Nuovi Autori: Patrick Karlsen

Postnovecento di PATRICK KARLSEN
Edizioni del Catalogo, 2005, Roma
Per ordinare il libro www.delcatalogo.com
oppure www.365bookmark.it/

Patrick Karlsen è un artista triestino, sanguemisto, classe 1978. Talentuoso ed eclettico figlio d’una città di splendida tradizione letteraria, ricade anche su di lui la responsabilità d’esserne prima e nuova espressione nel post Novecento: con l’intelligenza, la profondità e la sensibilità d’un giovane storico, che canta in versi e in prose la condizione dell’intellettuale nel tempo nuovo.

La poesia di Karlsen si fonda su tre colonne portanti: l’impegno e la satira civile e politica; l’intimismo e il sentimentalismo; l’insofferenza e lo spaesamento di fronte alle innovazioni tecnologiche.
È l’artista che sogna di “agguantare le nuvole sulle rotaie”, per restituire ai suoi contemporanei la dolcezza e l’umanità di tempi e ritmi estranei alla frenesia e all’esasperazione della società odierna: è inquieto, ferito e rabbuiato nella consapevolezza dell’isolamento dell’intellettuale, basito e scosso dalla sensazione d’estraneità alla neo-lingua italiota propagandata dai media e imposta dalle innovazioni tecnologiche; s’è incarnato l’incubo vagheggiato e titillato dai futuristi, siamo nel tempo in cui leggiamo sui led e per scintillanti comandi ci ritroviamo a pensare per check, press, confirm. In “tempo reale”. Oh, abort.

Karlsen vive in una nazione irriconoscibile, che pretende pacificazione e comunanza della memoria per via d’amnesie o d’oblio o di partigiana revisione: è un cittadino che sente la responsabilità di testimoniare l’alta lezione politica, civile e democratica dei Padri della Repubblica, e rifiuta le logiche nuove che cercano respiro nello “Stivale accartocciato sconvolto”.
Corruzione, culto dell’immagine fine a se stesso, caducità e precarietà di tutto: flessibile s’è fatta non solo la condizione del lavoratore, ma l’esistenza e il senso della verità e della realtà. Sopraffatto dalle aberrazioni delle violazioni dell’etica, della morale, della democrazia e dell’intelligenza, asfissiato dalla de-umanizzazione nelle interazioni tra individui, lacerato dalla coscienza d’essere incapace d’esser servo d’un potere illiberale, l’artista e l’intellettuale può e deve gridare di rabbia e di dolore - e sussurrare e sorridere solo quando si rivolge al suo amore, alla coscienza d’un amico, al microcosmo della sua esistenza. Spegnendo lo stomacante “chiasso della televisione”, Karlsen si va allora guardando attorno cercando “l’immortalità nel gesto minimo”.
È una corazziniana e gozzaniana poesia delle piccole cose: minimalista ed intimista, essenziale e postromantica:

Scrivo di quel niente di profilo ed è tutto,
il niente è la parola della poesia, tutto
.

Nel nostro nebuloso e grigio panorama letterario si propone e si staglia la voce di uno storico che conosce e domina la poesia: e fondendo e ibridando l’essenza del suo ruolo di ricercatore e creatore di bellezza va costituendo un’opera nuova; è un libro che ripudia il disordine e la feroce indifferenza della contemporaneità, rinuncia alla volgare normalizzazione figlia della menzogna idolatra della società dell’immagine, e si lascia leggere e interiorizzare, nel tempo: padre di pensieri fertili e solari: nel segno e nel destino d’una rigenerazione d’un popolo, dettata dal dominio delle arti, e della letteratura. 
Recensione a cura di Gianfranco Franchi.

Vuoi lasciare il tuo commento a questo libro?

Torna al titolo