Un’altra pianticella
caratteristica di questo periodo è il vischio.
Questa pianta curiosa è un sempreverde che cresce come emiparassita,
in genere sulle piante a foglia caduca, raramente sulle conifere. Il vischio ha una crescita molto lenta, le foglie opposte sono
compatte e piccole a forma di ali, l’infiorescenza ha un color
verdeggiante, ma la peculiarità principale del vischio sono le bacche,
dal color madreperla, che contengono il seme cinto da un’essenza
vischiosa.
Sacro ai popoli antichi, il vischio veniva raccolto con un atto
liturgico, il sesto giorno dopo il Solstizio d’inverno. I Druidi,
indossando delle tuniche bianche, tagliavano la pianta con un falcetto d’oro, per
poi usarla nei sacri cerimoniali e nelle celebrazioni di purificazione.
Il vischio era considerata una pianta donata dalle divinità; i Celti
ritenevano che quest’arboscello nascesse dove era scesa una folgore,
rappresentazione di una discesa dell’essenza divina sulla terra;
inoltre ritenevano che una bevanda particolare composta da questa pianta
fosse un potente elisir contro la sterilità: infatti nei riti di
fertilità venivano sacrificati, al momento della raccolta, due tori
bianchi.
Attivato tramite cerimonie religiose, essi usavano il vischio anche per
propiziare buoni raccolti e protezioni al bestiame.
Come ho sopraccitato, il vischio secondo il folclore è ritenuto un
buon aiuto per donare prolificità sia nell’esistenza materiale che
spirituale ed è ancora oggi molto diffuso come dono nella notte di San Silvestro,
regalato di buon augurio a parenti e amici. Messo davanti all’uscio di
casa, serve anche per scacciare disgrazie, malefici e demoni.
Si racconta che se due
fidanzati passano davanti ad una pianta di
vischio, si devono baciare altrimenti la ragazza non si sposerà entro l’anno.
Questa antica usanza sembra abbia origine dalla mitologia
norvegese. Il dio della pace, Balder, fu ucciso da un dardo di legno di
vischio;
Odino e Frigga, presi dalla disperazione, restituirono alla vita il loro
amato figlio e diedero in dono la pianta di vischio alla dea dell’amore,
sancendo che chiunque passasse sotto questa pianta dovesse ricevere un
bacio. La mitologia del vischio affascina molto, probabilmente anche perché
viene collegato ai Druidi, ai cavalieri ed al mondo sottile della magia.
Nella medicina popolare, le foglie essiccate del vischio hanno delle
proprietà antispasmodiche, diuretiche, purgative. In alcuni testi si raccomanda di raccogliere le foglie prima della
formazione delle bacche; queste ultime sono piuttosto tossiche, ad ogni
modo la raccomandazione è quella di seguire sempre il consiglio medico,
perché questa pianta può provocare malesseri e intossicazioni. In
studi
sperimentali di oncoterapia si è dimostrato che il
vischio ha la capacità di inibire la crescita delle cellule
tumorali.
Lasciando un pizzico di magia nei cuori, vi narro una leggenda che
nonna Gemma, una dolce signora trentina, mi ha raccontato sul vischio.
Poi ho scoperto che ci sono varie versioni di questo racconto trentino.
“Tanto tempo fa, ma poi non così lontano… In un
ricco paesotto di montagna viveva un vecchio avaro. L’inverno aveva già bussato da tempo, e il candore della neve
copriva i tetti con i suoi comignoli fumanti. Il vecchio Tone era intento a contare l’incasso dei suoi affitti,
se ne stava lì coperto fino alle orecchie nella sua stanza fredda a
contare le sue scintillanti monete. Malgrado il freddo, stava ben
attento a non
usare troppa legna da ardere, sarebbe stato uno spreco
inutile. Ecco che un vociare improvviso lo distolse, si
alzò e spiò attraverso la
finestra: c’erano dei bimbi festanti con i
propri genitori, che se ne stavano attorno ad un abete addobbato e lì
accanto un uomo vestito da Babbo Natale che sorrideva a quei visi
gioiosi.
Stizzito se ne tornò al suo
lavoro; si sentiva risentito, perché il
Natale era già alle porte, la cosa che lo mandava in collera, erano gli
sprechi: doni, luci, musica, feste (così Tone interpretava il Natale).
E come ogni anno si sentiva solo, si barricava in casa isolandosi dal
mondo, un’abitudine che durava da alcuni anni, aspettava
la fine delle festività per tornare a varcare la soglia di casa. Ecco,
giunta notte di Natale, in piazza si udivano i cori che echeggiavano
dalla chiesa, e bimbi se ne stavano sospesi nel tempo, nell’attesa
della magia suprema.
All’improvviso un’anta
di una finestra nella casa del vecchio
avaro si spalancò. Tone indaffarato andò per chiuderla e si accorse di una cosa
che si era dimenticato: nei vecchi ricordi sbiaditi di un tempo che fu,
aveva percepito tanto di
quell’amore in quella piazza, i bimbi, le
famiglie unite, la serenità, la gioia…
Apri l’uscio e usci di casa, e pianse cosi tanto che le sue lacrime
lasciarono l’impronta sulla neve: si ripromise che il suo Natale
sarebbe cambiato, andò ad ascoltare i cori e poi tornò a casa… Durante la notte,
davanti alla casa di Tone una strana pianta crebbe
all’improvviso, e fra le verdi foglie c’erano delle piccole bacche
colore della perla. erano le lacrime di Tone che avevano dato vita al
Vischio".
Con il vischio si
può combattere l'ipertensione. Fate il vino di vischio, macerando 40 grammi di foglie fresche in un litro di vino bianco per
otto giorni, poi filtrate; bere un bicchierino prima di ogni pasto.
Per le donne, per attenuare i disturbi della menopausa, è ottimo l'infuso di
vischio: mettere 15 grammi di foglie fresche battute in un
litro d’acqua bollente per circa 10 minuti e bere durante l’arco
delle 24 ore
(ripetere per 10 giorni al mese).
La terza pianta
connessa al Natale è l'Agrifoglio, un sempreverde con bellissime
bacche rosse, molto decorativo.
Nel Medioevo era associato al diavolo, per via delle foglie spinose, ma
in ogni altro periodo e presso ogni popolo è sempre stato amato da
tutti, perché le allegre bacche colorano i boschi in pieno inverno. I
Romani ne decoravano la casa nel periodo dei Saturnali, i Germani
appendevano fasci di rami di agrifoglio sulle porte per attirare la
fortuna ed allontanare gli spiriti maligni; i Celti se ne offrivano
mazzetti come simbolo di rigenerazione.
Katia