Opinioni: Intervista a Grazia Benvegna (ottobre 2006)
Grazia
Benvegna è da tempo nota ai nostri lettori come poetessa. Ha scritto Cocci,
una raccolta di poesie di cui potete leggere la recensione.
SPECCHIO- Grazia,
come sempre, dicci qualcosa di te.
GRAZIA- Sono nata a
Enna, entroterra della Sicilia, 44 anni fa. Con la mia famiglia, all’età
di un anno, ci siamo trasferiti e stabiliti a Zurigo. Per tutta
l’infanzia ho vissuto un senso d’instabilità, ma ho anche imparato a
conoscere un’altra parte di mondo, troppo lontana dalle mie origini,
diversa e distante dagli ideali, dai sentimenti e dai bisogni veri dei
miei genitori. Vivevo in casa una porzione di territorio siciliano situata
nell’estremità nord dell’omonima città.
Credo che la strada incentrata sui temi della relazione tra forti e
deboli, tra senso di vicinanza e lontananza nell’universo dei sentimenti
di appartenenza e/o di estraneità, si faceva pian piano sempre più
importante e, fin dalla giovane età, oggetto di ricerca. Sapevo che avrei
voluto lavorare a contatto con i più disagiati, dall’altra parte
sentivo forti gli stimoli provenienti dalla dimensione emotiva e creativa
e l’urgenza di dare forma concreta al mio immaginario.
Per molti anni ho cercato un punto di contatto tra le diverse esigenze,
studiando ed interessandomi alla filosofia, alla psicologia ed alla
pedagogia, alla danza e teatro, alle arti visive (la scultura in
particolare) e non da ultimo all’astrologia e alle filosofie orientali.
Le formazioni successive come operatore sociale, danzamovimento-terapeuta,
counselor, costellatore familiare sistemico, formatore di adulti,
sono tutti passaggi significativi dell’esplorazione personale e
professionale proficuamente incanalata verso gli scopi.
SPECCHIO-
Tra questi passaggi, quale ti ha segnato di più o quale senti più
affine?
GRAZIA- La danza
sicuramente è stato il grande motore della mia vita. Per essa (insieme
alla scrittura) sento un grande amore. Non è stata cosa facile realizzare
questo sogno di bambina. Solo molto tardi, a vent’anni, ho fatto la
grande scommessa
di poter un giorno insegnare. I corsi di danza jazz, classica e
contemporanea intrapresi inizialmente nel Canton Ticino e seguiti con
grande assiduità ogni giorno, mi hanno permesso di entrare in una scuola
professionale a Milano dove ho approfondito le tecniche di Graham e Limòn.
Dopo circa 6 anni sono stata costretta da contingenze esterne a fermarmi
per un lungo periodo.
Mi sono, dunque, occupata di portare avanti l’altro filone della mia
vita, quello sociale, lavorando a contatto con persone anziane e con
portatori di handicap all’interno delle relative strutture. Dopo alcuni
anni (e parallelamente alla ripresa e al completamento degli studi nel
campo del movimento e delle terapie psico-corporee), e a causa delle
limitazioni incontrate negli istituti rispetto ad una visione più vasta
della dimensione interiore e in qualche modo agli effetti di uno sguardo
profondo (io che volevo vedere oltre…), ho deciso di dare la svolta che
mi avrebbe portato definitivamente all’indipendenza professionale.
SPECCHIO- Come
intendevi arrivarci?
GRAZIA- Prima di
tutto con l’apertura di alcuni centri “alternativi”, in cui
l’avvio di corsi e di terapie complementari (articolati in una serie di
attività di animazione, laboratori creativi, e di crescita personale)
erano di supporto ad adulti e bambini, in seguito tenendo io stessa corsi
e laboratori di espressione corporea, danza espressiva, danza
contemporanea e danzamovimento-terapia, sia privatamente che come
operatrice esterna presso vari istituti specializzati per anziani e
disabili.
SPECCHIO- Parlaci un
po' di più di questa terapia.
GRAZIA- La danza e il movimento, secondo me, sono da intendersi come
linguaggio espressivo globale, che si arricchisce nell’integrazione di
modalità artistiche trasversali, in cui potenziare (oltre al bagaglio
tecnico) la creatività, la socializzazione, l’attenzione ai rapporti
interpersonali e familiari, dove poter sviluppare adeguatamente emozioni,
desideri, interessi e capacità sopite o mai utilizzate.
La formazione quadriennale di danzamovimento-terapia ad indirizzo
psicodinamico e relazionale ha tracciato un percorso professionale che
oggi mi vede anche formatrice per operatori socio-sanitari. Nel 2003 con
alcune colleghe abbiamo fondato la DAPSI (Danzamovimento-terapia
Associazione Professionale Svizzera Italiana) con lo scopo di promuovere e
far conoscere la danzamovimento-terapia. Venendo ancora nell‘ambito
della danzamovimento-terapia, l‘elemento centrale e di grande valore è
il corpo in movimento, che con la sua forma, la sua qualità, e la sua
potenzialità Racconta, Ricorda, Risorge. L‘uso della danza e del
movimento qui espressa diventa possibilità di trasformazione psichica
all‘interno di un processo curativo mediante una relazione terapeutica.
La danza, in quanto mediatore analogico, è uno dei mezzi più idonei a
destare attenzione del sordo, dell‘ipovedente, del debole mentale, di
tutti quei soggetti con deficit mentali. Riscontro, io stessa, che le
persone attraverso la danza acquisiscono una nuova consapevolezza del
corpo, con grandi benefici sia a livello della comunicazione che della
relazione con gli altri. Il senso unitario che si riflette nel binomio di
“arte e cura” trova in me lo spazio in cui adattare di continuo il
mondo dell’immagine con quello emotivo nella realtà tangibile.
SPECCHIO- Lavori solo
in Svizzera o ti sposti per portare in altri luoghi le conoscenze che hai
acquisito?
GRAZIA- Attualmente
per motivi di lavoro mi sposto di frequente nelle regioni italiane, in
particolare a Milano
(e in diverse città svizzere) per la conduzione di laboratori gioco-fiaba
definibili in un ambito d’intervento espressivo e pedagogico.
SPECCHIO- Sappiamo
che sei una poetessa, ma anche autrice di racconti e saggista. Che
rapporto hai con la scrittura?
GRAZIA- La forma
scritta di comunicazione (unitamente alla lettura) sono da sempre il mio
pane quotidiano. Diverso e difficoltoso è il mio rapporto con il
linguaggio parlato. A tutt’oggi (timidezza a parte) me ne sfuggono tutti
i motivi.
Credo che nella forma scritta l’insieme delle parole espressa
direttamente dalla grande fonte simbolica e soggettiva abbia bisogno di
essere filtrata e differenziata per sequenza di concetti, secondo tempi e
ritmi individuali e per sua originaria e naturale complessità nella
massima e indisturbata completezza. In altre parole, scrivendo è più
facile dare libero sfogo alle “fantasie”, seguire cioè le sensazioni
di stimolo per la mente e nella fase immediatamente successiva è più
intimo, soppesando le parole, ricercare quietamente la forma privilegiata
e le valenze logiche del discorso. Per me si tratta effettivamente di un
impulso eccitante, del “piacere di pensare”, come dice
Hillman.
Al di là delle immagini preesistenti che scorrono dentro di sé e fuori,
la passione per le idee, i luoghi dell’apprendimento, la rivelazione
(nel lampo) di una parola, m’invadono di desiderio, mi spronano a
continuare a guardare… “Scrivendo so di sapere ciò che
altrimenti non si sa”: è la scoperta più grande... Da allora
(avevo circa dieci anni), non ho più smesso di dare vita ai componimenti.
Poesie, racconti, saggi, sono le opere in cui riconosco il mio (e
l’altrui…) lato nascosto e che ho redatto negli anni pensando
spontaneamente e fluttuando liberamente.
SPECCHIO- Autori
preferiti, scrittori che hanno avuto qualche influenza sul tuo modo di
essere?
GRAZIA- Certo, su di
me negli anni giovanili hanno avuto influsso pensatori come Schopenhauer,
Nietzsche, Sartre; tra i poeti, Ungaretti, Dickinson, Rilke, Machado. La
personale attitudine e l’originalità continuano, dal profilo degli
interrogativi universali, a essere per me il senso riconducibile
all’unicità dell’essere, un fatto più o meno privato, singolare,
personale.
SPECCHIO-
Da tutto questo è nato Cocci.
GRAZIA-
Sì. Circa tre anni fa ho sentito l’esigenza di rendere visibile il mio
operato con un volume di poesie intitolato Cocci.
L’esperienza di per sé gratificante, e degna di essere ricordata, non
ha avuto l’eco che mi aspettavo, sia per mancanza di prospettive
relative al mercato che per mia stessa incapacità di promuovere
commercialmente un prodotto.
Probabilmente è il guaio dell’artista in quanto tale, soggetto che
abita spazi ideali e idealizzanti nel profondo dei suoi paesaggi estetici
e astratti, spesso scollegato da frangenti meramente prosaici. Durante la
stesura del mio libro mi sono lasciata travolgere dall’aspetto
percettivo e sublimale dell’opera. Ho creduto di comunicare e
trasmettere quello più virtuoso delle trame umane e il modo,
paradossalmente, dal cui interno poter guardare e vedere... Il libro è
stato molto apprezzato da parenti e amici, ma si sa che loro non fanno
testo.
Un editore e personaggio piuttosto noto, leggendo le poesie pubblicate
sullo Spaziofatato, mi ha contattato dimostrando interesse...
SPECCHIO- Qualcuno
che non è né un parente, né un amico, quindi, ma che ha saputo
apprezzare le tue opere, come noi e i nostri lettori! Quali sono i tuoi
progetti per l'immediato futuro?
GRAZIA- Attualmente
sto valutando il mondo dell’editoria, orizzonte verso cui vorrei
muovermi con più sicurezza e preparazione. Continuo a lavorare con
impegno e con la sensazione di fare qualcosa che vivo autenticamente e per
profonda necessità. Ragione per cui non sento fretta di pubblicare il
nuovo volume di poesie ed il recente saggio nato da una corrispondenza con
uno scrittore-filosofo. Forse, mi piacerebbe un riconoscimento chiaro e
forte, se c’è talento accadrà...
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