Nuovi Autori: M. Minola, C. Arena e B. Ronco

Fortificazioni in Liguria di MAURO MINOLA, CLAUDIO ARENA e BEPPE RONCO
Edizioni Ligurpress, Genova, 209, pagine 230, Euro 19,90
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Quando sentiamo parlare di mura, fossati e feritoie il pensiero corre subito al periodo medioevale. In realtà queste opere difensive sono state realizzate sino alla fine dell’Ottocento e il territorio ligure ce ne fornisce ampia dimostrazione. La Liguria è una stretta striscia costiera con alle spalle rilievi montuosi piuttosto impervi, superabili soltanto attraverso pochi e ben individuati valichi: chi la volesse invadere via terra non avrebbe altra scelta che cercare di forzarli. Gli autori, che evidentemente oltre che storici sono anche instancabili escursionisti, ci conducono in una minuziosa esplorazione di tutte le opere fortificate liguri dell’Età Moderna, partendo dal confine francese per arrivare al golfo della Spezia. Alla fine del ‘700 l’esercito della appena nata Repubblica Francese invase quello che era allora territorio Sabaudo impegnando in accaniti scontri le forze dei piemontesi e dei loro alleati austriaci: era l’inizio di quella campagna d’Italia in cui si sarebbe distinto un ancora sconosciuto generale Bonaparte. Si combatté sul Colle di Tenda, su quello di Nava, sulle alture sopra Loano e altrove: i francesi riuscirono infine a passare e a raggiungere la pianura padana, dove altre battaglie li attendevano. Quasi un secolo più tardi la memoria di quelle vittorie francesi preoccupava ancora i comandanti del Regio Esercito Italiano: L’Italia faceva infatti parte della Triplice Alleanza con Austria e Germania e quindi, in caso di guerra, la minaccia più concreta sarebbe venuta proprio dalla Francia. Per trent’anni si continuò quindi a costruire fortificazioni a difesa di quei colli e quei valichi attraverso i quali Massena e Napoleone avevano condotto con successo le loro truppe. Come tutti sappiamo la guerra alla fine scoppiò, ma un beffardo destino attendeva quelle opere tanto dispendiosamente realizzate: si era nel 1915 e la Francia era divenuta un’alleata dell’Italia! I pezzi d’artiglieria che le munivano furono rimossi e trasferiti in fretta e furia sul confine orientale. Per i forti montani della Liguria iniziò un lento declino: come nel “Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, essi restavano ad attendere un nemico che non sarebbe arrivato...

Alcune costruzioni sono rimaste sotto l’amministrazione militare ma molte altre sono state dismesse diventando magazzini, stalle, ovili o semplicemente edifici abbandonati. I nostri autori non se ne fanno scappare nemmeno una: noncuranti di macerie o varchi pericolanti procedono alla accuratissima descrizione di tutti gli elementi che le compongono, parlando con disinvoltura di caponiere e cofani di controscarpa, tanto che un piccolo glossario non avrebbe stonato...
Anche le località strategiche sulla costa furono protette da eventuali attacchi dal mare, ma non solo: Il piccolo forte di Santa Tecla a Sanremo fu costruito dai genovesi a metà del ‘700 dopo una rivolta della popolazione locale. Anche la fortezza savonese del Priamar ebbe inizialmente lo scopo di tenere sotto controllo la poco docile cittadinanza ma nel 1746 fu oggetto di un duro assedio da parte degli austro-piemontesi e capitolò dopo diciotto giorni di incessanti bombardamenti, durante i quali ricevette oltre ventimila colpi di artiglieria. Non fu il nemico, invece, a radere al suolo nel 1921 il vicino forte S.Elena, sulle alture di Vado: un incendio nella notte causò la catastrofica esplosione della polveriera. Oltre ai sette militari di guarnigione persero la vita anche diciotto civili a causa delle parti di edificio che piovvero a chilometri di distanza, tanto da far pensare ad una scossa di terremoto.

Dopo avere esaminato la ventina di installazioni che proteggevano Genova si giunge alla descrizione delle difese della Spezia, che con Taranto ha rappresentato la più importante base navale del Regno d’Italia. Qui, sull’isola Palmaria, trovarono posto gli arnesi da guerra più grossi che il nostro Paese abbia mai schierato: due pezzi Krupp da ben 400 millimetri che costarono l’astronomica cifra di dieci milioni di lire del 1889! Strano fu il destino di altri grossi calibri che li affiancavano: avrebbero dovuto contrastare un nemico proveniente dal mare ma nel 1944 i tedeschi che ne presero possesso li usarono per battere le vallate retrostanti, controllate dai partigiani...
Il volume é arricchito da un gran numero di fotografie sia attuali sia d’epoca e in appendice troviamo addirittura le coordinate geografiche di tutte le località.
Recensione a cura della Redazione.

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