Specchio Magico

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INTERVISTA A RICCARDO COLTRI
(luglio 2001)

Tempo fa vi abbiamo presentato il libro di Riccardo Coltri, Non c'è mondo. Se non l'avete ancora letto, troverete qui la recensione.
Eccovi ora l'intervista con l'autore.

SPECCHIO– Riccardo, la solita domanda: quando è cominciata la tua carriera di scrittore?

RICCARDO– Nell’estate del 1994.Quando ho preso carta e penna per scrivere un racconto, sapevo benissimo cosa sarebbe successo. E’ come quando metti in bocca la prima sigaretta, e non ditemi che lo si fa “così, solo per provare”. Comincia qualcosa, è inevitabile e lo sai. Il mio primo racconto risale ad allora ed era una stramba storia a metà strada tra una favola di Fedro e una storia di genere fantasy. Mi sono accorto che scrivere mi piaceva, che era una cosa stranamente divertente. E’ incredibile quando hai un’idea, ci costruisci sopra qualcosa e poi te la ritrovi lì, materializzata su dei fogli di carta.  

SPECCHIO– Tutti i nostri apprendisti scrittori hanno opere "nel cassetto". Ma scrivere e pubblicare sono, purtroppo, due cose diverse. Che cosa ti ha cambiato da aspirante a scrittore?

RICCARDO– Nel 1995 è arrivato Inchiostro, e direi che la mia vita è cambiata. Dopo aver pubblicato un racconto con loro, ho cominciato a collaborare con la rivista, e poi sono entrato a far parte della redazione. L'esperienza è stata molto importante, per me, e lo è tutt’ora. All’inizio, nel ’95, eravamo in tre-quattro persone, e ogni due mesi costruivamo la rivista in un’unica stanza, piena di fogli sparsi qua e là, dischetti, appunti appiccicati in giro… Ora di certo non siamo una redazione con decine di computer, fax, segretarie, gente che corre di qua e di là. Anzi, fondamentalmente, come mentalità, è ancora tutto come il 1995, e cioè se ne spara una più stupida dell’altra e nessuno mette in ordine la scrivania. Ma in sei anni siamo cresciuti moltissimo. 
Attualmente Inchiostro è una struttura che, oltre a noi della redazione “storica”, coinvolge uno staff abbastanza ampio, un’organizzazione di persone, tutte indispensabili, e siamo diventati la prima rivista di narrativa d’Italia. Inoltre, da ormai diversi anni organizziamo anche corsi di scrittura creativa, premi, e poi è operativo un service letterario. Oggi, inoltre, Il Riccio Editore pubblica anche libri. 

SPECCHIO– Ci conosciamo da quando è nato lo Specchio Magico e sappiamo che tu sei particolarmente attivo...

RICCARDO– Dal 1998 mi occupo, fra le varie cose, della rubrica “Weird Ink”, dedicata al Fantastico. Mi piace poter affermare di aver contribuito alla crescita di questa rivista, con idee ed iniziative. Oltre a queste cose, collaboro qua e là con diversi siti internet dedicati al Fantastico, organizzo corsi di scrittura, leggo manoscritti per conto di case editrici, collaboro con una rivista tedesca, curo antologie. Sta per uscire, per le edizioni G.Ho.S.T., una raccolta di racconti da me curata, dal titolo Guru meditation. Nel 2002 invece è prevista l’uscita di un’antologia edita da “Inchiostro”, sempre curata dal sottoscritto, che conterrà fra le firme più importanti del Fantastico italiano. Ho costruito una pagina apposta, per questi due libri, su www.fantascienza.net, quindi per ora dico solo che ogni news la si troverà lì…

SPECCHIO– Ma non è finita qui. E Crislor? E Cuore cattivo?

RICCARDO– Nel 1999 ho creato “Crislor”, dedicato al Fantastico, che aggiorno solo in eventi particolari, come le lune piene, le eclissi, strane coincidenze astrali… Per me, questa webzine è un hobby molto divertente e rilassante, ma tutto qui. Poi, l’estate scorsa, in piena vena poetica, mi sono inventato questa stupidata del finto fratello gemello che scriveva poesie. Un po’ per gioco, un po’ per provare a vedere cosa succedeva. Ma soprattutto perché mi serviva uno su cui scaricare le colpe, credo... Quindi è comparso Francesco Coltri, la mia metà oscura. O forse sono io ad essere la sua, chi lo sa. Ha cominciato a crederci un po’ di gente, poi sempre di più… Alla fine, con mia grande sorpresa, ci sono cascati tutti, e addirittura uscivano recensioni, in giro, che parlavano di questo fratello gemello di Riccardo Coltri, redattore di Inchiostro... Alcune persone, scoprendo poi la verità, si sono sentite un po’ prese in giro e si sono incavolate, ma poi ci hanno riso su, per fortuna… Dopo qualche mese, comunque, Francesco, il mio fratello gemello mai nato, è morto. E scusate il gioco di parole. Quello che è rimasto della sua fulminea apparizione sul Web e della sua breve e maledetta carriera decadente lo si trova su http://go.to/cuorecattivo: composizioni poetiche crudeli e dark, ma anche scanzonate e, diciamolo pure, banalmente stupide. Non tutte sono così male, però, secondo me… Scherzi a parte, comunque, il tema del doppio ha sempre avuto un fascino, sul sottoscritto. Uno dei primi libri che ho letto è stato infatti Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

SPECCHIO– Il tuo romanzo Non c’è mondo ha le sue radici in questa combinazione?

RICCARDO– Sì, certo. Alla base c’è una storia d’amore, o forse una lettera d’amore. Ma è come se poi i fiori che si stanno porgendo cominciassero a sanguinare e i petali diventassero taglienti. Alcune persone che l’hanno letto, l’hanno visto anche come un gioco sulla creazione onirica, e sul potere che ha la scrittura di liberare la mente dai fantasmi (uno dei personaggi del libro è uno scrittore costretto su una sedia a rotelle). L’idea era quindi di trasformare la leggenda di Romeo e Giulietta, cioè la storia d’amore per eccellenza, in un horror, con lame e assassinii e diavoli. Questo, in un momento della mia vita in cui avevo appena perso un vizio (fumare!) e ne coltivavo un altro, e cioè scrivere. Non ero mai andato oltre la lunghezza del racconto, infatti. Adoro la commedia di Shakespeare, è un capolavoro immortale. E poi è una leggenda della mia città, e ci voleva qualcuno che la strapazzasse un po’!… Scherzi a parte, all’inizio pensavo che non potevo farlo, che era un classico, una cosa intoccabile. Ma, poi, è andata a finire che il romanzo l’ho scritto davvero. In fondo, una delle cose positive della scrittura, in particolar modo quella horror, è anche questa: dire quello che non si può. Non per infrangere un tabù a tutti i costi, solo per il gusto di farlo, intendiamoci. Però l’horror è il tipo di narrativa più “vero” che ci sia, è schietto, sincero, ti sbatte in faccia le cose…

SPECCHIO– Progetti immediati per il tuo futuro letterario?

RICCARDO– Entro breve uscirà una mia personale raccolta di racconti horror (horror estremo), che verrà affiancata al romanzo nelle presentazioni che farò in varie librerie. Dopo il romanzo con sfumature rosa, questo è insomma il “Signor Hyde” della situazione, si può dire, e naturalmente, poi, i due saranno inseparabili…