SPECCHIO MAGICO
Sito per Scrittori Esordienti di Esoterismo, Mistero e Spiritualità
Nuovi Autori: Nuccio d'Anna
Il
Santo Graal. Mito e realtà di
NUCCIO D'ANNA
Edizioni
Archè-Pizeta, 2009, 270 pagine
Per ordinare il libro www.edizionipizeta.it
Per più di un secolo gli studi sulla saga del Graal hanno costituito la fatica di attenti eruditi appartenenti ad una esigua cerchia accademica, ma nel corso degli ultimi anni si è assistito ad una vera e propria inondazione di libri che in vario modo hanno preteso di accostarsi a questa complessa leggenda. Senza minimamente avere una preparazione filologica adeguata molti improvvisati ricercatori hanno tentato di interpretare la famosa coppa vedendo in essa di tutto, dall’Arca Santa alla metafora di una dinastia reale, da un veicolo di pura potenza materiale al calice che Cristo avrebbe avuto in mano concretamente durante l’ultima Cena.
Una
serie innumerevole di indagatori si è data la pena di spiegare perché è
importante ritrovare questa coppa e quali benefici materiali ne possono
derivare a coloro che riescono nel compito. Qualcuno è arrivato persino a
negare che nella saga del Graal la cosa più importante sia il Graal e ha
tentato d’indicare vaghi percorsi di ricerca che lascerebbero
pietrificati profondi eruditi di scuola antica come Gaston Paris, Eduard
Wechssler, Adolf Birch-Hirschfeld o Edmond Faral. Si è scritto di tutto e
il contrario di tutto, sino a far perdere al Graal le caratteristiche che
la leggenda gli ha attribuito e si è delineata una astratta “cerca”
senza alcuna meta, priva di qualsiasi significato spirituale. A poco a
poco lo stesso simbolismo che affiora attraverso la cornice cavalleresca e
sostanzia in modo inequivocabile le diverse versioni della leggenda, è
stato annegato in una serie di ipotesi personali scaturite solo dalle
elucubrazioni mentali di alcuni improvvisati scrittori digiuni di ogni pur
minima conoscenza della spiritualità e della mistica medievale, ma che si
dicono preoccupati di mostrare “nuove” e “originali” tesi
interpretative, peraltro non suffragate da nessun appoggio testuale oppure
da elementi dottrinali.
Il
compito che ci siamo proposti non è quello di partecipare a questa specie
di fiera para-culturale, ma di riportare la saga del Graal innanzitutto
alle sue basi storiche e compositive indispensabili per comprendere quello
di cui si tratta, procedendo ove necessario anche ad una comparazione fra
le varie versioni della leggenda. Poi abbiamo tentato di studiare
l'autentico e complesso simbolismo che emerge nei diversi cicli narrativi
per verificarne la consistenza, il significato e i valori di riferimento.
Infine abbiamo cercato di farne vedere i risvolti dottrinali che non
possono essere studiati come se il Graal non appartenesse al mondo
medievale, ma devono essere soppesati in rapporto all'orizzonte spirituale
e alle aspettative più elevate di quel tempo.
Il tema viene affrontato secondo l'ottica di uno studioso di Storia delle
Religioni che intende profittare dei molti studi accademici di filologia
romanza e pensa che non si deve affatto trascurare la tradizione nella
quale si collocano le leggende del Graal col loro sottofondo ecclesiale e
persino liturgico che in sé sembra avere costituito l’humus del quale
si sono nutriti molti racconti. La nostra ricerca ha fatto emergere un
sostrato ricco di tutta una serie di arcaiche tradizioni, di rituali
antichi, di simboli universali, di oggetti di devozione, di luoghi di
culto e di pellegrinaggio presso i quali la Coppa e il Sangue di Cristo
hanno costituito un punto di riferimento diretto, sono stati la vera
cornice storica, sociologica, dottrinale e spirituale del Graal, hanno
sostanziato alcuni degli elementi fondanti che ne hanno permesso la
diffusione in ogni ambito della vita medievale e spesso il floruit di
questi centri spirituali ha coinciso con la diffusione della saga in
regioni nelle quali quelle forme liturgiche hanno avuto il loro punto di
forza.
Per
poter comprendere le radici spirituali dalle quali scaturisce il complesso
simbolismo del Graal non è sufficiente limitarsi a una approfondita
indagine dei testi, oppure agli eventuali fondamenti folkloristici di un
insieme di leggende che in realtà affondano le proprie ragioni in un
complesso simbolismo scaturito dal modo stesso dell'uomo di porsi di
fronte al divino. Né si possono trascurare i legami con l'eredità
antico-celtica o quelli, più particolari, con il monachesimo cristiano
presente nelle regioni in cui verosimilmente è stata formulata la prima
versione del Graal. Pensiamo che la complessa ambientazione dottrinale,
molti personaggi della saga, lo stesso Merlino o quegli enigmatici eremiti
la cui immagine appare poco collegata col mondo ecclesiale, ma che,
tuttavia, nei racconti spesso danno la chiave interpretativa del
simbolismo e di molti aspetti del rituale, possono trovare una loro
spiegazione in quel misterioso retroterra ad un tempo culturale e
spirituale che ha fecondato quella particolare forma tradizionale che è
conosciuta come Cristianesimo celtico, i cui monaci e i cui eremiti hanno
costituito il tramite per la preservazione degli elementi essenziali della
spiritualità druidica e la loro trasfigurazione nella tradizione
cristiana.
Per dare significato al simbolismo spirituale che sostanzia l'intero ciclo del Graal ci si è perciò preoccupati di seguire le diverse formulazioni della leggenda quali emergono prima in Chrétien de Troyes, le cui opere in vario modo appaiono fortemente radicate nelle forme spirituali derivate dal mondo antico-celtico e hanno conservato aspetti importanti del simbolismo religioso precedente la conversione di quei popoli al Cristianesimo; poi nelle lunghe quattro Continuations che sviluppano una materia e una complessa simbologia quasi completamente assente nello scrittore della Champagne derivata da una molteplicità di fonti variamente articolate; poi ancora nella "trilogia" di Robert de Boron e nel variegato, vasto ciclo del Lancelot-Graal, dove le dottrine contemplative cristiane e i simboli formulati dai monaci cluniacensi di Glastonbury e dai cistercensi di Citeaux diventano fondamentali e rivelano una ricca serie di temi che a poco a poco riconducono il Graal e il suo mondo spirituale all'interno della Storia della Salvezza; infine in alcuni importanti testi compilati in area tedesca (Wolfram von Eschenbach e Albrecht von Scharfenberg), i quali mostrano chiaramente un'enigmatica presenza di dottrine islamiche, molto probabilmente mediate dall'Ordine del Tempio, che completano il sostrato antico-celtico e quello cristiano del Graal. Rivelano una incredibile osmosi di simboli armonicamente ordinati e appartenenti a mondi diversissimi che certo non è possibile rinvenire con tale chiarezza e completezza in altre forme compositive medievali
Nuccio
D’Anna è uno storico delle religioni attento al mondo classico sul
quale, fra gli altri, ha scritto: Il Neoplatonismo (Il
Cerchio, 1989); Il dio Giano (SeaR, 1992); La
Disciplina del Silenzio. Mito, mistero ed estasi nell’antica Grecia
(Il Cerchio,1995); Il Divino nell'Ellade (Ecig, 2004); Il
Gioco Cosmico. Tempo ed eternità nell'antica Grecia
(Mediterranee, 2006); Mistero e Profezia. La IV egloga di Virgilio e
il rinnovamento del mondo (Lionello Giordano, 2007); Publio
Nigidio Figulo. Un pitagorico a Roma (Archè, 2008). Ha anche
studiato alcune correnti mistico-estatiche medievali: La Sapienza
nascosta (I Libri del Graal, 2001); Il Segreto dei Trovatori
(Il Cerchio, 2005); Il monachesimo celtico. Una spiritualità
primordiale (in stampa).
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