Commento di
Alberto Fossari
Premettendo che, ormai, l'autore Antonio Messina può essere
considerato a tutti gli effetti un "grande" trasmettitore di
emozioni (e non solo l'autore di uno sporadico e riuscito successo),
resto stupefatto da una caratteristica che è propria di ciascuna
poesia contenuta all'interno della raccolta Dissolvenze;
la semplicità con cui il lettore riesce ad identificare un frammento
della propria esistenza in ciascuna di esse. Non e' cosa da poco,
credetemi. Spesso leggendo poesie di amici capaci, spendevo troppe
energie per farmi strada tra le troppo forbite e ricercate parole,
stilisticamente impeccabili, intendiamoci. Credo fortemente che
debbano essere in realtà le poesie stesse a guidarci nel
raggiungimento dell'emozione, e ciò deve essere un percorso naturale,
senza dispendio di energie, senza sforzi mentali per capirne il
significato. Eccola qui la forza di Antonio Messina;come nella vita
sono spesso le cose più semplici e vere a regalarci le emozioni più
intense, così nella poesia, chi è in grado di tradurre in parole
tali emozioni, potrà essere certo di aver raggiunto tale obiettivo.
Quando il lettore sorride e pensa... "se fossi stato in grado
di esprimere in parole quel mio sentimento, avrei usato queste parole...."
allora sì che possiamo parlare di un successo. Perciò, un plauso
all'autore.
Commento di
Paola M.
Splendido, semplicemente magnifico, questa è un'opera letteraria di
gran pregio, scritta da uno scrittore che non è solo tale, ma molto
di più: un artista ad ampio raggio, che con le parole scrive,
dipinge, musica, compone, miniaturizza e assembla tasselli di un
bellissimo mosaico. Ogni sua parola resta negli occhi, nella mente,
riecheggia nell'anima e nello spirito. Vorrei segnalare questo libro
soprattutto a giornalisti ed esperti del settore, perché se il
panorama letterario italiano sforna sempre più nuovi talenti, quello
di Antonio Messina colpisce particolarmente per lo spessore dei
contenuti e dei sentimenti espressi. Un recupero del mondo interiore,
una scrittura che scava dall'esterno verso l'interno, a differenza
degli scritti contemporanei più inclini al contrario.
Commento di
Marina Monego- Recensione pubblicata su Lankelot.eu
Figure femminili evanescenti e danzanti compaiono in liriche
d’amore, di omaggio, di evocazione: è la nuova raccolta poetica di
Antonio Messina, dove troviamo voci e tematiche già presenti nella
sua narrativa e qui sviluppate con altro tono. La musicalità prevale
e insistito è l’uso di una tecnica anaforica che segna il ritornare
del tema, dell’immagine, nel desiderio di trattenerla prima della
dissolvenza finale. Difficile trovare un ordine nelle poesie, tutte
evocative e giocate sulla musicalità, sul succedersi delle visioni
spesso assai colorate. L’io poetico di Messina vive una dimensione
di disorientamento, di spaesamento generale che qui non si concretizza
in una narrazione articolata, ma si manifesta nelle immagini, in
queste figure eteree che possono danzare “tra zampilli di luce
azzurra”. “Lei a danzare/ di fuochi fatui e tremule
luci/intorno l’anima vagava” (p. 22). Sembrano figure
d’altri mondi – ricordiamo Silent, Egretus, Astrabat – evocate
tra sogno e realtà, possono dissolversi e sparire, suscitano amore,
ma un amore che è una sorta d’afflato, d’aspirazione e che solo
talvolta si concretizza in gesti affettuosi. L’azzurro è il colore
di questa raccolta: colore del mare, del cielo, delle lontananza,
dell’infinito: “il mare entra da lontano nel mio passato”,
“Vento arcano”; “da lontano s’ode il mare”.
Quel mare che immaginiamo mediterraneo, tanto caro a Messina al punto
che afferma: “senza di te sono senza mare” (p. 65). In un
universo caotico e disorientante, pieno di contrasti e brutture,
l’unico punto fermo è costituito dalla figura femminile, è lei che
dà senso e forma alla realtà. “Era lei la forma delle cose,/ la
bellezza,/lo scorrere dell’acqua,/ la dolcezza,/ l’ardere di
fiamma,/ il vissuto mai sondato,/ un sogno mai provato,/ il bacio
posseduto/ nello sfiorar di labbra” (p. 17). È creatura che
pare dissolversi come un miraggio o una visione, eppure è
importantissima, vitale ed ecco allora il poeta-cantore che cerca di
fermarla, di eternarla con la parola e con l’amore. “Noi/
frammenti nel tempo per l’eternità” (p. 14). L’Autore
insegue le sue visioni, che costituiscono la sua luce, la sua passione
per la vita, spesso racchiusa in “miasmi di tenebra”. “Desiderio
d’essere eterni/ nelle tenebre e nella luce” (p. 23). In un
destino di generale dissolvenza, il poeta rimane pervicacemente
ancorato alle sue visioni con una passione fortissima, che lo mantiene
vivo e gli consente di non smarrirsi in uno scenario di precarietà,
nel quale gli esseri umani sono solo marionette. La certezza
dell’amore lo sospinge oltre, gli conferisce una seppur temporanea
stabilità: “tu sei per me l’unica certezza,/ di una vita che
solo adesso percepisco e amo” (p. 32). Gli elementi naturali
(mare, vento, luce, stelle, neve, temporali, nubi, luna) – quando
non devastati dall’uomo – partecipano all’armonia del mondo, ne
sono parte essenziale e perciò entrano con dovizia nelle poesia a
spiegare stati d’animo: “pura astrazione è il tuo domani,/
come gli arcobaleni dopo l’uragano” (p. 51) o ad accompagnare
le figure umane. La felicità è dunque costituita dall’amore e
dalla poesia, di cui vanno fatti partecipi anche gli infelici, coloro
che non hanno sogni, ma sono disposti ad appassionarsi e ad ascoltare
con attenzione una voce non sguaiata, lontana dal frastuono mondano.
L’Autore non nasconde le difficoltà del suo essere in un universo
che pare allontanarsi dalla poesia ogni giorno di più: non solo si
sente disorientato, ma teme che i sogni svaniscano lasciandolo solo e
infelice, perciò scrive: è urgente fissare le visioni prima che la
dissolvenza le inghiotta. Sulla raccolta aleggia un velo di tristezza,
ben sintetizzata dall’immagine del bambino mai nato, segno di
speranze stroncate, d’incompiuto. “Hanno ucciso il verbo”,
la poesia, questo il grande timore. Ed allora è come se tutto
franasse e l’Autore venisse inghiottito in un baratro senza fondo.
“Lasciami morire,/ non saprei cosa inventare ancora,/ quali
favole raccontare,/ quali castelli costruire,/ l’uragano spazza
l’idea,/ la scultura sulla sabbia muore,/ all’istante,/ quando
l’acqua penetra e travolge” (p. 24). La morte è l’ultima ed
estrema dissolvenza, che si attua nella natura: “Lascia che il
corpo si dissolva…” “Dall’alto, dalle nuvole vorrei
vivere il mondo,/ gustarne inebriato gli effluvi,/ dentro di essi
vorticosamente svanire,/ aggrappato ad un lembo di luce” (p. 31).
Il poeta avverte il desiderio di cantare dall’ombra, sola voce,
spirito dissolto in una sorta di fusione con la natura e con la donna,
che di questa natura è parte. Lei sembra chiamarlo, mentre danza e
canta e s’allontana evanescente. Non a caso un posto centrale nella
raccolta è occupato dalla lirica “Tienimi per mano”
dedicata alla madre morta. È un testo che si muove tra tristezza,
nostalgia e speranza in una qualche forma di presenza di coloro che
sono scomparsi. Tra solitudini, sogni infranti e brutture che
devastano la sensibilità, c’è la figura tutelare, protettrice
della madre, avvolta ormai in una luce speciale, in uno scenario di
luna, stelle, sogni, arte. Da lei si può trarre l’esempio: “Dammi
il cuore tuo, madre mia,/ dal timone,/ dalla barca voglio navigare,/
in un mare in tempesta,/ luci tramortite,/ luci che traballano,/ luci
che si spengono,/ speranze in agonia” (p. 44). Nel finale del
libro “I fiumi di porpora”, lunga lirica-testamento
con struttura anaforica, che sintetizza i temi principali: “A te
consegnerò il mio cuore,/ fanne buon uso,/ non farlo lacrimare,/
asciugalo,/ nel tepore avvolgilo,/ tra le stelle, nelle tue mani,/ per
essere,/ per sognare, per amare,/ ovunque il vento spiri,/ da lontano/
sentirò la tua mano accarezzare la mia vita” (p. 82).
Commento di
Fortuna Della Porta
Partendo dal titolo, si potrebbero spiegare le dissolvenze in
vario modo. Sono quelle che imprigionano la vita in una catena intrisa
di vuoto, come fosse ombra, il nostro passaggio terreno dai tratti
conturbanti o incomprensibili e difatti il poeta prosegue: sono
costretto, nella luce diafana del mattino, / a macchiarmi l’anima /
di eventi e dolore, / quel fiore solitario che non trovo…
Nella sua concezione non solo l’uomo stenta a trovare il bandolo
e una direzione al cammino generale dell’essere nel senso filosofico
del termine, quanto a se stesso, immerso in una eternità tradita,
sottomesso al pungolo del destino. Il suo pessimismo, tuttavia, più
che configurare una posizione dominata dal nonsenso dell’apparato
planetario, sembra piuttosto sottolineare il limite intrinseco della
creatura, che pur sostenuta dalla ragione, è costretta ad una sorta
di agnosticismo sulle cogenti domande circa lo scopo e il fine della
sua vita. Nessuno può figurarsi se non attraverso la fede un disegno
dell’eterno. Marionetta o fantoccio, l’essere umano segue una
strada che non ha segnato con le sue mani, in un tragitto di fittizia
libertà. Il caso decide i suoi passi, sovente gettando lutti sulle
spalle, sempre lasciando disorientati. Ciononostante la vita va
vissuta, anzi conserva nelle sue pieghe la magia che induce, di fatto,
all’accoglienza della propria sorte e all’orgoglio di aver
partecipato al circolo più generale, se pure incomprensibile, del
cosmo, con due mani protese nel vento, / l’urlo del mare, / il
canto dei vili, / la rabbia dei morti, / l’incertezza del pianto, /
le cose ordinarie, / il dolore di essere ombre.
Ma oltre alla generica angoscia esistenziale che probabilmente è già
presente nel primo umano vagito, l’arco di tempo che appartiene al
poeta è segnato da altre ferite, storiche e contingenti. Il degrado
intacca l’umanità in maniera globale: l’ambito dei rapporti umani
non è più nel segno della reciprocità, quelli politici e di mercato
sono dettati dal tornaconto personale e dall’egoismo e
l’ecosistema è stato tanto violato da far temere addirittura la
catastrofe della specie. Prevale quello che Fromm aveva paventato: il
primeggiare dell’avere sull’essere. Hanno ucciso l’azzurro, /
le notti di marzo, /il canto e la poesia, / sussurri e chiarori in un
campo di tenebra.
Il poeta tuttavia nella sua desolazione intravede un porto. Nel
rapporto d’amore, che dalla sua parte concepisce come totalizzante e
generoso fino al dono di sé, altre dissolvenze si possono immaginare:
quelle del dolore e dello sconcerto. Anzi, nell’altra persona,
Messina, come si diceva, è disposto a sciogliere tutto se stesso,
mettendo la vita in altre mani, in una fiducia che acquisisce i toni
elegiaci e lirici dell’antica poesia. Non nutre alcun pudore nel
rivelare la propria fragilità e il bisogno di lasciarsi andare per
avere tregua, tanto è fiducioso che l’amore possa dare colore e
calore al suo buio, mettendo in fuga i fantasmi. Tuttavia Messina sa
che neppure un sentimento vero sfida il tempo e che due giorni appena
in questa vita danzeremo, ma ne scrive senza lo stoicismo oraziano del
carpe diem. In questa poesia si rilevano invece sentimenti e
passioni, dubbi e lacerazioni in una sorta di stralunata
consapevolezza dell’imminente precipizio... nel segno, di questo
presente immobile, nello spazio di un respiro, mi guardo intorno,
attonito, osservo la mia vita racchiusa in miasmi di tenebra.
Un’atmosfera crepuscolare, di penombra, grava su tutta la raccolta,
dovuta a questa battaglia tra lo sguardo che osa l’azzurro e la
percezione della precarietà delle cose dell’uomo, che riverberano
sul verso un senso di sconfitta che talora arriva alla prostrazione.
Sovente anche gli elementi della natura assurgono a metafora delle
tante speranze disattese. Commuove poi la poesia alla madre che si
configura come il baluardo contro il vero e proprio deragliamento.
Alla fine è d’obbligo parlare delle vere dissolvenze, quelle che la
morte impone alle membra e alla coscienza di ciascuno, il riposo
eterno. In effetti, tutta la raccolta è attraversata da una sottesa
malinconia, con lo sguardo rivolto alla falce in un angolo già
sguainata e, in questo ambito mesto, anche l’amore non è mai
narrato con esaltazione ma con un filo di tristezza dovuto al
rimpianto sempre presente di quanto si sta per perdere. Lascia che il
corpo si dissolva piano… Poesia di confessione, quasi femminea, se
si intende con questo la capacità di scavo e di dono, assiepata in un
suono pulito e in un lessico confidenziale e comprensibile: in nessun
passaggio l’autore cerca l’artificio retorico e i toni
altisonanti. L’uso della lingua nella sua cadenza da antica nenia o
melodia non ricorre a stratagemmi di assonanze, giochi linguistici e
metrici; essa si posa con una naturalezza e trasparenza del verso che
rendono la raccolta godibile in ogni parte.
Roma 28/04/08
Commento di
Gordiano Lupi
Mi fanno piacere le belle recensioni e le belle parole. Avrei
piacere anche di vendere i libri di poesia e narrativa. I lettori
cercano solo autori famosi, purtroppo. Non è così che si aiuta
un'editoria sana che non chiede contributi agli autori. Comprate i
nostri libri di poesia. Fateci sopravvivere! O tutti gli editori di
poesia saranno come certi editori che non mi va di nominare... www.infol.it/lupi
Commento di
Claudia Barrili
Queste poesie così tenere, tristi e profonde sono toccanti; in
alcune mi sono riconosciuta. Un libro da comprare e assaporare, come
per tutta la grande poesia.
Commento di
Luciano Troisio
In Dissolvenze la pagina di Antonio Messina, da
misteriose e conclamate sorgenti, zampilla con schiettezza. L'anafora,
la figura del "Vocativo" potrebbe collocarsi di diritto
nell'illustre filone novecentesco, tradizionale e senza età,
dell'omaggio, del canto, della lode a un'anelata indistinta figura
femminile, a una diafanica amorosa, a una venerata madre perduta.
Preghiera a figure dissolventi, convergenti a fuoco solo per attimi.
Valori assoluti e sentimenti allusi nel sapiente bricolage
dell'immagine ottica. C'é impeto, c'è una forza che non si sofferma
a considerare l'uso linguistico, i canoni da evitare o imitare. C'è
ricchezza d'istinto, tipica del trovatore ruspante, autentico e
irruente. Si cantano temi, si attende e si spera che tutto persista,
traendo frattanto melodie dal buio. Energia permea le immagini, le
concentra su contenuti privilegiati, li porge in modo diretto e nello
stesso tempo (casualmente, in apparenza?) assai curato. Un inno che è
quasi propaggine dei sogni mitologici spaziali proiettati in avanti
dell'autore. Un anelare a un segno duraturo che travalichi l'esile
pellicola, che almeno dilazioni, se non può evitarla, la dissolvenza
dello scenario globale.
Commento di
Lorella Pizzi
Bello. Grazie per avermelo segnalato, non me lo sono lasciato
scappare, perché perdere poesie tanto belle sarebbe un delitto.
Commento di
Teresa Regna
Antonio riesce a catturare l'essenza stessa della poesia. Dissolvenze
è un libro da non perdere.
Commento di
Didi Minervino
Scrivo
da Lecce per dirvi quanto abbia apprezzato queste poesie dolcissime di
un autore che ormai è diventato uno dei miei preferiti.
Commento di
Oreste Rossi
Mi piace questo poeta privo di retorica. Le voci nuove tra i poeti
sono talmente rare da diventare ancora più ammirevoli. Bravo.
Commento di
Ada Monzino
Il mio ragazzo mi ha regalato questo libro, perché sa che sono
una romanticona, ma è piaciuto perfino a lui!!! Poesie
meravigliose!!!
Commento di
Renzo Montagnoli
Silloge
indubbiamente ampia, dove le parole s’incastonano come gemme
nell’albero della creatività, Dissolvenze è molto di
più di una raccolta di poesie d’amore, è il canto dell’anima di
Antonio Messina.
Commento di
Gianni Vigorelli
Ciao!!! Avevo commentato Le Vele e adesso scopro che
è uscito un altro libro di Messina: non è fantasy e non vado matto
per la poesia, ma lo comprerò di certo per curiosità, dato che
l'autore è tanto bravo.
Commento di
Rosaria Chinnici
Come per Le Vele, devo dire che questo scrittore è
incredibile: tra tanti poetucoli scadenti, uno che vale davvero.
Commento di
Mirka Gioia Alberti
Uno dei regali più belli che mi ha fatto mio marito è stato questo
libro: vorrei dividere con voi l'emozione che mi ha dato leggerlo.
Commento di
Titti Petrolati
Bello da far piangere. Le ultime luci della notte è
perfino sconvolgente... sembra incredibile che versi di tale
delicatezza siano espressi da un uomo.
Commento di
Luisa Breda
E' il primo libro di poesia che mi piace, di solito i poeti moderni-
specie gli esordienti- sono banali e tutti uguali, e che noia!!!! Ma
Messina è davvero speciale. Adesso cerco anche i suoi romanzi, che
avete recensito. Sono proprio curiosa...