Nell'immagine
sopra, da un papiro della XVIII dinastia dei faraoni dell’antico Egitto
rinvenuto nella tomba dello scriba Ani e conservato
nel British Museum di Londra. Anubi, dalla testa di sciacallo, pesa il
cuore di Ani mentre Thoth
dalla testa d’ibis, protettore della magia, scrive col calamo il
verdetto
Con una simile
prospettiva, di “rudimentali” strumenti e mezzi operativi, fa
meraviglia constatare che, in ogni modo,
si siano ottenuti i sorprendenti risultati terapeutici sopra elencati,
stando alla testimonianza dei numerosi
ritrovamenti archeologici. Si deve ammettere, allora, che in qualche
modo ignoto gli antichi egizi, artefici
dei menzionati interventi, a dir poco prodigiosi, pervenissero all’intima
conoscenza della materia organica:
oserei dire, all’intimità “animica”, in relazione alla
visione di un inconcepibile mondo relativo, perfettamente
aderente a quello organico. Quale sarà stata la forza attiva, “agente”
nell’egizio di quel tempo, a
germinare un simile stato di grazia, mi sono chiesto? Forse, indagando
con fiducia “nella soffitta” di qualche “scriba
modello”, con il favore della sorte, si potrebbe trovare un “punto d’appoggio”
su cui far leva con criterio scientifico
per pervenire alla chiarezza di quest’enigma, non trovando risposte
concrete da parte della scienza ufficiale
in merito. Il caso ha voluto pormi davanti agli occhi, in più di un’occasione,
la riproduzione di un papiro
egizio del quale mi ha colpito un particolare che porterà, poi, ad una
mia supposizione sbalorditiva.
Questo papiro,
insieme con altri, attribuiti allo scriba Ani, furono rinvenuti, in
seguito a scavi archeologi, a Tebe
nella tomba omonima risalente alla XIX dinastia dei Re d’Egitto,
presumibilmente del 1240 a.C. Si tratta della
rappresentazione relativa al «peso del cuore di Ani», esposto
al British Museum di Londra. Osservando
attentamente questo bel papiro, così ricco di rappresentazioni cariche
di effetti cromatici, mi è sorto
a prima vista l’idea di raggruppamenti ben assortiti, e già questo mi
è apparso un chiaro segno di un ricercato
equilibrio armonioso in coerenza alla specifica funzione di “bilancia
del cuore”, da considerare, naturalmente,
sul piano “animico”. Il tutto, visto in chiave ingegneristica,
è, innegabilmente, una meravigliosa “progettazione”,
fin troppo, accurata nei minimi dettagli. Venendo al fatto importante
annunciato, ciò che, veramente,
mi ha sbalordito, come già detto, è la constatazione di una concezione
di una legge fisica posta in atto,
che solo 3030 anni dopo, circa, cominciava a delinearsi in Europa.
Ciò che lascia di
stucco, e che traspare in modo evidente, è la disposizione,
chiaramente, inclinata del telaio di
“pesatura”, rispetto un’ideale verticalità, tanto più,
che questa cosa non si riscontra in altre rappresentazioni simili
in generale, eccetto alcune, mi sembra. Stando alla legge di gravità,
concepita a quei tempi, i piatti della bilancia
e il cuore di Ani, da considerare come dei “gravi” privi di “vincoli”
terreni, dovevano essere rappresentati
secondo una perfetta verticale. Infatti, gran parte di rappresentazioni
come quella in causa è in armonia
con quest'apparente “erronea” concezione scientifica, ma, Ani, da
zelante Scriba, invece, vi contravviene
e predispone le cose nel modo riscontrato. A questo punto, ho dovuto
ammettere che Ani e, forse,
altri a lui “vicini”, immaginavano cose fuori della
concezione culturale corrente di quel tempo.
Andando a
fondo alla riscontrata “anomala” disposizione del telaio di
pesatura di Ani, da buon progettista di automazioni
meccaniche, nonché sufficiente conoscitore di problemi generali di
fisica planetaria, ho dovuto ammettere
che fosse in stretta aderenza al noto fenomeno della fisica planetaria
della «deviazione» della direzione
dei corpi in movimento sulla terra in relazione alla forza di gravità.
Più particolarmente, si tratta di variazioni,
combinate, dell’assetto gravitazionale dei gravi in genere, dovute
alla rotazione della terra, appunto,
e il variare della relativa latitudine. La legge di Ferrel perfeziona
questo fenomeno affermando che "un
corpo non vincolato in movimento nel nostro emisfero è deviato verso
destra rispetto alla direzione
del suo movimento; nell’emisfero australe è deviato verso sinistra"
(1). È proprio questa deviazione,
verso destra o verso sinistra, che, trova riscontro nel papiro di Ani,
oltre all’altra già rilevata (l’inclinazione
del telaio di pesatura), che scuote. Non si può dare altra spiegazione
logica all’evidente rappresentazione
del piedistallo centrale che regge il bilico in osservazione. È il
classico disegno di uno “spaccato”
(«sezione»
in termine tecnico), eseguito col preciso scopo di far vedere che l’asta
“potrebbe”
ruotare nella sede
del relativo supporto. Naturalmente non si ricorrerebbe a tanto se non
fosse per il fatto importante
di far capire che quell’asta “potrebbe”disporsi secondo la
supposta legge di Ferrel. A dire il vero questo
piedistallo visto in sezione è riscontrabile anche in altri casi
estranei a quello di Ani, ma non vi ha mai fatto
caso nessuno. La “progettazione” del supporto in questione è
spinto a tal punto da lasciar intravedere, persino,
i possibili “cuscinetti” di guida attraverso due visibili
coppie di “anelli”! Nell’insieme, il disegno di Ani,
vale quanto una
straordinaria orchestra degna di scroscianti applausi. Persino il dio
del male, Seth, alla destra in
basso di Thoth, fa la sua parte a meraviglia fungendo da sistema a “galleggiante”,
a misura che gli perviene da
Thoth, una certa insostanziale “energia” attraverso una sorta
di “coda” penzolone, che si potrebbe associare
ad una “messa a terra” di sicurezza, simile a quelle delle macchine
elettriche, per far mantenere a giusto
regime la condizione di “galleggiamento” sul presunto “liquido”
sottostante.
Seth, così come
rappresentato, sembra
un “otre” in cui è convogliata la supposta “energia” con
una specie di “turbina” posta sotto
la sua ascella. Ho voluto rilevare, a bella posta, questo lato del
meccanismo del bilico di Ani, simbolicamente
per niente amabile, eppure, se si riflette, proprio dalla buona
condizione di questo “pallone
gonfiato”,
stimato, al limite, con corrispondenze terrene, come una concezione
immonda, dipende il «giudizio»
del «peso
del cuore» di Ani. La stessa cosa dicasi del simile a “scimmia”
non si capisce bene però, sulla
sommità dell’asta verticale del “bilico”, dalla cui coda e
zampe, dipende il rilascio della leva cui è sospeso
il cuore in causa e la possibile conseguente compromissione.
Discostandoci da quest’analisi, non si potrà
mai sostenere che gli antichi egizi dell’epoca intorno al 1240 a.C.,
quella ritenuta per il papiro di Ani, elaborassero
macchine sulla scorta delle conoscenze come quelle testé rilevate per
Ani. In tal caso, non resta che
accettare una sola cosa: che si tratta di “macchine interiori”,
forse capaci di esplicare “poteri” straordinari inconcepibili
che non sapremo mai. Meglio ancora, come più razionale spiegazione, è
ammettere che tutto ciò,
e altre possibili cose del genere rilevabili con un’attenta indagine
di tutti i reperti archeologici antichi, non solo
dell’Egitto, pongono in evidenza che i “poteri”,
argomentati, siano connessi ad una “visione” animica
spirituale ben
precisa, definibile «lucida» e non «medianica» così
come rilevabile ancora oggi in molti uomini e
donne interpreti di inspiegabili “percezioni” che la scienza
non riesce a catalogare.
Dunque, tirando un
po’ di somme,
sembra che sia emerso un certo “agente” dei miracoli alla
base dello stato di grazia degli antichi Egizi,
argomentato all’inizio e che mi ero proposto di “scovare”.
Il caso di Ani, con la rilevata “inclinazione”
dell’asse di
gravità che si discosta dalla concezione ortodossa, assunta secondo l’assetto
“verticale”, potrebbe
portare alla consapevolezza del presumibile preannuncio della fine dell’epoca
faraonica e la possibile
nascita di una nuova Terra particolare, in seno all’uomo,
capace di un certo “muoversi” animico. Ani si
potrebbe considerare il Galileo Galileo del suo tempo, forse anche lui
soggetto alle stesse analoghe ostilità del
Clero vigente. Non escluderei dei collegamenti a priori con il tentativo
“eretico” del faraone Akhenaton vissuto
il secolo precedente, circa. Fa pensare molto un fatto poco chiaro di
questo re preso dall’euforia per la sfrenata
costruzione di nuovi templi in onore di Aton a dispetto della classe
sacerdotale che lo osteggiava. Nel quinto
anno della sua ascesa al trono accade qualcosa che cambierà, da quel
momento, il corso della storia di
questo reame.
«Akhenaton
non riesce a raccontare ciò che accadde realmente, ma di certo la
cosa lo mandò
su tutte le furie»,
dice l’egittologo Bill Munarne. «In
un’iscrizione trovata ad Amarna il faraone inveisce contro
questo “qualcosa”, definendolo la cosa peggiore capitata. Secondo
me, i sacerdoti ne avevano abbastanza;
serrarono i ranghi e gli intimarono di piantarla. E lui per tutta
risposta abbandonò Tebe» (2).
Il discorso
su Ani, a questo punto, volge alla conclusione tanto attesa della
visione mentale di Gea, la terra, di
ordine sferico dopo
aver intravisto una legge fisica, quella di Ferrel, scoperta solo poco
più di due secoli fa, in azione
attraverso il Papiro di Ani della pesatura del cuore. Si tratta di una
concezione che, se posta in coda alle
concezioni di un fondato «pensare geometrico» degli antichi
egizi, argomentato con dovizia col testo Alle
radici dell'intelligenza matematica,
prende corpo senza meravigliare tanto. E' interessante rilevare,
poi, che
l'inclinazione del bilico di pesatura di Ani, che ha fatto emergere
l'idea di Ferrel, non mi è parso riscontrarlo
in altre configurazioni analoghe dell'antico Egitto. Forse ve ne sono.
Comunque resta il fatto che l'inclinazione
del bilico lascia pensare che Ani sia un certo capostipite - mettiamo
anche con possibili altri simili
a lui che non so - di un'umanità in embrione del genere nuovo. Ma
il fatto di ordine squisitamente fisico che
vi sta a monte è che
la legge di Ferrel riguarda il comportamento dei gravi sulla Terra in
conseguenza della
sua sfericità.
Che vuol dire questo? Vuol significare che il «pensare
geometrico» degli antichi egizi dell'epoca
di Cheope, ovvero del periodo antidiluviano e poco oltre, in virtù del
genere di scriba “Ani”,
da «piatto» che era, si evolve facendo concepire concretamente un «pensare
sferico».
Cosa comporta
questo cambiamento del pensiero degli antichi egizi con l'apporto della
coscienza «sferica»? Ma
è Gea che cambia connotazione “compenetrandosi nell'uomo”,
così come era stata concepita dai greci:
«si convenne
che (Gea) fosse la madre di tutti gli esseri viventi, la dispensatrice
dei frutti, delle piante
e
degli animali necessari alla vita e al sostentamento dell'uomo. Ed
ebbe anche caratteri del mondo sotterraneo
nel quale tutti i viventi, completato il loro ciclo, vanno a morire».