Di questi tempi il Santo
Graal è di moda. L’enorme successo planetario del controverso
romanzo Il Codice da Vinci di Dan Brown ha rinnovato l’interesse
per il Medioevo, i Cavalieri Templari, le antiche sette depositarie di
misteriosi poteri. E soprattutto per il Graal, il tesoro di tutti i
tesori.
<<E’ forse l’oggetto antico che più è stato
cercato in assoluto. E il suo ritrovamento è sempre stato il sogno di
ogni studioso e archeologo.>> mi ha detto il dottor Roberto
Volterri.
<<Da quando il Graal ha fatto la sua apparizione in un
romanzo medioevale, è diventato uno dei più affascinanti segreti
dell’umanità e la sua ricerca ha impegnato intere esistenze.>>
Per conoscere di più sul
Graal e i misteri che vi sono legati, sono andato a Roma per
incontrare il dottor Volterri, una specie di Indiana Jones nostrano.
Cinquant’anni, archeologo e ricercatore nell’ambito dell’archeometallurgia
all’Università di Tor Vergata di Roma, Volterri è autore di una
ventina di volumi di cui l’ultimo, scritto in collaborazione con
Alessandro Piana, si intitola proprio I mille volti del Graal
(SugarCo
edizioni).
Nella
foto a lato,
il dottor Volterri con il suo ultimo libro, dal titolo I mille volti del Graal.
Laureato in archeologia,
ricercatore universitario nell'ambito dell'archeometallurgia ed
esperto di paranormale, il dottor Volterri ha cercato ed elencato
nel suo libro tutte le località italiane legate intimamente alla
tradizione del Graal
Il dottor Volterri abita
a Formello, un piccolo centro immerso nella natura del Parco di Veio,
ad una ventina di chilometri da Roma. Nonostante io lo conosca da
diversi anni, curiosamente ci siamo sempre parlati al telefonato o
incontrati nel suo studio all’Università. Era la prima volta che
entravo nella sua casa e devo dire che è stata un vera e propria
esperienza.
Sembra infatti di mettere piede in un museo. Non di quei
rarefatti e ordinatissimi musei moderni, ma piuttosto lo studio di un
magister medioevale, l’antro fantastico di un antico sapiente. Libri
vecchissimi, incunaboli, statuette egizie, maschere tribali, animali
impagliati, spade, tamburi, alambicchi, simboli templari, una
biblioteca con oltre trentamila volumi sul mistero e l’esoterismo,
un laboratorio con strumentazione elettronica per la ricerca sulle
facoltà extrasensoriali. Ho pensato che la torre dove abitava il mago
Merlino alla corte di Camelot doveva essere più o meno come la casa
di Volterri.
Nella
foto a lato,
il dottor Volterri mostra un
antico stemma dei cavalieri templari, che secondo la leggenda
sarebbero stati i custodi del Graal
<<La cosa più
straordinaria è che ancora non è chiaro cosa sia effettivamente il
Graal>>, mi ha spiegato mentre eravamo seduti davanti al camino
bevendo un ottimo vino dei Castelli.
<<Ci sono ipotesi, teorie,
leggende, tracce, percorsi: ma il Graal sembra avere mille volti. Nel
corso dei secoli, cavalieri, esploratori, studiosi hanno creduto di
avere identificato il Graal e di averlo localizzato in quasi ogni
angolo della terra, dal Medio Oriente al Nuovo Mondo, all’Europa. Ma
anche in Italia, anche nel nostro Paese ci sono località legate
intimamente alla tradizione del Graal.
La parola “Graal”
deriva dal latino “cratalis” o “gradalis”, imparentata con il
termine greco “krater”, divenuto in occitanico moderno “grazala”
e che significa “recipiente”. Quindi il Graal dovrebbe essere un
contenitore, un oggetto in grado di tenere al suo interno qualcosa che
non è necessariamente di natura fisica. Potrebbe infatti contenere la
saggezza, la conoscenza, la purezza. Cosa il Graal sia davvero, è
ancora un mistero.>>
Nella
foto a lato,
il dottor Volterri con alcuni antichi libri che raccontano del Graal
<<Il Graal compare
per la prima volta in un romanzo cavalleresco scritto da Chrétien de
Troyes tra il 1180 e il 1190. Il romanzo si intitola Perceval
e
ad un certo punto della storia si parla del Graal. Non ne viene fatta
la precisa descrizione, ma viene detto che da questo oggetto emana una
luce fortissima. Il tema viene poi ripreso da altri autori e nel 1205
Robert de Boron scrive il Roman de l’Estoire dou Graal,
nel
quale si dice che il Graal sarebbe la coppa usata da Cristo durante l’ultima
cena, la stessa coppa che poi Giuseppe d’Arimatea riempirà col
sangue di Gesù in croce. Da quel momento, il Graal assume il suo
aspetto più famoso, proprio quello di un calice. >>
<<Però esistono tante
altre ipotesi che lo identificano in un’infinità di modi diversi.
Di volta in volta il Graal è stato la Corona di Spine o la Croce
sulla quale Cristo è morto, la Lancia con cui il centurione Longino
trafisse il costato di Gesù crocefisso oppure una Pietra, un vassoio
oppure una spada, la Sindone oppure il Velo della Veronica. E ci sono
tre autori inglesi, Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln che
sostengono la tesi, poi ripresa da Dan Brown nel suo famoso romanzo,
secondo cui il Santo Graal sarebbe in realtà il “Sang Real”,
cioè il “Sangue Reale” ovvero la discendenza di Gesù Cristo a
della Maddalena sua sposa.>>
<<Anche per il
luogo dove il Graal sarebbe nascosto esistono molte ipotesi. C’è la
credenza secondo cui il Graal sarebbe stato portato in Europa dai
cavalieri Templari e custodito in una loro fortezza fino al 1307,
hanno in cui l’Ordine templare venne distrutto. Ma si racconta anche
che il Graal sarebbe stato nascosto nei sotterranei del castello di
Montségur sui Pirenei, un castello che era la fortezza dei Catari, la
setta eretica perseguitata dalla Chiesa cattolica e che, sempre
secondo la leggenda, custodiva un preziosissimo tesoro, il Graal
appunto. Alla presenza del Graal sui Pirenei credeva anche Hitler, che
nel 1932 mandò nella zona l’archeologo Otto Rahn proprio col
compito di trovare il tesoro dei Catari. Otto Rahn visitò la zona dal
1932 al 1938, acquisendo materiale per un suo libro. Ma poi l’archeologo
nazista scomparve nel ’39 in circostanza misteriose. Il bollettino
ufficiale delle SS parla di un incidente avvenuto sulle Alpi svizzere
ma versioni non ufficiali ritengono invece che Otto Rahn sia scomparso
in una grotta proprio durante la ricerca del Graal.>>
<<Esistono poi altre
leggende che raccontano come il Graal fosse stato nascosto nel
villaggio di Rennes-le-Chateau, sempre in Francia, e che sul finire
del XIX secolo fosse stato ritrovato da Bèrenger Saunière, un
semplice curato di campagna. Nella chiesa di Santa Maria Maddalena, a Rennes-le-Chateau, ci sono le statue di alcuni santi: Germana, Rocco,
Antonio abate, Antonio da Padova e Luca. Mettendo in fila le iniziali
dei loro nomi si ottiene la parola GRAAL. Una coincidenza o un
messaggio che indica la chiesa come il luogo dove sta nascosto il
tesoro? Non si può sapere. Certo è che il Graal potrebbe essere
anche in altri posti. Si dice, ad esempio, che continuerebbe ad essere
celato in Inghilterra, in Scozia, in Spagna, in Germania, addirittura
in Iran, nella fortezza di Takht-I-Sulaiman.>>
Nella foto a lato,
i Sacri Vasi nella Basilica di Sant'Andrea a Mantova, che si dice contengano il Sangue di Cristo portato in
città da Longino, il centurione romano che trafisse il costato di Cristo in croce.
Il Graal potrebbe essere uno di questi vasi oppure, secondo altre leggende,
la Lancia stessa usata dal centurione
A questo punto Volterri
si è alzato, ha attizzato il fuoco nel camino, ha riempito di nuovo i
bicchieri e si è seduto mostrandomi un libro ricco di fotografie.
<<Ho scoperto che nel nostro Paese esistono molte leggende e
tradizioni legate al Graal>>, mi ha detto. <<Alcune di
queste sono solo frutto di fantasia, altre hanno invece delle solide
basi. Una città che, per esempio, sembra avere rapporti col Graal è Mantova. Nella chiesa di Sant’Andrea si trova la tomba di San
Longino, cioè del centurione che secondo la tradizione trafisse il
costato di Cristo con la lancia, l’arma che secondo alcuni sarebbe
proprio il Graal e che è esposta a Vienna nel Kunsthistorisches
Museum.>>
Nella
foto a lato,
sempre nella Basilica di Sant'Andrea a Mantova c'è un medaglione che fa
parte
del genuflessorio ottagonale e che raffigura i chiodi e il martello
usati per crocifiggere Cristo e il calice usato per raccoglierne il
sangue. Secondo molte leggende, il Graal sarebbe proprio quel calice
<<Nella chiesa di sant’Andrea sono conservati anche i Sacri
Vasi che, si dice, contengono il sangue di Cristo. La leggenda vuole
che fu proprio Longino a raccogliere il sangue di Gesù e a portarlo a
Mantova dove poi morì nel 37 d.C. Mantova quindi è legata sia all’immagine
più celebre del Graal, quella di un calice che contiene il sangue di
Gesù, e sia alla Santa Lancia.>>

Nella
foto sopra, particolare del
pavimento del Duomo di Siena,
in cui sono raffigurati due cervi e tra di essi
un vaso. Secondo la leggenda, il vaso sarebbe il Graal, ospitato un
tempo proprio nel Duomo e poi misteriosamente scomparso
<<Poi c’è Siena.
Sul pavimento del Duomo sono raffigurati due cervi che proteggono un
vaso che potrebbe essere il Graal. La leggenda dice infatti che il
Graal fu un tempo ospitato nel Duomo, ma che in seguito se ne persero
le tracce. Si deve ricordare che l’interno del Duomo di Siena diede
l’ispirazione al compositore tedesco Richard Wagner per la sua opera
“Parsifal”, nella quale si racconta proprio del cavaliere che parte
alla ricerca dell’oggetto in grado di curare il suo re, oggetto che
poi si scopre essere un calice di cristallo purpureo.
Come si vede, le
varie leggende sono in qualche modo collegate fra loro. C’è da dire
che il Graal potrebbe anche essere un oggetto diverso da un calice, ad
esempio un vassoio. 
Nella cattedrale di San Lorenzo a Genova è
conservato il Sacro Catino, quello che la tradizione vuole essere il
vassoio usato da Gesù nell’ultima cena.>>
Nella foto a lato,
il Sacro Catino, nel Museo del Tesoro di San Lorenzo, a Genova: la reliquia che alcuni considerano il vassoio sul quale venne servita
l'Ultima Cena di Cristo. La leggenda dice che potrebbe essere il Graal
<<Il catino, un piatto di
smeraldo a forma di piramide tronca, fu portato a Genova dal
condottiero Guglielmo Embriaco che lo avrebbe trovato nel corso della
I Crociata durante la presa della città di Cesarea nel 1101. Ora,
secondo alcuni studiosi, le scodelle che venivano usate nei banchetti
delle grandi occasioni e che erano fatte d’argento o altri materiali
pregiati, erano chiamate “Graalz”, un termine che assomiglia molto
alla parola “Graal”. Quel catino dunque potrebbe essere proprio il
tesoro più famoso della storia.>>
Nella
foto a lato,
una statua lignea della Maddalena
conservata nella chiesa di Santa Maria Maddalena, a Roma.
Secondo alcune
teorie, espresse anche dal romanziere Dan Brown, sarebbe proprio la Maddalena, in quanto sposa
di Cristo, il famoso Graal
<<Nel romanzo Il
Codice da Vinci si dice che Leonardo dipinse il Graal nel suo
famoso Cenacolo. E questo è un riferimento alla teoria di cui abbiamo
parlato, secondo cui il Graal sarebbe la Maddalena stessa, considerata
come la sposa di Gesù e quindi depositaria del “Sang Real”, del
Sangue Reale.
Nel dipinto di Leonardo, che si trova a Milano nel
refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie sono raffigurati
Gesù e gli Apostoli durante l’ultima cena. Il personaggio alla
destra di Cristo, che l’iconografia tradizionale identifica con l’apostolo
Giovanni, è invece secondo alcuni autori Maria Maddalena. I lunghi
capelli, le mani sottili, il gioiello applicato alla scollatura del
vestito e un abbozzo di seno indicherebbero proprio una figura
femminile.
Secondo la teoria contenuta anche nel romanzo di Dan Brown,
sarebbe la Maddalena il famoso Graal da sempre cercato. E c’è anche
un altro particolare da notare. Se nel dipinto di Leonardo si
considerano le figure di Gesù e della Maddalena insieme, si scopre
che i loro corpi formano una lettera “M”. Bene, la stessa lettera
“M” si ottiene anche se, sulla piantina della chiesa di
Rennes-le-Chateau, si uniscono con una linea le statue dei santi,
quelle le cui iniziali danno la parola GRAAL. Un altro mistero che
rende ancora più affascinante l’intera vicenda.>>
© Roberto Allegri
per il testo, Nicola Allegri per le foto.
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