Specchio Magico



 

 

ANTONIO MESSINA
Le vele di Astrabat, Edizioni Il Foglio

Era l'inizio. i quattro elementi, Aria, Terra, Acqua e Fuoco si erano uniti per ricreare l'armonia dell'universo, ma ci fu un intoppo. Gli elementi pesanti formarono le Terre del Sole Pallido, gli elementi leggeri invece, unendosi, diedero vita alla Città del Silenzio, i Cerchi di Luce Energetica. Esisteva un confine ancora inesplorato, materia e energia a cercare l'unione perfetta. Poi Atzelil tentò di varcare la zona di confine per completare il suo ciclo; era solo energia, ma voleva contaminarsi con la materia ed amare: fu l'inizio della tragedia...

Astrabat, pianeta del deserto e dei Velieri. Un luogo lontano, che nel ricordo di Otlan assume quasi l'indeterminatezza di un sogno. Niral ascolta il racconto, che sembra una favola. Niral, un tempo amata, ora soltanto amica (ma forse molto più che amica), ansiosa di sapere, di "ascoltare storie d'amore per dimenticare le tristezze dell'esistenza", di conoscere di Aztelil, di Neilos, di Neha e delle Vele che solcano il cielo... Eppure Astrabat è tremendamente reale, la posta di una terribile lotta per il suo possesso: il dono che promette è l'immortalità, boccone che fa gola a molti.

In questo mondo bellissimo e desolato, affascinante e ostile, giunge Neilos, un esploratore, un uomo ormai molto vecchio, mandato dai Migranti col compito di custode dell'universo. I Migranti, che si credono dei, che portano avanti il loro folle progetto per impadronirsi dell'universo. Neilos osserva e medita: uomini, donne e bambini scendono dai Velieri, con negli occhi il dolore e nei corpi la fatica che annichilisce e toglie ogni volontà. Vorrebbe sapere da dove vengono e perché popolano le vie del pianeta, chi ne ha organizzato l'arrivo. Ma chi è davvero Neilos, che protegge la chiave d'accesso a dati che tutti vogliono? Sarà possibile la sua storia d'amore con Neha?

Come sempre, Antonio Messina mette in una cornice fantascientifica storie che sono universali. Astrabat è fin troppo simile alla Terra, con il suo bene e i suoi molti mali. E gli abitanti di altre galassie siamo noi, uomini moderni, con i nostri problemi personali, sociali e ambientali forse irrisolvibili perché non mettiamo alcun impegno nel cercare una soluzione. La nota sconvolgente del romanzo è la similitudine tra il nostro recente passato (e il nostro incerto presente) e le vicende di Astrabat: i Sergoy e le deportazioni di massa, la brama di potere, gli intrighi, la menzogna, l'avidità, la guerra, la crudeltà disumana che tutto calpesta in nome dei propri interessi. 

Non è facile affrontare argomenti così duri senza fare retorica, senza abbandonarsi a sfoggi di filosofia spicciola e superficiale: ma Antonio vi riesce benissimo, sempre mantenendo un linguaggio semplice, che tuttavia giunge a vette di alta poesia sotto forma di prosa. I pensieri dei personaggi riflettono le nostre passioni, le paure, le insicurezze, i desideri e le eterne lotte, da cui di rado usciamo vincitori: per questo li sentiamo tanto, e tanto dolorosamente, vicini.
La malinconia che pervade il romanzo ci fa pensare al rimpianto per un paradiso perduto di pace, tranquillità, benessere. Un paradiso che non meritiamo, che non ci può appartenere, più consono a esseri angelicati che a miseri uomini. Un rimpianto a cui l'Autore oppone un rimedio quanto mai umano: l'amore come base per la nostra felicità terrena.

Stringo tra le braccia Niral, l'accarezzo, osservo i suoi occhi illuminarsi; sembra un cerchio perfetto, un bagliore notturno che illumina le alture. Siamo qui, sospesi, siamo sorgenti, atomi, voci nell'infinito: era lei la mia immortalità, so che è felice, e questo basta per vivere l'ultimo sogno della mia vita.

Un libro dal fascino sottile, pieno di dolcezza, ma anche di dolore, che vi colpirà al cuore e che vi costringerà a pensare e a rivedere, forse, qualcuna delle vostre convinzioni più radicate. 
Un elogio particolare ad Angela Betta Casale, autrice della splendida copertina, e alle Edizioni Il Foglio, per una scelta editoriale che conferma, una volta di più, che oggi è nella piccola editoria la più alta qualità delle pubblicazioni.
Recensione a cura della Redazione dello Specchio Magico.

Antonio Messina è nato a Partanna e vive a Padova. Ha pubblicato nel 2003 il Fantasy L’assurdo respiro delle cose tremule, opera che ha riscosso un buon successo di critica e di pubblico; nel 2006 è uscito con La Memoria dell'Acqua per le Edizioni Il Foglio. Ora è in libreria con Le vele di Astrabat dello stesso editore. Racconti sono stati pubblicati sulle riviste cartacee Progetto Babele (Modena), Tam Tam (Roma), Gemellae (Sardegna) e su riviste internazionali: Casa da Cultura  (Portogallo) e Isla Negra. Liriche sono state pubblicate in antologie poetiche, tra cui I Segreti di Pulcinella, Parole d’Amore (Giulio Perrone editore-Roma), nella Sezione poetica Biennale di Venezia 2005. Inoltre i racconti La Marea e L’ombra nella Bottiglia sono visibili sui migliori portali di letteratura (li potete trovare alla sezione Narrativa nel nostro Archivio).
Per informazioni www.antoniomessina.com

Le vele di Astrabat di ANTONIO MESSINA
Edizioni Il Foglio, Piombino, 2007, 112 pagine, Euro 10,00.
Per comprare il libro www.ilfoglioletterario.it
E-mail ilfoglio@infol.it

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Commento di Renzo Montagnoli per Q-Libri
Quando mi appresto ad aprire un libro di Antonio Messina avverto già una trepidazione, perché so che sto per avventurarmi in un universo sconosciuto, in un mondo situato su un piano dove l’irrealtà è il riflesso, mediato dalla mente dell’autore, della realtà che ci circonda e in cui siamo immersi.
Leggere le storie di questo grande scrittore è come fare un viaggio nell’onirico e perciò al primo impatto può apparire anche incomprensibile, tanto che consiglio vivamente una preventiva lettura dell’eccellente nota introduttiva di Monica Cito.
Personalmente non trovo grandi difficoltà perché affronto il testo con lo stesso metodo che adotto con la poesia, nel senso che mi lascio andare, mi astraggo completamente da ciò che mi circonda e senza la necessità di soffermarmi sui vari punti proseguo la lettura in modo piuttosto rapido, tanto che assai alla svelta arrivo al termine del testo.
Ritengo anche doveroso precisare che i generi a cui ricorre Messina per mostrarci il suo mondo generalmente non rientrano fra i miei preferiti, passando dal fantasy de La memoria dell’acqua al fantascienza-fantasy, visti certi richiami mitologici, de Le vele di Astrabat. Tuttavia, affronto la lettura senza nessuna ritrosia e mi immergo completamente in un’altra dimensione.
Non sto a delineare la trama, fatta di apparenti discontinuità, ma ci tengo a precisare che il lavoro concettuale già avviato con l’eccellente La memoria dell’acqua qui è diventato più chiaro, in questa ricerca, che non è solo letteraria, di fuggire dall’estrema materialità della vita corrente per rifugiarsi in un sogno, dove elementi del passato si accavallano, si fondono, si dividono, implodono con visioni del futuro, quasi a dimostrare come sia vero che il concetto di tempo sia solo umano.
In questo senso l’autore ci prende per mano per accompagnarci nella sua realtà, senza tuttavia imporcela, perché le immagini caleidoscopiche che ci scorrono davanti possono essere viste a nostro piacimento, con la possibilità così di costruirci un nostro sogno, un rifugio a cui approdare dopo la tormentata esperienza di una vacuità morale del mondo in cui siamo.
L’abilità di Antonio Messina è di avere una scrittura in bilico fra la prosa e la poesia, con l’innegabile vantaggio, così, di poter far apparire come concrete cose che non lo sono, una tangibilità che aiuta il lettore nella completa immersione in un mondo che reale non è.
Astrabat è un pianeta di Sabbie e di Ombre, dove c’è un vento miracoloso che riesce a rigenerare le cellule, così da permettere agli uomini di rinascere. Ma è anche una metafora della storia umana, di una continua serie di apogei e di decadenze, di nascite e di morti, in un disegno i cui motivi non ci è dato di conoscere e che annulla di fatto il tempo. Può venire in mente il bellissimo film di Kubrick 2001 Odissea nello spazio, ma non è così, perché Le vele di Astrabat ha una sua dignità autonoma, ha una forza che scaturisce dalle parole e che può consentire, a chi l’accolga pienamente, di rendersi conto di quanto potrebbe essere bella la vita solo che noi lo volessimo, solo che rinunciassimo all’egoismo per percorrere insieme, solidalmente, il viaggio terreno. Non ci sono forzature, né imperativi nel procedere del testo, ma solo una sottile pacata malinconia che induce ad accogliere a braccia aperte il messaggio filosofico che lo permea. Le vele di Astrabat è un’opera di elevato valore, da leggere, rileggere, assaporare prima con il cuore e poi con la mente.

Commento di Claudia Rossi
Un libro che parla di un sogno che può diventare un incubo. Un modo di narrare che commuove, ma mette anche a disagio, perché questi personaggi fantastici sono uguali a noi. Ha un che di scioccante, ma è bellissimo. Tanti complimenti a questo autore che non conoscevo.

Commento di Gordiano Lupi (Edizioni Il Foglio)
E' la recensione più bella che ho letto su questo libro. Grazie.

Commento di Rosaria Chinnici
Non sono campanilista, ma questo autore, siciliano come me, mi pare straordinario, una mosca bianca tra i romanzieri moderni, freddi e spesso banali. Nel leggere il libro mi sono commossa fino alle lacrime.

Commento di Rosy Molteni
Scrivo questa recensione per consigliare a tutti il libro di Antonio Messina, di cui conosco bene le opere, che sono sempre un po' tristi, ma molto profonde e ci fanno pensare a come stiamo sbagliando ad agire, in modo tale da distruggere la natura e noi stessi.

Commento di Maria Festa
Struggente e commovente... un mondo terribile che fotografa quello che potremmo diventare... forse... proprio bello... complimenti ad Antonio Messina...

Commento di Elda Petralia
Questo libro è dolcissimo, ma tanto triste, e l'autore è stato una scoperta, per me che non ne conoscevo i libri. Bravissimo!

Commento di Gianni Vigorelli
E' il terzo libro che leggo di Messina, perché sono un patito di fantasy e fantascienza: finalmente un italiano che non ha nulla da invidiare agli americani.

Commento di Giorgia Pasini
Sono Giorgia di Brescia. Questo romanzo me lo ha regalato mia cugina per il mio compleanno, l'altra settimana. L'ho letto di corsa per vedere come finiva, poi l'ho riletto con calma. E' una fantascienza filosofica che piace anche a me, che non amo la fantascienza, ma anche una storia d'amore. Comprerò anche gli altri due, anzi, me li farò regalare per Natale. Non riesco a credere che non conoscevo niente di Antonio e invece ha scritto ben tre libri.