Il primo di gennaio i Romani usavano invitare a pranzo gli amici e scambiarsi il dono
di un vaso bianco con miele, datteri e fichi, il tutto accompagnato da
ramoscelli d’alloro, detti "Strenne", come augurio di fortuna e felicità. Quella delle strenne era un'usanza che in origine risaliva al primo di marzo,
quando davanti alle porte del Rex Sacrorum, delle Curie e del
tempio di Vesta si
mettevano fasci di rami di alloro, in sostituzione di quelli ormai secchi messi
l'anno precedente.
Il
nome "strenna" derivava dal fatto che i rami venivano staccati da un
boschetto della via sacra ad una dea di origine sabina: Strenia, che aveva uno
spazio verde a lei dedicato sul Monte Velia. La dea era apportatrice di
fortuna e felicità; il termine latino strena, presagio fortunato, deriva
probabilmente proprio dalla dea. La leggenda attribuisce la nascita di questa
tradizione a Tazio, re dei Sabini, che per primo avrebbe avuto l'idea del dono. Ma non si faceva festa, contrariamente a quel che si potrebbe pensare; anzi, si consacrava il lavoro
proprio il primo di gennaio, perché andasse bene
tutto l’anno
Ai nostri tempi, la giornata del Capodanno è dedicata al riposo, dopo le
feste ed i divertimenti della notte di San Silvestro che, con la sua atmosfera
orgiastica, ricorda i Saturnali romani.
A pranzo, se non lo abbiamo già fatto a mezzanotte, si devono mangiare le lenticchie,
perché si dice che propizino la prosperità economica nell’anno nuovo. Anticamente gli Ebrei le mangiavano quando erano in lutto, in ricordo di Esaù, il
personaggio della Bibbia che, per mangiarsi un piatto di questi legumi, aveva perso ciò che aveva di
più prezioso: la primogenitura.
In ogni caso, è la mezzanotte il momento culminante: fuochi d’artificio,
botti, tappi di bottiglie di spumante per salutare l’anno vecchio che muore e
quello nuovo che nasce. I fuochi d’artificio, come la fiaccolata, si possono collegare al nuovo
Sole, alla sua luce che illumina il nuovo anno; ma il baccano, i botti, le stoviglie vecchie lanciate dalla finestra
sono un modo per allontanare dalla casa, per chi ci crede, gli spiriti maligni.
Allo scoccare della mezzanotte in molti paesi persone
armate di fucili si dispongono in
circolo e sparano tre volte in aria per allontanare la malasorte e le streghe, che fuggono
spaventate.
E per finire, una
filastrocca di buon augurio per il prossimo anno.
FILASTROCCA
DI CAPODANNO
di Gianni Rodari
Filastrocca
di capodanno:
fammi
gli auguri per tutto l'anno:
voglio
un gennaio col sole d'aprile,
un
luglio fresco, un marzo gentile;
voglio
un giorno senza sera,
voglio
un mare senza bufera;
voglio
un pane sempre fresco,
sul
cipresso il fiore del pesco;
che
siano amici il gatto e il cane,
che
diano latte le fontane.
Se
voglio troppo, non darmi niente,
dammi
una faccia allegra solamente.

Aurora
e Devon Scott