SPECCHIO MAGICO
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Nuovi Autori: Laura Bertoli
La perfetta
di LAURA BERTOLI
Edizioni Albalibri, 2007, 107 pagine, Euro 10,00
Per comprare il libro www.albalibri.com
Perfetti erano chiamate le guide spirituali dei Catari, eretici medioevali contro i quali si scatenò persino una sanguinosa crociata nella soave e raffinata Europa provenzale. Una guerra di dogmi (e di potere?) che infine li sterminò. Perfetta vorrebbe essere la protagonista del diario-romanzo di Laura Bertoli: perfetta nella ricerca di sé, perfetta nel non trovarsi. Perché la perfezione non è di questo limitato mondo umano e perché trovarsi veramente è forse impossibile. Ma può essere che più importante di tutto sia la ricerca. La ricerca, ovunque e comunque.
Un'indagine aperta, o chiusa, non si sa davvero quale delle due; una via del femminino che si scontra con l'altro genere o con l'altro se stesso, dell'alterità e dell'alienità dunque; un itinerario onirico-esistenziale: rimbalza in infiniti echi la vicenda di Francesca, con la scrittura limpida e sgomenta che si svolge pagina dopo pagina, tanto da lasciare due finali, dal più classico happy end allo snaturamento e spiazzamento dei giorni che si accavallano tutti uguali, sogno nel sogno, o peggio, realtà nella realtà, e nulla è più surreale e imprevedibile della realtà. L'invasione, implacabile, dei ricordi... A che servono? Poi, quali ricordi? Quelli di un'intelligenza artificiale, edulcorata, indotta? E l'anima, nell'impenitente e appenato travaglio dei dubbi, ha un'intelligenza? Sì, ce lo ricordano le cicatrici senza pari che la costellano, d'invisibile e inconscia luminescenza.
Come i Catari erano
combattuti fra due mondi - spirito e carne, Bene e Male, i principi
opposti dell'universo (maschile e femminile?) -, così in questa
splendida, struggente e talora squallida dicotomia dell'esistere si muove
una figura di donna, fra amore che si nega, che è in fuga - isole nella
corrente, nell'oceano, nella tempesta, isole che noi siamo, di sale, sole
e solitudine senza rimedio - e la banalità, il luogo comune che muta in
tragedia, muta... la speranza come l'altra faccia della disperazione,
facendo l'occhiolino al demone-dio che ci divora dall'interno e pur
tuttavia continuando a nutrire l'aspirazione di compiere il percorso
inverso dell'angelo caduto, fra buio e bagliori, fra il nulla e il tutto,
fra l'abbandono e il libero arbitrio (l'abbandono al libero arbitrio!),
fra il desiderio d'infelicità e, quanto labili i confini!, quello di
felicità. Fa riflettere e, senza mai cadere nel patetico, commuove il
libro di Laura, con la sua irrealtà visionaria e l'essere di parole fatue
e plumbee, irrisorie e definitive, irridenti: carne e cuore dolente esse
sono, per dirci che, a prescindere, la scelta è nostra, solo nostra,
ardua - apparentemente impossibile battere gli innumerevoli, imprevisti
(benefici/malevoli) casi del destino, il loro affastellarsi -, ma... ma
una scelta è da fare, sempre.
Recensione a cura di Alberto
Figliolia.
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