INTERVISTA A FRANCESCO FARAONI
(aprile 2006)
Francesco
Faraoni è nato a Roma nel 1979. Laureato in scienze paramediche, fin
da giovanissimo si è appassionato all'esoterismo. Ha appena
pubblicato un saggio sul Neopaganesimo
con le Edizioni Aradia.
SPECCHIO-
Francesco, molta gente non ha la benché minima idea di che cosa sia
il Neopaganesimo; vuoi spiegarcelo tu?
FRANCESCO
FARAONI- Definire in una sola frase il Neopaganesimo è come voler
definire l'infinito o dare dei connotati assoluti e specifici su Dio o
sugli Dei. Il Neopaganesimo è una realtà spirituale legata alla
natura, al cosmo, agli Dei. Sono numerose le tradizioni e le correnti
neopagane: posso dire che tutte affondano in un'unica essenza che è
quella pagana. Nel Neopaganesimo c'è chi è alla ricerca di un
contatto intimo e spirituale con la natura, intesa sia nel suo aspetto
fisico, sia in un aspetto spirituale. Per quel che riguarda l'aspetto
fisico, molte correnti neopagane si prodigano anche in attività di
volontariato per la tutela della natura, vista come patrimonio
dell'umanità, che quindi deve necessariamente essere preservata da
possibili politiche od azioni di degradazione. Per quel che riguarda
l'aspetto spirituale, il neopagano cerca di entrare in equilibrio con
le energie della natura, di non estraniarsi dalla sua culla
generativa, perché noi sappiamo di essere figli della Terra, figli
della Natura, e ad essa dobbiamo rispondere.
L'uomo che si
estrania dalla Natura accetta di vivere in una dimensione di
sterilità creativa, perché solo vivendo in armonia con la natura è
possibile essere ispirati realmente a vivere con cognizione, coscienza
e consapevolezza. Questo è solo uno dei tanti aspetti del
Neopaganesimo. Poi ognuno, nella sua tradizione e corrente di
appartenenza, segue le proprie convinzioni spirituali e ritualistiche.
SPECCHIO- A
proposito delle correnti neopagane regna una grande confusione; la
definizione di "neopagano" viene attribuita a persone che
professano le idee più diverse. Per esempio, Crowley viene da
moltissimi definito un neopagano e perfino il satanismo, per quanto la
cosa sia assurda, è considerato da alcuni una branca del
Neopaganesimo.
FRANCESCO
FARAONI- Molti associano erroneamente il Neopaganesimo con Aleister
Crowley, proponendo l'ipotesi che fu questo personaggio a ristabilire
l'interesse per alcune correnti pagane. In realtà non è così. La
riemersione e la rivisitazione dei culti neopagani è antecedente a
Crowley; tanti sono i personaggi che contribuirono, ma è la stessa
"storia" ad aver concorso alla sua ricomparsa, perché
alcune tradizioni e usanze, tipicamente pagane, sono rimaste negli
animi di molte persone. E da un ventennio circa sta riaffiorando una
esigenza spirituale tipicamente pagana. Crowley promosse altre
correnti come quella di Thelema che, però, non può essere definita
strettamente neopagana o pagana, perché, a mio avviso, rientra più
in una corrente filosofica e specialmente esoterica. Nel libro Il
neopaganesimo, il risveglio degli Dei ho cercato di affrontare
questo tema, sfatando luoghi comuni e infondati, come ad esempio l'associazione
del satanismo col Neopaganesimo, priva di alcuna ragionevole
fondatezza. La figura di Satana nasce insieme al monoteismo e alle
culture abramitiche, non appartiene, dunque, al Neopaganesimo. Devo
ringraziare Claudio Scardova, direttore dell'Aradia Edizioni, che mi ha
dato l'opportunità di esprimere le mie idee, nonché tutti quelli
che hanno collaborato con me per la realizzazione di questo libro (tra
cui Mara Fusco, collaboratrice letteraria), che spero possa dare
chiarezza su questo tema, che in Italia, va detto, viene affrontato
ancora con molta timidezza e da pochissime case editrici.
SPECCHIO-
Parlaci della tua esperienza personale: quando hai
"incontrato" il Neopaganesimo?
FRANCESCO
FARAONI- Non penso di aver mai "incontrato" questa
religione, perché il cosiddetto "paganesimo" è presente in
tutte le spiritualità dell'uomo. I primi ominidi consideravano gli
elementi della natura come entità divine; la Luna è stata forse la
primissima divinità delle società umane. Le evoluzioni e le esegesi
tipiche delle società, fatte spesso di raziocinio, di ricerca
filosofica e teologica, hanno portato a continui progressi, ma anche a
regressi spirituali. Posso dire di aver preso coscienza delle mie
radici quando ho compreso che sono parte integrante della Terra, della
Natura e del Cosmo e che non è ragionevole, né pensabile,
estraniarsi da queste "forme archetipiche", perché io, come
una pietra qualsiasi, faccio parte del mondo e dell'universo e non
posso ergermi al di sopra di altre creature, animate o inanimate
SPECCHIO- Come
ti ha cambiato abbracciare il Neopaganesimo?
FRANCESCO
FARAONI- Rispetto al passato, quando ero legato al Cristianesimo
vivevo con profonda paura i concetti della sofferenza, del dolore e
della morte. Erano concetti assillanti: il vivere con sofferenza è
una virtù, per alcuni. Forse potrò risultare relativista o
nichilista, ma sto esclusivamente esprimendo le emozioni e le
sensazioni che provo e che ho provato. Nel Neopaganesimo non c'è
ricerca di narcisismo, né di edonismo, ma c'è la consapevolezza che
la vita va vissuta alla ricerca di un benessere psicofisico, che può
essere raggiunto solamente se ci si armonizza con la Natura e gli
esseri viventi, solamente se si prende coscienza che siamo parte
integrante del mondo. Io ho cambiato visione sulla vita, sulla morte,
grazie al mio credo.
Vedo la vita
come "esperienza" e come una "possibilità" che mi è
stata concessa per migliorare il mondo, nel mio piccolo, cominciando a
migliorare me stesso. Per quanto riguarda la morte, mi viene in mente
un documento che vidi in televisione, dove un Papa esclamava che la
morte va
sconfitta con la vita. Sono rimasto perplesso da questa affermazione,
che risulta più relativistica dei miei pensieri su questi temi. La
morte, per me, è un'esperienza necessaria, è l'esegesi finale della
vita; è rigenerazione, è un ritornare alla terra, assemblandosi ad
essa, è un abbandonarsi alle mani di Madre Terra, è la conclusione
di una poesia il cui titolo è Vita. La morte non va sconfitta con la
vita, perché la morte è vita, nella morte c'è vita. Ricordo,
durante alcune lezioni universitarie di anatomia patologica, che un
docente in sala di dissezione, davanti ad un cadavere, ci disse che
non dovevamo aver paura della morte, perché "nella morte si può
trovare la vita". In questo caso il concetto filosofico era
strettamente scientifico, ossia nella morte la medicina ha spesso
trovato spiegazioni per salvare la vita. Ma in un concetto più
metafisico non cambia di una virgola: la morte non va sconfitta con la
vita, perché è già di per sé vita, una forma di vita, perché non
esiste il "nulla" o la "staticità", tutto segue
un suo perpetuo ciclo, che non ha né inizio, né fine. Dunque, non ho
paura della morte ma, forse, ho paura della vita, perché spesso molti
esprimono la loro esistenza attraverso la violenza, il sopruso, la
condanna ed il dispotismo. Ma purtroppo è necessario che l'uomo
conosca il male per poterne prendere coscienza, per elaborarlo,
metabolizzarlo e comprenderlo, al fine di arrivare, ed un giorno sono
sicuro che l'umanità intera ci arriverà, ad un senso della vita
chiaro a tutti, dove ognuno possa vivere in armonia con gli altri.
SPECCHIO-
Cambiare la mentalità stereotipata di molta gente è quasi
impossibile e molti temono e attaccano quello che non conoscono o che
devia dalla "normalità". Tu hai subito discriminazioni?
FRANCESCO
FARAONI- Direttamente mai. Mi circonda un mondo molto comprensivo e
tollerante: parlo del mio mondo, dei miei amici, dei miei famigliari,
dei miei parenti. Molti, forse, potrebbero non comprendere le mie
scelte, rimanere perplessi e sconcertati, ma nessuno in virtù di
questo ha mai espresso una discriminazione contro di me. Chi mi
circonda, a prescindere dalla propria cultura, conosce la parola
"rispetto". La cosa che più mi preoccupa è l'opera
mistificatoria di molti, che associano troppo spesso il Neopaganesimo
con concezioni neonaziste e neofasciste senza una reale cognizione e
consapevolezza, perché le correnti neopagane non hanno alcuna
ideologia da spartire con qualsiasi sistema politico o forma di
pensiero protesa al totalitarismo e alla violenza delle idee o delle
azioni! I movimenti neopagani sono pacifici nei gesti, nei modi, nei
pensieri.
SPECCHIO- Che
cosa non ti piaceva della religione precedente?
FRANCESCO
FARAONI- Quello che sta nel mio passato era un credo basato sul dogma
e sull'imposizione. Io non credo a nessun libro sacro, perché ritengo
che ogni libro sia il frutto del pensiero dell'uomo e che nei libri
dove si parla di Dio c'è in realtà la proiezione di Dio visto
dall'uomo. Quindi credo a me stesso, come prima cosa, e non credo di
dovermi inchinare ai dogmi e al fideismo sfrenato. Io sono per la
ricerca consapevole e cosciente della mia verità.
SPECCHIO- La tua
famiglia ha accettato questa ideologia?
FRANCESCO
FARAONI- La mia famiglia non conosce la parola "accettare",
conosce casomai il concetto della discussione, del dialogare, del
parlare. Al massimo può non condividere, ma mai mi hanno imposto un
credo, un dogma od una fede alla quale ispirarmi. Quindi parlo spesso
con i miei famigliari di queste tematiche, notando in alcuni di loro
si perplessità ma anche rispetto profondo per le mie convinzioni. Non
voglio essere accettato. Perché non ritengo di appartenere a nessuno
se non a Madre Terra e alla Natura. Io sono stato procreato da un atto
d'amore, sono nato per un evento naturale, biologico, appartengo al
Mondo, non a qualcuno. Sono stato quindi lasciato molto libero nel
pensare e nel riflettere, sicuramente ho ricevuto una educazione molto
particolare, fatta a volte di scontro, spesso di confusione, ma basata
sul rispetto per gli altri e per se stessi. Non chiedo di essere
accettato dalla mia famiglia, o dai miei amici, ma solamente
rispettato.
SPECCHIO- Come
vivi la tua ritualità?
FRANCESCO
FARAONI- La mia ritualità è fatta prima di tutto di pensiero,
riflessione e meditazione. Quindi la mia ritualità è comprendere il
mondo e le persone che mi circondano cercando di dare, per quanto mi
è possibile, un contributo che miri ad aiutare chi ha bisogno di una
parola di conforto o di sostegno. Questo non è un datur omnibus
tipicamente cristiano, ma un dare a tutti tipicamente umano,
naturale, innato; non è un valore di qualcuno in particolare, o di
qualcosa, ma è un valore di tutti! Poi c'è la ritualità spirituale
che è fatta di gesti, simboli, preghiere, rivolte alla natura, agli
dei, come atto di comprensione di quegli archetipi che possiedono gli
Dei e che possono aiutarmi a comprendere me stesso, i miei dubbi e i
miei perché.
SPECCHIO- Com'è
la tua vita di tutti i giorni, il tuo ambiente lavorativo?
FRANCESCO
FARAONI- Il mio ambiente lavorativo è lo studio, la ricerca, sono i
libri. Io scrivo, penso, rifletto; sarebbe forse presuntuoso dire che
sono un teoretico od un pensatore, perché comunque non ho titoli per
dichiararmi tale, ma la mia natura mi ha portato ad estraniarmi dal
mondo del consumismo, dell'omologazione forzata, del conformarmi alla
società, perché io non approvo questa società che continua ad
allontanarsi dalla Natura per raggiungere valori del Culto del Denaro
e del Culto del Consumismo. Non è misantropia, ma una reazione che le
mie emozioni esercitano su di me quando mi rapporto alla società che
mi circonda. Scrivo libri (Saggi), mi dedico alla poesie e alle short
story che affronto in chiave surreale; faccio saltuariamente lavori
indipendenti che mi portano ad avere sempre le tasche vuote, a non
poter progettare un futuro sicuro e stabile. Ho una laurea che mi
permetterebbe di lavorare, eppure ho rifiutato questo mondo di
omologazione. Ripeto, non sono un misantropo! Questa mia
"condizione" per alcuni potrebbe risultare deprimente. Io
invece sono felice di avere le tasche vuote e di non vivere come gli
altri, alla ricerca di un abito firmato o di occhiali che fanno
tendenza. Sicuramente è opinabile e criticabile, ma non ho problemi a
dirlo. Io sono felice di ciò che sono ed esprimo. Non ho bisogno di
essere ricco, perché la mia ricchezza è interiore e mi nutro di
essa. Non è retorica, né utopia, è la verità, è ciò che sento.
Mi accontenterei di una casa in campagna, di lavorare la terra, di
dedicarmi alle mie ricerche, scrivere, dedicarmi all'ascolto degli
altri, dei loro problemi, amare, e sarei l'uomo più felice del mondo.
Non so quale sarà il mio futuro, chissà, forse potrei finire ai
piedi di una quercia ed entrare in simbiosi con la Natura intorno e
diventare un asceta che si nutre di pensiero e nient'altro! A parte
l'ironia, mi preoccupo dell'oggi e sto cercando di costruire qualcosa
per il mio futuro. Ho bisogno di più tempo rispetto agli altri,
perché seguo dinamiche e pensieri che, come già detto, non sono
omologabili con la società che mi circonda.
SPECCHIO-
Un'ultima domanda: senti di appartenere a qualche particolare corrente
neopagana?
FRANCESCO
FARAONI- Appartengo a Madre Terra. Non amo dover etichettare in un
termine unico la mia spiritualità. Appartengo alla natura, al cosmo,
a me stesso e a nessun altro.