SPECCHIO MAGICO
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Nuovi Autori: Cornelia Cogrossi
Il corpo del
silenzio di CORNELIA COGROSSI
Maremmi Editori, Firenze, 2003, Euro 15,10
www.maremmieditori.com
Il corpo del silenzio, di Cornelia Cogrossi, è senza dubbio un libro che si fa apprezzare per il suo valore reale, intrinseco. Un libro di poesia che ha saputo raccogliersi e partorirsi, un libro già nato con un impianto solido e schietto, nel suo procedere per sezioni secondo la necessità intima di un ordine cronologico che è anche e soprattutto un ordine interiore, il segno di una maturazione dei propri tempi poetici e allo stesso momento anche dei propri Tempi storici, un diventare atto di potenzialità presenti fin dalla "giovinezza" dell'Autrice e del mondo.
Un libro dove nulla
è casuale o non funzionale.
Colpisce fin da subito una sensibile attenzione, da parte della poetessa,
alla crescita della propria voce:
una voce seria, severa, che sceglie coraggiosamente di elevare la lirica
del privato a un piano drammatico, malinconico,
universale, veramente "classico" nella sua tragicità umana;
decide coraggiosamente di dire, dichiarare con
immagini, più che di cantare o di affascinare con la parola. Questo lo si
può avvertire dalla scrittura che, pur essendo
tesa e sorvegliata, tende a divenire "lunga", a non voler
limarsi e a non avere poi nulla di troppo da limarsi;
con il risultato che i versi non riescono quasi a contenere la densità,
il peso del pensiero, l'importanza del contenuto
sul mero ritmo. Il vero "corpo" che, nel silenzio di tutto il
resto, parla.
Il corpo del
silenzio è una silloge non facile, che va letta con attenzione, meditata,
affinché il "grido" di dolore
- che pure si avverte molto forte fin dalle prime poesie e fin da una
prima lettura - diventi concetto, verità che
resta, oppure, all'opposto, si faccia musica, emozione. Perché i versi di
Cornelia sono capaci di suscitare
entrambi gli aspetti nel lettore, in modo indelebile, saldo, senza far
sfoggio di virtuosismi, senza abusare in
simbolismi ricercati. Sa farsi ascoltare, sa farsi riflettere. Così come
ne era capace il mito, una presenza, una fede
molto forte in questo libro: il mito, oralità per tradizione sacra, inno
alla durezza del destino, alle forze del tempo
che tutto decidono; eppure, il mito che è anche una tradizione tutta ad
uso e consumo umani, una ricchezza indispensabile,
da affrontare e da tramandare sempre, sia pure con le "scabre
parole" e con il disincanto che restano
al poeta, oggi.
Recensione a cura di Caterina Bigazzi.
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