Specchio Magico



 

 

ANTONIO MESSINA
Dissolvenze, Edizioni Il Foglio

Giuseppe Parini (il celebre scrittore del Settecento) disse che lo scopo della poesia era di "produrre diletto"; precisò che non era assolutamente necessaria per vivere (come il pane), e neppure di grande utilità pratica (come l'asino), però poteva rendere felici gli uomini per il piacere intellettuale che derivava dalla sua lettura. 
Una definizione piuttosto asettica. Noi preferiamo quella di Wordsworth nelle Lyrical Ballads: la poesia è il traboccare spontaneo di sentimenti possenti, che ha la sua origine nell'emozione ricordata in uno stato di calma.

E di emozioni sono fatte le liriche che compongono Dissolvenze. Di emozioni che ci sono indispensabili per affrontare la vita, per sopravvivere alle gioie e ai dolori che essa ci riserva. Abbiamo sempre detto che Antonio è un narratore rubato alla poesia: finalmente, dopo tre romanzi, l'Autore si immerge in quello che gli è più congegnale. E come Palazzeschi, si offre a noi, "mette una lente" davanti al suo cuore per farlo vedere a chi lo legge. Forse non riusciremo a vedere tutto, ma sicuramente lo percepiremo, nelle poesie d'amore vissuto nella gioia:

Se vedrò te danzare,
in un batuffolo di tempo (...)
allora,
diverrò anch'io l'azzurro (...)

Nell'amore che forse si può perdere:

(...) Prendimi, tra i tuoi sogni,
nell'oro di una emozione,
nell'argento delle labbra,
nell'indaco,
oltre l'incertezza dell'amore,
prendimi.

Nell'amore già perduto:

Era lei la forma delle cose,
la bellezza,
lo scorrere dell'acqua
(...) nel fremito di un affanno
il sapore acre della solitudine.

Nel disagio dell'esistenza:

Lasciami morire,
di questa vita ho smarrito il senso,
non sento il vento,
né pioggia bagna la mia pelle (...)

Nella fatica del vivere quotidiano:

Madre mia,
come posso essere un uomo forte,
quando gli occhi vedono brutture (...)

Nella speranza che non ci deve mai abbandonare:

Siamo maschere e spettatori,
di padroni ignoti,
per l'anima nostra non esiste quiete,
ma il suo ricordo,
potrebbe portare luce (...)

Fino alla poesia che chiude la raccolta, una sorta di testamento morale:

A te consegnerò l'anima mia
per custodirla e accarezzarla,
per non essere solo (...)

A te consegnerò una parola,
un sogno di carta,
una piccola stella e un'altra parola (...)

A te consegnerò il mio cuore,
fanne buon uso (...)

Poesie fatte di attimi, di impressioni colte quasi al volo, di intuizioni, che stupiscono e commuovono, rendendoci consci di ciò che il poeta prova, partecipi dei suoi stessi turbamenti, dei suoi sentimenti, delle sue paure e delle sue speranze, di riflessioni che sono universali, perché appartengono a ognuno di noi e in esse ci riconosciamo in quanto umani. 
Ancora una volta, da segnalare la copertina di Angela Betta Casale, ricca di suggestione. E, ancora una volta, un plauso all'editore per il coraggio di dare spazio, in questa Collana di Autori Contemporanei, a un genere (quello poetico) snobbato da tutti, e a voci nuove di altissimo livello.
Recensione a cura della Redazione dello Specchio Magico.

Antonio Messina è nato a Partanna e vive a Padova. Ha pubblicato nel 2003 il Fantasy L’assurdo respiro delle cose tremule, opera che ha riscosso un buon successo di critica e di pubblico; nel 2006 è uscito con La Memoria dell'Acqua per le Edizioni Il Foglio, nel 2007 con Le vele di Astrabat dello stesso editore. Racconti sono stati pubblicati sulle riviste cartacee Progetto Babele (Modena), Tam Tam (Roma), Gemellae (Sardegna) e su riviste internazionali: Casa da Cultura  (Portogallo) e Isla Negra. Liriche sono state pubblicate in antologie poetiche, tra cui I Segreti di Pulcinella, Parole d’Amore (Giulio Perrone editore-Roma), nella Sezione poetica Biennale di Venezia 2005. Inoltre i racconti La Marea e L’ombra nella Bottiglia sono visibili sui migliori portali di letteratura (li potete trovare alla sezione Narrativa nel nostro Archivio).
Per informazioni www.antoniomessina.com

Dissolvenze di ANTONIO MESSINA
Edizioni Il Foglio, Piombino, 2008, 90 pagine, Euro 10,00.
Collana Autori Contemporanei Poesia, diretta da Fabrizio Manini.
Per comprare il libro www.ilfoglioletterario.it
E-mail ilfoglio@infol.it

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Commento di Alberto Fossari 
Premettendo che, ormai, l'autore Antonio Messina può essere considerato a tutti gli effetti un "grande" trasmettitore di emozioni (e non solo l'autore di uno sporadico e riuscito successo), resto stupefatto da una caratteristica che è propria di ciascuna poesia contenuta all'interno della raccolta Dissolvenze; la semplicità con cui il lettore riesce ad identificare un frammento della propria esistenza in ciascuna di esse. Non e' cosa da poco, credetemi. Spesso leggendo poesie di amici capaci, spendevo troppe energie per farmi strada tra le troppo forbite e ricercate parole, stilisticamente impeccabili, intendiamoci. Credo fortemente che debbano essere in realtà le poesie stesse a guidarci nel raggiungimento dell'emozione, e ciò deve essere un percorso naturale, senza dispendio di energie, senza sforzi mentali per capirne il significato. Eccola qui la forza di Antonio Messina;come nella vita sono spesso le cose più semplici e vere a regalarci le emozioni più intense, così nella poesia, chi è in grado di tradurre in parole tali emozioni, potrà essere certo di aver raggiunto tale obiettivo. Quando il lettore sorride e pensa... "se fossi stato in grado di esprimere in parole quel mio sentimento, avrei usato queste parole...." allora sì che possiamo parlare di un successo. Perciò, un plauso all'autore.

Commento di Paola M.
Splendido, semplicemente magnifico, questa è un'opera letteraria di gran pregio, scritta da uno scrittore che non è solo tale, ma molto di più: un artista ad ampio raggio, che con le parole scrive, dipinge, musica, compone, miniaturizza e assembla tasselli di un bellissimo mosaico. Ogni sua parola resta negli occhi, nella mente, riecheggia nell'anima e nello spirito. Vorrei segnalare questo libro soprattutto a giornalisti ed esperti del settore, perché se il panorama letterario italiano sforna sempre più nuovi talenti, quello di Antonio Messina colpisce particolarmente per lo spessore dei contenuti e dei sentimenti espressi. Un recupero del mondo interiore, una scrittura che scava dall'esterno verso l'interno, a differenza degli scritti contemporanei più inclini al contrario.

Commento di Marina Monego- Recensione pubblicata su Lankelot.eu 
Figure femminili evanescenti e danzanti compaiono in liriche d’amore, di omaggio, di evocazione: è la nuova raccolta poetica di Antonio Messina, dove troviamo voci e tematiche già presenti nella sua narrativa e qui sviluppate con altro tono. La musicalità prevale e insistito è l’uso di una tecnica anaforica che segna il ritornare del tema, dell’immagine, nel desiderio di trattenerla prima della dissolvenza finale. Difficile trovare un ordine nelle poesie, tutte evocative e giocate sulla musicalità, sul succedersi delle visioni spesso assai colorate. L’io poetico di Messina vive una dimensione di disorientamento, di spaesamento generale che qui non si concretizza in una narrazione articolata, ma si manifesta nelle immagini, in queste figure eteree che possono danzare “tra zampilli di luce azzurra”. “Lei a danzare/ di fuochi fatui e tremule luci/intorno l’anima vagava” (p. 22). Sembrano figure d’altri mondi – ricordiamo Silent, Egretus, Astrabat – evocate tra sogno e realtà, possono dissolversi e sparire, suscitano amore, ma un amore che è una sorta d’afflato, d’aspirazione e che solo talvolta si concretizza in gesti affettuosi. L’azzurro è il colore di questa raccolta: colore del mare, del cielo, delle lontananza, dell’infinito: “il mare entra da lontano nel mio passato”, “Vento arcano”; “da lontano s’ode il mare”. Quel mare che immaginiamo mediterraneo, tanto caro a Messina al punto che afferma: “senza di te sono senza mare” (p. 65). In un universo caotico e disorientante, pieno di contrasti e brutture, l’unico punto fermo è costituito dalla figura femminile, è lei che dà senso e forma alla realtà. “Era lei la forma delle cose,/ la bellezza,/lo scorrere dell’acqua,/ la dolcezza,/ l’ardere di fiamma,/ il vissuto mai sondato,/ un sogno mai provato,/ il bacio posseduto/ nello sfiorar di labbra” (p. 17). È creatura che pare dissolversi come un miraggio o una visione, eppure è importantissima, vitale ed ecco allora il poeta-cantore che cerca di fermarla, di eternarla con la parola e con l’amore. “Noi/ frammenti nel tempo per l’eternità” (p. 14). L’Autore insegue le sue visioni, che costituiscono la sua luce, la sua passione per la vita, spesso racchiusa in “miasmi di tenebra”. “Desiderio d’essere eterni/ nelle tenebre e nella luce” (p. 23). In un destino di generale dissolvenza, il poeta rimane pervicacemente ancorato alle sue visioni con una passione fortissima, che lo mantiene vivo e gli consente di non smarrirsi in uno scenario di precarietà, nel quale gli esseri umani sono solo marionette. La certezza dell’amore lo sospinge oltre, gli conferisce una seppur temporanea stabilità: “tu sei per me l’unica certezza,/ di una vita che solo adesso percepisco e amo” (p. 32). Gli elementi naturali (mare, vento, luce, stelle, neve, temporali, nubi, luna) – quando non devastati dall’uomo – partecipano all’armonia del mondo, ne sono parte essenziale e perciò entrano con dovizia nelle poesia a spiegare stati d’animo: “pura astrazione è il tuo domani,/ come gli arcobaleni dopo l’uragano” (p. 51) o ad accompagnare le figure umane. La felicità è dunque costituita dall’amore e dalla poesia, di cui vanno fatti partecipi anche gli infelici, coloro che non hanno sogni, ma sono disposti ad appassionarsi e ad ascoltare con attenzione una voce non sguaiata, lontana dal frastuono mondano. L’Autore non nasconde le difficoltà del suo essere in un universo che pare allontanarsi dalla poesia ogni giorno di più: non solo si sente disorientato, ma teme che i sogni svaniscano lasciandolo solo e infelice, perciò scrive: è urgente fissare le visioni prima che la dissolvenza le inghiotta. Sulla raccolta aleggia un velo di tristezza, ben sintetizzata dall’immagine del bambino mai nato, segno di speranze stroncate, d’incompiuto. “Hanno ucciso il verbo”, la poesia, questo il grande timore. Ed allora è come se tutto franasse e l’Autore venisse inghiottito in un baratro senza fondo. “Lasciami morire,/ non saprei cosa inventare ancora,/ quali favole raccontare,/ quali castelli costruire,/ l’uragano spazza l’idea,/ la scultura sulla sabbia muore,/ all’istante,/ quando l’acqua penetra e travolge” (p. 24). La morte è l’ultima ed estrema dissolvenza, che si attua nella natura: “Lascia che il corpo si dissolva…” “Dall’alto, dalle nuvole vorrei vivere il mondo,/ gustarne inebriato gli effluvi,/ dentro di essi vorticosamente svanire,/ aggrappato ad un lembo di luce” (p. 31). Il poeta avverte il desiderio di cantare dall’ombra, sola voce, spirito dissolto in una sorta di fusione con la natura e con la donna, che di questa natura è parte. Lei sembra chiamarlo, mentre danza e canta e s’allontana evanescente. Non a caso un posto centrale nella raccolta è occupato dalla lirica “Tienimi per mano” dedicata alla madre morta. È un testo che si muove tra tristezza, nostalgia e speranza in una qualche forma di presenza di coloro che sono scomparsi. Tra solitudini, sogni infranti e brutture che devastano la sensibilità, c’è la figura tutelare, protettrice della madre, avvolta ormai in una luce speciale, in uno scenario di luna, stelle, sogni, arte. Da lei si può trarre l’esempio: “Dammi il cuore tuo, madre mia,/ dal timone,/ dalla barca voglio navigare,/ in un mare in tempesta,/ luci tramortite,/ luci che traballano,/ luci che si spengono,/ speranze in agonia” (p. 44). Nel finale del libro “I fiumi di porpora”, lunga lirica-testamento con struttura anaforica, che sintetizza i temi principali: “A te consegnerò il mio cuore,/ fanne buon uso,/ non farlo lacrimare,/ asciugalo,/ nel tepore avvolgilo,/ tra le stelle, nelle tue mani,/ per essere,/ per sognare, per amare,/ ovunque il vento spiri,/ da lontano/ sentirò la tua mano accarezzare la mia vita” (p. 82).

Commento di Fortuna Della Porta
Partendo dal titolo, si potrebbero spiegare le dissolvenze in vario modo. Sono quelle che imprigionano la vita in una catena intrisa di vuoto, come fosse ombra, il nostro passaggio terreno dai tratti conturbanti o incomprensibili e difatti il poeta prosegue: sono costretto, nella luce diafana del mattino, / a macchiarmi l’anima / di eventi e dolore, / quel fiore solitario che non trovo… 
Nella sua concezione non solo l’uomo stenta a trovare il bandolo e una direzione al cammino generale dell’essere nel senso filosofico del termine, quanto a se stesso, immerso in una eternità tradita, sottomesso al pungolo del destino. Il suo pessimismo, tuttavia, più che configurare una posizione dominata dal nonsenso dell’apparato planetario, sembra piuttosto sottolineare il limite intrinseco della creatura, che pur sostenuta dalla ragione, è costretta ad una sorta di agnosticismo sulle cogenti domande circa lo scopo e il fine della sua vita. Nessuno può figurarsi se non attraverso la fede un disegno dell’eterno. Marionetta o fantoccio, l’essere umano segue una strada che non ha segnato con le sue mani, in un tragitto di fittizia libertà. Il caso decide i suoi passi, sovente gettando lutti sulle spalle, sempre lasciando disorientati. Ciononostante la vita va vissuta, anzi conserva nelle sue pieghe la magia che induce, di fatto, all’accoglienza della propria sorte e all’orgoglio di aver partecipato al circolo più generale, se pure incomprensibile, del cosmo, con due mani protese nel vento, / l’urlo del mare, / il canto dei vili, / la rabbia dei morti, / l’incertezza del pianto, / le cose ordinarie, / il dolore di essere ombre
Ma oltre alla generica angoscia esistenziale che probabilmente è già presente nel primo umano vagito, l’arco di tempo che appartiene al poeta è segnato da altre ferite, storiche e contingenti. Il degrado intacca l’umanità in maniera globale: l’ambito dei rapporti umani non è più nel segno della reciprocità, quelli politici e di mercato sono dettati dal tornaconto personale e dall’egoismo e l’ecosistema è stato tanto violato da far temere addirittura la catastrofe della specie. Prevale quello che Fromm aveva paventato: il primeggiare dell’avere sull’essere. Hanno ucciso l’azzurro, / le notti di marzo, /il canto e la poesia, / sussurri e chiarori in un campo di tenebra. 
Il poeta tuttavia nella sua desolazione intravede un porto. Nel rapporto d’amore, che dalla sua parte concepisce come totalizzante e generoso fino al dono di sé, altre dissolvenze si possono immaginare: quelle del dolore e dello sconcerto. Anzi, nell’altra persona, Messina, come si diceva, è disposto a sciogliere tutto se stesso, mettendo la vita in altre mani, in una fiducia che acquisisce i toni elegiaci e lirici dell’antica poesia. Non nutre alcun pudore nel rivelare la propria fragilità e il bisogno di lasciarsi andare per avere tregua, tanto è fiducioso che l’amore possa dare colore e calore al suo buio, mettendo in fuga i fantasmi. Tuttavia Messina sa che neppure un sentimento vero sfida il tempo e che due giorni appena in questa vita danzeremo, ma ne scrive senza lo stoicismo oraziano del carpe diem. In questa poesia si rilevano invece sentimenti e passioni, dubbi e lacerazioni in una sorta di stralunata consapevolezza dell’imminente precipizio... nel segno, di questo presente immobile, nello spazio di un respiro, mi guardo intorno, attonito, osservo la mia vita racchiusa in miasmi di tenebra. Un’atmosfera crepuscolare, di penombra, grava su tutta la raccolta, dovuta a questa battaglia tra lo sguardo che osa l’azzurro e la percezione della precarietà delle cose dell’uomo, che riverberano sul verso un senso di sconfitta che talora arriva alla prostrazione. Sovente anche gli elementi della natura assurgono a metafora delle tante speranze disattese. Commuove poi la poesia alla madre che si configura come il baluardo contro il vero e proprio deragliamento. Alla fine è d’obbligo parlare delle vere dissolvenze, quelle che la morte impone alle membra e alla coscienza di ciascuno, il riposo eterno. In effetti, tutta la raccolta è attraversata da una sottesa malinconia, con lo sguardo rivolto alla falce in un angolo già sguainata e, in questo ambito mesto, anche l’amore non è mai narrato con esaltazione ma con un filo di tristezza dovuto al rimpianto sempre presente di quanto si sta per perdere. Lascia che il corpo si dissolva piano… Poesia di confessione, quasi femminea, se si intende con questo la capacità di scavo e di dono, assiepata in un suono pulito e in un lessico confidenziale e comprensibile: in nessun passaggio l’autore cerca l’artificio retorico e i toni altisonanti. L’uso della lingua nella sua cadenza da antica nenia o melodia non ricorre a stratagemmi di assonanze, giochi linguistici e metrici; essa si posa con una naturalezza e trasparenza del verso che rendono la raccolta godibile in ogni parte. 
Roma 28/04/08

Commento di Gordiano Lupi
Mi fanno piacere le belle recensioni e le belle parole. Avrei piacere anche di vendere i libri di poesia e narrativa. I lettori cercano solo autori famosi, purtroppo. Non è così che si aiuta un'editoria sana che non chiede contributi agli autori. Comprate i nostri libri di poesia. Fateci sopravvivere! O tutti gli editori di poesia saranno come certi editori che non mi va di nominare...  www.infol.it/lupi

Commento di Claudia Barrili
Queste poesie così tenere, tristi e profonde sono toccanti; in alcune mi sono riconosciuta. Un libro da comprare e assaporare, come per tutta la grande poesia.

Commento di Luciano Troisio
In Dissolvenze la pagina di Antonio Messina, da misteriose e conclamate sorgenti, zampilla con schiettezza. L'anafora, la figura del "Vocativo" potrebbe collocarsi di diritto nell'illustre filone novecentesco, tradizionale e senza età, dell'omaggio, del canto, della lode a un'anelata indistinta figura femminile, a una diafanica amorosa, a una venerata madre perduta. Preghiera a figure dissolventi, convergenti a fuoco solo per attimi. Valori assoluti e sentimenti allusi nel sapiente bricolage dell'immagine ottica. C'é impeto, c'è una forza che non si sofferma a considerare l'uso linguistico, i canoni da evitare o imitare. C'è ricchezza d'istinto, tipica del trovatore ruspante, autentico e irruente. Si cantano temi, si attende e si spera che tutto persista, traendo frattanto melodie dal buio. Energia permea le immagini, le concentra su contenuti privilegiati, li porge in modo diretto e nello stesso tempo (casualmente, in apparenza?) assai curato. Un inno che è quasi propaggine dei sogni mitologici spaziali proiettati in avanti dell'autore. Un anelare a un segno duraturo che travalichi l'esile pellicola, che almeno dilazioni, se non può evitarla, la dissolvenza dello scenario globale. 

Commento di Lorella Pizzi
Bello. Grazie per avermelo segnalato, non me lo sono lasciato scappare, perché perdere poesie tanto belle sarebbe un delitto.

Commento di Teresa Regna
Antonio riesce a catturare l'essenza stessa della poesia. Dissolvenze è un libro da non perdere. 

Commento di Didi Minervino
Scrivo da Lecce per dirvi quanto abbia apprezzato queste poesie dolcissime di un autore che ormai è diventato uno dei miei preferiti.

Commento di Oreste Rossi
Mi piace questo poeta privo di retorica. Le voci nuove tra i poeti sono talmente rare da diventare ancora più ammirevoli. Bravo.

Commento di Ada Monzino
Il mio ragazzo mi ha regalato questo libro, perché sa che sono una romanticona, ma è piaciuto perfino a lui!!! Poesie meravigliose!!!

Commento di Renzo Montagnoli
Silloge indubbiamente ampia, dove le parole s’incastonano come gemme nell’albero della creatività, Dissolvenze è molto di più di una raccolta di poesie d’amore, è il canto dell’anima di Antonio Messina. 

Commento di Gianni Vigorelli
Ciao!!! Avevo commentato Le Vele e adesso scopro che è uscito un altro libro di Messina: non è fantasy e non vado matto per la poesia, ma lo comprerò di certo per curiosità, dato che l'autore è tanto bravo.

Commento di Rosaria Chinnici
Come per Le Vele, devo dire che questo scrittore è incredibile: tra tanti poetucoli scadenti, uno che vale davvero.

Commento di Mirka Gioia Alberti
Uno dei regali più belli che mi ha fatto mio marito è stato questo libro: vorrei dividere con voi l'emozione che mi ha dato leggerlo.

Commento di Titti Petrolati
Bello da far piangere. Le ultime luci della notte è perfino sconvolgente... sembra incredibile che versi di tale delicatezza siano espressi da un uomo.

Commento di Luisa Breda
E' il primo libro di poesia che mi piace, di solito i poeti moderni- specie gli esordienti- sono banali e tutti uguali, e che noia!!!! Ma Messina è davvero speciale. Adesso cerco anche i suoi romanzi, che avete recensito. Sono proprio curiosa...