SPECCHIO MAGICO
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Opinioni: Moni Ovadia di Rossana Tinelli
Moni Ovadia è uomo di
teatro, scrittore, musicista, cantante, bulgaro di nascita, italiano di
nazionalità. Uno dei suoi successi teatrali è stato Oylem Goylem
(Il mondo è scemo) ed è
stato pubblicato nel 1996 nei ‘ Miti’ Mondadori. Ha pubblicato,
inoltre con l’Enaudi il
libro L’ebreo che ride.
Il filo conduttore che
lega sia il testo teatrale che il libro è nel richiamo alla lingua e alla
cultura yiddish, lingua parlata dagli ebrei dell’est e del centro Europa
e che dopo le grandi ondate migratorie tra l’Ottocento e l’inizio del
Novecento si diffuse anche in Sudamerica, negli Stati Uniti e in Canada.
La sua base germanica
alto-medioevale si mescola con lessici e strutture sintattico-grammaticali
di molte altre lingue: l’ebraico, il russo, l’aramaico, il polacco, il
rumeno, l’ungherese, il georgiano, l’inglese. Una lingua
‘universale’ che viene plasmata da Moni Ovadia con comprovata abilità
e che spalanca le porte dell’umorismo ebraico in una carrellata di
battute, storielle che variano dal racconto talmudico (il Talmud è il
‘Libro’ sacro degli ebrei che contiene tutte le discussioni di
centinai di Maestri nel corso di due secoli su ogni aspetto
dell’esistenza e del comportamento, è un libro santuario
dell’ermeneutica ebraica e il Talmud è probabilmente l’unico libro
sacro che non solo accetti ma solleciti la propria rimessa in discussione) alle storielle sulle ineffabili nevrosi materne delle yiddish mamme
trapiantate a New York. Tutta l’opera di Moni Ovadia mostra la
condizione dell’ebreo errante, del suo essere senza patria sempre e
comunque.
Nelle sue opere c’è una
grande passione per gli uomini, per questo popolo di emigrati, sradicati
dalle proprie radici, sradicati dal mondo che li rifiuta e che li guarda
con sospetto ma la cui cultura ha prodotto talenti unici nella scienza,
nella politica, nella letteratura: Marx, Freud, Heinstein, Benjamin,
Singer. Il sarcasmo yiddish che è all’origine di una serie di storie ,
racconti e di aneddoti che mostrano quel legame inestricabile tra il riso
ebraico e il divino. Molte storie ci raccontano della comunità degli
Chassidim dove si scorge un grande amore per la vita, per la propria
identità e per un progetto di riscatto dell’uomo.
Moni Ovadia narra un
mondo dove il pensiero dominante è la pace cioè la capacità di far
convivere gli opposti senza omologarli. Gli ebrei litigano molto, ma è
una lite programmatica, per cercare di destabilizzare l’avversario con
argomentazioni sottili. Lo scontro fa salire il livello intellettuale e
culturale per produrre una ricchezza di pensiero. Tutto ciò è espresso
in un aforisma molto profondo che è citato da quest’uomo di teatro, che
ha imparato anche ‘ il mestiere di scrivere’ ed è questo: “ Dio e
l’uomo sono come due bambini che giocano a nascondarello ma si sono
dimenticati a cosa stanno giocando”. L’umorismo yiddish scardina con
quella forza anarchica e liberatrice l’intero patrimonio di certezze, di
ideologie, di pregiudizi in cui una comunità riconosce se stessa. Moni
Ovadia facendo rivivere una cultura riesce a far vivere se stesso. Una
cultura quella del Chassidismo che ha generato santi taumaturghi e grandi
pensatori, che serve all’uomo moderno quale inesauribile fonte di vita e
di grande compassione per l’essere umano, per le sue fragilità e per i
suoi difetti.