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IL CERCHIO DI FUOCO
Storia, mito, folklore, magia dei Celti


La rinascita dei Celti
Con i Celti, caso unico nella storia, è capitato ciò che non è mai successo con nessun altro popolo: la leggenda ha superato di gran lunga la realtà, fino ad arrivare al paradosso che alcuni studiosi inglesi di storia celtica, con in testa il prof. Stuart Piggot, hanno affermato che è quasi impossibile riuscire a fare una netta distinzione fra i Celti come erano in realtà ed i Celti mitici come si vorrebbe che fossero. Questa mitizzazione dei Celti ha origini molto lontane, addirittura nel 1600 (1).  



Nell'immagine a lato,
veduta di Stonehenge (
© Beacon Press for English Heritage)

Per secoli la popolazione portò le pecore a pascolare tra i massi di Stonehenge, considerando i megaliti una parte del paesaggio o, peggio, un'utile riserva di pietre da costruzione che sembravano essere state lasciate lì apposta per chi ne avesse bisogno. All'inizio del 1600 il re Giacomo I visitò Stonehenge; lo trovò tanto interessante da chiedere al suo architetto di corte, Inigo Jones, di fare una pianta del monumento e di scoprirne le origini. La documentazione finì nel dimenticatoio, finché nel  Natale del 1648 John Aubrey si trovò ospite di un nobile che abitava nella piana di Salisbury: vide Avebury e ne rimase folgorato. Scrisse che Avebury era “superiore a Stonehenge come una cattedrale supera una semplice parrocchia: per via della sua grandiosità si potrebbe supporre che sia stato uno dei massimi templi dei Druidi” (2). 

Questo diede il via ad una serie di studi sui Celti. Il genero di Inigo Jones decise allora di pubblicare le note di suo suocero in un libro, The most notable antiquity of Great Britain, vulgarly called Stonehenge, restored. Jones sosteneva che Stonehenge era nato come tempio romano dedicato a Coelus, il dio del Sole. Era impossibile che fosse stato costruito dagli antichi Britanni, popolo di barbari selvaggi che giravano coperti di pelli e non sapevano neppure fabbricare vestiti decenti, figurarsi erigere le splendide e maestose strutture di Stonehenge. Uno studioso amico di Aubrey scrisse allora un libro per confutare la tesi di una Stonehenge romana. Altri studiosi intervennero e la controversia andò vivacemente avanti per anni a movimentare i salotti intellettuali.

Nel 1717 l'irlandese John Toland fondò a Londra la prima associazione neo-druidica, chiamata Antico Ordine Druidico. Prima della costituzione ufficiale dell'Ordine i gruppi sparsi di londinesi appassionati di tradizioni celtiche, che si chiamavano "cerchi" o "boschetti", si radunavano sulla collinetta di Primrose Hill per festeggiare gli equinozi e i solstizi; avuta la sede fissa, Toland fu nominato capo dell'Ordine appena costituito. Scopo dei nuovi Druidi era il ritorno della "età dell'oro", periodo di pace e di serenità sulla terra, con un richiamo alle antiche tradizioni naturali che dovevano contrastare il freddo e rigido puritanesimo cristiano. Toland aveva cominciato ad interessarsi agli antichi Celti dopo aver incontrato John Aubrey. Cattolico, egli si convertì prima alla religione anglicana, per poi abbracciare un credo panteista e neo-pagano. Scrisse opere religioso-filosofiche, tra cui una storia critica dei Celti, una contestazione molto polemica dei presunti misteri del Cristianesimo ed una Storia dei Druidi, pubblicata postuma.

A Toland successe William Stukeley. Medico, pastore anglicano e massone, egli cercò di conciliare il suo essere un pastore con il suo credo druidico, e ci riuscì presentando il druidismo come una branca inglese particolare del Cristianesimo e togliendo dai rituali in uso nell'Ordine Druidico tutti gli elementi paganeggianti. Fu autore di testi di archeologia su Stonehenge di grande importanza, in particolare perché segnò la posizione di alcune pietre che in seguito furono spezzate o asportate: le sue note furono essenziali per ricostruire il cerchio megalitico. Dotato di sfrenata fantasia, affermò che Stonehenge era “la chiesa metropolitana del capo druido della Britannia, un luogo consacrato dove i sacerdoti si riunivano in occasione di alcune grandi solennità annuali, oltre che per celebrarvi sacrifici straordinari e riti religiosi e per risolvere processi penali e civili” (3).
Fino alla sua morte Stukeley tenne conferenze in cui sosteneva a spada tratta queste tesi; i sacrifici umani furono da lui smentiti, poiché erano un evidente errore di interpretazione di Cesare, che aveva equivocato, essendo straniero e del tutto ignorante dei principi del Cristianesimo (cosa che non stupisce, dato che Cristo non era ancora nato all'epoca di Giulio Cesare).

I libri di Stukeley portarono i Celti su una ribalta che da allora non hanno più lasciato.  Si moltiplicarono le opere sui “buoni selvaggi britanni”, che vivevano in “nobile solitudine e innocente nudità” nelle loro “silvestri dimore”, lottando contro l'aspra natura. Le incisioni dell'epoca li raffiguravano con il capo ornato con complicati pennacchi di piume, molto simili alle descrizioni che i viaggiatori del 1500 avevano dato degli Indiani d'America, con in più un corredo di teste di nemici (come descritto da Diodoro Siculo) e tatuati dalla testa ai piedi (perché autori classici avevano fatto riferimenti all'uso del tatuaggio rituale presso i Pitti). Si trovò un'etimologia ebraica nelle parole gallesi, le querce della piana di Mamre, citate nel Vecchio Testamento, furono gemellate con le querce druidiche e gli stessi Druidi divennero sacerdoti rappresentanti di un Cristianesimo ancestrale che credeva nella venuta del Messia. Anzi, il poeta William Blake sostenne che i Druidi, nei loro viaggi per il mondo, avevano incontrato degli Ebrei e avevano comunicato loro questa dottrina; Abramo, Ebet e Noè non erano altro che famosi Druidi.  

Nell'immagine a lato,
"Il sogno di Ossian" di Jean Dominique Ingres (1780-1867). Olio su tela, Montauban, Musée Ingres


Nel 1760 James Macpherson raccolse in alcuni volumi il ciclo dei Canti di Ossian, dedicati a Oisin (o Ossian, come più usuale in Scozia), l'ultimo leggendario eroe e bardo gaelico, che risalivano, a suo dire, a manoscritti del XII secolo che egli aveva ritrovato (4). I critici più polemici sostengono che l'opera fosse un'invenzione dalla prima all'ultima riga, ma probabilmente Macpherson riunì tradizioni sparse, leggende, canti popolari e ne fece una raccolta coordinata, aggiungendoci molta farina del suo sacco. Oisin era figlio di Finn, l'ultimo capo dei leggendari Fianna. Innamoratosi di Niamh, una principessa fatata, fu da questa rapito e portato a Tir Nan Og, il paese dell'eterna giovinezza. Secoli dopo tornò dal suo popolo cavalcando un bianco destriero, ma fece l'errore di mettere piede a terra per spostare una pietra: divenne di colpo vecchissimo, il suo cavallo fuggì ed egli non poté più tornare indietro. Le cose erano cambiate, durante il tempo da lui passato a Tir Nan Og: i Cristiani avevano scacciato gli antichi dei. San Patrizio, impietosito dal povero vecchio nostalgico, divenne suo amico e si fece raccontare tutte le storie riguardanti i Fianna; cercò anche di convertirlo, ma Oisin non volle. Egli visse ancora molti anni, per conservare la memoria delle tradizioni del suo popolo nei suoi canti e nei poemi. Molto tristi e malinconici, i Canti di Ossian parlavano di solitudine, disperazione, rimpianti laceranti, amori infelici, speranze deluse e di un passato piacevole da ricordare con viva emozione. L'opera colpì gli animi romantici, decretandone uno straordinario successo.

Gli apprendisti Druidi aumentavano sempre più. Nel 1781 Henry Hurle fondò un altro ordine parallelo a quello di Toland e dal nome molto simile, Antico Ordine dei Druidi, con sede nella “Taverna delle armi del Re”. Hurle era membro di una confraternita di mestiere (era falegname) e diede al suo ordine una diversa impronta, più simile ad una società di mutuo soccorso; inoltre i riti, a differenza di ogni altro ordine druidico, avvenivano in un interno, non all'aperto. L'ordine di Hurle era più simile alla massoneria che non al neo-druidismo ed ha conservato ancora oggi queste caratteristiche.

Nel 1792 il poeta gallese Edward Williams, più noto col nome di Iolo Morganwg, decise di far rivivere le tradizioni druidiche, che egli affermava essere sopravvissute nel folklore gallese. Morganwg era affiliato alla Massoneria, ma frequentava più i gruppi di Gallesi che vivevano a Londra che non la sua loggia, essendo un vero patito di tutto ciò che riguardava i Druidi e i Celti. In un periodo molto travagliato della sua vita conobbe la prigione per debiti, a causa di un investimento sbagliato; nell’anno in cui fu rinchiuso nel carcere di Cardiff scrisse Cyfrinach Beirdd Ynys Prydain (I segreti dei Bardi dell’isola di Britannia). Tornato libero, mise in cantiere una monumentale storia dei Bardi di Britannia, di cui restano solo alcuni manoscritti. Scrisse anche dei versi sotto il nome di Dafydd ap Gwilym, fingendo che fossero di un bardo del Medioevo. Per conservare le antiche tradizioni rispolverò il Gorsedd (riunione di bardi), un'affascinante cerimonia rituale che risaliva alla fine del 1100, quando erano state istituite le competizioni poetiche tra i Bardi. I primi Gorsedd si tennero a Primrose Hill; ma nel 1819 egli riuscì a convincere gli organizzatori del Festival Gallese delle Arti (il National Eisteddfod) ad introdurlo nel cerimoniale. Ancora oggi lo si può vedere ogni estate, nella prima settimana di agosto. Capo del Gorsedd è l’Arcidruida, eletto per un periodo di tre anni, responsabile dell’organizzazione delle tre gare che si tengono nel corso della settimana del Festival: il Crowning of the Bard, premio della competizione tra poeti che usano metrica libera; l’Awarding of the Prose Medal, premio della competizione in prosa; e il Chairing of the Bard, con un premio per il poema più lungo. Le cerimonie sono molto suggestive, anche grazie alla scenografia ed ai costumi.
Il successo del Gorsedd è misurabile da queste due cose: non fu mai interrotto, neppure durante le due guerre mondiali, e fra gli iniziati ci sono stati tutti i regnanti d'Inghilterra, compresa l'attuale regina, Elisabetta II, affiliata nel 1946, e suo marito, il principe Filippo, iniziato nel 1960. I membri del Gorsedd hanno il diritto di presenziare con una delegazione alla cerimonia di investitura dei principi di Galles, cioè degli eredi al trono d'Inghilterra.

Nell'immagine a lato,
"Sigfrido ucciso da Hagen" di Schnorr von Carolsfeld (1794-1872). Affresco del Residenzmuseum, Monaco


Il Romanticismo ottocentesco riscoprì le antiche tradizioni, il Medioevo, gli eroi del folklore celtico e germanico, che ben rispondevano all’esigenza di una vita imbevuta di alti ideali, di nobili sentimenti, di grandi gesta, in contrapposizione alla fredda cultura classicheggiante. I protagonisti dei Nibelunghi, i Cavalieri della Tavola Rotonda, Artù, Merlino, gli eroi delle saghe irlandesi, come Finn e Cuchulain, le selvagge brughiere della Scozia e le coste rocciose dela Cornovaglia ispirarono romanzi storici, poemi, opere liriche. Sir Walter Scott ambientò i suoi romanzi ai tempi delle Crociate o in un Medioevo mitico; Lord Tennyson mise gli eroi del Ciclo Arturiano negli Idilli del re.
Il librettista Felice Romani scrisse la tragica storia della druidessa Norma, del suo amore per il romano Pollione, per il quale la sacerdotessa dimentica i doveri verso il suo popolo ed anche il suo voto di castità, fino alla morte e alla espiazione finale. La vicenda fu musicata da Vincenzo Bellini che ne fece quello splendido capolavoro che è la Norma.

Alcuni intellettuali legati a circoli occultistici, come Constance Wilde, moglie di Oscar Wilde, e la nazionalista irlandese Maud Gonne, favorirono la traduzione in inglese di poesie, leggende e racconti in gaelico, considerati parte del patrimonio nazionale. La Gonne fu, per un certo tempo, legata a William Butler Yeats, studioso di folklore, curatore di libri di fiabe e leggende celtiche, Premio Nobel per la letteratura nel 1923. Anche i fratelli Jacob e Wilhelm Grimm fecero ricerche sul folklore europeo e scrissero libri di fiabe, tra cui alcune celeberrime come Biancaneve, Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Hansel e Gretel, Pollicino. Lord Dunsany si ispirò al mondo delle fate per scrivere La figlia del re degli Elfi, storia dell’amore tra il principe Alverico di Erl e Lirazel, la figlia del re degli elfi.

Dal 1922 al 1954 fu pubblicata negli Stati Uniti “Weird Tales” (racconti misteriosi), una rivista del tipo chiamato pulp perché stampato su carta scadente fatta con pasta di legno; essa conteneva storie fantastiche e magico-orrorifiche ed ebbe un enorme successo popolare, non ultimo per il fatto che le copertine illustrate mostravano fanciulle in vesti succinte ed immagini truculente. I tre autori più famosi tra quelli che scrivevano per la rivista, scherzosamente detti “i Tre Moschettieri”, erano H. P. Lovecraft, Robert Ervin Howard e Clark Ashton Smith.
Howard (1906-1936) è considerato il padre del Fantasy “Sword and Sorcery”, cioè quello caratterizzato da battaglie in un mondo dominato dalla magia. Egli fu evidentemente influenzato, nelle sue letture, dalla madre irlandese, che gli raccontava le saghe più belle della sua terra d’origine, e da alcune opere sui Celti, come I canti di Ossian e le storie di eroi di Lady Gregory. Condusse una vita brevissima, confinato in un paesino del Texas da cui non si mosse mai, un’esistenza solitaria, triste e priva di eventi che non fossero dolorosi. Morì suicida a soli trent’anni, lasciando una produzione incredibile: poesie, romanzi gialli, racconti d’avventura, romanzi western, storie di pirati, perfino ommedie. E tre cicli di romanzi: il Ciclo Celta, il Ciclo di Solomon Kane e soprattutto il Ciclo di Conan, il cui protagonista, Conan il Cimmero, fu portato sugli schermi da Arnold Schwarzenegger, favorendo la riscoperta di questo autore.

Nel 1954 uscì la prima edizione inglese di The Lord of the Ring (Il Signore degli Anelli), scritto da J. R. R. Tolkien, un insegnante di storia medievale. L’opera fece nascere ufficialmente quel genere letterario che oggi conosciamo come Fantasy. Come le fiabe, il moderno genere Fantasy affonda le sue radici proprio nel patrimonio folklorico celtico, nei luoghi, nei personaggi, nelle situazioni e nelle avventure che si ritrovano nelle antiche leggende. Nata come letteratura d’evasione, considerata di basso livello, ignorata o decisamente avversata dalla critica, ha avuto, e continua ad avere, un grande successo di pubblico.

"Lo straordinario successo, il fascino attualissimo che il fantastico ancora esercita, trova una semplice spiegazione nei bisogni insopprimibili dell'inconscio che è in ognuno di noi e di cui non sappiamo nulla o quasi. Certamente, in particolare negli ultimi decenni, a non poco ha contribuito anche l'attività promozionale cinematografica, offrendo esempi e modelli di grande coinvolgimento. Superati quindi i tradizionali regni della favola e dei personaggi che hanno dato vita a miti e leggende, il lettore, soprattutto quello dell'età contemporanea, dominata dalla tecnologia, dall'elettronica e dalla cibernetica, inventa nuove terre, nuovi poteri e nuovi abitanti. Lo scopo finale rimane, tuttavia, sempre lo stesso: dare un senso alla vita, colmare tutti quei vuoti che la perdita della fede e dei valori socialmente riconosciuti hanno provocato" (5).

La monumentale opera di Tolkien "offre a una società scettica e demitizzata, sotto forma di una grande saga fantastica ed eroica, quasi una epopea, un mito positivo, fondante, completo e verosimile in cui credere, anche se ci si rende ben conto che è soltanto la favola più lunga del mondo" (6).
Dal libro fu tratto un film d’animazione, molto bello, che però non ebbe il successo mondiale della recente trilogia del neozelandese Peter Jackson, regista curiosamente nato nella notte di Halloween: tre straordinari film, l’ultimo dei quali ha vinto ben undici Oscar.
Come prevedibile, Il Signore degli Anelli ha trovato infiniti imitatori. Molti dei libri di Fantasy che si rifanno a Tolkien sono ripetitivi e poco originali, ma ci sono anche scrittori davvero validi, tra cui Terry Brooks, autore della Saga di Shannara, Mary Stewart e la Zimmer Bradley, solo per citarne alcuni.

Mary Stewart, autrice di numerosi romanzi in bilico tra realtà e fantasia, è diventata famosa per una stupenda trilogia su Merlino e Artù. Il protagonista assoluto è Merlino, che viene seguito dalla sua nascita misteriosa alla sua altrettanto misteriosa scomparsa: un personaggio umanissimo nelle sue debolezze di uomo e nella sua straordinaria potenza di mago.
Ispirandosi alla Steward, Marion Zimmer Bradley ha scritto Le nebbie di Avalon, un insolito romanzo che parla della vicenda di Artù da una particolare angolazione: quella di Morgana, sacerdotessa druidica e sorellastra di Artù, costretta dagli eventi e da un destino terribile a generare il figlio del proprio fratellastro, Mordred, che sarà la rovina di tutti. Il romanzo, dolorosissimo e con un finale tragico, riflette molto bene la società britannica del quinto secolo, a metà tra gli antichi valori delle tradizioni druidiche e le dottrine cristiane, che spazzano via l’antico sapere e l’indipendenza femminile.
Ora anche in Italia ci sono case editrici specializzate nel genere fantastico, come la Fanucci e la Nord, o collane specifiche, come quelle dell'Armenia, della Mondadori o della Newton & Compton, per venire incontro alle esigenze dei numerosi amanti del genere.


Gruppi ad ispirazione celtica e neo-druidica
Mai come oggi i Celti e i Druidi sono amati, studiati, seguiti, imitati (7). Vi diamo una selezione di quelli che riteniamo i più importanti gruppi ad ispirazione celtica o neo-druidica, fornendo ove possibile l’indirizzo web.

1- Riviste on line

“Harp News”- Rivista on-line musica celtica
http://www.odilia.ch

“Revue d'Histoire Celtique”- Bollettino di Studi Celtici della Société d'Histoire Celtique, associazione culturale che si occupa di diffondere la cultura celtica
http://www.celti.it/revue

2- Gruppi di studio e  di pubblicazioni sui Celti

Keltia Editrice. Casa editrice Keltia, con sede ad Aosta, specializzata in pubblicazioni dedicate ai Celti.
http://www.keltia.it

Société d'Histoire Celtique
http://www.celti.it

Celtic World- Tutto sul mondo dei Celti 
http://www.celtic-world.com

Centro Studi e Museo d'Arte Preistorica di Pinerolo
http://www.cesmap.it

Associazione Culturale “Terra Insubre”, che studia le tradizioni celtiche in Lombardia
http://www.terrainsubre.com

Associazione Culturale “Kelt Dihun”, che studia e conserva i valori culturali, sociali e spirituali caratteristici delle antiche civiltà europee, in particolare quelle delle aree celtiche e scandinave.
http://www.keltdihun.org

Associazione Culturale “Clan Mor Arth”, che organizza la manifestazione “Celtica”, che si tiene in Val d’Aosta ogni anno e prevede concerti, conferenze, manifestazioni culturali, esibizioni in costume, danze.
http://www.celticavda.it

Associazione Culturale “Cluaran”, che promuove la cultura celtica ed elenca i luoghi celtici da visitare.
http://www.cluaran.com

Società Tolkieniana Italiana, associazione culturale con sede a Udine, tutta dedicata alle opere di Tolkien. Organizza convegni, manifestazioni culturali e pubblica tre riviste.
http://www.tolkien.it

3- Turismo, musica, artigianato e alimentazione

Il sito ufficiale del Festival interceltico
http://www.festival-interceltique.com

Il sito ufficiale del Festival Nazionale Gallese delle Arti
http://www.eisteddfod.org.uk

Il sito di Ceolas, con musica, storie, link e riferimenti al mondo celtico
http://www.ceolas.org

Celtic-Art- artigianato celtico contemporaneo
http://www.celtic-art.com

Sito Ufficiale della Bretagna- Cultura celtica, tradizioni, feste, cucina e turismo
http://www.bretagne.com

Il sito del Festival Celtico dei Filets Bleus di Concarneau, Bretagne
http://filetsbleus.free.fr

Associazione Culturale “Turlough O’Carolan”, che studia e promuove la musica celtica. pubblicazione di libri, dischi e prodotti multimediali.
http://www.arpnet.it

                                                          Devon Scott

 

Il testo è tratto da Il cerchio di fuoco. Storia, mito, folklore e magia dei Celti.
Copyright, tutti i diritti riservati. Divieto assoluto di riproduzione.
File aggiornato nel Novembre 2005.


Note bibliografiche
1
- Sulla rinascita dei Celti e sui miti loro connessi si vedano Evan Hadingham, I misteri dell'antica Britannia, Edizioni Newton; Jennefer Westwood, Atlante dei luoghi misteriosi, Edizioni De Agostini.
2- Evan Hadingham, I misteri dell'antica Britannia, opera citata.
3
- Evan Hadingham, I misteri dell'antica Britannia, opera citata.
4
- James Macpherson, Le poesie di Ossian, a cura di A. Brilli, Edizioni Mondadori.
5
- Elena Mancini nella prefazione a Autori Vari, I racconti dell’Anno Mille, 4 volumi, Edizioni Orsa Maggiore.
6
- Gianfranco de Turris nella prefazione a Hugh Carpenter, La vita di J. R. R. Tolkien, Edizioni Ares.
7- Nigel Pennick, Magia, simboli e segreti dei luoghi sacri, opera citata.
8- Per informazioni sul neo-druidismo e sulle società ad ispirazione celtico-druidica, si veda Michel Raoult, Les Druides. Les sociétés initiatiques celtiques contemporaines, Editions du Rocher.