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ENRICO PIETRANGELI
Ad Istambul, tra pubbliche intimità, Edizioni Il Foglio

La poetica di Enrico Pietrangeli è costruita su un’idea antica ed epica di eroismo, dove l’autenticità è fissata dalla sequenzialità degli eventi scaturiti dalla macrostoria. Il percorso a ritroso è scandito da fatti bellici, dalle grandi guerre all’11 settembre, ma è anche un tributo a maestri di poesia del passato, da Baudelaire a Rumi fino ad Ungaretti, al quale è dedicata, oltre che una poesia, la chiusa della silloge: “M’illumino di provvisorio”.
Ad Istanbul, tra pubbliche intimità rivela, già nel sottile calembour del titolo, la disinvolta ‘pruderie’ che cerca sinergie tra ciò che eticamente inibisce lo sguardo di sé e ciò che umanamente spinge un ‘io’ svestito e indifeso a guardare il mondo al di là di se stesso e a creare equilibri, a volte persino sinistri o indecenti, con i potenti fermenti della realtà: “permango nel terrore che altri/possano guardarmi dentro:/nudo, impaurito, bambino./Sono
un sassolino sul selciato,/scalciato, altrove abbandonato”.

Il Perelà contemporaneo è ancora un cantore solitario e onanistico, “E canto un disagio/martire di esitazioni”. È l’allegoria spietata di un Cristo-giullare che vaglia possibili codici di comunicazione per interagire anziché scompaginare un mondo di regole ostiche e impenetrabili: “Cerco, di fondo, comunicazione”. È l’uomo di fumo che lascia tracce di cenere dietro di sé, potente quanto inefficace nella sua disincantata denuncia. Spiragli di un funambolico Palazzeschi dunque, ma anche una prosodia ermetica che scarnifica le immagini e cesella la lingua inventando concatenazioni strutturali ad effetto e mélange musicali lontanissimi da speculazioni accademiche.

Avanguardie e neoavanguardie garantiscono un persistente retaggio, ma l’organicità delle diverse combinazioni poetiche, che non escludono neppure tracce di ‘scapigliatura’, riesce a costruire un proprio linguaggio di cui, forse, la componente più viscerale è rappresentata da una sorta di modernismo dionisiaco e spirituale da cui emergono risvolti apollinei. L’autore sembrerebbe infatti recuperare sia il simbolismo francese che una versificazione libera che non rinnega affatto la rima. Nella poesia Non è l’amore, ad esempio, utilizza per lo più il tradizionale endecasillabo sebbene intervallato dal refrain del titolo: “Non è l’amore che non trovo/è la paura dei sentimenti/tra impalpabili, ordinari orrori./Non è l’amore che non trovo”. 

Feticismo e voyeurismo sconsacrati con ironia adolescenziale e sprezzante, sono la stessa cifra di un conflittuale approccio con la modernità-presente. In questo senso è forse possibile parlare di ‘modernismo apollineo’, interpretandolo come tentativo di cogliere bellezza e serenità in cui non è assente la compenetrazione religiosa. Il viaggio, sviluppato dentro la città esotica, erotica e comunque esoterica, è anch’esso un tentativo di elevazione dello spirito e assume il rigore della necessità. Gli interstizi dei luoghi sono spiati e dall’osservazione si può ipotizzare una sintesi che, in qualche modo, spieghi la storia nella sua miracolosa connivenza di contraddizioni e simmetrie. Una dimensione spazio-temporale danzante, permette all’autore di gettare ponti tra ciò che è stato vissuto e l’ignoto, di interrogarsi sulla propria condizione di bilico tra le epifanie del passato e l’assurdità del presente. Santa Sofia diviene potenziale crocevia per una lettura della storia che, partendo da “amorfi ruderi bizantini”, intreccia alle origini la cultura islamica a quella cristiana e ne esalta le singole peculiarità. Vitale e logorata, l’accettazione dell’inspiegabile, inteso come fenomenologia ineludibile cui è sottoposta la condizione umana, attraversa tutta la raccolta come elemento biologico e meccanicistico ancor prima che emotivo. Accettare non equivale a comprendere ma spinge, quasi di diritto, a intraprendere un cammino epistemologico garantito dalla molteplicità degli stadi dell’essere e dalle imprevedibili manifestazioni del reale.
Dalla prefazione di Simonetta Ruggeri.


Ad Istambul, tra pubbliche intimità di ENRICO PIETRANGELI
Edizioni Il Foglio, Collana Autori Contemporanei Poesia, Piombino, 2007.
Immagine di copertina ed elaborazione grafica di Elena Migliorini
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