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La Stregoneria

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LA STREGONERIA
A cura di Devon Scott

Storia, personaggi, curiosità sulle
streghe dalle origini fino ad oggi

 

IL MARTELLO
DELLE STREGHE

 



 

Nel 1484 il papa Innocenzo VIII promulgò la bolla Summis desiderantes affectibus, in cui si parlava degli atroci fatti di stregoneria verificatisi di recente in Germania, dove cattolici snaturati si erano messi a fare commercio con i demoni, avendo con loro rapporti carnali e provocando la morte di molte persone. Tutte queste cose nefande erano accadute "nonostante i nostri diletti figli Enrico Institoris e Giacomo Sprenger, domenicani entrambi e professori di teologia, siano stati nominati inquisitori della corruzione ereticale". 
Il pontefice aveva tutti i motivi per stupirsi che esistessero ancora eretici e stregoni nelle zone poste sotto la giurisdizione dei due inquisitori. Infatti i suoi "diletti figli", Jakob Sprenger e Heinrich Institoris Kramer, inquisitori nelle diocesi di Salisburgo e Magonza, erano stati duramente attaccati, sia dal popolo che da altri ecclesiastici, per la loro assurda ferocia nel condurre gli interrogatori delle presunte streghe, onde ottenere una confessione.

Nell'immagine sopra, "L'interrogatorio in carcere"
di Alessandro Magnasco (1667-1749).
Vienna, Kunsthistorisches Museum

Nel 1487 i due pubblicarono a Strasburgo il Malleus maleficarum, il martello delle streghe, requisitoria contro gli orrori prodotti dalla stregoneria: non superstizione di gente sciocca ed ignorante, ma vera e propria congiura contro la Chiesa, guidata da Satana e dagli altri angeli ribelli. Il Malleus iniziava riportando il testo completo della bolla papale; poi c'era una lettera di sostegno al loro operato di Massimiliano d'Asburgo, infine una "Approbatio", l'approvazione data ai due inquisitori dalla facoltà di teologia dell'università di Colonia; questa era un falso, perché il rettore della facoltà non si era mai sognato di scriverla, ma il benestare dell'insigne studioso faceva fare bella figura all'opera ed i due non si fecero scrupolo di inventarselo.

Il libro era diviso in tre parti, secondo i dettami della Scolastica; nelle prime due si sosteneva la necessità primaria di credere all'esistenza della stregoneria, fattore di grande pericolo per la società. 
La maggior parte dei seguaci del demonio era di sesso femminile (cento streghe per uno stregone, diceva il proverbio), perché le donne erano "più carnali dell'uomo, come risulta in molte sporcizie sessuali". Erano quindi elencate tutte le possibili malefatte delle streghe: patti col diavolo, partecipazione al Sabba, pratiche abortive, rapporti sessuali coi demoni, scioglimento di matrimoni, induzione all'adulterio, distruzione dei raccolti mediante tempeste e grandine, nascita di bambini mostruosi. Inoltre le streghe avevano la pessima abitudine di privare gli uomini dormienti dei genitali, operazione compiuta con mano tanto lesta e leggera che nessuna delle vittime si svegliava mai; la refurtiva veniva poi nascosta sugli alberi dentro una specie di nido. Chi non credeva a questo, chi pensava ad innocue superstizioni popolari o guardava con occhio indulgente tutta la faccenda, era sicuramente un eretico e uno stregone.

L'ultima parte del Malleus era dedicata alle procedure con cui andavano perseguiti i sospetti; partendo dal presupposto che gli stregoni erano sempre e comunque degli eretici, alla sola Inquisizione spettava il giudizio. Era sufficiente una denuncia anonima per mettere in moto la macchina del processo; se erano coinvolte delle donne bastavano anche solo delle vaghe voci, perché era noto a tutti che le donne erano capaci di ogni possibile vizio e crimine, in quanto inferiori per loro natura: infatti i due domenicani asserivano che la parola "femmina" derivasse da "fides minus". 
Il libro divenne presto l'inseparabile manuale degli inquisitori, che prima della sua pubblicazione avevano dovuto cavarsela facendo appello alla propria fantasia, e che ora si trovavano bella pronta una falsariga per gli interrogatori ed i processi.
Il Martello delle streghe arrivò, come il cacio sui maccheroni, proprio nel momento in cui partivano le prime avvisaglie della riforma protestante: nel clima isterico della Controriforma ebbe un incredibile successo per due secoli.

Il Malleus è il libro più famoso contro le streghe, ma certo non l'unico. A partire dal 1300 furono pubblicati numerosi testi contro le streghe; il Consilium di Bartolo da Sassoferrato, del 1341, è il primo documento italiano che parla di un processo contro un gruppo di streghe, da condannarsi a morte per il loro delitto. Il domenicano Jacopo Passavanti scrisse nel 1354 lo Specchio della vera penitenza, che conteneva le prediche da lui tenute durante la quaresima. Egli dubitava che le streghe andassero davvero al Sabba, ritenendo più verosimile che la cosa fosse un inganno satanico; ma insistette sulla necessità di condannare comunque le persone che erano convinte di andarci, perché la colpa, anche se immaginaria, era troppo grave per essere perdonata. 
Pochi anni dopo un altro domenicano spagnolo, Nicolas Eymerich, riprese questa tesi, pubblicando il Directorium inquisitorum, una bozza di manuale ad uso degli inquisitori, che caldeggiava la condanna per tutti coloro che adoravano Satana; egli si era personalmente occupato di quattrocento casi di stregoneria con tale spietatezza da essere sollevato dall'incarico.
Nel 1437 uscì il Formicarius, dell'inquisitore Johan Nider; scritto durante il concilio di Basilea, fu la prima opera che dedicasse alla stregoneria un intero libro, intitolato De maleficiis. Nel 1458 un altro domenicano inquisitore, Nicholas Jacquier, diede alle stampe il Flagellum haereticorum fascinariorum, che affermava che il Canone aveva detto il vero e che le streghe dell'antica Compagnia di Diana non si erano mai recate al Sabba, essendo solo delle illuse sognatrici; invece le streghe moderne, che avevano rinunciato a Dio per Satana, lo adoravano proprio nella "diabolica sinagoga", cioè nel Sabba; i loro misfatti non erano più sogni e fantasie, ma fatti reali, e come tali andavano severamente puniti.

Nel disegno a lato,
una rappresentazione
del Gran Capro, su disegno di Eliphas Levi e rielaborazione grafica di Aurora

 

Dopo l'uscita del Malleus i testi sulla stregoneria, alcuni dei quali chiamati "flagelli" o "martelli", si moltiplicarono a dismisura. Moltissimi abbracciarono le stesse tesi dei due autori; altri, che non ci credevano, si mossero però con estrema prudenza: le opinioni controcorrente potevano anche far finire sotto il giogo degli inquisitori con un'accusa di complicità. Per esempio, Ulrich von Muller, procuratore presso la curia episcopale di Costanza, scrisse il trattato De lamiis et pythonicis mulieribus, in cui tenne una posizione molto ambigua; infatti egli non credeva affatto alla stregoneria, ma temeva di dirlo chiaramente, per cui fece incredibili giri di parole e di citazioni di autori classici, negando la verità del Sabba, affermando che era impossibile che il diavolo generasse figli, che tutto era frutto di immaginazione deviata, arrivando infine alla conclusione che il Sabba era un'invenzione, ma le streghe erano comunque ree del delitto di apostasia per aver offerto sacrifici al diavolo, per cui le scellerate meritavano la pena di morte.

Anche il giurista Paolo Grillandi, dapprima molto scettico sulla stregoneria, pubblicò un trattato sui sortilegi per far conoscere a tutti le molteplici forme di magia malefica che le streghe mettevano in atto per nuocere alla gente. Il Sabba non era affatto un'illusione, ma egli stesso poteva testimoniare che era una pericolosissima congrega diabolica; abile scrittore, le sue colorite descrizioni dei banchetti di demoni e fattucchiere furono un punto di riferimento per tutti i successivi demonologi. 
Il gesuita Martin Anton del Rio, nelle sue Disquisizioni sulla magia in sei volumi (1599), diede un'organizzazione sistematica ai libri di demonologia, citando più di milleduecento fonti che sostenevano la realtà della stregoneria ed attaccando come seguaci di Satana tutti gli scettici ed i difensori delle streghe. Manzoni, ne' I Promessi Sposi (cap. 32) lo definì un autore "funesto", che nei suoi libri aveva messo "lo stillato di tutto ciò che gli uomini avevano fino ai suoi tempi farneticato in quella materia". 
Francesco Maria Guaccio, frate dell'ordine di sant'Ambrogio ad Nemus e famosissimo demonologo milanese, scrisse nel 1608 il Compendium maleficarum. Dopo aver giustificato il suo libro con lo scopo di contrastare l'arroganza degli stregoni, che andava sempre più crescendo, egli elencò i vari tipi di maleficio di amore e di odio, i legamenti, le malattie causate dai demoni; nell'ultima parte spiegò i rimedi divini e naturali per le vittime della stregoneria, oltre a dare formule per esorcizzare cibi e medicamenti. Il Guaccio fece ancora parlare tristemente di sé durante il processo agli untori, accusati di provocare la peste a Milano; con la sua testimonianza fece finire al rogo alcune donne come apportatrici della malattia.

Solo pochi osarono dissentire apertamente. Giordano da Bergamo, frate domenicano e teologo, definì la stregoneria una semplice credenza popolare; un frate minorita del Monferrato, Samuele da Cassine, negò decisamente la possibilità che le streghe potessero recarsi al Sabba, invenzione di persone idiote, le cui menti erano sconvolte dal demonio. Egli fu attaccato dagli inquisitori domenicani come "defensore de le strie". Il giureconsulto Andrea Alciato condusse un'inchiesta sulle streghe per ordine del vescovo di Como, da cui ricavò la convinzione che gran parte delle streghe era un'accozzaglia di "femminucce ignoranti e di misera condizione", fatta eccezione per quelle che avevano effettivamente ucciso con veleni, rapito bambini e rinnegato Cristo. 
Il giureconsulto piacentino Giovanfrancesco Ponzinibio espresse il suo scetticismo circa le fantasie delle streghe in un libro che fu subito censurato e che gli valse un'accusa di eresia. La stessa cosa successe al medico mantovano Pietro Pomponazzi, che sosteneva che la stregoneria poteva essere spiegata con l'abuso di droghe o con un'immaginazione troppo intensa; anche le guarigioni che parevano miracolose avevano spiegazioni razionali, tra le quali la forza della suggestione. Le sue opere, accusate di empietà e di eresia, circolarono per lungo tempo manoscritte e furono stampate in Svizzera solo trent'anni più tardi.

 Ecco alcuni esempi dell'opinione di giuristi e letterati sulle streghe.

A FAVORE DELLE STREGHE

Medici ignoranti e non qualificati rimettono tutte le malattie che non sanno curare alla stregoneria. In tutti i casi simili si dovrebbe consultare un bravo medico, perché in nessun altro campo della vita umana le passioni sono così liberamente in gioco come in questo, e queste passioni sono superstizione, rabbia, malizia ed odio. De praestigiis daemonum di J. Wier.

Le torture comunemente usate sono durissime e provocano dolori fortissimi. Ora, la natura del dolore nella maggior parte dei casi è tale che pur di evitarlo, si preferisce addirittura la morte. C'è dunque il rischio che, per sfuggire alla sofferenza delle torture, molte imputate confessino delitti che non hanno commesso, o si attribuiscano la responsabilità di qualunque crimine, magari suggerito dai torturatori o inventato da loro stesse. Cautio Criminalis di F. von Spee.

Alla fin fine, far arrostire una persona viva vuol dire avere una ben alta considerazione delle proprie convinzioni. Nella stessa giustizia tutto quello che è al di fuori della semplice morte mi pare pura crudeltà. Essais di M. de Montaigne.

Quando è stato fissato un tanto pro capite a condannato, c'è di mezzo anche la bramosia di guadagno, e non si vuole che la somma diminuisca. Infatti, non siamo tutti santi, né così padroni di noi da non lasciarci tentare alla vista dell'oro e dell'argento. Cautio Criminalis di F. von Spee.

Una cosa che sembra vera può apparire realmente esistente, come mostra il caso dei folli che, per il fumo che avvolge la loro mente, finiscono per vedere o sentire molte cose inesistenti. De potestate spirituum di G. de Becchi.

La strega viene sottoposta a tortura perché confessi la verità, cioè si dichiari colpevole. Qualsiasi altra cosa dica, non sarà e non potrà essere la verità. Cautio Criminalis di F. von Spee.

Esaminiamo, di grazia, queste presunte streghe: sono delle contadine povere ed ignoranti, che non hanno la benché minima capacità di sbrogliarsi dai tranelli in cui le invischiano. Il pericolo che le sovrasta impedisce loro sia di intendere che di giustificarsi. Del resto, chi oserebbe esprimersi con pertinenza se sapesse che ogni parola detta verrebbe presa come quella del diavolo che si esprime per sua bocca? Chi invece tacesse, verrebbe giudicato in base a tale comportamento e gettato sul rogo immantinente. Ma che il diavolo sia così pazzo, lui che ha potuto cambiarle in gatti, di non tramutarle ora in mosche, di modo che le disgraziate possano involarsi? Ho osservato inoltre che le presunte streghe e i loro colleghi maschi sono poveri in canna. Oh, cielo! E' dunque verosimile che un essere umano sia disposto a dannarsi con la certezza di restare affamato, odiato, nullatenente, con per soprammercato il costante terrore di essere arrostito su una pubblica piazza? Satana dovrebbe dare a costoro non delle foglie di quercia, bensì dei sacchi d'argento, con cui potrebbero comprarsi i privilegi che li metterebbero al sicuro dall'essere perseguiti dalla giustizia. Discorso contro gli stregoni di H. S. Cyrano de Bergerac.


Nell'immagine a lato,
"Le tre streghe" di Johann Heinrich Fussli (1741-1825).
Zurigo, Kunsthaus

 

CONTRO LE STREGHE

Poiché per mezzo delle donne Satana attira nei suoi lacci mariti e figli, sarà risoluzione giusta della legge divina che la strega debba subito essere fatta morire. De la démonomanie des sorciers di J. Bodin.

La strega deve essere condotta all'estremo supplizio e bruciata viva, poiché ha rinunciato al battesimo e a Cristo. Consiliorum di B. da Sassoferrato.

Se la prova dell'empietà è difficile, la legge di Dio comanda che si facciano morire le streghe, che intorpidano gli occhi e la mente, senza ricercare oltre, poiché si deve ritenere per certo che l'inquisita è malefica ed ha stretto con satana un patto tacito o espresso. De la démonomanie des sorciers di J. Bodin.

Le streghe si moltiplicano sulla terra come i bruchi nei nostri orti. Vorrei che tutte fossero unite in un solo corpo, così da poterle bruciare su di un unico rogo. Discours des Sorciers di H. Boguet

Se tali cose non fossero vere, ma soltanto frutto di sogni, i giudici dell'Inquisizione dovrebbero essere giudicati ingiustissimi, per le loro numerose condanne al supplizio estremo. Non può però trattarsi di sogni, dal momento che la Chiesa aderisce ai processi con diretta cognizione e tolleranza, sollecitando anzi da principi e popoli la costituzione di tribunali inquisitoriali. Quaestio de strigibus di B. Spina.

E' stato sperimentato che le streghe non piangono mai, il che è eccezionale indizio a loro carico, perché le donne mandano lacrime e sospiri a proposito e a sproposito. De la démonomanie des sorciers di J. Bodin.

La pena di morte si rende necessaria per quanti sono stati al sabba più volte, per quanto non coinvolti in alcun maleficio, per il crimine di lesa maestà divina. Tableau de l'inconstance des mauvais anges et démons di P. Delancre.

Per ottenere la verità da accusate e sospette, fingano i giudici di averne pietà e le dicano innocenti, in quanto non loro sono responsabili, bensì il diavolo che le ha forzate e costrette ad uccidere persone. Se non vogliono fare ammissioni, si faccia credere loro che le hanno accusate i compagni di prigione, pur non essendo vera la cosa: per vendicarsi, diventeranno accusatrici a loro volta. De la démonomanie des sorciers di J. Bodin.

Abbi fiducia in me, perché manterrò quanto ho promesso: non sarai torturata, se liberamente rivelerai le tue azioni perverse, che d'altra parte non puoi più nascondere, perché ho già i testimoni che tu sei eretica e peccatrice. Strix di G. F. Pico della Mirandola.

Per quanto sant'Agostino, nel libro De mendacio, e Tommaso d'Aquino siano dell'avviso che non si debba mai mentire, i giudici non sono tenuti a rispettare tale regola. De la démonomanie des sorciers di J. Bodin (file aggiornato nel Novembre 2005).

                                                           Devon Scott