I primi scopritori si convinsero che la setta dei rotoli fosse la
comunità
degli Esseni. Questa comunità era già conosciuta da
secoli, attraverso gli scritti degli autori antichi, tra i quali
FLAVIO GIUSEPPE e FILONE ALESSANDRINO, famoso filosofo giudaico. Lo
stanziamento degli Esseni è menzionato anche da PLINIO IL
VECCHIO, vissuto nel primo secolo della nostra era, autore di un'opera
di storia naturale in lingua latina.
Nei
rotoli ritrovati non compare il nome Esseni. Nelle fonti greche essi
sono citati come Essaioi o Essenoi. Sul
significato della parola Esseni sono state fatte numerose congetture.
Secondo alcuni sembra che la forma latina potesse derivare
dall'ebraico " hasidium" (pii), secondo altri
il nome derivava dall'aramaico "asya" (medico).
La questione, però, è di secondaria importanza; infatti, sebbene
alcuni autori antichi abbiano citato gli Esseni, solo oggi, attraverso
i loro scritti, possiamo capire chi essi siano.
Tra i rotoli vi sono opere che sono sicuramente collegate agli scritti
esseni, ma ve ne sono altre che non sono interamente di provenienza
essena. Gli Esseni erano impegnati nello studio della Bibbia per
ritrovare il loro ruolo nella storia del mondo; essi composero delle
opere di esegesi biblica. Si stanziarono nella zona del Mar Morto, vicino a Ein Gedi, e qui
fondarono la loro comunità e misero i rotoli nelle grotte, proprio
nel luogo dove essi vennero ritrovati.
La
vita quotidiana
Secondo
PLINIO gli Esseni erano una comunità che aveva abbandonato le vanità
del mondo.
Essi si erano elevati spiritualmente ed avevano conseguito una conoscenza
mistica piuttosto consistente. Si erano isolati vivendo tra le
palme da dattero, tenevano la proprietà in comune e non si sposavano,
vivendo in uno stato di santità. Si dichiaravano pacifisti, ma si
preparavano, al tempo stesso, per la guerra di distruzione totale, una
rivoluzione mondiale nella quale essi sarebbero stati l'Elite di
Israele. Vivevano presso le rive dei laghi e dei fiumi, lontani dai
centri abitate e dalle città. Erano principalmente agricoltori e
frutticoltori, vantavano una grande conoscenza del suolo e del clima,
e questo permetteva loro di coltivare una notevole varietà di frutta
e vegetali anche in zone relativamente desertiche.
Gli Esseni non avevano schiavi o servi: furono il primo popolo che
condannò la schiavitù sia nella teoria che nella pratica.
Nella loro comunità non esistevano il ricco e il povero, perché
queste condizioni erano considerate delle deviazioni dalla loro legge.
Si dedicavano principalmente allo studio, sia della Bibbia che delle
discipline come la medicina e l'astronomia. Essi furono considerati
gli eredi dell'astronomia persiana e caldea e dell'arte egizia della
guarigione. Erano anche esperti profeti e si preparavano alla profezia
con un digiuno prolungato. Conducevano una vita semplice, alzandosi
ogni mattina prima dell'alba per studiare, si bagnavano ritualmente
nell'acqua fredda ed indossavano tuniche bianche.
Dopo il lavoro quotidiano nei campi e nelle vigne consumavano il loro
frugale pasto in silenzio: non mangiavano carne e non bevevano
vino. La sera era l'inizio della loro giornata, e il loro Sabato, o
giorno santo, cominciava il venerdì sera ed era, per loro, il primi
giorno della settimana.
Questa giornata era dedicata allo studio, alla discussione, alla
musica, poiché essi suonavano diversi strumenti musicali. Dato il
loro stile di vita, essi erano persone sane e robuste e raggiungevano
spesso la tarda età. Per essere ammessi alla loro comunità bisognava sostenere un periodo
di prova di un anno, quindi seguivano tre anni prima dell'iniziazione,
seguiti da sette anni di tirocinio prima di essere ammessi
completamente. Testimonianze riguardanti il loro stile di vita giungono dagli scritti
dei loro contemporanei. Oltre ai già citati Plinio, Giuseppe Flavio e
Filone, anche Solanius ed altri ne parlarono in vari modi,
definendoli "una razza particolare, più interessante di tante
altre" e venivano considerati "i più antichi iniziati che
ricevono il loro insegnamento dall'Asia centrale".
La
dottrina
Tracce
del loro insegnamento sono apparse in tutte le religioni.
I principi
fondamentali erano insegnati anticamente in Persia, Egitto, India,
Tibet, Palestina, Grecia e molti altri paesi. La parte esoterica del loro insegnamento era rappresentata dall'Albero
della Vita, dalle Comunioni Essene con gli Angeli, e dalla Settupla
Pace.
L'insegnamento essoterico appare nel primo libro del Vangelo Esseno
della Pace e nei Rotoli del mar Morto. La loro dottrina si ritrova
nello Zend Avesta di Zarathustra, che la trasformò in
uno stile di vita seguito per migliaia di anni. Esso contiene i concetti fondamentali del Brahmanesimo, dei Veda, e
anche i sistemi dello Yoga derivano dalla stessa sorgente.
Successivamente Budda divulgò le stesse idee di base e il suo
"sacro Albero dell'Illuminazione" è collegato all'Albero
della Vita. In Tibet il loro insegnamento viene espresso nel Cerchio della Vita
Tibetano. Esso fu parte integrante della cultura dei Fenici e della
scuola alessandrina di filosofia in Egitto e contribuì a
manifestazioni della cultura occidentale come la Massoneria, lo
Gnosticismo, la Cabala e il Cristianesimo.
Gli Esseni vivevano in questo mondo, ma non ne facevano realmente
parte. Essi erano convinti di vivere in compagnia degli angeli,
sentivano di essere la "comunità di Dio", gli eletti,
e tratteggiavano una Città del Tempio spirituale secondo la loro
propria concezione.
L'idea di base che il Maestro di Giustizia trasmise al mondo fu la
"dottrina della predestinazione". Il principio di base
consiste nell'affermare che tutto è predestinato da Dio e che,
quindi, non può essere modificato.
Secondo le loro credenze il termine "pentimento" acquistò
un significato differente tra gli Esseni rispetto agli altri Ebrei.
L'eletto esseno era una persona la cui elezione era stata
predestinata. Egli viveva nel mondo, ma il fatto che ne avrebbe
abbandonato le vanità entrando nella comunità e accettandone le
regole, questo era oggetto di predestinazione. Gli Esseni chiamavano
questo cambiamento, disposto da Dio, "pentimento".
Essi non avevano , però, solo un pensiero riguardante la
predestinazione, il loro pensiero era anche dualista. Il dualismo tra
bene e male era già apparso nella Bibbia, ma gli Esseni vi aggiunsero
un altro dualismo: l'opposizione tra i Figli della Luce e i Figli
delle Tenebre.
Secondo il loro modo di vedere, Dio aveva predisposto in anticipo la
divisione di due campi rivali, in opposizione. Dalla fonte della luce
provenivano tutte le generazioni dei Figli della Luce, dalla fonte
delle Tenebre provenivano le generazioni dei Figli delle Tenebre.
Quindi una delle componenti base della predestinazione essena
era la suddivisione tra malvagi e giusti.
Se un uomo era predestinato, fin dalla creazione, ad essere Figlio
della Luce, lo diventava effettivamente; allora si univa alla comunità
e Dio stesso lo avrebbe preservato dalla sofferenza e dal peccato. A
questa concezione si aggiungeva la divisione tra bene e male
all'interno del mondo spirituale: al di sotto di Dio c'erano due
generi di uomini e due generi di esseri spirituali.
Gli spiriti erano divisi in due tipi; gli spiriti di menzogna e gli
spiriti di verità. A capo degli spiriti di menzogna si trovava Belial, cioè Satana, al di sopra degli altri l'arcangelo Michele.
I Figli della Luce erano considerati, quindi, gli eletti della setta,
mentre gli altri, Ebrei e gentili, erano i Figli delle Tenebre,
condannati all'inferno. Il malvagio sarebbe stato sconfitto con la
Guerra della Fine dei Giorni e il giusto sarebbe sopravvissuto.
Nonostante la loro idea di predestinazione, gli Esseni non pensavano
affatto che l'uomo dovesse rimanere inattivo; egli doveva dar prova
della sua elezione attraverso la sua iniziativa, dimostrando a se
stesso e agli altri di essere stato scelto a far parte degli eletti.
Gli Esseni erano molto più rigorosi degli altri Ebrei nell'osservanza
dei precetti e consideravano gli altri come seguaci di una via più
facile ed agevole.
Essi raggiunsero delle alte vette dal punto di vista spirituale e di
pensiero. Sono gli Ebrei che riuscirono ad affrontare, anche se in
modo irreale e piuttosto utopistico, problemi molto gravi della
condizione umana che ancora oggi hanno per noi una grande importanza.
I
Rotoli del Mar Morto
Nelle
grotte di Qumran venne scoperta una grande quantità di
Rotoli. Una buona parte di essi è stata danneggiata dagli
agenti atmosferici e dai parassiti. In meno di venti grotte vennero ritrovate delle
testimonianze fondamentali per lo studio della letteratura
religiosa ebraica e per una migliore comprensione del
Cristianesimo delle origini. Molti di questi testi hanno
interesse solo per gli specialisti, altri sono costituiti da
frammenti molto piccoli, al punto tale da non poterne
ricostruire il pieno significato. Una parte dei rotoli sono dei commenti a vari libri
dell'Antico Testamento e ad altre opere ebraiche apocrife.
Di seguito parleremo di alcuni rotoli di particolare
interesse.
ROTOLO
DI RAME
Il
Rotolo di Rame venne ritrovato nella grotta n. 3 di Qumran.
Questo documento è l'inventario di 64 luoghi dove era
nascosto un tesoro formato da oro, argento e pietre
preziose. Molti dei luoghi che vengono nominati si trovano a
Gerusalemme, sotto o nelle vicinanze del Tempio; altri sono
in territori vicini ad una distanza equivalente a quella di
Qumran. Se le cifre di cui parla il rotolo sono esatte, il tesoro
ammonterebbe a 30 milioni di sterline, una somma che
sicuramente piacerebbe a molti. Ma ciò che più conta del
valore materiale è il significato religioso e simbolico;
questo rende tale tesoro di un valore inestimabile.
Quando fu rivelato il contenuto del rotolo non venne fatto
nessun accenno alla circostanza che nel testo si affermava
che si trattava del tesoro del Tempio di Gerusalemme, da
dove era stato trasportato per essere nascosto e protetto
dagli invasori romani. Si può concludere, quindi, che il
Rotolo di Rame risalga al tempo dell'invasione romana del 68
d. C. Alcuni esperti sostengono che si tratta di un tesoro
del tutto immaginario, ma per molti studiosi esso è
esistito realmente. Una cosa è certa: è impossibile
localizzare i nascondigli segreti, in quanto le indicazioni,
i luoghi, i punti di riferimento hanno toponimi locali ormai
dimenticati da tempo.
Nel
1988 venne fatta un'ulteriore scoperta a poca distanza dal
luogo dove era stato trovato il Rotolo di Rame. In una
grotta, a circa un metro di profondità sotto il livello
attuale del terreno, venne rinvenuta una piccola anfora
risalente all'epoca di Erode e dei suoi immediati
successori. Doveva essere considerata di grande valore,
poiché era stata nascosta con molta cura ed era stata
avvolta in un telo di fibre di palma. Conteneva un olio
denso di colore rosso la cui composizione, in base a delle
analisi chimiche, risultò essere sconosciuta. Si pensa che
questo olio fosse un balsamo, un'essenza preziosa prodotta a
Gerico ed usata per consacrare i legittimi re d'Israele. La
sua composizione, purtroppo, non può essere stabilita con
certezza perché l'albero da cui l'olio veniva estratto è
ormai estinto da millecinquecento anni. In ogni caso, se
questo olio fosse veramente un'essenza balsamica, potrebbe
far parte del tesoro di cui parla il Rotolo di Rame. In ogni
caso il principale privilegio del Rotolo di Rame è di aver
dimostrato che Qumran non era una comunità completamente
isolata, bensì legata a fazioni collegate al Tempio di
Gerusalemme.
LA
REGOLA DELLA COMUNITA' O MANUALE DI DISCIPLINA
La
Regola della Comunità venne rinvenuta nella grotta numero
1. Essa illustra i riti e le regole che guidavano la vita
della comunità, le istruzioni al Maestro e ai subalterni e
i principi di comportamento e le punizioni per la loro
violazione. Il testo incominciava enunciando i principi in base ai quali
la comunità si definiva e si distingueva. Secondo tali
principi i membri dovevano impegnarsi in un "Patto
davanti a Dio per fare tutto quanto Egli ha ordinato"
e, sempre secondo tali principi, a chi praticava
l'obbedienza sarebbero "state perdonate tutte le
colpe".
La fedeltà alla Legge aveva una importanza fondamentale;
tra le varie denominazioni che designavano i membri c'erano
i "Guardiani del Patto"e gli "zelanti della
legge". Il Patto prevedeva determinati riti, tra cui il
lavaggio e la purificazione per mezzo del battesimo, non una
volta soltanto, ma tutti i giorni. Vi erano le preghiere
quotidiane all'alba e al tramonto e la recita della Legge. Tra questi riti si parla anche del "patto della comunità"simile,
come dimostrano altri rotoli, all'Ultima Cena; essa parla
anche del Messia. I membri che "procedono nella via
della perfezione" devono rispettare la Legge "fino
alla venuta del Profeta e dei Messia di Qumran e di
Israele". In questo brano del rotolo si fa riferimento
a due figure regali, a due Messia distinti: uno discendente
dalla stirpe di Aronne, l'altro della stirpe di Davide e
Salomone, quindi di Israele.
All'epoca il termine Messia aveva un significato ben diverso
da quello della tradizione cristiana: significava
"l'Unto", cioè colui che era stato consacrato con
l'olio. Nella tradizione di Israele sia i re che i sacerdoti
erano unti, cioè messia.
LA
REGOLA DELLA GUERRA
Copie
di questo rotolo vennero trovate in due grotte: nella grotta
numero 1 e nella grotta numero 4. La Regola della Guerra è
un vero e proprio manuale di strategia e tattica militare;
evidentemente faceva riferimento a circostanze specifiche ed
era intesa per un tempo ed un luogo particolare.
Ecco un esempio: "Anche le sette formazioni dei
cavalieri si terranno alla destra e alla sinistra della
linea di combattimento, ma prenderanno posizione da una
parte".
Il testo del rotolo ha lo scopo di sollevare il morale e di
aizzare la comunità contro il nemico invasore. Dà anche
una dimensione metafisica e teologica alla lotta,
definendola lo scontro tra i Figli della Luce e i Figli
delle Tenebre. Il rotolo contiene anche un dato essenziale per la sua
determinazione cronologica. Infatti, quando parla dei Romani
il testo nomina "il loro re", quindi il periodo a
cui si riferisce non è quello della Roma repubblicana, bensì
il periodo della rivolta della Palestina del 6 d. C. quando
i soldati di Roma imperiale la invasero. Quindi la Regola
della Guerra va considerata non nel contesto di un'epoca pre–cristiana,
bensì nel primo secolo dopo Cristo.
IL
ROTOLO DEL TEMPIO
Il
Rotolo del Tempio sembra sia stato trovato nella grotta N.
11, ma non è un dato certo. Il rotolo tratta del tempio di
Gerusalemme, ne dà la pianta, elenca gli arredi, le
attrezzature, e parla dei riti che vengono praticati
all'interno di esso. Il rotolo del Tempio è una specie di Thorah
alternativa usata dalla comunità di Qumran e da altre sette
palestinesi. La Thorah ufficiale comprende i primi cinque
libri dell'Antico Testamento: Genesi, Esodo, Levitico,
Numeri e Deuteronomio; il Rotolo del Tempio costituisce il
sesto Libro della Legge.
In esso sono contenute le leggi riguardanti i riti e le
cerimonie del culto del Tempio, quindi il rituale di
purificazione, le leggi riguardanti il matrimonio e le
pratiche sessuali. Sono comprese in esso anche le leggi
riguardanti l'istituzione della monarchia in Israele, il
carattere, il comportamento, la condotta e gli obblighi del
re.
Per esempio, è severamente vietato dalla legge che il re
sia uno straniero, che abbia più di una moglie e che, come
tutti gli ebrei, sposi la sorella, la zia, la moglie del
fratello o la nipote. La maggioranza di questi tabù non
sono nulla di nuovo, perché di essi si parla nell'Antico
Testamento, a parte il matrimonio con la nipote.
I rotoli vengono considerati dagli esperti come risalenti
all'epoca dei re Maccabei di Israele.
Con l'ascesa al trono di Erode e dei suoi discendenti la
situazione cambiò. Prima di tutto, secondo gli standard
ebraici del tempo, Erode era uno straniero, un arabo dell'Indumenea,
una regione a sud della Giudea. In secondo luogo fra i re
erodiani era frequente il fatto di sposare le nipoti. Quindi
i divieti elencati nel Rotolo del Tempio si riferivano ad un
tempo molto preciso, e sono una critica diretta alla
dinastia di Erode, una dinastia di re stranieri, imposti e
mantenuti da Roma imperiale.
COMMENTO
AD ABACUC
Questo
rotolo venne trovato nella grotta n. 1; è il testo che più
si avvicina ad una cronaca della comunità. Il Commento ad
Abacuc racconta di un certo numero di membri della comunità
che, seguendo le istigazioni di un personaggio chiamato
"uomo di menzogna", si allontanarono rompendo il
patto e cessarono di rispettare la Legge. Questo fece sì
che esplodesse un conflitto fra loro e il capo della comunità,
il Maestro di Giustizia.
Venne nominato anche un avversario malvagio conosciuto come
il "Sacerdote empio". Ciò che rende importante
questa figura è l'indizio che fornisce per datare gli
eventi narrati nel Commento ad Abacuc. Se il sacerdote empio
era un membro della gerarchia del Tempio, significa che il
Tempio esisteva ancora. Come nel caso della Regola della
Guerra, in questo rotolo si fa riferimento alla Roma
Imperiale, quindi alla Roma del primo secolo avanti Cristo.
Il Commento ad Abacuc allude ad una pratica particolare: le
truppe romane vittoriose fanno offerte sacrificali alle loro
insegne. Tale pratica non avrebbe potuto essere riferita al
periodo della Roma repubblicana, perché a quell'epoca le
truppe vittoriose avrebbero offerto sacrifici agli dei. Solo
con la creazione dell'impero, quando l'imperatore venne
considerato una divinità e divenne, per i suoi sudditi, un
dio, la sua immagine o il suo simbolo furono riprodotti
sugli stendardi dell'esercito.
Quindi il Commento ad Abacuc, la Regola della Guerra, il
Rotolo del Tempio fanno riferimento all'epoca di Erode.
Per
finire, ecco alcuni frammenti dei Rotoli del Mar Morto,
tratti da Il Vangelo esseno della pace (edizione
integrale) di EDMOND BORDEAUX SZEKELY. Edizioni M. Manca,
Genova, 1978. Traduzione a cura del Centro Studi Biogenici
(Roma)
Dal MANUALE DI DISCIPLINA:
"Possa Egli benedirti con ogni bene e proteggerti da
ogni male. Possa Egli illuminare il tuo cuore con la
conoscenza della vita e favorirti con l'eterna saggezza.
Possa Egli far discendere su di te le sue Settuple
benedizioni e la pace infinita".
Dal LIBRO DEGLI INNI:
"Mi hai fatto conoscere la tua casa profonda e
misteriosa. Tutto esiste grazie a Te e non c'è niente al di
fuori di Te. Con la Tua Legge hai diritto al mio cuore
affinché orienti i miei passi verso giusti sentieri che
conducono alla Tua Presenza ".
Dai SALMI DI RINGRAZIAMENTO:
"Loderò le Tue opere con canti di ringraziamento
continuamente, di periodo in periodo, ogni giorno secondo
l'ordine stabilito: all'arrivo della Luce nel suo deflusso
serale, e al ritorno del giorno col defluire delle tenebre;
in continuazione, per tutte le generazioni del tempo" (file
aggiornato nel Novembre 2005)
Emanuela Cella
Ferrari