La festa principale era
quella della notte tra il trentuno ottobre ed il primo novembre –
detta Samhain o Samhuin in irlandese – e costituiva un momento di rilevante importanza poiché segnava una
fase di passaggio nel calendario agricolo e pastorale, legato al ciclo
delle stagioni. I termini da cui deriva il nome della festa
corrispondono al gallico samonios, presente
nel Calendario di Coligny, testimonianza inoppugnabile del
calendario celtico. Samhain – che si pronuncia sho-uinn
e in francese cho-ouinn – etimologicamente significa “fine dell’estate”
e, quindi, inizio dell’Inverno.
Era, questa infatti, la prima notte
dell’anno (i Celti contavano per notti e non per giorni). Samhain
era una festa importantissima, alla quale tutti i membri della società
erano tenuti a partecipare. Si legge, infatti, nel La
Naissence de Conchobar che: ”Ogni uomo degli Ulaid che non veniva
in occasione della notte di
Samhain perdeva la ragione e veniva costruito il suo tumulo, la sua
tomba e la sua pietra l’indomani mattina”.
La festa rappresentava,
quindi, una riunione di tutte le donne e di tutti gli uomini che
discutevano affari politici, economici e, soprattutto, religiosi. A
questi si accompagnavano banchetti lunghissimi, in cui si consumava
principalmente carne di maiale e vino. La predilezione per la carne di
maiale era giustificata dal fatto che si riteneva essa potesse dare
l’immortalità. La scelta del vino, invece, dipendeva dagli effetti
che la bevanda è in grado di dare, primo fra tutti lo stato di trance che permetteva di superare i confini del mondo terreno ed
entrare in quello dell’aldilà.
Questi banchetti sembra fossero
riservati quasi esclusivamente alle persone altolocate, quali re e
guerrieri, mentre il popolo si riuniva nelle zone centrali dei villaggi
per partecipare alle fiere. Qui il divertimento faceva da padrone
mentre, coloro che si occupavano di legge, si riunivano per discutere le
questioni concernenti il diritto e la politica. Durante la festa di Samhain
i vivi e i morti potevano incontrarsi: i sidh
– ovvero le dimore degli dei – venivano aperti e i defunti
invitavano i viventi a riunirsi in quei magici luoghi. Le due dimensioni
si intersecavano come d’incanto e tutti i fuochi venivano spenti per
salutare l’anno vecchio che andava via; quando, poi, i
druidi
riaccendevano i fuochi, si festeggiava per omaggiare l’arrivo del
nuovo anno. Se il mondo umano e quello divino si incontravano, questo
significava anche che il tempo normale cessava di esistere e la cortina
tra reale ed irreale veniva dissolta per rendere visibile all’occhio
umano ciò che era rimasto occulto durante tutto l’anno.
Questa
credenza ha segnato profondamente la festa cristiana di Ognissanti –
erede di Samhain – e, nei
paesi anglosassoni, ha rappresentato l’aspetto folcloristico
d’ispirazione per la festa di Halloween. In questo particolare
periodo la terra aveva già dato i suoi frutti e si predisponeva
all’inverno. I rituali celtici erano finalizzati al ringraziamento per
il raccolto e alla preparazione dello spirito al ciclo successivo: la
semina. In questo senso la festività era legata strettamente allo
scandirsi delle stagioni: nel periodo di Samhain
il grano avrebbe già dovuto essere raccolto e gli animali già
portati al pascolo nei campi lontani. Samhain
rappresentava, quindi, sia il primo giorno dell’anno sia il primo
giorno dell’Inverno.
Essendo un
momento
di transizione, nel contesto del calendario annuale, esso coinvolgeva
una moltitudine di credenze popolari e prevedeva che si officiassero
determinati riti sacri: i cancelli che separavano il mondo dei vivi da
quello dei morti venivano aperti e le anime di coloro che erano morti
durante l’anno precedente avevano la possibilità di tornare tra i
propri cari per poi entrare definitivamente nel mondo dei morti. File di
suggestivi falò venivano accesi, secondo alcuni per illuminare il
sentiero del ritorno agli spiriti dei defunti e, secondo altri, per
tenere lontani gli stessi dalle proprie case. La credenza di spiriti
che vagavano per i villaggi ha, così, ispirato l’usanza tipica di
Halloween di preparare speciali offerte di cibo e di vestirsi con abiti
macabri che richiamino il pallore e la precarietà dei defunti.
Paola
Mastrorilli