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Nel mondo delle fate
Fate, folletti
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Tra fantasmi e fate

 


IL CERCHIO DI FUOCO
Storia, mito, folklore, magia dei Celti



Le Feste del Fuoco
La magia rituale collettiva dei Celti era legata strettamente alle Feste del Fuoco, che celebravano il calore del sole e la vita, la fertilità della terra e anche la purificazione dagli influssi negativi. Le feste (1) erano solo quattro; non ci sono prove storiche di Feste del Fuoco in occasione dei due Solstizi e dei due Equinozi. Si pensa che siano state introdotte più tardi, a partire dal primo secolo dopo Cristo. C’è perfino chi sostiene che siano contaminazioni della stregoneria, e che nulla avessero a che fare con i Celti. 
Ogni Festa del Fuoco esigeva la presenza del “Calderone Sacrale”, un enorme pentolone simbolo di abbondanza e prosperità. Oggi le Feste del Fuoco celtiche, cioè Imbolc, Beltane, Lughasad e Samhain, si festeggiano in date fisse: primo febbraio, primo maggio, primo agosto e primo novembre. In realtà erano feste mobili, come la nostra Pasqua.

A- La Festa di Samhain
Samhain (la fine dell'estate), attorno al 1° novembre, apriva la stagione invernale; era l'unica ricorrenza segnata in tutti e cinque gli anni del Calendario di Coligny, perché corrispondeva al Capodanno celtico ed era anche l'unica festa in tutto l'anno che dovesse obbligatoriamente cadere tra la Luna Calante e il Novilunio. Era una giornata molto importante, chiamata anche festa delle ombre, delle anime morte, dell'Altro Mondo: il giorno in cui cadeva ogni barriera tra i vivi ed i morti ed i due mondi potevano comunicare. 
Si diceva che chiunque volesse rivedere i propri cari defunti poteva scoperchiare il sepolcro ed entrarvi: l'unica condizione era rimanere nell'aldilà per un anno intero, fino al successivo Samhain. Si correva un solo pericolo: che il caro defunto decidesse di tenersi vicina la persona amata e che le impedisse di tornare tra i vivi. I sacerdoti celebravano cerimonie di contatto con le divinità, nel corso delle quali si accendeva il fuoco sacro e si sacrificavano vittime, in particolare un toro bianco. Era un momento di passaggio, il migliore per i riti di divinazione.
Si spegnevano tutti i fuochi, poi l’Arcidruida accendeva un nuovo falò e da questo i capi di ogni famiglia accendevano le torce per riaccendere il fuoco nel focolare domestico, che veniva poi tenuto sempre acceso per il resto dell'anno.
Si tenevano fiere, giochi, riunioni conviviali, corse di cavalli, fiere, mercati, assemblee e discussioni politiche, gare di poesia e si gioiva per la fine delle ostilità: infatti durante il periodo freddo era usanza comune sospendere le guerre e far svernare gli eserciti. Le bestie venivano radunate e rinchiuse in recinti per svernare L'idromele, la bevanda dell'immortalità, scorreva a fiumi, oltre alla più comune birra. In Irlanda era il giorno riservato alla consacrazione di un nuovo re (in caso di morte del precedente). Durante la festa si svolgeva un grande banchetto dei capi e dei militari, che si radunavano per prendere provvedimenti legali e giuridici, stilare regolamenti, fare leggi. Samhain durava dai tre ai sette giorni; era l'unica festa che non aveva carattere prettamente agrario. L'animale che si consumava nei banchetti era il maiale, animale sacro e simbolo di prosperità e di sovranità; alla festa non presenziavano le donne e i bambini, che mangiavano in sale separate.

B- La festa di Imbolc
Tra il tramonto del 31 gennaio e il tramonto del 2 di febbraio c'era Imbolc (o Oimelc, Candlemas, la Candelora per i Cristiani), la festa dedicata alla Grande Dea Madre, cui si chiedeva abbondanza nei raccolti e salute per gli animali.
Imbolc, il cui significato letterale è “nel ventre della madre Terra” (oppure nel latte, secondo altri), era una festa dedicata ad una dea dal triplice aspetto, Bride, che aveva un sacerdozio femminile con 19 sacerdotesse (simili alle Vestali romane) e non accettava presenze maschili. Le sacerdotesse custodivano un fuoco perpetuo, sacro alla dea. La sera si preparava il letto di Bride, con paglia o con un covone di grano dell’ultima mietitura. veniva cosparso dalle donne con latte e miele. Bride veniva ingravidata da un dio per dare fertilità alla terra.La cerimonia di Imbolc comprendeva una aspersione di acqua lustrale, che ripuliva il corpo dalle scorie accumulate nell'inverno ed attirava le energie positive che sarebbero esplose con l'Equinozio e l'arrivo della Primavera. Era la cerimonia del ritorno della luce, il primo segno che l'inverno stava per finire. Nascevano gli agnelli, le pecore davano latte, qualche fiore cominciava a spuntare e la promessa della Primavera vicina dava speranza per il futuro. I Cristiani fecero diventare Imbolc la festa di Santa Brigida, che assunse le caratteristiche di Bride: badessa in un convento di Kildare, in Irlanda, aveva comandato che fosse sempre acceso un fuoco per la gloria divina.Le mucche davano latte tre volte al giorno.

C- La festa di Beltane
Attorno al 1° di maggio c’era la festa di Beltane (letteralmente “i fuochi di Bel”), che segnava l'inizio della stagione estiva. La cerimonia era basata sul simbolismo della luce e del sole; era la festa più pagana e più sfrenata, durante la quale erano concessi liberi accoppiamenti, nei quali ogni uomo era l'incarnazione del dio, ogni donna una dea: i fuochi di Beltane fecero salire vertiginosamente per secoli il tasso di natalità.
I Sassoni chiamavano questa festa Walpurgisnacht, la notte di Walpurga. Era la notte delle streghe, delle fate e degli spettri. La notte in cui venivano evocate le forze germinatrici della natura, che dovevano portare fertilità ai campi, e gli spettri dei defunti si accostavano ai viventi per rubare loro il soffio vitale. Le fate uscivano dal folto dei boschi per ammaliare i mortali, le streghe lasciavano loro antri per catturare qualche vittima da immolare a Satana. Ma la luce dei fuochi faceva fuggire fate e streghe, e ricacciava i morti nell'aldilà. Come con Bride, la Chiesa ha trasformato questa dea in una santa, Walpurga, una monaca inglese (710-778) che aveva lasciato la sua terra per diventare badessa del monastero tedesco di Heidenheim; divenuta santa, la si invocava per allontanare streghe e demoni. Il mese in cui si onorava la Grande Madre divenne il mese mariano per eccellenza, dedicato alla Madonna.
Beltane era la festa della luce, durante la quale il popolo si riuniva per celebrare con danze e canti la bella stagione. Riti propiziatori benedivano le case per favorire ricchezza, prosperità, salute e felicità. Era un giorno dedicato alle previsioni del futuro ed alla divinazione, alle formule magiche fatte con l'acqua e col fuoco; all'alba le donne si riunivano per la raccolta di piante atte a scongiurare i malefici e... per diventare più belle: i fiori di Beltane erano stati bagnati dalla dea e davano giovinezza e bellezza per un intero anno.
Un albero, detto "albero di maggio" o semplicemente "il Maggio", veniva poi portato al centro del villaggio la mattina, e ornato con fiori e focacce dolci, simbolo del trionfo della vita sulla morte, del bene sul male, della comunione dell'uomo col principio divino. La gente tagliava rami da un albero di biancospino e decorava l'esterno delle case. Il biancospino era considerato l'albero della speranza e della protezione divina; era coperto da un tabù, che proibiva di tagliare i suoi rami, ma l’interdizione veniva annullata solo per Beltane. Alla sera si preparavano due grandi falò, che simboleggiavano il ritorno della vita e della fecondità della terra. Le greggi venivano ritualmente spinte fra i due fuochi, per purificarle e proteggerle per il resto dell'anno. Un'altra usanza era saltare il falò di Beltane: i giovani saltavano sopra il fuoco per propiziarsi la fortuna nella ricerca della sposa o dello sposo, i viaggiatori saltavano uoco per assicurarsi un viaggio sicuro, le spose per avere molti figli e le donne incinte per assicurarsi un parto facile. Le feste, le danze, i giochi, le rappresentazioni teatrali ed i banchetti proseguivano fino a notte, prendendo sovente una piega piuttosto sfrenata. Il giorno dopo potevano riprendere le guerre.

D- La festa di Lughnasad
Lugnasad cadeva tra la sera del 31 di luglio e la sera del 2 di agosto, nel pieno del calore estivo. La festa era in onore del dio Lugh, protettore delle messi abbondanti, e veniva anche chiamata “luna del raccolto”. Era il momento della mietitura del grano, del raccolto che poteva significare ricchezza ed abbondanza per un anno, oppure carestia e fame. Un'usanza antichissima, diffusa in tutti i popoli, che persiste ancora oggi in alcuni paesi (come la Bretagna e la Scozia), era di lasciare incolto un pezzo di ogni campo, a disposizione dello spirito della terra; al momento della mietitura si offriva un fascio di spighe, che veniva posato sul pezzo di terreno incolto. Il fascio era prelevato dall'ultimo covone; da questo si toglieva un pugno di chicchi, da mescolare ai semi della nuova semina autunnale, simbolo di continuità tra la vita e la morte. L’ultimo covone era il simbolo del dio del grano che moriva, per cui tutti gli scagliavano addosso gli attrezzi, così che nessuno sapesse chi aveva ucciso il dio. Poiché il raccolto dava di che vivere, la mietitura era vissuta con grande sacralità. Chi, in quei giorni, rubava gli attrezzi per mietere, veniva sacrificato sul campo e fatto a pezzi ritualmente: ogni pezzo era un seme che propiziava il nuovo raccolto. Se i contadini erano costretti, per la venuta della sera o per la pioggia o altro, ad interrompere la mietitura, ponevano di traverso sugli attrezzi un pezzo di legno ornato di amuleti, per impedire che gli spiriti maligni mandassero a male il raccolto.
Lughnasad era la festa più popolare e più sociale,  a cui partecipavano proprio tutti, perfino le tribù in guerra, che facevano una pausa di due giorni. La tregua era propizia per banchetti, giochi, corse di cavalli, scambi commerciali, per ascoltare poeti e musicisti in gara tra loro. Inoltre si celebravano matrimoni, spesso per legalizzare la situazione delle coppie che avevano partecipato ai fuochi di Beltane, alle quali gli dei avevano concesso il dono di una nuova vita.

 

Le creature del bosco fatato
Elfi, fate, folletti, gnomi e nani: da dove arriva il Popolo Fatato del folklore celtico? Nessuno lo sa (2).
Nel suo Ancient Legends of Ireland Lady Wilde dice che erano angeli caduti, buttati giù dal Paradiso da Dio, irato per il loro orgoglio. Alcuni precipitarono in mare, altri sulla terra, e questi due gruppi erano i più buoni e sensibili, felici di poter ballare al chiaro di luna al suono della loro musica. I più cattivi finirono giù dritti all’Inferno, dove furono istruiti dal Diavolo in persona e spediti in terra a far del male.
Un’altra antica tradizione irlandese dice che i Tuatha De Danan (Popolo della dea Dana), una razza di immortali, combatterono i malvagi Firbolgs e li annientarono. Sconfitti poi dai Milesians, gli esseri umani, si ritirarono in un regno sotterraneo, guidati dal dio-re Dagda. Non più venerati né omaggiati con offerte, dimenticati da tutti, rimpicciolirono fino all’altezza di poche spanne così come erano rimpiccioliti nel ricordo: sono loro il Popolo Fatato. Per gli abitanti delle Highlands sono spiriti di malvagi morti; per i Gallesi, esseri spirituali che vivono in un mondo a noi invisibile. In Cornovaglia il Piccolo Popolo era costituito da anime di pagani morti prima di essere convertiti al Cristianesimo, troppo buoni per finire all'Inferno, non abbastanza buoni per essere accolti in Paradiso.

Una leggenda islandese cristiana dice che un giorno Dio andò a trovare Adamo ed Eva. Essi gli fecero visitare la casa  e gli presentarono i loro figli, bambini ben ordinati e puliti che fecero a Dio una buona impressione. Egli chiese se ce ne fossero altri, ma Eva rispose di no. In verità, c’erano altri bambini, ma la madre non aveva fatto in tempo a lavarli e cambiarli. Vergognandosi del loro stato, li nascose e mentì a Dio, dicendo che non ce ne erano altri. Ma Dio sapeva, e disse: “Ciò che è stato nascosto a me, nessun uomo possa vedere”. Fu così che i bimbi nascosti divennero invisibili agli umani: il Popolo Fatato. Alcuni erano di indole buona e divennero esseri della luce; ancora oggi vivono sulla terra, si vestono di bianco o di colori vivaci, spesso di verde con cappucci rossi, si ornano con fiori, sono sapienti e parlano con gli animali. Ballano molto e amano la musica, gli scacchi, la caccia. Altri, di indole cattiva, si trasformarono in creature delle tenebre; ora vivono sotto terra, oppure in caverne, fanno brutti tiri, sono  maligni e crudeli, spaventano gli animali e distruggono i raccolti. Tutti sono golosissimi di burro, latte, panna, biscotti, miele, frutta, nocciole e marmellata. E tutti, buoni o cattivi, hanno un piccolo difetto fisico, il marchio che fa ricordare che la loro stessa madre si era vergognata di farli vedere.

La parola inglese “Fairy” deriva dall'arcaico fay, a sua volta derivato dal latino Fata, indicante esseri che assistevano alle nascite degli uomini e stabilivano il loro destino e la durata della loro vita (Fate madrine). Col termine si intendono tutti gli esseri fatati, non solo le fatine graziose con le alucce trasparenti che si trovano nei libri per bambini. “Fairy”, Piccolo Popolo, Buoni Vicini, Corte Fatata, Popolo delle Colline sono tutte espressioni per designare gli Esseri Fatati. Vivono tra i fiori dei giardini, ma anche nelle case, specialmente in quelle vecchie. Amano i mobili tarlati, le travi dei soffitti e gli abbaini.

Nell'immagine a lato,
"Il banchetto delle fate" di John Anster Christian Fitzgerald (1832-1906)


In alcuni casi si affezionano alle persone nella cui casa o nel cui giardino vivono, al punto tale che traslocano e seguono la famiglia se questa cambia casa. Se la nuova casa è vicina vanno a piedi, cantando e ballando; altrimenti si fanno portare, magari chiusi in una scatola, in un mobile o in una zangola per il burro.

Essi sanno ricompensare i gesti di cortesia. C’era una volta una donna che aveva appena setacciato il fior di farina, quando comparve nella stanza una donna molto graziosa, ma piccolissima, alta appena un palmo, che le chiese di riempirle una ciotola di farina, perché non ne aveva abbastanza per fare una torta. La donna le riempì la ciotola che, nonostante sembrasse piccola, riuscì a contenere tutta la farina setacciata. La donna non si lamentò, lasciò tutta la farina alla donnina e quella sera saltò il pasto. Un mese dopo la donnina tornò a chiedere altra farina, e ancora la donna gliela diede tutta, senza protestare.  

Nell'immagine a lato,
"La foresta incantata" di John Anster Christian Fitzgerald (1832-1906)

 

Allora la donnina, che era una fata, fece un incantesimo sulla madia della farina, poi scomparve. La donna non ebbe più bisogno di comprare farina per tutta la vita, perché la sua madia non si vuotava mai, premio riconoscente per chi si era dimostrata generosa con il Piccolo Popolo.
Se subiscono un atto di maleducazione o di cattiveria, o se sentono che qualcuno parla male di loro, si infuriano; in questo caso, fate attenzione al soffio fatato, che potrebbe mandarvi a gambe all’aria, ma anche paralizzarvi per tutta la vita. Potrebbero anche mettervi sulla soglia di casa l’erba dello smarrimento: una volta calpestatala, girereste per giorni senza ricordarvi più chi siete e da dove venite.

Una categoria particolare di esseri fatati sono i Boggart (spiritelli), folletti piccolissimi che vivono nelle case. Quasi tutti i folletti sono più dispettosi che davvero malvagi, come i Brownie (ghiotti di biscotti al miele e di panna) e i Buttery, che vivono nelle dispense e mangiano tutto il burro che riescono a trovare, a meno che la massaia non lo segni con una croce. 

Nell'immagine a lato,
"Lo spirito della notte" di John Atkinson Grimshaw (1836-1893)

 

Altri rosicchiano i bordi delle frittelle, danno i pizzicotti alla gente che dorme, rovesciano l’acqua, tirano la coda ai cani, corrono per i prati a cavallo di rane urlando come pazzi e spaventando gli uccelli, fanno inacidire il latte, succhiano un po’ di minestra dalla pentola e la sputano addosso ai bambini. Qualcuno si diverte a nascondere le cose per poi farle ritrovare da un’altra parte: siamo sicuri che questi sono i folletti più conosciuti da tutti.
I Leprecauni sono calzolai e lavorano moltissimo, perché la scarpette degli Esseri Fatati si consumano subito per il gran ballare.Nel tempo libero fanno un sacco di scherzi. Non sopportano avari e ladri. Custodiscono molte pentole piene d'oro, che nascondono alla fine degli arcobaleni. Hanno il naso a patata, lungo lungo e con la punta rossa, la faccia color rame e gli occhietti maliziosi. Se volete farveli amici, regalate loro una scatola di tabacco da fiuto.

Loro parente è il Gancanagh, che però non fa niente tutto il giorno, perché è un gran scansafatiche. Fuma la pipa dal mattino alla sera e corteggia pastorelle e contadine. I Cluricauni hanno un gran pancione, il naso rosso e nessuno li ha mai visti sobri: infatti sono gli inventori della ricetta originale per preparare il whisky, che bevono in abbondanza. Il Pixie in genere evita gli altri esseri fatati e la razza umana: preferisce stare da solo, ed è meglio così, perché è un tipo irascibile, scontroso e golosissimo di dolci, che ruba appena se ne presenta l’occasione. Il suo punto debole sono le canzoni d'amore: ascoltandole si commuove e piange come una fontana.
Ma ci sono anche folletti pericolosi, come i Bogles, che stanno in agguato vicino alle partorienti, rubano i neonati e al loro posto lasciano mostruosi sostituti. Alcuni provocano incubi agli esseri umani, altri fanno perdere loro la strada di casa. I Bo Men vivono nelle paludi e picchiano le persone imprudenti che si avventurano da quelle parti. I Dullahan guidano nella notte una carrozza nera trainata da cavalli senza testa; incontrarli è un presagio di morte sicura per chi li vede.

Gli Elfi sono snelli, sottili, spesso con capelli biondi e orecchie a punta. Gli elfi buoni abitano a Corte Felice, gli elfi cattivi a Corte Malvagia. Il loro canto è così bello che, per non averlo più sentito, molte persone sono morte di crepacuore. Le donne elfe sono molto belle, hanno abiti verdi e vaporosi veli bianchi, ma anche una lunga coda bovina. Una sera al ballo un giovanotto vide una bella fanciulla; la invitò a ballare, ma nelle giravolte della danza si accorse che dalla veste spuntava una coda bovina. Capì subito che la sua ballerina era una elfa e le disse: “Bella signora, vi è caduta la giarrettiera”. La elfa capì che le si vedeva la coda e che il suo cavaliere non voleva che tutti se ne accorgessero e che lei fosse messa in imbarazzo. Apprezzò molto il gesto galante e ricompensò il giovane con una pentola piena d’oro.

Gli Gnomi non si possono davvero considerare esseri fatati, perché sono gli spiriti elementari della terra, insieme alle Silfidi dell’aria, alle Salamandre del fuoco e alle Nereidi dell’acqua. Sono altri poco più di un palmo, abitano grotte cristalline, miniere d'oro, d'argento o di diamanti e tronchi cavi. Sono i guardiani dei tesori della natura. Allevano capre, preparano biscotti ai licheni ed erbe, coltivano grossi funghi. I maschi sono brutti e deformi, le femmine bellissime e dalla voce angelica. Sono abilissimi minatori ed orafi, lavorano i metalli e forgiano armi e corazze. Li si accomuna spesso ai Nani, che vivono tra le montagne e fanno i minatori, creando poi oggetti di metallo magici e preziosi. Hanno una vera passione per le stoffe colorate, in particolare rosse. Di solito sono buoni, anche se borbottano continuamente; però ci sono anche nani cattivi, i Fanfrelon, che sono mezzi matti, buttano giù le gallerie delle miniere e, se trovano una pepita d’oro, spendono il ricavato ubriacandosi fino a quando non hanno più un soldo in tasca.

Ci sono poi Creature Mostruose, come gli Orchi, grossi e pelosi, ma capaci di trasformarsi in animali piccolissimi, e i Troll, che non possono essere toccati dai raggi del sole, perché si trsformerebbero in pietra. Le Banshee, spiriti irlandesi della morte, hanno la forma di una vecchia orribile con lunghi capelli grigi, pelle pallidissima e occhi rossi, che urla per avvertire che sta arrivando la morte per qualcuno. Loro parenti sono le “Lavandaie della notte” bretoni, che lavano i panni insanguinati di chi sta per morire. Cailleach è il babau delle Highlands, una strega cannibale che mangia i bambini, con artigli di ferro e faccia blu.

Per evitare di diventare vittima di incantesimi dovete tenere in tasca un pezzo di pane secco, oppure attaccarvi al collo un campanellino d’oro. Per impedire che un folletto vi rapisca un figlio, mettete nella sua stanza un mazzo di margherite, simbolo del sole che scaccia le tenebre e il male. Contro il fairy stroke (colpo fatato), una malattia causata da esseri fatati, ci vuole un talismano preventivo fatto con un pezzetto di legno di sorbo degli uccellatori, che tiene lontano gli spiriti maligni. Prima di tagliare un ramo dire: “Vecchio amico sorbo, dammi un po' del tuo legno, te lo renderò quando in albero mi trasformerò”, perché la pianta non si offenda. Se siete già stati colpiti da una fata, solo l’unguento magico potrà risanarvi e spezzare l'incantesimo.

Si parla tanto di esseri fatati, ma come trovarli e come vederli? Il Piccolo Popolo vive nei boschi, tra l’erba, sotto i fiori, vicino alle fonti e presso i circoli di pietre. Siate prudenti, limitatevi a questi e lasciate stare quelli che vivono nelle grotte e nelle miniere abbandonate: di solito sono malvagi, o comunque con un carattere lunatico e stizzoso.

Nell'immagine a lato,
"Il gatto tra le fate" di John Anster Christian Fitzgerald (1832-1906)

Gli esseri fatati di solito sono invisibili agli umani, ma ben percepiti dai gatti. Quando vedete un gatto che sgrana gli occhi e fissa un punto preciso, un po’ allarmato, di sicuro sta guardando un folletto e si aspetta qualche scherzo. Per poterli vedere occorre un cuore da fanciulli, perché i bambini sono anime semplici e non vedono confini tra realtà e fantasia; un animo gentile, perché gli esseri fatati fuggono istintivamente le persone violente, rozze e volgari; e molto senso dell’umorismo, perché il Piccolo Popolo ama fare dispetti giocosi e prendere un po’ in giro, anche se senza malizia.

E’ più facile vederli all’alba, verso mezzogiorno, al tramonto, e nei giorni più magici, come solstizi, equinozi, Calendimaggio, la festa di mezza estate, la vigilia di Ognissanti. E poi ci vuole l’incantesimo giusto. In Scozia dicono:  

Sorbo selvatico legato con filo rosso
e vedrai gli spiriti correre a più non posso

Se questo vi sembra troppo semplice, potete ricorrere (3) all’Incantesimo del Quadrifoglio: mettere nella vostra scarpa sinistra un quadrifoglio e poi legatevi attorno alla fronte una ghirlanda di mirto e trifoglio. Vedrete le Fate non appena sorge la luna.

Nell'immagine a lato,
"La vigilia di Mezza Estate" di Edward Robert Hughes (1851-1914)

In primavera, andate nei boschi all’alba e cercate le prime campanule, che vengono chiamate “ditali di Fata”. Vi serviranno per un incantesimo di richiamo. Sedetevi a terra e contate tre volte i fiori proprio mentre il sole si leva e chiamate a voi le fate. Dopo aver posto loro le domande che vi interessano, salutatele così:

“Fate, il vostro giardino ho cercato,
ora mi ritiro e benedico
il potere che vi è stato dato”.

  Inchinatevi tre volte alle Fate e la magia del bosco vi accompagnerà.
Se volete fare un regalo agli Esseri Fatati, preparate un dolce di avena o mettete del miele e del vino in una tazza oppure offrite alle Fate un canto, una danza o una poesia creati da voi o che trovate piacevoli. Prima di iniziare dite ad alta voce: “Questo è per le Fate”; ditelo nuovamente dopo aver offerto il dono, cosa che andrà fatta all'aperto, in un luogo appartato, selvaggio e solitario.
Ben presto scoprirete che le Fate vi hanno dato qualcosa in cambio; attenzione, non offrite i vostri doni pensando di ricavarne qualcosa, potreste essere delusi. Qualunque cosa troviate, conservatela per sempre, perché si tratta di un dono sacro e vi porterà fortuna e felicità. Nella maggior parte dei casi l'oggetto che troverete sarà una bufonite (che si forma nel corpo dei rospi), un sasso rotondo e venato di disegni misteriosi, che sembra mandare bagliori dalle tinte delicate. Tenetelo con voi e ponetelo sotto il guanciale; secondo la saggezza popolare, queste pietre sono gioielli mistici e coloro che possiedono questa pietra saranno fortunati in amore, saggi nella divinazione e benedetti nella loro vita.
Naturalmente, se siete i fortunati possessori della “seconda vista”, non avrete bisogno di niente altro: vedrete gli esseri magici e potrete capire il loro linguaggio (file aggiornato nel Novembre 2005).

 

                                                             Devon Scott

 

Il testo è tratto da Il cerchio di fuoco. Storia, mito, folklore e magia dei Celti.
Copyright, tutti i diritti riservati. Divieto assoluto di riproduzione.

Note bibliografiche
1
- Sulle Feste del Fuoco celtiche si vedano Françoise Le Roux- Christian J. Guyonvarc'h, Les fetes celtiques, Edizioni Ouest France; Richard Heinberg, I riti del Solstizio, Edizioni Mediterranee; Guido Guidi Guerrera, Le stagioni della magia, Edizioni Hermes.
2- Sulle fate e sul Piccolo Popolo si vedano Brian Froud- Alan Lee, Fate, a cura di David Larkin, Edizioni Rizzoli; Jean Markale, Contes et légendes des pays celtes, Edizioni Ouest France; Katharine Briggs, Fate, gnomi e folletti, Edizioni Lucarini, Massimo Centini, Sulle tracce del Piccolo Popolo, Laura Rangoni Editore; Claire Nahmad, Parola di fata, Edizioni Amrita; William Butler Yeats, Fiabe irlandesi, Giulio Einaudi Editore; Autori Vari, I Racconti dell'Anno Mille, opera citata; Giorgio Schottler, Elfi, Gnomi, Nani e Folletti. Dizionario del Piccolo Popolo, Edizioni Domino Avallardi; Autori Vari, Racconti e leggende di Cornovaglia, a cura di G. Agrati e M.L. Magini, Edizioni Mondadori; Autori Vari, Saghe e racconti dell'antica Irlanda, opera citata; Autori Vari, Il salotto delle fate, a cura di B. Luoni, Rizzoli Editore; Autori Vari, Favole celtiche, a cura di L. Carrara, editrice Arcana.
3- Gli incantesimi delle fate sono tratti da Claire Nahmad, Parola di fata, opera citata.