I
MISTERI DELLA TRIPLICE CINTA:
INCONTRO CON MARISA UBERTI E GIULIO COLUZZI
Dicembre 2008
E'
appena uscito per le Edizioni Eremon l'atteso studio I luoghi
delle Triplici Cinte in Italia, di Marisa Uberti e Giulio
Coluzzi.
Entrambi appassionati ricercatori, entrambi direttori di siti web a tema
(Marisa è webmaster del sito www.duepassinelmistero.com,
Giulio del sito www.angolohermes.com),
dopo anni di indagini sullo stesso simbolo hanno unito le loro
conoscenze e le loro forze per scrivere questo libro.
SPECCHIO- Come
siete arrivati al web? Parlateci delle vostre esperienze di webmaster,
dato che ciascuno di voi dirige un sito, prima che di scrittori.
GIULIO COLUZZI-
Dopo aver intrapreso la ricerca sul territorio, la realizzazione di un
sito web è nata dall'esigenza, da un lato, di raccogliere e organizzare
il materiale in modo organico, suddividendolo per tematiche e per
criteri geografici; dall'altro lato, per condividere le scoperte e i
risultati raccolti con la comunità di utenti interessati all'argomento,
ma anche di visitatori occasionali. Questo mi ha dato modo di conoscere
altre persone con gli stessi interessi, di avviare delle collaborazioni
e di raggiungere il risultato che oggi è stato conseguito.
MARISA UBERTI- Nel
2000 si era affacciata nel panorama televisivo italiano una bella
trasmissione culturale, in onda sull'allora emittente televisiva TMC, di
cui non so se si possa dire il nome...
SPECCHIO- Si può.
Era l'ottima "Stargate, linea di confine".
MARISA UBERTI- Gli
argomenti che trattava erano impostati su quelle zone d'ombra di fatti,
leggende e personaggi soprattutto del passato che seguivo
attentamente; potei partecipare anche ad una puntata e fu un'esperienza
esaltante! Alla trasmissione era legato un sito internet e un forum che
ospitava gli interventi di studiosi e di semplici appassionati. Da parte
della televisione di stato, una valida trasmissione era quella condotta
dalla bravissima Lorenza Foschini, poi inspiegabilmente mai più
trasmessa. Dato che da sempre mi ponevo domande, leggevo e mi
documentavo sul nostro passato, in particolar modo sul simbolismo che ci
è pervenuto, trovai interessante e utile entrare nella grande famiglia
di internet, per incontrare persone a me affini. Così fu. Ebbi la
fortuna di conoscere subito studiosi e ricercatori validissimi, con cui
sono nate collaborazioni. Dopo il tempo necessario per imparare come si
costruisce un sito, la classica 'gavetta' che è doverosa,
ne ho creato uno. La grandissima passione verso le tematiche in esso
trattate, l'impegno incrollabile, l'entusiasmo nella ricerca e preziosi
apporti esterni hanno permesso che esso si sviluppasse come un sito originale
e di qualità. Per esso ho scritto più di trecento articoli negli
ultimi sei anni, frutto dei miei "due passi nel mistero", in
cui documento soprattutto ciò che rilevo sul campo. Al momento giusto
mi sono cimentata con un'opera più impegnativa come un saggio ed è
andata bene. Ma mai sedersi sugli allori!
SPECCHIO- Volete presentare ai nostri lettori il vostro libro e soprattutto, per chi non
le conosce, dire cosa
sono le triplici cinte?
MARISA UBERTI e
GIULIO COLUZZI- La
triplice cinta è una struttura geometrica formata da tre quadrati
concentrici (esistono varianti a due e quattro quadrati, ma sono
eccezioni rarissime), raccordati da quattro segmenti perpendicolari,
talvolta munita di diagonali e di foro centrale, che si trova incisa
sulla pietra in luoghi diversi (su rocce rupestri, sagrati di chiese e
conventi, sui muretti dei chiostri, all'ingresso di molte abitazioni
civili, lungo vie o piazze, etc.). A volte è scolpita su piani orizzontali,
altre in verticale. Sul suo significato si impernia il nostro saggio:
capire come è stato interpretato nel passato, la sua valenza, ludica
certamente ma anche simbolica (perché giocare in verticale è assai...
arduo), e questo aspetto riserva delle sorprese interessanti da
scoprire. La cosa da tenere presente- dal punto di vista antropologico-
è che essa è un linguaggio umano vero e proprio, che ha attraversato
la storia e la geografia del nostro pianeta. Il saggio è un compendio
sul tema, ma anche una guida pratica, provvisto com'è di numerose
schede illustrate e documentate dei luoghi italiani in cui trovare la
Triplice Cinta. Tutti con una bellissima storia da scoprire, pagina dopo
pagina.
SPECCHIO- Abbiamo
una curiosità: nel libro dite che avete indagato entrambi sulla
triplice cinta, separatamente, prima di conoscervi. Cosa ha spinto
ciascuno dei due a scegliere proprio questo simbolo, tra gli
innumerevoli- templari, esoterici, religiosi, massonici, ecc.- che avete
incontrato nella vostra carriera di indagatori del mistero?
MARISA UBERTI- Perché
la Triplice Cinta potrebbe incarnarli tutti! Potrebbe, però: la strada
delle verifiche è appena cominciata... Senza dimenticare
che tra le sue valenze è anche un gioco di pedine, a me noto fin da
bambina perché presente sul retro della scacchiera che possedevo. Perché
i due 'giochi' erano sempre insieme?
GIULIO COLUZZI-
Sono tre (neanche a farlo apposta!) gli aspetti più intriganti di
questo simbolo. Il primo è la sua semplicità, e la sua forma innocente
di schema di gioco. Meno vistoso di altri simboli, e quindi più
sfuggente, cominciò a essere studiato attentamente soltanto nella prima
metà del XX secolo da simbolisti del calibro di René Guénon
e Charbonneau-Lassay. Il secondo, legato al primo, è che dopo questi
illustri pareri, pochi altri se ne erano occupati e, soprattutto,
rispetto ad altri simboli, mancava un censimento sul territorio che
poteva essere d'aiuto per lo studio e la comprensione delle sue
caratteristiche, cosa che ha costituito uno stimolo enorme per la
ricerca. Infine, almeno agli inizi di questa ricerca, la sua presenza
massiccia e costante in luoghi cistercensi o che erano stati templari, e
in edifici tutti, o con poche eccezioni, collocati tra l'XI e il XIII
sec., ha contribuito a rendere più stimolante la ricerca, perché al di
là di ogni ipotesi, se questi ordini in quel particolare periodo
l'avevano utilizzato o perpetuato un motivo ci doveva essere.
SPECCHIO- Molte
delle triplici cinte hanno a che fare con chiese e con luoghi ritenuti
sacri. Quale è il vostro rapporto col sacro?
GIULIO COLUZZI- Il
Cristianesimo, come ogni altro grande culto che ne ha dovuto soppiantare
uno preesistente, ha dovuto adattarsi, come dogmi e simbolismi, a quanto
c'era stato in precedenza. Per questo a volte alcuni elementi, come il
nostro simbolo, sono stati mantenuti inalterati, pur con una differente
connotazione dovuta al nuovo contesto, altre volte invece si è dovuto
reinterpretare. Questo aspetto poco noto, ma molto affascinante, della
religione vale la pena di essere approfondito, a prescindere da ciò che
viene impartito nelle chiese, e della fede, che rimane comunque un fatto
personale.
MARISA UBERTI-
Irresistibile. Perché è un perfetto mistero.
SPECCHIO- Una
domanda da ficcanaso:
progetti per il futuro? Ricerche, libri, altri misteri da indagare?
GIULIO COLUZZI-
Con la nostra indagine, e il nostro censimento, si può dire che abbiamo
dato l'avvio ad un processo di conoscenza del nostro territorio che non
può che proseguire e arricchirsi via via di nuove scoperte. Affrontare
la triplice cinta, però, mi ha portato anche a toccare con mano altre
tematiche, più o meno correlate, come quelle delle energie telluriche,
del culto delle Madonne Nere, della Geometria Sacra, di cui ancora si sa
poco e che certamente meritano di essere approfondite. Non sono gli
unici filoni aperti: prendiamo, ad esempio, la teoria sui "luoghi
della spina" esposta da Louis Charpentier nei Misteri dei
Templari: è soltanto un'ipotesi frutto di coincidenze o c'è
veramente un nesso tra territori che furono appartenuti ai Cavalieri e
località nei loro pressi che hanno la parola "spina" o
derivati nei loro toponimi? Una ricerca sistematica e di verifica in tal
senso non è ancora stata intrapresa.
MARISA UBERTI- Le
ricerche sono parte della mia vita e non posso più rinunciarvi.
La curiosità di guardarmi attorno è costante fonte di interrogativi,
di studio e conoscenza. Si sta raccogliendo materiale che potrebbe
eventualmente servire per una versione due del saggio appena pubblicato
sulle triplici cinte, ma è prematuro dirlo. A livello personale ho un
progetto letterario su un simbolismo che "curo" da diversi
anni, ma per il momento preferisco lasciare un pizzico di mistero, per
restare in tema. Nell'immediato futuro c'è invece la speranza che il
2009 sia l'anno della triplice-cinta-mania: sarebbe bello vedere sempre
più persone che quando visitano un luogo vogliano coglierne i
particolari, provando la soddisfazione di scoprirli e non è impossibile
perché chi cerca... trova. Abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti coloro
che possano contribuire al censimento, dato che alcune regioni non hanno
ancora rivelato esemplari. C'è ancora molto da scoprire.
SPECCHIO- Speriamo
di vedere al più presto non soltanto la continuazione del vostro libro,
con numerosi apporti dei lettori (nominati vostri "aiutanti sul
campo"), ma altre opere sui temi affascinanti di cui avete parlato,
ancora poco noti, ma molto intriganti per i ricercatori dei misteri.
Ringraziamo Marisa e Giulio, ricordandovi il loro libro:
I luoghi delle Triplici Cinte in Italia
di MARISA UBERTI e GIULIO COLUZZI,
Edizioni Eremon, 2008, di cui potete leggere
la recensione.
File aggiornato
nel Febbraio 2009.