, rabbrividisco
pensando che la morte
potrebbe portarmi
seco e nessuno mi
udrebbe,
ma, in ultimo, il silenzio di
una tomba l’eterno riposo,
metterebbe fine ai vani
sogni,
ai miei pensieri non
reali.
Al fine, la morte porrebbe
fine a tutti i tormenti
che lentamente consumano
questa mia
giovane triste anima.
Voci della sera, il
ricordo mesto e dolce di te…

(Ottobre 1978)

 

ETERNO VUOTO...

Un vuoto eterno
entro di me, quando
tu non mi guardi con
i tuoi dolci occhi di mistero,
pieni di quella melanconica
nostalgia di cose
perdute, di tempi lontani, andati,
di fate, di maghi, enigmatici
tormenti...
Tu, creatura piena di pensieri
per quello che sarà, che
temi il presente, temi
il futuro. In me ritrovi il
coraggio per rivivere
il tuo passato, tutto il tuo
tempo.
Rimane il vuoto eterno,
che entro il mio cuore
reca dolore.
Ma, un dolce tuo sorriso, che ricordo,
è il mio mio compenso.
Mi guardi e riguardi, e intanto
contempli la verità, come
un frutto della passione,
o dell’amore...
Non posso che credere
e sperare nel tempo, padre
di tutte le eterne verità,
padre del bene e del male,
il tempo solo giudicherà
del nostro bene, e
del nostro male,
fin quando il giudizio
non verrà per confermare
la fine del principio...

(Aprile 1980)  

 

DOLORE

Nascere è dolore,
morire è dolore,
vivere è dolore.
Donare il cuore
è spesso morire,
aprire l’anima e
far uscire i raggi
cosmici della mia
essenza, è dolore intenso.
Essere vivi è dolore,
non essere è morire,
credere è soffrire,
ancor più dubitare,
ancor più non percepire.
Tutto è dolore,
quello che scorre, come il
tempo e il pensiero
il principio delle cose tutte,
come la fine e il suo
mutamento,
tutto è dolore,
ancor più sperare ciò
che è insperabile.
La solitudine è dolore
oltre la sofferenza,
quando si chiede, supplicando,
l’amore, perché colui che è
l’Amore, è al di là del tutto.
Dolore è parlare, ma, non
essere compresi, ascoltati,
visti...
Le lacrime sono il dolore
del momento,
fanno male, come
mille lame sottili e taglienti,
che feriscono il corpo e lo spirito,
che non rimane imperturbabile
agli eventi circostanti.
Ora mi dileguo,
frammentandomi nell’aria,
e come stella lucente che muore,
in un’ oscuro buco nero,
va eclissandosi nell’universo
in una via senza ritorno...
Mille lacrime come sale
amaro dal cielo
scendono sulla profonda terra.
Ora la mia anima si
trasmuta in miriadi di
variopinte farfalle
che volando fino a te,
sfiorandoti lievemente
ti oltrepassano per
disperdersi nelle nebbie del
tempo, che non fu mai,
mai è stato, mai sarà.
Ed allor la terra e il cielo
s’incontreranno per una
sola disperata volta,
fluendo in una sola forza, si
espanderanno in un solo
moto, per separarsi nel
dolore di non
incontrarsi mai più,
finché l’eterno sarà eternità,
fin quando il tempo
non si annullerà
e di soli agonizzanti  sospiri
vivranno, contemplandosi...
Dolore è un sogno, il sogno
imperante nel cuore
che inesorabilmente
svanisce
sgretolandosi,
come polvere di stelle,
tra le dita, come petali
appassiti di una morta
rosa.
Come conchiglia erosa
dal mare.
Dolore è osservare
la fine di tutto,
nell’incommensurabilità
delle cose che non sono
in divenire.
Ogni cosa è soffocata
in un urlo senza suono.
In un giorno senza sole,
una notte senza stelle,
una vita senza amore..
in un credo senza Dio.
Dolore i miei occhi
scintillanti di lacrime
che più non verserò...
Ma, nel mutevole ti
attenderò, fino al confine
del mondo... Io sarò per te.

(23 Giugno 2007)

 

L’ARCANA FARFALLA  

In una incantata, serena
mattina di splendente sole
ai primi del mese di Settembre
stavo contemplando l’infinità
dell’azzurro cielo, tra pensieri
e magnetici sogni mi perdevo
soavemente, che il mio
cuore mi rifletteva, come una
gemma rilucente ai raggi aurei,
quando tra un compenetrare
ed un altro rimirare, i miei elevati
pensieri, ecco volteggiare
leggiadra, delicata, sublimamente,
intorno ai miei occhi, un’arcana
splendida farfalla,
il cui colore paragonabile
al puro metallo d’oro, al miele raffinato,
e veli in seta le sue magnifiche
ali, trapuntate di frammenti
di nero lucidissimo onice.
Un sospiro s’elevò dal mio cuore,
talmente forte che anche
Selene dormente fu risvegliata
dal suo enigmatico sonno,
in un istante, il mio
spirito percepì che l’amato
mio avea per me, inviato un
messaggero alato di luce, nelle
semplici sembianze della
piccolissima creatura magica
di natura angelica, e dai
riflessi di un citrino  madera.
Ella si pose, per brevità di
tempo sulla mia mano, e sfiorando
il mio volto illuminato da Helios,
che correva con la quadriga folgorante,
mi accarezzò, la tenerezza fu
del mio amato, e come il
dio Mercurio, aveva inviato
la magica farfalla, preannunciandomi
l’evento agognato e atteso
del suo felice ritorno
ai lidi desolati, dopo la sua
triste partenza...
Tu o mio Re,
invii il tuo piccolo messaggero
alato per indicarmi il tuo
nuovo percorso, verso colei
che t’ama più d’ogni cosa,
che sprigiona l’anima alle
celesti onde, pur di riveder
l’amato, in te ritrovato…
Che il mio pensiero ispiri
con una trasfusa essenza
Vitale...
Tra colori, armonie e soavità,
ad ogni Eos nascente...

(3 Settembre 2007)

 

                                                               Alexandra Celia (C.T.P.)


File aggiornato nel Dicembre 2007.