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STORIA DELLA MAGIA NEL MEDIOEVO
IL DIAVOLO NEL MEDIOEVO
di Devon Scott

Nel luglio 1233 fu ucciso sulla strada di Magonza Conrad di Marburgo, cacciatore di streghe tedesco, noto per il suo sadismo, che aveva fatto torturare decine di cattolici e di valdesi, costringendoli a confessare di essere seguaci del demonio, cannibali ed incestuosi; disgraziatamente per lui, egli aveva fatto l'errore di incarcerare Enrico di Seym, un nobile della zona molto stimato, da lui falsamente accusato di essere il capo della setta dei Luciferiani; alcuni testimoni da lui pagati avevano affermato di averlo visto andare al sabba a cavallo di un demonio in forma di gigantesco granchio. Per far finire la persecuzione e liberare il proprio capo, alcuni vassalli del signore di Seym uccisero Conrad, che dalla Chiesa fu considerato un martire nella lotta a Satana. Dopo la sua morte il papa Gregorio IX, sempre in prima fila nella guerra contro i demoni ed i suoi seguaci, pubblicò un sommario delle credenze dei Luciferiani: gli eretici, membri di una empia società segreta che adorava il principe dei demoni, erano convinti che Lucifero fosse il vero creatore dell'universo ed un giorno avrebbe finalmente spodestato Dio per regnare al suo posto, vendicandosi della cacciata dal paradiso; essi dovevano quindi impegnarsi a fare l'opposto di quello che piaceva a Dio, così un giorno avrebbero meritato un'alta carica nel nuovo regno satanico (1).



 

Nell'immagine a lato,
ritratto di demone, da The magus di Francis Barrett (1801). L'occultista Montague Sommers affermò che il ritratto era stato fatto dal vivo (rielaborazione grafica di Aurora)

 

Il popolo credeva ciecamente al diavolo, tanto che i più si rifiutavano di uscire di casa dopo il tramonto, per non essere rapiti dagli orrendi demoni che vagavano a caccia di prede col favore delle tenebre. Il problema dell'esistenza di Satana rese invece insonni le notti di molti filosofi e teologi; si dibatté a lungo se il credere nel diavolo fosse o no un'eresia: parlando dei poteri di Satana si incorreva nel blasfemo dualismo, cioè si credeva in un principio del bene uguale e contrapposto ad un principio del male? E se Cristo si era sacrificato per l'umanità, per riscattare il suo peccato originale, allora perché il diavolo aveva ancora tanto potere sugli uomini? Questo poneva inoltre un nuovo problema: se Cristo era morto per tutti gli uomini, perché aveva lasciato a Satana gli eretici e gli infedeli? Era forse morto solo per gli eletti, i Cristiani? Se un musulmano era buono e onesto, ma credeva in Allah invece che in Dio, dopo morto che fine faceva?

La questione non era di poco conto ed aveva già impensierito molto sant'Agostino, che si era interrogato sul perché Dio, sommo bene, poteva tollerare l'esistenza del male; egli era giunto alla conclusione che il battesimo poteva togliere il peccato originale, ma non la tendenza alla malvagità che c'era in ogni uomo, per cui stava ad ognuno lottare e vincere contro il peccato. Comunque ci vollero ben tre concili e molti secoli per venire a capo del dilemma sul rapporto Dio-diavolo: il concilio di Braga del 563 stabilì che non c'era dualismo nel credere all'esistenza di Satana, perché questi era sempre e comunque dipendente da Dio. Altri due concili, il Lateranense del 1215 ed il Tridentino del 1546, dovettero ribadire le stesse cose, per contrastare l'ancor troppo diffusa idea manichea che Satana fosse creatore del mondo e vi avesse introdotto il male senza il permesso di Dio, che avesse creato il corpo umano e che il concepimento dei bambini fosse opera dei demoni.

Da dove arrivava il Diavolo, l'ospite d'onore del Sabba? I demoni sono sempre esistiti nell'immaginario umano, sotto varie forme; sembra che la fede in entità sovrannaturali e malvagie sia radicata quanto quella in entità benefiche ed entrambe siano del tutto istintive negli esseri umani. I Babilonesi avevano i sette diavoli Maskim, corrispondenti malefici delle divinità benefiche dei sette pianeti astrologici; gli Egiziani temevano i demoni capeggiati da un dio che aveva il volto sul retro della testa; gli Arabi avevano i demoni Ghoul, che si nascondevano per tendere trappole alle vittime. Anche se può sembrare incredibile, ancora nel nostro secolo sopravvivono culture che credono che non esista la morte naturale, ma che essa sia sempre causata da entità malefiche soprannaturali.
Sul concetto cristiano di Diavolo, così come poi si sviluppò nel Medioevo, influirono elementi popolari che venivano dai Celti, dai Germani, dagli Slavi, dai Romani, dai Persiani, dai Babilonesi e dalle altre civiltà dell'area mediterranea. Il Satana del Vangelo fu il primo angelo creato da Dio. Chiamato Lucifero, cioè portatore di luce, egli scelse volontariamente di peccare d'orgoglio, ritenendosi eguale a Dio, e per questo fu cacciato nel più profondo degli abissi; come in cielo era stato re di tutti gli angeli, nell'abisso divenne re di tutti i demoni. Nella Bibbia vengono usati vari nomi per indicarlo: il maligno, il nemico, Belzebù, il Principe di questo mondo o Leviathan, dal nome del mostruoso drago-serpente che aveva sfidato Jehovah; ma i più comuni sono il diavolo e Satana. Satana deriva dall'ebraico Has-satan, che vuol dire l'avversario; diavolo deriva invece dal greco diabolon e significa colui che divide, il falso accusatore, il calunniatore.

I diavoli erano spesso dotati di ali e si muovevano sempre a velocità elevatissima, pronti ad accorrere dovunque nell'esercizio delle proprie funzioni. Ogni peccato era competenza di uno o più demoni specifici; la gerarchia infernale era ordinatissima e disciplinata, con un rigido senso del proprio dovere. Per esempio, il guardaroba di Satana era quotidianamente tenuto pulito e in ordine dal gran cancelliere Adramelech; i calderoni infernali erano sempre pieni d'olio fresco ad opera del demone Ukobach, esperto in fritture. Kobal era il diavolo patrono degli attori infernali, con i quali improvvisava divertenti rappresentazioni teatrali satiriche estremamente mordaci; chi voleva ascoltare della musica doveva rivolgersi ad Amduscias, demone organizzatore di concerti.
I demoni erano tantissimi; san Cirillo disse che il loro numero era al di fuori di ogni calcolo e san Macario, avendo ottenuto di poter vedere le legioni infernali, riferì che erano fitte come sciami di api. Johan Wier li contò (senza spiegare esattamente come) e nel suo De prestigiis demonum rivelò che erano 7.405.926, comandati da 72 Principi. Poteva capitare che più diavoli invadessero una stessa persona; nel 1583 una fanciulla viennese di facili costumi ne ospitò ben 12.562. Benvenuto Cellini evocò Belzebù e quello venne portandosi dietro tutti i diavoli della sua corte, talmente numerosi che riempirono il Colosseo e fecero un baccano infernale per tutta la notte, tenendo sveglia l'intera città e andandosene soltanto alle prime luci dell'alba.

Nell'immagine a lato,
"I sette peccati capitali" di Hieronymus Bosch (1450-1516). Olio su tavola, Museo del Prado, Madrid

 

Il Cristianesimo medievale vide il Diavolo fisicamente orribile e mentalmente vivacissimo, impegnato ad escogitare astuti tranelli per acchiappare anime. I monaci, che detenevano la quasi totalità della cultura, diffusero immagini pittoriche di terrificanti diavoli, che dovevano spaventare ed indurre alla buona condotta; le raffigurazioni dei diavoli nelle chiese seguivano appunto le visioni dei santi. Da Gregorio Magno in poi, gli autori cristiani sono prodighi di parabole e leggende relative alle disavventure capitate agli uomini per colpa dei demoni dispettosi e maligni; al di là dell'ingenuità dei racconti, traspare l'intenzione della lezione morale: i peccati aprono nella coscienza una breccia che permette ai diavoli di entrare. Al contrario, il popolo esorcizzò la paura della dannazione raffigurando il diavolo buffo e un po' stupido, facile ad essere imbrogliato dagli umani più furbi; fiorirono quindi molti racconti sulle sconfitte subite dal diavolo ad opera di scaltri contadini, audaci giovanotti, servette svelte di lingua, umili ma intelligenti monaci; queste storie finivano con il diavolo gabbato se i protagonisti erano persone del popolo, ma con il diavolo vincitore se gli avversari erano grassi preti, ricchi mercanti o nobili ed erano l'unica occasione per i poveri di farsi beffe dei ricchi, dei potenti e dei superbi; esse ebbero un enorme successo e la sera, attorno al fuoco, si passava il tempo in allegria ascoltando favole come quella del "Diavolo del vento".

Costui era entrato nella bottega di un ciabattino e gli aveva chiesto di risuolargli una scarpa bucata; in cambio gli avrebbe dato una moneta d'oro. Il ciabattino mise tutta la sua arte nel lavoro e fece diventare la scarpa come nuova; il diavolo si complimentò con lui, disse che voleva fare un giretto a piedi per provare la suola e scomparve. Il povero ciabattino non fu affatto contento di aver lavorato a gratis. Ma un anno dopo il diavolo tornò nella sua bottega, ancora con una scarpa bucata, e di nuovo gli chiese di aggiustargliela. Il ciabattino acconsentì, ma nella nuova suola mise un chiodo a rovescio e riempì la scarpa di colla. Il diavolo se la infilò e finse di voler fare un giretto, proprio come la volta precedente, e scappò senza pagare. Ma appena fuori dal villaggio dovette fermarsi, perché il chiodo a punta in su gli pungeva il piede; invano tentò di togliere la scarpa, tenuta ferma dalla colla. Tornò allora nel paese per farsi liberare il piede, ma il furbo ciabattino aveva chiuso la bottega e se ne era andato a pescare. Il diavolo del vento non riuscì mai più a trovarlo e dovette tenersi il piede dolorante: per questo il vento gira gemendo per le strade.

Nell'immagine a lato,
"Storie della Genesi. La tentazione" di Michelangelo Buonarroti (1475-1564). Cappella Sistina, Palazzi Vaticani, Roma

 

A leggere i racconti (2) medievali, ma anche in seguito quelli rinascimentali, sembra che Satana ed i suoi accoliti passassero tutto il loro tempo a tentare la gente e le loro prede favorite erano i santi, i monaci e gli uomini pii, specialmente coloro che vivevano in solitudine. San Martino di Tours veniva disturbato tutti i giorni nella sua cella da un orrido diavolo che brandiva un corno di toro e grugniva sonoramente; spirito indomito, il santo riuscì ad incutere nei demoni un tale terrore che appena lo vedevano, essi si mettevano a tremare ed a ululare "come fanno i criminali quando arriva il giudice". San Benedetto fu lungamente importunato da un demonio in forma di merlo; egli lo mandava via per un po' facendosi il segno della croce, ma il merlo ritornava continuamente per tentarlo. Anche Euparchus, vescovo di Auvergne, riuscì a scacciare coraggiosamente dalla sua chiesa un diavolo, che aveva preso le sembianze di una bella prostituta seduta su un trono; il diavolo si vendicò mandandogli pensieri libidinosi, ma il vescovo li vinse con il segno della croce. San Teobaldo fu vittima di numerosi scherzi diabolici; un giorno un diavolo gli rubò una ruota del carro, per impedirgli di recarsi ad un importante Concilio; il santo si infuriò e costrinse il diavolo a prendere il posto della ruota. I suoi concittadini si divertirono molto nel vedere il diavolo rotolare goffamente sulla strada sotto il sedile del santo.

Il caso più clamoroso fu quello di sant'Antonio, un monaco egiziano del III secolo, che viveva da eremita, non si lavava mai e mangiava pane nero ammuffito; dato che allora il pane non aveva, come oggi, coloranti e conservanti, era spesso contaminato da funghi, tra cui il "chiodo segalino", che dava stati allucinatori: non deve stupire che il poveretto vedesse ovunque demoni che lo tentavano. Le sue lotte erano sia mentali che fisiche; il diavolo ne pensava... una più del diavolo per rovinargli la vita, facendogli venire crisi di nostalgia per le persone lasciate nella vita secolare, ricordi strazianti, rimpianti, bisogni sessuali e affettivi, che egli giornalmente confrontava con la vita di stenti che si era auto-imposto; ci meraviglia che un povero monaco malnutrito sia riuscito sempre vincitore contro questo genere di tentazioni psicologiche, ben peggiori degli assalti corporali delle orde di demoni. Satana stesso, infuriato per la sua forza morale, giunse ad assumere le sembianze di una donna bellissima e lasciva, ma il santo resistette e superò anche questa estrema prova.

Altri non furono altrettanto forti; il demonologo Guaccio riferisce (3) della orribile morte di un frate, che abitualmente, dopo il pasto serale, si portava dietro una prostituta nella sua cella; non gli era mai successo niente, ma una sera egli aveva alzato troppo il gomito ed aveva osato ringraziare Satana, invece che Dio, per la cena. I suoi compagni avevano trovato la bestemmia molto divertente e si erano ritirati nelle rispettive celle sghignazzando; ma durante la notte tre diavoli, entrati nella cella del blasfemo, lo avevano infilzato su uno spiedo e arrostito. La mattina i due amici avevano trovato il suo corpo carbonizzato. Le cronache non raccontano che fine abbia fatto la compagna di bagordi del monaco; probabilmente fu risparmiata come gli altri due, perché la lussuria era un peccato meno grave della bestemmia.
Questo è provato anche da quanto accadde ad una monaca, che veniva regolarmente visitata da diavoletti maliziosi, che le provocavano terribili desideri sessuali; la poveretta invocò allora un angelo e questi le rivelò un versetto sacro, che poteva scacciare i demoni dei desideri. La monaca eseguì, ma un altro gruppo di diavoli sostituì il primo: questi le davano un bisogno irrefrenabile di bestemmiare. La suora invocò il solito angelo, che le diede un altro versetto ed anche un avvertimento: il versetto anti-bestemmia le avrebbe fatto tornare tutti i desideri sessuali, pur facendole passare la voglia di bestemmiare. La povera donna stoicamente scelse il sacrificio: meglio essere tormentata dalle terribili voglie della carne che essere una bestemmiatrice. Un'altra volta un diavolo entrò in chiesa mentre un pio monaco celebrava la messa, dopo aver dato alla propria testa, per fare un dispetto al monaco, una forma allungata inequivocabile, tale da distrarre le comari e ispirarle a discorsi indecenti, del tutto sconvenienti per quel santo luogo. I rischi, però, non stavano tutti in attacchi di libidine; per esempio, Gregorio Magno racconta che una monaca assai golosa si trovò preda di un diavolo, perché, avendo visto nell'orto un'appetitosa lattuga, l'aveva colta e mangiata subito ingordamente, dimenticandosi di farvi sopra il segno della croce; il diavolo che dormiva sulla lattuga non gradì affatto di finire in uno stomaco e perseguitò la monaca, finché un santo uomo non lo costrinse ad andarsene, cosa che il diavolo fece malvolentieri e con un gran numero di lamentele.

Un frate domenicano del Duecento, Vincent de Beauvais, che viveva nel convento parigino di Saint Jacques, narrò una spaventosa vicenda accaduta attorno all'anno mille ad una strega inglese. Questa, sentendo vicina la morte e sapendo che i diavoli sarebbero venuti a prendere il suo corpo per farne scempio, fece promettere ai figli che l'avrebbero sepolta in una bara di pietra, chiusa con pesanti catene. I figli rispettarono la sua volontà, ma fu tutto inutile: la notte successiva alla morte, mentre in chiesa si cantavano salmi sulla bara per l'anima della peccatrice, i diavoli arrivarono in massa, con forza disumana strapparono le catene e trafugarono il corpo, fuggendo su di un cavallo nero; per quattro miglia si sentirono le urla di aiuto del povero corpo rubato.
Jacopo da Varagine, domenicano e arcivescovo di Genova, scrisse la Leggenda aurea, raccontando, tra gli altri, un episodio della vita di san Germano di Auxerre (4); questi, invitato a cena, si accorse con molto stupore che dopo cena la tavola veniva pulita ed imbandita di nuovo. Quando ne chiese la ragione, il padrone di casa rispose che era per "le buone donne che vengono di notte". Molto incuriosito, il santo si nascose e a mezzanotte vide arrivare numerosi convitati, che egli sospettò essere demoni, che avevano preso le sembianze dei vicini di casa. San Germano controllò che i veri vicini fossero in quel momento addormentati nei loro letti, poi smascherò i diavoli, che confessarono la sostituzione. La storia dei diavoli buongustai ebbe tanto successo che il libro fu ripetutamente pubblicato e, all'avvento della stampa, ristampato centocinquanta volte in meno di trent'anni (cosa, crediamo, unica nella storia dell'editoria di tutti i tempi).
Questa storia ebbe un imprevedibile seguito; Carlo II, duca di Lorena, aveva l'abitudine di girare in incognito per raccogliere le lamentele dei suoi sudditi. Fermatosi in una taverna, vide apparecchiare nuovamente la tavola verso mezzanotte; molto stupito, chiese chi cenasse a così tarda ora e gli venne risposto che il banchetto era per i demoni ed i loro amici stregoni, che si radunavano per il Sabba e poi volevano mangiare molte prelibatezze. Il duca chiese se essi pagavano per ciò che consumavano, ma il locandiere rispose che pagavano solo in bastonate se non erano soddisfatti. Avendo egli subodorato l'inganno, fece entrare nella sala i suoi soldati; verso le due del mattino giunsero gli attesi ospiti, i presunti diavoli: alcuni portavano pelli da orsi, altri teste di lupo, tutti avevano corna ed artigli. Non appena si furono accomodati, vennero incatenati dai soldati: la mattina dopo si scoprì che erano un gruppo di abitanti del paese, i quali, ispirati dalla vicenda del libro, si erano improvvisati demoni e stregoni per scroccare lauti pasti ai creduloni.

Le storie di diavoli si ritrovano nel folklore di tutti i popoli; per esempio in quello inglese si narra la leggenda di Dando, un prete del villaggio di St Germans, in Cornovaglia; egli era un uomo crapulone e lascivo, ma il suo difetto peggiore era l'amore sviscerato per la caccia, tanto che, invitato ad una battuta la domenica mattina, non si fece scrupolo di chiudere la chiesa senza aver detto la messa e di andarsene con i suoi cani a cacciare. Ma Satana, sempre in agguato per cogliere le buone occasioni, decise che era arrivato il momento di prendersi l'anima del peccatore; a metà della battuta i cacciatori si fermarono per far riposare i cani e Dando si accorse che non c'era più nulla da bere. "Se non riuscite a trovare da bere sulla terra, andate a cercarlo all'inferno" gridò Dando ed allora Satana apparve sotto le vesti di uno straniero, offrendogli un liquore distillato da lui; Dando lo assaggiò e lo apprezzò tanto da dire: "Se all'inferno si beve roba simile, mi piacerebbe passarci l'eternità". Allora il diavolo afferrò Dando, lo caricò sul suo cavallo ed insieme scomparvero in una terribile fiammata.

I diavoli potevano fingere di aiutare e poi fare scherzi atroci; in un villaggio inglese c'era un sacerdote che tutti sospettavano di avere una tresca con la moglie di un nobile; egli temeva che il marito lo avrebbe ucciso, se fosse venuto a conoscenza della cosa. Mentre il prete passeggiava appena fuori del paese, pensando alle sue tristi disavventure, gli si avvicinò un diavolo dall'aspetto molto distinto, che lo esortò a confidargli le sue pene. Egli gli rivelò tutto; il diavolo lo ascoltò benevolmente, poi gli disse che poteva aiutarlo con i suoi poteri, facendo scomparire la "parte colpevole". Al prete non parve vero di potersi trarre d'impaccio; subito accettò ed il diavolo, con un tocco, lo privò del membro virile; immediatamente egli corse in paese e fece suonare le campane; al popolo radunato disse che, venuto a conoscenza delle voci calunniose sul suo conto, intendeva dimostrare a tutti che non gli sarebbe stato possibile fornicare con la nobildonna per mancanza di... materia prima. Salito sul pulpito, si spogliò, ma si accorse con orrore di essere stato imbrogliato dal diavolo: la "parte colpevole", lungi dall'essere sparita, era cresciuta fino a dimensioni enormi e faceva bella mostra di sé davanti all'intera popolazione.

I diavoli talvolta si lasciavano mettere nel sacco dagli uomini, ma la loro vendetta poteva essere terribile. Ne sanno qualcosa i frati del monastero di Carboeiro, vicino al famoso santuario di Santiago de Compostella, nella regione spagnola della Galizia. Vivevano nel paese di Carboeiro alcuni monaci, che erano assai desiderosi di avere un bel monastero: ma come trovare il denaro per costruirlo? Essi erano molto poveri ed anche gli abitanti del villaggio; allora una sera frate Ramon, mentre stavano tutti riuniti davanti ad un magro fuoco a parlare del loro futuro, avanzò timidamente una proposta: perchè non servirsi del diavolo, notoriamente abilissimo costruttore, promettendogli in cambio qualche anima, inducendolo ad erigere un bel monastero? La proposta scandalizzò i monaci, ma non l'abate: dovete sapere che il piccolo ed umile monastero di Carboeiro custodiva, suo unico tesoro, il Salterio di san Cipriano, un libro santissimo che il demonio odiava, perché aveva la magica facoltà di far fuggire qualunque demone si avvicinasse, ispirandogli un terrore mortale. La parole di frate Ramon fecero riflettere l'abate, il quale acconsentì, convinto che si potesse imbrogliare Satana. Ramon si recò allora, in una notte tenebrosa e senza luna, in un luogo in cui si diceva che il diavolo andasse talvolta a passeggiare; egli ebbe fortuna: il diavolo, con un vestito rosso e nero, se ne stava seduto su una roccia a pensare al prossimo sabba che si sarebbe tenuto nel luogo. Frate Ramon si avvicinò e fece la sua proposta, ma fu sorpreso quando il diavolo si mise a ridere: "Devi pensare che io sia uno sciocco- gli disse- perché io so bene che voi conservate nella cella dell'abate il Salterio di san Cipriano; voi volete farmi lavorare e poi farmi scappare senza paga con il vostro libro sacro".

Frate Ramon ci rimase malissimo, ma il diavolo, sogghignando, gli fece a sua volta una proposta: "Domani è sabato; entro domenica mattina io vi costruirò un bellissimo monastero che sarà l'invidia di tutta la Spagna, e voi vi celebrerete subito una grande messa: io voglio le anime di tutti quelli che moriranno fra la fine della messa del mattino ed i vespri". Si era in dicembre ed il diavolo sapeva che molti, ansiosi di sentire la messa, si mettevano in viaggio la mattina prestissimo, tenendosi digiuni per ricevere la comunione, e poi morivano nelle chiese gelide, stroncati dalla fatica e dal freddo, specialmente quelli molto anziani. Frate Ramon tornò mogio mogio al monastero e raccontò tutto all'abate; questi ascoltò attentamente, poi sorrise ed accettò; frate Ramon tornò di corsa dal diavolo e gli disse di cominciare subito i lavori.
Il diavolo non perse tempo: chiamò intere legioni di demoni e li mise tutti al lavoro a tagliare pietre; persino i diavoletti novellini furono obbligati a rendersi utili con mille piccole incombenze. La domenica mattina l'abate si alzò ed uscì dalla sua cella: sull'altura sovrastante il villaggio sorgeva un meraviglioso monastero; aveva una grande cappella per le messe, con bellissime panche di legno per i fedeli, intagliate con grande maestria dai diavoli falegnami, un vasto refettorio, la cucina, tante ampie celle per i monaci, dispense, ripostigli, cantine; insomma, neppure nei suoi momenti di follia l'abate avrebbe potuto sognare un luogo più bello e maestoso. Gli abitanti del villaggio erano senza parole per la gioia e la sorpresa; ma l'abate non perse tempo: ordinò ai monaci di accendere bracieri per riscaldare la chiesa e di preparare un pentolone di minestra per tutti. La messa fu celebrata nella chiesa gremita di gente e intiepidita dai numerosi bracieri; finita la messa, l'abate chiese ai fedeli di restare seduti e, dopo aver distribuito a tutti una ciotola di minestra calda, cominciò a celebrare la messa dei vespri; i fedeli ne furono stupiti, ma restarono seduti assistendo anche a questa seconda messa.

Il diavolo, che aveva visto arrivare tanta gente, se ne era rimasto in un angolo fregandosi le mani, tutto contento, pensando che certamente qualcuno sarebbe morto prima di sera; grande fu la sua sorpresa quando, origliando alla porta, sentì celebrare i vespri; per la rabbia graffiò con i suoi artigli il muro della chiesa, ma la paura del Salterio gli impedì di entrare; se ne andò tutto scornato. Il monastero prosperò per secoli, ma un brutto giorno del 1200 il vescovo di Toledo chiese in prestito il Salterio in occasione di una grande festa; poiché l'abate di Carboeiro aveva dimenticato la vecchia storia del diavolo e della costruzione del monastero, diede volentieri il permesso di portare il libro a Toledo; ma un diavoletto che spiava vide tutto e corse a riferirlo ai suoi superiori. In men che non si dica Satana fu avvertito ed accorse in gran fretta: dopotutto, erano secoli che aspettava la sua vendetta; si mise allora a soffiare e soffiare ed una terribile tempesta si abbattè sul monastero, che presto fu ridotto ad un mucchio di rovine ed il diavolo se ne tornò, soddisfatto, all'inferno.

Molti racconti che hanno come protagonista il Diavolo parlano dei patti satanici; la possibilità di barattare qualcosa che non si vede, come l'anima, con una vita di agi materiali, che si vedono e si godono, ha sempre esercitato un grande fascino sugli esseri umani. Uno dei primi protagonisti, antenato del rinascimentale dottor Faust, fu Teofilo di Cilicia (5); la vicenda divenne talmente famosa che ne vennero fatte diverse versioni in prosa, in versi e sotto forma di dramma. Teofilo era prete in Asia Minore attorno al 538 d. C. e gli venne offerto il titolo di vescovo, che egli rifiutò. Fu allora fatto vescovo un altro, ma questi era un uomo ambizioso e crudele e privò il povero Teofilo di ogni carica. Egli si arrabbiò molto e tramò una vendetta. Per intercessione di un mago ebreo, Teofilo si incontrò con il diavolo di notte in un deserto e gli diede l'anima in cambio dei suoi favori, firmando un patto. Egli divenne potentissimo, ma un brutto giorno il diavolo venne a reclamare l'anima ed al terrorizzato Teofilo non rimase altra speranza che raccomandarsi alla Madonna, che, priva di femminee svenevolezze, scese fino all'inferno, strappò il contratto dalle mani del diavolo, minacciandolo addirittura di "bucargli la pancia" con una spada se non mollava il foglio, salvando così Teofilo dalla dannazione eterna.

Nell'immagine a lato,
"L'incubo" di Johann Heinrich Fussli (1741-1825). Assieme, Institute of Arts, Detroit

 

Fra le leggende più comuni ed antiche c'erano quelle degli amanti diavoli, incubi e succubi; dall'accoppiamento fra demoni ed esseri umani nascevano creature dall'aspetto orribile. Hector Boece, studioso scozzese del 1500, raccontò di una fanciulla che rifiutava il matrimonio, poiché era solita ricevere nell'intimità della sua camera un demone incubo, dall'aspetto splendido, che era per lei il miglior amante del mondo. Il suo cappellano, uomo santissimo ed abile esorcista, riuscì a vedere il demone nella sua vera forma ed a farlo fuggire leggendogli il Vangelo; la ragazza mise poi al mondo un mostro, che fu subito ucciso. Gli uomini correvano pericolo parallelo negli incontri con una demonessa succube, che prendeva le forme di una donna lussuriosa per sedurre e portare al Sabba. Preghiere in abbondanza, bagni freddi e dieta povera erano di solito prescritti per scacciare i diavoli maniaci sessuali.

C'erano però anche dei buoni diavoli; il vescovo scandinavo Olaf Magnus, nella sua Storia delle genti settentrionali, raccontò che parecchi diavoli passavano la notte lavorando nei campi, strigliando i cavalli, mungendo le mucche, tirando a lucido le stalle, e la loro abilità era straordinaria, perché ogni diavolo faceva il lavoro di dieci uomini, a patto che nessuno lo disturbasse. E se questo avveniva? I diavoli non sono mai brutti come li si dipinge, per cui non aspettatevi di sentire che si portavano all'inferno i disturbatori; al massimo facevano crudeli dispetti: ad un contadino svizzero rompiscatole un diavolo girò la testa al contrario, così che tutti potessero constatare che seccare i diavoli non era conveniente.
Una volta un novizio, che viveva in un convento celebre per i suoi vini pregiati, fu messo di guardia per la notte; il povero ragazzo aveva lavorato tutto il giorno ed era stanchissimo. Vedendo passare un diavolo, gli chiese: "Puoi fare tu la guardia per me? Io non riesco a tenere gli occhi aperti per la stanchezza". Il buon diavolo si commosse e fece la guardia al posto del ragazzo, che potè riposare.

Ad Hildesheim viveva il buon diavolo Hutgin, che si era specializzato nella conservazione della virtù delle donne maritate, preservandole dall'adulterio; un giorno si recò da lui un uomo che stava per partire per un lungo viaggio di affari, e lo pregò di sorvegliare sua moglie durante la sua assenza. Il marito non si era allontanato neppure di cinque miglia e già la moglie si era trovata un amante; Hutgin arrivò appena in tempo per separare i due, facendo volare l'uomo contro una parete. Ma la donna era fermamente intenzionata ad avere un'esperienza extra matrimoniale; tutte le scuse erano buone per portarsi in casa, a tutte le ore del giorno e della notte, qualche bel giovanotto ed il povero diavolo dovette sudare sette camicie per tenere fede al suo impegno. Quando il marito tornò, tre mesi dopo, il diavolo, ridotto pelle e ossa per la fatica, dichiarò che l'esperienza l'aveva talmente stremato che preferiva cambiare mestiere e fare il guardiano di qualche centinaio di porci, cosa che gli pareva di tutto riposo a paragone del fare la guardia alle mogli.
Nel 1130 in Sassonia un diavolo fu assunto come cuoco; era così bravo che la sua fama si sparse per tutta la regione. Oltre a cucinare piatti meravigliosi, il diavolo dava buoni consigli morali a tutti. Non sarebbe successo niente se un malvagio garzone di cucina, invidioso per il bene che tutti volevano al buon diavolo, non l'avesse brutalmente percosso; il diavolo chiese ai superiori che lo sguattero fosse punito, ma i superiori lo derisero. Irritato, il diavolo fece i bagagli e se ne andò; ancora oggi tutti parlano con nostalgia dei suoi manicaretti.
Un buon diavolo dall'anima puritana salvò una fanciulla, che stava entrando in una casa malfamata, piena di donne di facili costumi. Egli la vide e fece arrivare molti pipistrelli, che bloccarono la fanciulla sulla porta; ella capì che era un segno premonitore e fuggì, senza essere contaminata neppure dalla vista di quelle donnacce invereconde. In seguito ella seppe che genere di casa fosse e, divenuta molto ricca, l'acquistò e ne fece un monastero.

I racconti popolari medievali vedevano protagonisti, oltre che i diavoli, anche fantasmi, anime inquiete di morti, animali fantastici e mostri svolazzanti per i cieli, intenti a terrorizzare la gente ed a complicarne la già difficile vita; tutti questi esseri erano talmente radicati nell'immaginario popolare da essere messi a decorazione dei capitelli delle chiese. Il Liber monstrorum ne dava l'elenco: il più temuto dai monaci era l'Anticristo, regalo dell'Apocalisse di Giovanni; nel suo quadro "Cronaca di Norimberga" del 1493 il pittore Luca Cranach lo raffigurò come un mostro repellente, metà uomo e metà demone. Si pensava che fosse una creatura allevata apposta da Satana per ostacolare il regno di Dio, forse addirittura il figlio di Lucifero, oppure uno dei diavoli della sua corte. Coloro che andavano per mare dovevano guardarsi dalle sirene, il cui canto seduceva i marinai e portava alla distruzione le navi; era consigliabile tenersi alla larga dalle caverne, dove si nascondevano gli orribili grifoni ed i draghi, che sputavano fiamme e liquidi velenosi. Per la campagna galoppavano i centauri, frutto di unioni contro natura fra donne e cavalli; e gli unicorni, che potevano dare la fortuna e la ricchezza, ma anche la morte, e che solo una vergine riusciva a domare. C'erano poi i basilischi, mostri metà rettile e metà uccello, che potevano uccidere col solo sguardo; le chimere, mescolanza di serpente, leone e capra; i lupi mannari, persone che nelle notti di luna piena si trasformavano in lupi e dilaniavano chiunque fosse così incauto da girare per le strade. Infine c'erano le creature più terribili, i vampiri, cadaveri non-morti che uscivano di notte dalle tombe e prendevano la forma di pipistrelli per succhiare il sangue dei dormienti. I vampiri medievali erano strettamente imparentati con le mascae, le streghe che rubavano sangue ed energia; non avevano quindi l'aspetto che noi immaginiamo, tipicamente hollywoodiano. Il Dracula cinematografico è ispirato ad un romanzo breve scritto nel 1897 dall'irlandese Bram Stoker (1847-1912), un matematico che dopo la laurea si era messo a fare il critico teatrale per il Mail. In occasione della recensione di uno spettacolo Stoker conobbe l'attore Henry Irving, di cui divenne amico; lasciato il lavoro, egli assunse la direzione del "Lyceum", il teatro di Irving. Stoker nel tempo libero scriveva racconti e romanzi; come protagonista di uno di questi mise un essere che apparteneva alla storia slava, il principe Vlad, detto Tepes, cioè impalatore, vissuto attorno al 1450, sovrano della regione fra la Valacchia e la Transilvania, nell'odierna Romania. Egli si era guadagnato il titolo onorifico di Drakul (cioè insignito dell'ordine del Dragone) per i suoi meriti di guerra. La fama dell'efferatezza che lo circondava attirò Stoker, che creò il personaggio (6) che tanta fortuna ha avuto nel mondo del cinema (file aggiornato nel Novembre 2005).

                                                      Devon Scott

 

Il testo è tratto da Tradizioni perdute di Devon Scott, edizioni Lunaris.
Copyright, tutti i diritti riservati.

Note bibliografiche
(1) Le notizie sul diavolo sono tratte da  L’autunno del diavolo, atti del congresso omonimo, editi da Bompiani, Milano; da Storia della magia di Richard Cavendish, opera citata; da La magia nel Medioevo di Richard Kieckhefer, editrice Laterza, Bari; da Diavoli, diavolesse e C di G. Alaimo e M. Pincherle, editrice Filelfo, Ancona; da Magia. Storia sociale di un’idea di Cristoph Daxelmuller, editrice Rusconi, Milano; da Il dizionario infernale di Collin de Plancy, editrice I Dioscuri, Genova; da Il libro completo delle streghe e dei demoni di Francis X. King, editrice Gremese, Roma; da L’immaginario medievale di Jacques Le Goff, editrice Laterza, Bari; da Il diavolo nel Medioevo di Jeffrey B. Russel, editrice Laterza, Bari; da Spiriti e fantasmi nella società medievale di Jean-Claude Schmitt, editrice Laterza, Bari; da Gli animali simbolici di Marius Schneider, editrice Rusconi, Milano; da L’universo diabolico di Roland Villeneuve, edizioni Mediterranee, Roma.
(2) I racconti sul diavolo e sulle sue malefatte sono tratti da Contes et légendes des pays celtes di Jean Markale, editrice OuestFrance, Rennes; da La stregoneria di Massimo Centini, editrice Xenia, Milano; da Il libro delle streghe di Serena Foglia, editrice Rusconi, Milano; da Mille e ancora mille della stessa autrice, edizioni Rizzoli, Milano; da Storia delle dottrine esoteriche di Jean Marquès-Rivière, edizioni Mediterranee, Roma; e dai libri citati alla nota 1.
(3) Di Francesco M. Guaccio, famoso demonologo, si può leggere il Compendium maleficarum, editrice Einaudi, Torino.
(4) Da Santi e birbanti nella Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine, editrice Serra e Riva, Milano.
(5) Si può leggere la prima versione del mito di Faust nella letteratura antica, con il racconto di Teofilo di Cilicia, in Confessione di Cipriano di Antiochia, editrice Mimesis, Milano.
(6) Il Dracula di Bram Stoker è edito da Longanesi, Milano.