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IL PENSARE SFERICO DEL PAPIRO DI ANI
di Gaetano Barbella

Si sono sentite dire cose meravigliose sulla cultura dell’antico Egitto, specialmente per la raffinata arte terapeutica che si fondava sull’analogia dei colori o di forma fra l’organo ammalato e una pianta o altro oggetto dotato di influenze benefiche, l’ingestione di formule magiche scritte o di immagini sacre. Cinquemila anni fa, in Egitto, si praticava la cauterizzazione, si amputavano arti, si contenevano fratture, si operava la cataratta, non senza una farmacopea sorprendentemente vasta. Una scienza medica di tutto rispetto, ma attraverso empirismo, ritualismo e magia, che si prendevano cura dell’antico uomo egizio, fino ad accompagnarlo nell’aldilà con formule che gli consentiva di “approdare oltre i territori del deserto occidentale”.



 

Nell'immagine sopra, da un papiro della XVIII dinastia dei faraoni dell’antico Egitto rinvenuto nella tomba dello scriba Ani e conservato nel British Museum di Londra. Anubi, dalla testa di sciacallo, pesa il cuore di Ani mentre Thoth dalla testa d’ibis, protettore della magia, scrive col calamo il verdetto


Con una simile prospettiva, di “rudimentali” strumenti e mezzi operativi, fa meraviglia constatare che, in ogni modo, si siano ottenuti i sorprendenti risultati terapeutici sopra elencati, stando alla testimonianza dei numerosi ritrovamenti archeologici. Si deve ammettere, allora, che in qualche modo ignoto gli antichi egizi, artefici dei menzionati interventi, a dir poco prodigiosi, pervenissero all’intima conoscenza della materia organica: oserei dire, all’intimità “animica”, in relazione alla visione di un inconcepibile mondo relativo, perfettamente aderente a quello organico. Quale sarà stata la forza attiva, “agente” nell’egizio di quel tempo, a germinare un simile stato di grazia, mi sono chiesto? Forse, indagando con fiducia “nella soffitta” di qualche “scriba modello”, con il favore della sorte, si potrebbe trovare un “punto d’appoggio” su cui far leva con criterio scientifico per pervenire alla chiarezza di quest’enigma, non trovando risposte concrete da parte della scienza ufficiale in merito. Il caso ha voluto pormi davanti agli occhi, in più di un’occasione, la riproduzione di un papiro egizio del quale mi ha colpito un particolare che porterà, poi, ad una mia supposizione sbalorditiva.

Questo papiro, insieme con altri, attribuiti allo scriba Ani, furono rinvenuti, in seguito a scavi archeologi, a Tebe nella tomba omonima risalente alla XIX dinastia dei Re d’Egitto, presumibilmente del 1240 a.C. Si tratta della rappresentazione relativa al «peso del cuore di Ani», esposto al British Museum di Londra. Osservando attentamente questo bel papiro, così ricco di rappresentazioni cariche di effetti cromatici, mi è sorto a prima vista l’idea di raggruppamenti ben assortiti, e già questo mi è apparso un chiaro segno di un ricercato equilibrio armonioso in coerenza alla specifica funzione di “bilancia del cuore”, da considerare, naturalmente, sul piano “animico”. Il tutto, visto in chiave ingegneristica, è, innegabilmente, una meravigliosa “progettazione”, fin troppo, accurata nei minimi dettagli. Venendo al fatto importante annunciato, ciò che, veramente, mi ha sbalordito, come già detto, è la constatazione di una concezione di una legge fisica posta in atto, che solo 3030 anni dopo, circa, cominciava a delinearsi in Europa. Ciò che lascia di stucco, e che traspare in modo evidente, è la disposizione, chiaramente, inclinata del telaio di “pesatura”, rispetto un’ideale verticalità, tanto più, che questa cosa non si riscontra in altre rappresentazioni simili in generale, eccetto alcune, mi sembra. Stando alla legge di gravità, concepita a quei tempi, i piatti della bilancia e il cuore di Ani, da considerare come dei “gravi” privi di “vincoli” terreni, dovevano essere rappresentati secondo una perfetta verticale. Infatti, gran parte di rappresentazioni come quella in causa è in armonia con quest'apparente “erronea” concezione scientifica, ma, Ani, da zelante Scriba, invece, vi contravviene e predispone le cose nel modo riscontrato. A questo punto, ho dovuto ammettere che Ani e, forse, altri a lui “vicini”, immaginavano cose fuori della concezione culturale corrente di quel tempo.

Andando a fondo alla riscontrata “anomala” disposizione del telaio di pesatura di Ani, da buon progettista di automazioni meccaniche, nonché sufficiente conoscitore di problemi generali di fisica planetaria, ho dovuto ammettere che fosse in stretta aderenza al noto fenomeno della fisica planetaria della «deviazione» della direzione dei corpi in movimento sulla terra in relazione alla forza di gravità. Più particolarmente, si tratta di variazioni, combinate, dell’assetto gravitazionale dei gravi in genere, dovute alla rotazione della terra, appunto, e il variare della relativa latitudine. La legge di Ferrel perfeziona questo fenomeno affermando che "un corpo non vincolato in movimento nel nostro emisfero è deviato verso destra rispetto alla direzione del suo movimento; nell’emisfero australe è deviato verso sinistra" (1). È proprio questa deviazione, verso destra o verso sinistra, che, trova riscontro nel papiro di Ani, oltre all’altra già rilevata (l’inclinazione del telaio di pesatura), che scuote. Non si può dare altra spiegazione logica all’evidente rappresentazione del piedistallo centrale che regge il bilico in osservazione. È il classico disegno di uno “spaccato” («sezione» in termine tecnico), eseguito col preciso scopo di far vedere che l’asta “potrebbe” ruotare nella sede del relativo supporto. Naturalmente non si ricorrerebbe a tanto se non fosse per il fatto importante di far capire che quell’asta “potrebbe”disporsi secondo la supposta legge di Ferrel. A dire il vero questo piedistallo visto in sezione è riscontrabile anche in altri casi estranei a quello di Ani, ma non vi ha mai fatto caso nessuno. La “progettazione” del supporto in questione è spinto a tal punto da lasciar intravedere, persino, i possibili “cuscinetti” di guida attraverso due visibili coppie di “anelli”! Nell’insieme, il disegno di Ani, vale quanto una straordinaria orchestra degna di scroscianti applausi. Persino il dio del male, Seth, alla destra in basso di Thoth, fa la sua parte a meraviglia fungendo da sistema a “galleggiante”, a misura che gli perviene da Thoth, una certa insostanziale “energia” attraverso una sorta di “coda” penzolone, che si potrebbe associare ad una “messa a terra” di sicurezza, simile a quelle delle macchine elettriche, per far mantenere a giusto regime la condizione di “galleggiamento” sul presunto “liquido” sottostante.

Seth, così come rappresentato, sembra un “otre” in cui è convogliata la supposta “energia” con una specie di “turbina” posta sotto la sua ascella. Ho voluto rilevare, a bella posta, questo lato del meccanismo del bilico di Ani, simbolicamente per niente amabile, eppure, se si riflette, proprio dalla buona condizione di questo “pallone gonfiato”, stimato, al limite, con corrispondenze terrene, come una concezione immonda, dipende il «giudizio» del «peso del cuore» di Ani. La stessa cosa dicasi del simile a “scimmia” non si capisce bene però, sulla sommità dell’asta verticale del “bilico”, dalla cui coda e zampe, dipende il rilascio della leva cui è sospeso il cuore in causa e la possibile conseguente compromissione. Discostandoci da quest’analisi, non si potrà mai sostenere che gli antichi egizi dell’epoca intorno al 1240 a.C., quella ritenuta per il papiro di Ani, elaborassero macchine sulla scorta delle conoscenze come quelle testé rilevate per Ani. In tal caso, non resta che accettare una sola cosa: che si tratta di “macchine interiori”, forse capaci di esplicare “poteri” straordinari inconcepibili che non sapremo mai. Meglio ancora, come più razionale spiegazione, è ammettere che tutto ciò, e altre possibili cose del genere rilevabili con un’attenta indagine di tutti i reperti archeologici antichi, non solo dell’Egitto, pongono in evidenza che i “poteri”, argomentati, siano connessi ad una “visione” animica spirituale ben precisa, definibile «lucida» e non «medianica» così come rilevabile ancora oggi in molti uomini e donne interpreti di inspiegabili “percezioni” che la scienza non riesce a catalogare.

Dunque, tirando un po’ di somme, sembra che sia emerso un certo “agente” dei miracoli alla base dello stato di grazia degli antichi Egizi, argomentato all’inizio e che mi ero proposto di “scovare”. Il caso di Ani, con la rilevata “inclinazione” dell’asse di gravità che si discosta dalla concezione ortodossa, assunta secondo l’assetto “verticale”, potrebbe portare alla consapevolezza del presumibile preannuncio della fine dell’epoca faraonica e la possibile nascita di una nuova Terra particolare, in seno all’uomo, capace di un certo “muoversi” animico. Ani si potrebbe considerare il Galileo Galileo del suo tempo, forse anche lui soggetto alle stesse analoghe ostilità del Clero vigente. Non escluderei dei collegamenti a priori con il tentativo “eretico” del faraone Akhenaton vissuto il secolo precedente, circa. Fa pensare molto un fatto poco chiaro di questo re preso dall’euforia per la sfrenata costruzione di nuovi templi in onore di Aton a dispetto della classe sacerdotale che lo osteggiava. Nel quinto anno della sua ascesa al trono accade qualcosa che cambierà, da quel momento, il corso della storia di questo reame.

«Akhenaton non riesce a raccontare ciò che accadde realmente, ma di certo la cosa lo mandò su tutte le furie», dice l’egittologo Bill Munarne. «In un’iscrizione trovata ad Amarna il faraone inveisce contro questo “qualcosa”, definendolo la cosa peggiore capitata. Secondo me, i sacerdoti ne avevano abbastanza; serrarono i ranghi e gli intimarono di piantarla. E lui per tutta risposta abbandonò Tebe» (2).

Il discorso su Ani, a questo punto, volge alla conclusione tanto attesa della visione mentale di Gea, la terra, di ordine sferico dopo aver intravisto una legge fisica, quella di Ferrel, scoperta solo poco più di due secoli fa, in azione attraverso il Papiro di Ani della pesatura del cuore. Si tratta di una concezione che, se posta in coda alle concezioni di un fondato «pensare geometrico» degli antichi egizi, argomentato con dovizia col testo Alle radici dell'intelligenza matematica, prende corpo senza meravigliare tanto. E' interessante rilevare, poi, che l'inclinazione del bilico di pesatura di Ani, che ha fatto emergere l'idea di Ferrel, non mi è parso riscontrarlo in altre configurazioni analoghe dell'antico Egitto. Forse ve ne sono. Comunque resta il fatto che l'inclinazione del bilico lascia pensare che Ani sia un certo capostipite - mettiamo anche con possibili altri simili a lui che non so - di un'umanità in embrione del genere nuovo. Ma il fatto di ordine squisitamente fisico che vi sta a monte è che la legge di Ferrel riguarda il comportamento dei gravi sulla Terra in conseguenza della sua sfericità. Che vuol dire questo? Vuol significare che il «pensare geometrico» degli antichi egizi dell'epoca di Cheope, ovvero del periodo antidiluviano e poco oltre, in virtù del genere di scriba “Ani”, da «piatto» che era, si evolve facendo concepire concretamente un «pensare sferico».

Cosa comporta questo cambiamento del pensiero degli antichi egizi con l'apporto della coscienza «sferica»? Ma è Gea che cambia connotazione “compenetrandosi nell'uomo”, così come era stata concepita dai greci:

«si convenne che (Gea) fosse la madre di tutti gli esseri viventi, la dispensatrice dei frutti, delle piante e degli animali necessari alla vita e al sostentamento dell'uomo. Ed ebbe anche caratteri del mondo sotterraneo nel quale tutti i viventi, completato il loro ciclo, vanno a morire».

Ad onore della verità, è anche il perfezionamento del terzo giorno biblico della creazione di un ricercato equilibrio - mettiamo in modo traslato - che per via scientifica, come si è visto se ne trova la luminosa giustapposizione. E' in virtù di questa condizione che si può capire intimamente il terzo giorno della creazione quando

«Dio disse: “Le acque si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto”. E così avvenne: Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio disse che era cosa buona».

Poi ci fu il perfezionamento in seno alla terra, col dividere altra acqua da essa.

«E Dio disse: “la terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie”. E così avvenne: la terra produsse..., Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina:terzo giorno» (Genesi 1, 9-13).


File aggiornato nel Luglio 2006.


                                                                     Gaetano Barbella

 

Immagini a cura dell'Autore.
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Note
1- Un'esemplificazione per capire la legge di Ferrel è quella del vortice che si forma nel lavandino quando si scarica l'acqua. In teoria il senso del vortice assume posizioni contrarie nell'emisfero nord rispetto a quello sud. Al limite più marcato di questo fenomeno immaginiamo che esso avvenga esattamente in corrispondenza dei poli della terra, il nord e il sud. In queste condizioni l'asse di rotazione terrestre è esattamente verticale e la terra gira sotto i nostri piedi. In senso antiorario se siamo al polo nord, in senso orario se siamo al polo sud. Ora, trascurando le diverse altre condizioni particolari che normalmente prevalgono (come la forma del lavandino, la posizione del rubinetto ed altro), cioè ammettendo che non hanno alcuna influenza, l'acqua che cade nello scarico in questione sembra girare nel verso opposto, poiché in realtà tende a stare ferma, mentre la Terra e noi stessi stiamo ruotando. Concludendo il verso di rotazione è opposto nei due emisferi.

2- Reportage «I faraoni del sole» di Rick Gore - Mensile «National Geographic Italia» - Aprile 2001